Logiche del profitto, controllo sociale, omologazione strisciante: che fine farà Internet?

E-GOVERNMENT CONTRO E-MOVEMENT

Note a margine del Global Forum sull' e-government (Napoli, 15/17 Marzo)


Ormai da diversi anni nei paesi occidentali si discute in modo sempre più articolato delle potenzialità della telematica, della comunicazione mediata dal computer (d'ora in poi CMC), dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Una discussione relegata fino a pochi anni orsono in ambiti angusti e specialistici oggigiorno si propaga con la stessa dirompenza con cui il cosiddetto "fenomeno internet" si innerva nella società.
Ci troviamo infatti quotidianamente bombardati da un'esasperante battage ideologico e pubblicitario sulla potenza della telematica, una telematica che permetterà a tutti di vivere più felici, di arricchirsi con un semplice click, di liberarsi dal lavoro manuale, dalle ragnatele della burocrazia novecentesca. Le città saranno meno inquinate, le file agli sportelli pubblici scompariranno, tutto quello che desideriamo vedere, ascoltare, comprare sarà a portata di mouse.
Alla desertificazione sociale avremmo modo di sopperire interagendo e chattando con le tante comunità virtuali, alle disfunzioni della tanto declamata democrazia si sopperirà attraverso una sua estensione nella dimensione elettronico-virtuale, tutti i problemi e le contraddizioni della contemporaneità troveranno una risoluzione. Basterà rispettare e sostenere i dogmi dominanti del nuovo millennio: new economy, società dell'informazione, e-commerce sono le paroline magiche di questa "rivoluzione" digitale che dovrebbe cambiare il destino degli individui e della società. Ad esso nessuno può sottrarsi, perché mai come in questa fase il motto "chi si ferma è perduto" diventa il diktat imperante.
La realtà, purtroppo o per fortuna, è profondamente diversa da queste visioni apologetiche, per quanto intellettuali visionari come Nicholas Negroponte continuino a sostenere che, grazie alla telematica, si riuscirà a conquistare una più grande armonia mondiale, dispiegando appieno il potenziale intellettuale e creativo del genere umano.
Alla base di questi miraggi c'è una sorta di nuovo "determinismo tecnologico", il quale puntualmente si riaffaccia e si rinnova allorquando innovazioni tecnologiche di vasta portata catalizzano su sé le speranze di un superamento delle contraddizioni e dei limiti della contemporaneità, indipendentemente da qualsiasi altro fattore.
Sarebbe tuttavia ingenuo e sbagliato annullare e mistificare le potenzialità insite nella telematica e il portato di profonda trasformazione che questa si porta dietro: la CMC ha modificato radicalmente la vita di milioni di esseri umani, il proprio tempo, il proprio lavoro, la propria quotidianità, la propria dimensione spazio-temporale.
Ma le conseguenze di questa innovazione tecnologica non stravolgono affatto l'impianto sistemico in cui si innestano. Piuttosto lo cementificano ulteriormente, restando imbrigliate al suo interno e in un certo senso depotenziate .
Nessun salto di paradigma quindi, ma uno strumento addizionale di salvaguardia dell'ordine vigente.
Le relazioni di dominio e le disuguaglianze sociali non solo non tendono ad appianarsi, con buona pace degli ideologi californiani, ma si rafforzano. I canali di comunicazione si moltiplicano, ma allo stesso tempo il controllo sostanziale dell'informazione finisce sempre più saldamente nelle mani di pochi.
Probabilmente negli anni pionieristici dell'avvento della rete questo punto di vista poteva essere tacciato di scetticismo e di pessimismo, ma con l'inarrestabile sviluppo dell' informatica e della telematica, ogni giorno queste relazioni di dominio e subordinazione diventano più visibili e incontestabili.
Non è un caso quindi che l'ottimistica e immaginifica letteratura sul carattere orizzontale, per alcuni addirittura libertario e "anarchico" della rete, si e' andata ridimensionando in misura direttamente proporzionale alla crescita vorticosa dei processi di concentrazione proprietaria e di commercializzazione dei beni immateriali.
Si sgretolano così, inesorabilmente, le fiduciose teorie millenaristiche sulle magnifiche e progressive sorti della democrazia elettronica. In primo luogo, quell'ideologia ultra-liberista californiana, la quale per troppo tempo si è fatta portatrice di pretese istanze libertarie e radicali, senza accorgersi che le sue profezie di liberazione e democratizzazione elettronica non facevano che legittimare la nuova "corsa selvaggia all'oro", spianando il terreno ai pescecani della comunicazione e dell'high-tech. Del resto, basterebbe osservare la parabola della rivista cult dell'ideologia californiana, il mensile Wired: negli anni della telematica pioneristica rappresentava la "bibbia" anche per i sostenitori più radicali della "digital revolution"; oggi, su 432 pagine, 290 sono di pubblicità a pagamento per lo più di imprese e-commerce, un centinaio di "inserzioni" camuffate, rubriche per gadget vari e solo un'ottantina di pagine "reali", all'interno delle quali peraltro si parla sempre meno di telematica.
"Le innovazioni aprono le porte, il capitale le chiude (1) diceva Lowi e forse mai in questo caso ciò è evidente. Così come evidente è il fatto che l'emergere di ogni nuovo medium ha portato con sé da una parte promesse di democratizzazione, ma dall'altra in concreto ha prodotto il suo esatto contrario. Già nell'immediato secondo dopoguerra Innis evidenziava che "ogni innovazione apre nuove possibilità di progresso umano, ma porta contemporaneamente alla costituzione di nuovi monopoli che frenano e molto spesso rendono impossibile tale progresso"(2) .
Intanto, sempre più ingenti risorse finanziare si sono indirizzate verso questo settore, risorse che hanno gonfiato e contribuito ad alimentare un'immensa bolla speculativa che accentua il carattere di precarietà di questa "corsa all'oro" di fine millennio, ogni giorno più aggressiva e selettiva. L'affare del secolo ha mobilitato e continua a mobilitare i capitali, le grandi multinazionali, mentre i governi, gli organismi sovranazionali implementano strategie e politiche di deregulation, ma anche di intervento attivo, tese a stimolare questo nuovo circuito di accumulazione.
Se è pur vero che inizialmente la CMC aveva una funzione di interconnessione e di confronto orizzontale (dapprima solo in ambito accademico, poi anche sociale e man mano sempre più esteso), adesso la rete nella sua incessante crescita esponenziale si riconfigura come un grande supermercato interattivo, l'ultima frontiera dell'intrattenimento e della mercificazione esasperata.
La rete dei newsgroup, quella che meglio rispecchia la dimensione dell'orizzontalità multidirezionale, oggi rappresenta uno strumento per una ristretta cerchia di privilegiati, inquinata in modo esasperante dallo spamming pubblicitario. Un numero insignificante di utenti a confronto delle "masse" che si riversano quotidianamente sulle vetrine del World wide web.
Il valore di comunicazione orizzontale resta indelebile in virtù della struttura stessa della rete, ma viene sempre più marginalizzato, opacizzato dalla luce delle grandi insegne luminose, dal richiamo delle sirene del grande affare del secolo. Pur rimanendo uno strumento prezioso per i movimenti di opposizione sociale - come si dirà nella parte conclusiva dell'articolo - per la stragrande maggioranza degli utenti resta solo un contenitore dove reperire indici di borse, immagini porno, notizie sul "Grande Fratello", numeri del supenalotto, insomma puro e semplice intrattenimento peraltro quasi sempre di bassa qualità culturale ecc…
In altre parole, la CMC resta uno strumento dal carattere poliedrico, la cui versatilità consente utilizzi differenti e talora alternativi, a seconda degli interessi dei fruitori. Purtroppo, però, gli artigli delle logiche del profitto con sempre più aggressività si scagliano contro il bi/sogno di libertà.

 

LA POVERTA' ELETTRONICA
Ma, appunto, oggigiorno chi utilizza e chi può utilizzare la rete?
Diverse statistiche sottolineano innanzitutto la differenza abissale negli accessi tra il Nord e il Sud del mondo, che rispecchia la divisione internazionale del lavoro tra centro e periferia. Non solo i mille sud del mondo restano esclusi dai processi di informatizzazione della società, ma il dato ancor più allarmante è che tali differenze tendono ad amplificarsi e non ad appianarsi con il passare del tempo.
Basti pensare che un intero continente come l'Africa - 768 milioni di persone - allo stato attuale possiede lo stesso numero di collegamenti telefonici di quanti ne ha da solo un distretto di New York (Manatthan, 1.6 milioni di abitanti)(3) . I numerosi vertici internazionali e i documenti degli organismi sovranazionali pongono l'accento sulla possibilità di superare le profonde disuguaglianze socio-economiche che caratterizzano il sistema-mondo attraverso l'uso intensivo della telematica anche nei paesi in via di sviluppo, ma probabilmente i 10.000 bambini che muoiono ogni giorno di malnutrizione difficilmente miglioreranno la loro condizione di vita attraverso un computer e un modem.
Se Internet è diventato uno strumento di comunicazione di massa, è al tempo stesso vero che l'uomo bianco, di sesso maschile, con un livello medio-alto di istruzione e di reddito, rimane il protagonista incontrastato della società dell'informazione.
Come fa notare polemicamente B. Barber, tecnologicamente, Internet è un mezzo di comunicazione decentrato: è interattivo e fornisce numerose possibilità di comunicazione orizzontale. Ma, prima che i poveri del mondo possano collegarvisi, Internet rischia di divenire una filiale della News Corporation o della Time Warner, e dunque assai meno utile.
Ciò vuol dire che l'era dell'accesso(4) , di cui tanto a lungo - e tanto male - scrive non riguarda interessa che un quinto della popolazione mondiale: persino la società dei due terzi di Peter Glotz a confronto sembra un'utopia. In verità, la diffusione di Internet non pare, per certi versi, distinguersi da quella di beni di lusso destinati, almeno nella fase iniziale del loro ciclo, ai ceti più abbienti.
Il problema allora, se vuol essere realisticamente risolto, va affrontato alla radice, in un ottica globale.
Ma questo non sembra essere il reale interesse dei "signori della globalizzazione" (dirigenti di multinazionali, alti funzionari dei paesi industrializzati, capi di governo ecc…) che durante i loro incontri, i loro vertici, pongono in modo retorico l'accento sul nodo centrale della sperequazione economica, sociale e quindi inevitabilmente anche tecnologica, ma il tutto in chiave meramente opportunistica, soprattutto nelle conclusioni che ricalcano quasi sempre i dettami dell'ideologia trionfante: liberalizzazione estrema, delega fideistica alla regole e ai capricci del capitale.
Si prenda "l'agenda per il futuro"(5) , redatta al termine del secondo Global Forum sull'e-government dai delegati dei governi e delle multinazionali partecipanti, nel quale da una parte si segnala il problema della "exclusiòn digital y la conseguiente profundizaciòn de la disegualdad", da affrontare però ponendo l'attenzione su "la eficiencia econòmica y como generar un ambiente favorable para el funcionamiento del mercado"(6) .
Si confonde, e non certo per ignoranza, ancora una volta la malattia con la cura.

IL POTERE DEI MEDIA, LA POTENZA DELLA TELEMATICA

Non è difficile individuare le ragioni di tale confusione..
E' evidente, infatti, come l'accesso privilegiato, se non esclusivo, dei gruppi dominanti all'innovazione degli strumenti comunicativi abbia pesato sia nella salvaguardia del consenso e quindi delle relazioni di dominio, ma anche nella realizzazione e intensificazione dei flussi dell'accumulazione capitalistica.
Se infatti "gli strumenti del comunicare sono in diretta relazione con il potere, e il loro controllo oligopolistico ne e' anzi fondamento essenziale"(7) e se "la propaganda, o la manipolazione del consenso, assicurano il controllo sulla percezione soggettiva del passato e del presente, e, in potenza, del futuro, cioe' sul tempo"(8) , queste considerazioni acquisiscono un ulteriore "valore aggiunto" quantomeno proporzionale alla sempre più onnicomprensiva centralità della comunicazione nella società.
Nella "società dell'informazione", infatti, la comunicazione e i flussi informativi funzionano da sistema nervoso della società, punto nodale della riorganizzazione produttiva e sistemica, merce-guida nel circuito della valorizzazione capitalistica.
I padroni della comunicazione, dei media e del multimedia, tendono sempre più a ridursi in termini quantitativi mentre si accresce la loro capacità di controllo e dominio. Anche un eminente, e moderato, sociologo italiano ammette che: "i soli imprenditori che oggi abbiano una prospettiva del sistema sociale complessivo in un'ottica planetaria sono i nuovi signori dei media, gli autentici imperatori della terra, coloro che controllano i flussi informativi e che hanno pertanto il potere reale poiché non si può controllare se non ciò che si conosce. La comunicazione di per sé, con i suoi strumenti operativi, è rapidamente divenuta una risorsa strategica. Chi la controlla mette una seria ipoteca sull'avvenire del mondo. Non occupa più territori. Non ha bisogno di costruire l'impero romano o quello britannico. […] E' cominciata l'epoca della colonizzazione interiore. Il terreno di conquista non è il territorio e neppure il magnetico, fluido, onnipresente capitale finanziario, ma la psiche umana, le coordinate mentali spazio-temporali che definiscono la personalità dell'individuo, il framework, il quadro mentale in cui vive"(9) .

Ci troviamo quindi dinanzi la prospettiva di una sorta di "colonizzazione dell'immaginario" - in forme più subdole e dispiegate di quelle descritte da Gruninsky(10) in merito all'avvento della modernità e del cristianesimo nel Messico del XV secolo - una colonizzazione che investe e sussume l'intero "villaggio globale" all'interno delle logiche predominanti del consumo e del profitto.
Pur senza addentrarci nell'inconscio umano, assistiamo dunque ad un processo di omologazione culturale, - di "coca-colonization"(11) direbbe Ritzer - , alimentato dalla pervasività dei mezzi di comunicazione di massa, in primo luogo della televisione, e ora anche di Internet.
Infatti, come abbiamo già osservato, è pur vero che la CMC ha insita in sé il carattere multidirezionale, orizzontale, ma l'evoluzione attuale ci dimostra come queste caratteristiche tendono ad affievolirsi in modo proporzionale all'aumento della concentrazione e della commercializzazione della rete.
Basta considerare un dato importantissimo: le pagine web sono ormai oltre due miliardi e crescono ad un ritmo di 7 milioni al giorno, ma sono solo 15.000 i siti che attirano l'attenzione dell'80 % degli utenti.
Si ripresenta quindi, anche nella comunicazione digitale, quella funzione di gate-keeping tipica dei media tradizionali, attraverso la quale vengono selezionate e filtrate le informazioni secondo un criterio di notiziabilità speculare agli stereotipi, ai pregiudizi e ai valori dominanti.
Da questo punto di vista, la "formula della Mohawk Valley"(12) ci può aiutare a comprendere la potenza manipolatrice dei media: giornali, televisione, costituiscono con scarsissime e comunque irrilevanti eccezioni, un blocco unico, che martella costantemente il pubblico con poche ma solide verità che si pretende siano autoevidenti.
Cosicché la dimensione dell'agenda-setting anche nel cyberspazio diventa preponderante, con i grandi colossi della comunicazione che non solo controllano buona parte dei flussi informativi e riescono attraverso questi a gerarchizzare i temi di interesse pubblico deformando la percezione e l'immagine del mondo, ma organizzano allo stesso tempo una sorta di censura occulta imposta non necessariamente da politiche repressive ma dalle loro stesse strategie di marketing, per il successo delle quali è vitale omologare e predefinire le scelte, i gusti, i consumi, le idee.
I grandi portali di Internet hanno ormai assunto questo ruolo di filtri e selettori, con il compito di aiutare a navigare nella grande e caotica massa di informazioni presente nel cyberspazio: dall'anarchico net-surfing si passa ad un più sicuro net-ferryng attraverso il quale l'utente viene etero-diretto nella navigazione e nello "sbarco" sui lidi dorati del commercio elettronico, dell'intrattenimento, dei tanti altri siti gestiti e controllati dalle stesse corporations.
Da questo punto di vista si comprende bene come le differenze tra i media tradizionali (radio e televisione) tendano progressivamente ad assottigliarsi in modo impressionante, soprattutto alla luce delle dinamiche di sviluppo tecnologico ormai prossime: il webcasting, la cosiddetta televisione interattiva, il Wireless Application Protocol, ecc. tendono tutti ad accentuare questo processo di concentrazione dei flussi di comunicazione digitale.
Esistono, è bene ricordarlo, anche dimensioni completamente sganciate se non in aperta contrapposizione alle logiche dominanti del profitto: il sistema operativo Linux, il peer-to-peer di Gnutella e FreeNet sono alcuni esempi che però sono costretti a vivere in una dimensione di nicchia non solo e non tanto per l' "alta" competenza tecnico-formativa che questi richiedono, ma soprattutto perché solo in questa dimensione gli è possibile sfuggire al fuoco incrociato della repressione da un lato e della sussunzione alle leggi del mercato dall'altro. Tuttavia, su questo versante, la partita non è per nulla conclusa e anzi la torrenziale condivisione di risorse in rete ha permesso negli ultimi anni la crescita esponenziale dell'open-source, che ha trovato nel copyleft e nella GLP (Licenza Pubblica Generale) efficaci strumenti di salvaguardia della condivisibilità, in quanto a differenza del copyright "non protegge la proprietà dall'uso ma l'uso libero dalla proprietà" .
Ma a fronte della progressiva affermazione dell'open-source, i colossi dell'high-tech hanno già spinto e sollecitato con forza, e non senza successo, la più ampia estensione delle norme sulla brevettabilità del software fino anche ai più semplici algoritmi matematici.
In ogni caso nel campo finanziario e industriale questo processo di concentrazione diventa ogni giorno più tumultuoso: i colossi della comunicazione tradizionale si sono ormai avvinghiati nel campo informatico, per cui prendono forma e forza imponenti colossi nel settore, con capitalizzazioni da capogiro, frutto anche delle speculazioni estreme in atto sui "nuovi mercati". La mega-fusione tra Time Warners e America On Line è l'operazione più vistosa da questo punto di vista, ma non è altro che uno dei tasselli di un mosaico infinito di acquisizioni, fusioni, e incorporazioni.
Questi spregiudicati movimenti di capitale non solo non incontrano alcun ostacolo o vincolo giuridico, ma sono sostenuti per giunta dagli apparati decisionali degli stati-nazione e degli organismi sovranazionali: è noto, ad esempio, come negli Stati Uniti la Federal Communications nel 1993 abbia approvato la fusione tra Viacom e CBS, la stessa Viacom che nel negli anni Settanta fu costretta a scindersi dalla casa madre CBS per i possibili rischi di concentrazione di proprietà(13).
Insomma, le previsioni "catastrofiste" di Ben Bagdikian(14) sembrano avverarsi: "entro l'inizio del prossimo secolo il mercato mondiale dell'informazione sarà gestito da non più di dieci grandi corporation che controlleranno giornali, riviste, libri, emittenti televisive e radiofoniche, cinema e videocassette, con l' immenso potere di determinare qualità e destinatari dell'informazione". Ai settori che Bagdikian individua, non possiamo far altro che aggiungere altri due componenti fondamentali dello sviluppo tecnologico prossimo venturo: la telematica e la telefonia mobile. Anche queste, ovviamente, nelle mani ben salde delle stesse multinazionali, così come la prossima frontiera dello sviluppo tecnologico che si prospetta con l'interconnessione tra la stessa telematica e la telefonia mobile (l'Universal Mobile Telephone System, più comunemente conosciuto con la sigla UMTS).
Di fatto, dietro l'enorme battage pubblicitario sui fasti della "new economy", si nasconde questa spietata corsa all'oro in cui inesorabilmente i pesci grandi mangiano i pesci piccoli : le idee, i talenti, la tanto decantata creatività, tutto viene inesorabilmente "sussunto" e ricondotto nei circuiti della colonizzazione del cyberspazio.

L'E-GOVERNMENT

Ma se è vero che la rete rimane uno strumento per pochi, che un selvaggio processo di concentrazione sta interessando il mondo telematico, allora in cosa consiste questo fantomatico governo elettronico, su cui nel marzo 2001 oltre mille delegati internazionali discuteranno a Napoli?
Il testo della convocazione di questo vertice - il terzo Global Forum sull'e-government - , parla di e-government come strumento di democrazia e di sviluppo, ma la realtà sembra contraddire i buoni propositi e la retorica con la quale questi vengono sbandierati.
E-government, fino ad oggi, ha significato essenzialmente fornire elettronicamente ai cittadini servizi ed informazioni cui comunque avrebbero potuto accedere in altro modo. Questo agevola, ovviamente, la possibilità concreta di usufruire di questo diritto senza però modificarne i contenuti. Non crea nessuna nuova forma di cittadinanza, mentre offre la possibilità ad un'élite quale quella degli users di Internet di accedere più rapidamente di altri a certe informazioni.
Inoltre, se è pur vero che attraverso l'utilizzo dell'informatica è possibile ottenere una migliore e più efficiente organizzazione amministrativa, tuttavia molte ricerche dimostrano che questa dinamica si risolve verso l'interno con un ulteriore rafforzamento dei ruoli e dei poteri nelle mani di gruppi ancor più ristretti stimolando forme nuove di autoritarismo e chiusura, mentre verso l'esterno incoraggia dinamiche particolarmente deleterie di formalizzazione e spersonalizzazione. "La fiducia nei sistemi astratti è la condizione di distanziazione spazio-temporale di quelle vaste aree di sicurezza della vita quotidiana che le istituzioni moderne offrono rispetto al mondo tradizionale. Le routine integrate con i sistemi astratti sono fondamentali per la sicurezza ontologica nelle condizioni della modernità. Eppure questa situazione crea anche nuove forme di vulnerabilità psicologica e la fiducia nei sistemi astratti non offre la stessa gratificazione psicologica della fiducia nelle persone"(15) .
In verità, i discorsi sull'e-government strettamente legati anche ad un'altra categoria fondamentale nella storia della CMC: la democrazia elettronica.
Tra le tante speranze e aspettative, si affida alle nuove tecnologie anche il compito di fronteggiare e risolvere la crisi delle forme tradizionali della democrazia rappresentativa.
Tuttavia, nella copiosa letteratura sulle nuove frontiere della presunta "democrazia elettronica", sembra finalmente trovar posto anche qualche voce scettica circa la sua effettiva praticabilità.
Al di là dei sogni di molti autori, e persino di alcuni filoni di pensiero critico, nella democrazia elettronica non è possibile individuare uno strumento per la realizzazione di esperienze innovative di democrazia diretta: probabilmente è possibile sperimentare, attraverso le applicazioni telematiche, alcuni percorsi di democrazia referendaria, nella consapevolezza però che ciò favorirebbe la verticalizzazione e non la distribuzione del potere, accentrandolo ulteriormente nelle mani di chi gestisce i flussi comunicativi e il "potere della domanda", che sovrasta chiaramente il "potere della risposta".
Malgrado ciò, si continua a disquisire su democrazia elettronica, governo elettronico, voto elettronico, ecc….., con l'obiettivo nemmeno troppo velato di coprire in termini ideologici la rifunzionalizzazione degli assetti decisionali.
E' vero anche che l'enfasi sulle potenzialità della democrazia on-line è alimentata dai nuovi settori di imprenditorialità capitalistica che hanno interesse affinché l'e-goverment tuteli il proprio e-business, vale a dire i propri profitti. Non è un caso che il Global Forum di Napoli sia sponsorizzato da numerose fondazioni private e imprese multinazionali.
Le nuove politiche di governo dell'economia immateriale, il cosiddetto e-governement per l'appunto, sono coerenti con una più generale ristrutturazione della forma-stato. Lo stato neo-liberale, infatti, mentre alleggerisce il suo ruolo nell'economia, non si sottrae dalle proprie funzioni di controllo e disciplinamento sociale. Questo avviene anche grazie alla messa a punto di nuovi e più sofisticati sistemi di sicurezza che inibiscono l'uso democratico dei nuovi strumenti di comunicazione.
In questo senso, lo stato apparato costruisce con il governo elettronico un'immagine aperta e rassicurante, è lo Stato che si avvicina virtualmente ai cittadini proprio nel momento in cui se ne allontana ulteriormente. Da questo punto di vista, alle classi dominanti il governo elettronico serve anche a creare forme nuove di legittimazione "democratica" e di appartenenza collettiva alla sfera pubblica, una volta che sono venuti meno i tradizionali canali di formazione della cittadinanza sociale. Caduti gli ultimi residui di stato sociale, la discussione non avviene più sulla creazione di forme di partecipazione reale e di massa, il pane da spartire adesso è fatto di immagini e virtualità, nessuno partecipa più realmente. Si tenta, al fondo, di compensare la riduzione della partecipazione democratica con la virtualità della tecnopolitica. Si crea l'immagine di uno Stato amministratore asettico, di organismi amministrativi neutri. Come dice Edelman "creano ed avvalorano un'immagine capace di indurre il pubblico al consenso di fronte a interessi privati che altrimenti potrebbero provocare risentimenti, proteste ed opposizioni"(16) .
Si diffonde l'idea di una tecnologia impolitica alla quale opporsi è considerato irrazionale proprio perché si fonda su criteri di obiettività e razionalità discorsiva.
Ma oltre a quest'evidente strumentalità, gli alti funzionari di stato, le fondazioni multimiliardarie, le imprese multinazionali, gli organismi sovranazionali (Banca Mondiale, Ocse, Nazioni Unite) si siederanno intorno ai tavoli del Global Forum per definire le proprie strategie che, pur variegate nei metodi e nei contenuti, convergeranno sull'obiettivo strategico di accentuare e intrecciare le politiche del controllo e le logiche del profitto.

 

IL PROFITTO ED IL CONTROLLO

Più volte, in questi anni, si è sottolineato le potenzialità in termini di democrazia e partecipazione della CMC: il suo carattere interattivo e multidirezionale resta infatti un dato insopprimibile, per quanto le linee di sviluppo della telematica di massa tendano a depotenziare quest'aspetto.
Abbiamo visto come le logiche del profitto tendano ad imporsi anche in questo strumento per molti visto antitetico e antagonista rispetto a tali logiche.
Ma il problema non è solo questo.
Il carattere interattivo della comunicazione digitale può di fatto trasformarsi, e questo soprattutto in un contesto sociale come quello attuale, in uno strumento di ulteriore rafforzamento dei sistemi di un controllo sociale sempre più pervasivo e panottico.
Le innovazioni tecnologiche, infatti, hanno ulteriormente rafforzato e perfezionato i già complessi meccanismi e le articolate tecniche di controllo e repressione sociale.
Questo è fin troppo evidente innanzitutto all'interno del circuito produttivo, nel quale l'apparato di sorveglianza diventa parte integrante della struttura stessa del sistema: sono di fatto le macchine stesse che governano il ciclo produttivo a svolgere le mansioni di controllo sistematico dell'apporto del lavoro vivo, a segnalare ritmi, interruzioni, inadempienze.
Pur senza rispolverare l'eterna questione se è l'uomo che governa le macchine oppure il lavoro vivo è solo una semplice appendice del lavoro morto, del sistema macchinario, a noi in questa sede interessa sottolineare l'applicazione di questi precetti all'intera fabbrica sociale. Ad esempio nel modello di organizzazione aziendale che si fonda sulla produzione snella e sulla qualità totale, la fabbrica integrata, le nuove tecnologie di controllo numerico hanno radicalmente modificato le relazioni annullando i margini di conflittualità operaia e costruendo al suo posto il rassicurante mito della partecipazione operaia alla gestione del ciclo produttivo(17) .
Ma in verità è la società nel suo complesso ad essere investita da queste dinamiche: con sempre più evidenza nella "fabbrica sociale", nel sistema produttivo "spalmato" sul territorio, si accentuano parallelamente sia le forme dell'omologazione culturale sia la stigmatizzazione e criminalizzazione dei comportamenti ritenuti diversi, devianti o antagonisti.
Lo sviluppo tecnologico ha reso questo aspetto ancor più semplice, immediato ed invadente, fluidificando di fatto il funzionamento dei dispositivi di sorveglianza: non solo si allarga la rete di sorveglianza ma anche e soprattutto si restringono le maglie, ampliando quindi la portata e intensificandone gli effetti.
Echelon, la rete di intercettazione utilizzata dai servizi segreti occidentali per controllare gli immensi flussi di comunicazione digitale e non solo che transitano sul pianeta e sui satelliti, è solo il prodotto più completo di questo complesso intreccio tra tecnologia e controllo sociale, al cui cospetto le misure in difesa della privacy appaiono largamente impotenti.
Su questo terreno l'innovazione tecnologica ha contribuito in modo determinante all'evoluzione del sistema del controllo: la sorveglianza algoritmica(18) - un efficace analisi di dati attraverso complessi algoritmi - che rende possibili identificazione e tracciamento automatici; la data-veglianza(19) - raccolta di enormi quantità di informazioni a basso livello di importanze e riservatezza - che permette forme più o meno dispiegate di schedatura di massa; il sistem X(20) - un sistema digitale per ascoltare le conversazioni che avvengono vicino ai telefoni mobili - che converte ogni telefono cellulare in una sorta di braccialetto elettronico. Questi sono solo alcuni degli strumenti di cui l'opinione pubblica è a conoscenza, mentre tanti altri sono coperti ancor'oggi dal segreto militare (21) .
Tra le mani, in pochissimo tempo, avremo tutti la propria carta d'identità elettronica, un microchip nel quale sono indicate tutte le informazioni al nostro riguardo, probabilmente anche più di quanto crediamo di sapere di noi stessi: dati personali, codice fiscale, gruppo sanguigno, dati sanitari, impronte digitali, precedenti penali, titolo di studio, e non solo.
Con la legge 191/1998 che istituisce anche in Italia questa carta elettronica, si è lasciata la possibilità di estendere ulteriormente la propria funzionalità, per cui sarà possibile "sperimentare modalità di utilizzazione della carta d'identità elettronica per l'erogazione di ulteriori servizi e utilità".
Diversi circuiti bancari già hanno avanzato la proposta di erogazione dei servizi tradizionali delle carte di credito attraverso la carta d'identità. Si intravede in pratica già all'origine un processo di "function creep", attraverso il quale le cards originariamente progettate per un singolo uso estendono le loro funzionalità fino al collegamento con database multipli .
Nel giro di pochi anni la "garanzia" della nostra esistenza, il nostro profilo, la nostra collocazione all'interno della società dipenderà da questo microchip .
Ogni movimento, ogni iniziativa, ogni scelta potrà quindi essere scandagliata e controllata. Un po' come già oggi avviene all'interno della comunicazione digitale.
Nella CMC infatti, esiste già questo problema delle "tracce" digitali, della disseminazione di informazioni di qualsiasi tipo che lasciamo sulla rete preda non solo degli apparati di controllo e di repressione, ma anche e soprattutto delle aziende e delle multinazionali alla ricerca dei tuoi percorsi di "navigazione", dei tuoi interessi, dei tuoi consumi, di ogni informazione che praticamente possa aiutarli nel controllare e manipolare il mercato.
Da questo punto di vista è giusto evidenziare come oggi non dobbiamo pensare al "grande fratello" nelle vesti militari, di guardiano armato, ma più consona sarebbe l'immagine del "Grande Venditore"(22) .
Un Grande Venditore che ha affinato a tal punto i suoi processi di sorveglianza a tal punto da riuscire a non far apparire gli stessi come tali o riuscendo addirittura a farli reinterpretare dalla "vittima" come ulteriore momento di rafforzamento di autonomia ed emancipazione.
Assistiamo in pratica al riemergere di una dimensione di controllo panottico "invisibile" incentrato non solo rispetto l'obiettivo dell'interiorizzazione delle norme sociali dominanti e all'auto-repressione di comportamenti devianti, ma anche ad atteggiamenti etero-diretti sul versante dei consumi sociali e della libera scelta .
Sono alcuni anni infatti che diversi analisi si stanno concentrando sullo studio della cosiddetta captologia (23). Questa tecnica è adoperata per verificare come e quanto le tecnologie interattive riescano a delineare, all'interno delle proprie interfacce, l'intenzionalità del progettista a modificare comportamenti da parte di chi l'utilizza: è necessario quindi, da questo punto di vista, analizzare le potenzialità persuasive degli strumenti di comunicazione interattiva, nei quali il carattere persuasivo sta nella percezione, spesso presunta, di essere noi stessi a scegliere e determinare i nostri comportamenti quando in realtà sono i principi psicologici implementati nelle macchine che ci "guidano per mano" a fare scelte prestabilite entro una limitata gamma di opzioni.
Questo è alquanto evidente nella gestione dei flussi di comunicazione sul world wide web che, come abbiamo visto in precedenza, concentra gli accessi attraverso pochi portali, da cui si accede in modo apparentemente casuale nei luoghi del commercio e della produzione gestiti direttamente o indirettamente dalle grandi corporation: per far questo le stesse imprese high-tech hanno ormai sostituito le semplici tecnologie dell'informazione con le tecnologie di relazione, per stimolare presunti legami di intimità e comunanza con i propri utenti, al fine di accentuare il processo di mercificazione della vita sociale che tende a trasformare in esperienza commerciale ogni momento della vita.
Da questo punto di vista si comprende bene come la dimensione panottica si riflettea in modo particolarmente profondo all'interno dei circuiti della CMC ormai quasi completamente assoggettati alla logica del profitto: cos'è infatti la democrazia panottica, per citare Bentham e Foucault, se non la capacità di vedere da parte dei gruppi dominanti e, nello stesso tempo, la disponibilità a lasciarsi vedere da parte dei gruppi dominati?
Cosicché, nella telematica ma anche nella concretezza del reale, diminuisce la trasparenza e la visibilità del potere, e parallelamente aumenta la trasparenza e la visibilità di coloro che sono soggetti al potere.
Il potere abbiamo visto politico, ma anche economico e sociale, viene rafforzato ulteriormente da questo punto di vista attraverso non solo la repressione auto od etero-diretta dei comportamenti deviati, ma anche attraverso l'accentuazione di quelle forme dell'omologazione culturale che tendono a mercificare le relazioni e i rapporti sociali, virtuali o reali che siano.


L'USO ANTAGONISTA DELLA TELEMATICA

Ma, al di là delle tante profezie che circolano sulla rete, la trasformazione di Internet nel "salotto buono" del post-fordismo, in "uno spazio virtuale patinato e senza crepe da usare come contenitore perfetto per le transizioni di affari"(24) incontra non pochi ostacoli.
In primo luogo è nella struttura stessa della rete - orizzontale, rizomatica, interattiva - che si annidano gli "anticorpi" più invalicabili rispetto la trasformazione di Internet nel mega-supermercato del nuovo millennio.
Infatti l'interattività, elemento imprescindibile della telematica, rappresenta quel valore aggiunto che differenzia strutturalmente la rete dagli altri strumenti della comunicazione ed è proprio a partire dall'accentuazione e dalla valorizzazione del bene scarso della socialità e della comunicazione orizzontale, che possiamo intravedere quel granello di sabbia capace di inceppare l'intero processo di monopolizzazione e mercificazione della rete.
Infatti è precisamente la libertà collettiva della Rete che le dà quel valore unico di fonte torrenziale di idee produttive e innovazioni: controllando e commercializzando questo flusso, "il capitale dell'era informatica può scoprirsi in una contraddizione simile a quella che assalì il socialismo di stato, obbligato a contenere la forza produttiva del lavoro tecnico-scientifico per poter conservare le relazioni sociali di dominio"(25) .
La struttura rizomatica, orizzontale, interattiva della rete permette comunque e ovunque l'incrocio fecondo con i percorsi dell'autorganizzazione sociale, un punto fondamentale su cui ci interessa soffermare l'attenzione perché crediamo che in tale interconnessione, sebbene da sola non sia sufficiente ad invertire le tendenze generali di funzionamento della rete, lasci aperte dinamiche e processi che vanno in qualche modo a contrastare le tendenze predominanti della concentrazione e della commercializzazione delle risorse telematiche.
In primo luogo, è importante sottolineare come i movimenti si presentano essenzialmente come attori "segmentati, acefali, reticolari" (26) : questa modularità implica inevitabilmente un deficit in termini di efficienza e di organizzazione al quale è possibile sopperire solo attraverso forme intense e continue di comunicazione orizzontale.
In altre parole, l'informalità e la disarticolazione organizzativa impongono una fluidità comunicativa molto accentuata, in grado di garantire forme di coesione e di coordinamento tra le varie isole dell'arcipelago o, meglio ancora, tra i "nodi" della rete. In questo senso, la CMC ha permesso un evidente salto di qualità, coniugandosi felicemente con le modalità di autorganizzazione sociale che i movimenti in questi anni hanno scelto di adottare e riuscendo quindi a condensare intorno alle sue funzionalità anche un'alternativa ai processi di burocratizzazione.
Oltre al superamento dei limiti strutturali organizzativi interni, la telematica garantisce al frammentato arcipelago dell'opposizione sociale anche un livello di comunicazione verso l'esterno che nessun altro mezzo di comunicazione in precedenza era riuscito a garantire. Infatti, paradossalmente, l'informalità e la debolezza nella struttura organizzativa, la mancanza di accessi diretti ai mezzi di comunicazione di massa, da sempre hanno spinto i movimenti verso la sperimentazione di forme e tecniche inedite di comunicazione politica.
Si tratta di una sperimentazione aperta, "laica", nella quale rintracciare, pur evidenziando il carattere non neutro della tecnica, gli usi possibili, le eventuali potenzialità antagoniste insite nell'incessante innovazione tecnologica.
L'esperienza delle radio libere negli anni Settanta rappresentò in questo senso il primo segnale di un incessante tentativo da parte dei movimenti di adeguare e applicare le continue innovazioni tecnologiche rispetto alle proprie necessità comunicative, ai propri obiettivi politici e sociali.
In questa prospettiva, la "scoperta" del fax da parte del movimento studentesco della Pantera segnò una svolta decisiva: per anni, infatti, la comunicazione tra le soggettività di movimento geograficamente distanti, l' informazione tra i vari "focolai" di protesta era sempre restata frammentata, parziale, discontinua, delegata e soggetta ai filtri delle organizzazioni e dei loro organi di informazione.
La sincronizzazione del movimento del '68 fu per certi versi impressionante se pensiamo alla povertà dei mezzi di comunicazione, e ancor più impressionante ai nostri occhi può apparire la simultaneità dell'altra rivolta mondiale del 1848.
Verrebbe da chiedersi, come sarebbe cambiata la storia se Karl Marx avesse disposto di un e-mail.
Ma intanto, per gli studenti universitari del 1990, la spedizione e la ricezione di documenti in tempo reale, via fax, rappresentava già un mutamento paradigmatico che scompaginava i tradizionali profili o comunicativi, e accentuava, attraverso la compressione della dimensione spazio-temporale, il rafforzamento di un'identità collettiva - in questo caso quella del Movimento Studentesco - capace di travalicare le distanze geografiche.
Ma il fax altro non era che la …. preistoria di uno sviluppo telematico e multimediale che proprio a partire da quegli anni avvierà il suo incessante sviluppo, dapprima sotterraneo e poi dirompente.
Di fatto, negli altri paesi, occidentali e non solo, i movimenti sociali già avevano scoperto e sperimentato la telematica di base come strumento "rivoluzionario" per la gestione dei propri flussi informativi, per l'abbattimento del muro di silenzio e di censura che copriva le proprie azioni : per la prima volta, nel 1986, per mezzo del Minitel, il movimento studentesco francese organizzò il primo sciopero nazionale degli studenti, scavalcando le burocrazie sindacali e le stesse organizzazioni degli studenti.
Nello stesso periodo la rete Worknet in Sud Africa divenne l'unico strumento in grado di aggirare la censura della polizia e capace quindi di interconnetere e coordinare tutte le forze, nazionali e internazionali, in lotta contro l'apartheid, allo stesso modo in cui, pochi anni dopo, gli studenti del movimento di piazza Tien An Men riuscirono a rompere il muro di silenzio attraverso cui il regime cinese cercava di isolare e indebolire una manifestazione di dissenso sociale che rivelava al mondo intero il suo carattere autoritario e repressivo.
Ancor prima, nel 1988, in occasione dell'assassinio di Chico Mendez in Brasile, da sempre impegnato nella difesa della foresta Amazzonica, proprio grazie alla CMC in tutto il mondo simultaneamente si organizzarono manifestazioni di protesta per denunciare l'uccisione del leader ecologista .
I riscontri positivi della prima fase di sperimentazione e i risultati tangibili in termini di maggiore fluidificazione della comunicazione interna e con l'esterno stimolano i movimenti che già si erano avviate nella costruzione di strutture telematiche amatoriali verso l'interconnessione tra le stesse reti, sancendo in questo modo l'istituzione dei primi network di comunicazione telematica a livello mondiale, e aprendo la strada così a un utilizzo sociale, dal basso della telematica.
Che quest'opera di sperimentazione fosse condotta dai movimenti suscitò non pochi timori da parte degli apparati di controllo e di repressione dello stato.

"Il campo dell'informatica suscita grande interesse negli ambienti antagonisti soprattutto per le potenzialità di amplificazione del messaggio ed alla possibilità di trasferire l'attività "militante" dal piano documentale a quello tecnologico [??!, ndr.] con immediatezza di collegamenti anche a livello internazionale. Si sono moltiplicate le occasioni di dibattito per delineare il ruolo futuro della comunicazione informatizzata nelle pratiche di contrapposizione politica e le attività di alfabetizzazione informatica tra gli aderenti"(27) .

"[chiede al ministro..] se è vero che il sedicente centro sociale milanese del Leoncavallo sia dotato di sistema telematico in grado di collegarsi in tempo reale con tutte le centrali dell'estremismo rosso, se è vero che proprio attraverso tale sistema gli autonomi del Leoncavallo siano riusciti ad organizzare la manifestazione del 10 settembre culminata in scontri con la polizia; se intenda il ministro accertare le fonti finanziarie che hanno consentito di dotarsi di un così sofisticato [!] sistema informatico."(28)

Malgrado l'oscurantismo ancora imperante, fin dai primi anni novanta fu un continuo proliferare e strutturarsi di un pulviscolo infinito di esperienze, di percorsi strutturati e di poli comunicativi ormai "maturi" di comunicazione antagonista che trovavano nella CMC l'asse portante della propria attività di controinformazione e di dibattito, di interconnessione tra le mobilitazioni simili o dissimili che si svolgevano in ogni angolo del mondo, anche il più remoto.
La socializzazione di queste informazioni non rappresentò e non rappresenta tuttora solo uno strumento per la circolazione e la valorizzazione dei momenti e delle espressioni di lotta, ma apre nuovi scenari e nuovi terreni di scontro idonei che bene si adattano al complesso intreccio tra globale e locale che caratterizza la nostra epoca.
Nel concreto, alcuni esempi ci dimostrano la validità e l'efficacia di quest'interconnessione tra telematica e movimenti.
In primo luogo, la strategia comunicativa dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale che rompe in qualche modo le tradizionali forme della guerriglia latino-americana, individuando nell'informazione una risorsa strategica. L'uso intensivo della CMC da parte dell'Ezln e del suo Subcomandante Marcos permette da una parte di mantenere accesi i riflettori a livello mondiale nella sperduta e remota regione del Chiapas, dall'altra di estendere e solidificare una fittissima rete di solidarietà internazionale che garantirà nei momenti critici un apporto fondamentale per le sorti di quella che qualcuno ha definito forse troppo prosaicamente la "prima guerriglia dell'epoca dell'informazione."(29)
I comunicati dell'Ezln iniziano a circolare nella fase ancora embrionale dello sviluppo della telematica, tra il 1994 e il 1995; l'interesse suscitato dalla lotta zapatista spinse molte soggettività antagoniste ad affinare le proprie competenze e il proprio sapere informatico.
La diffusione capillare delle risorse telematiche nelle società occidentali e ancor più tra gli attivisti dei movimenti ha permesso nel giro di pochi anni di costruire un fittissimo reticolo di informazione alternativa fino a coprire l'intero globo terreste. Ciò ha permesso non solo una crescita in termini di efficienza e di efficacia delle singole battaglie e rivendicazioni, ma ha anche alimentato la costituzione di "transnational advocacy networks"(30) , la cui stessa esistenza sarebbe impensabile senza l'apporto della CMC.
Da questo punto di vista, le mobilitazioni contro la Shell, Mc Donald's sono un esempio paradigmatico di come gli attivisti sociali abbiamo ormai collaudato la rete come strumento incomparabile per amplificare, diffondere e coordinare le campagne di denuncia e di boicottaggio contro le multinazionali, arrivando in diverse occasioni a mettere totalmente in crisi le strategie di public relation implementate a suon di milioni di dollari.
Questo reticolo di relazioni si rileverà decisivo nella messa al bando dell' AMI (Accordo Multilaterale sugli Investimenti), un accordo segreto che i "tiranni della globalizzazione" avevano stilato nelle stanze di potere e la cui ratifica avrebbe significato il predominio incontrastato delle logiche del capitale sull'intero globo terrestre. La pubblicazione e circolazione su Internet da parte di alcuni attivisti americani del testo dell'accordo, ha permesso nel giro di poche settimane di smascherare la meschina operazione e di creare un vasto movimento di denuncia che ha affossato l'ipotesi dell'approvazione di un accordo che andava incontro agli interessi "forti" delle multinazionali.
Non può mancare, infine, il riferimento ormai classico alla cosiddetta "rivolta di Seattle", cioè alle manifestazioni di protesta svoltesi durante il Millennium Round del WTO; in questa sede ci interessa analizzare un dato forse secondario nel complesso di quelle giornate ma molto significativo dal punto di vista analitico: sono state 1540 organizzazioni che hanno sottoscritto l'appello di convocazione per la mobilitazione di Seattle del 30 novembre 1999, organizzazioni di estrazione e percorsi anche molto differenti ma che hanno trovato nelle rete lo strumento per connettersi e organizzarsi congiuntamente, oltrepassando quindi anche la rigida e sterile compartimentazione delle cosiddette "comunità virtuali" (31) , e negli organismi sovranazionali della globalizzazione il nemico comune.
Un numero straordinario se pensiamo che tutto si è svolto in termini orizzontali e senza alcun profilo organizzativo verticale: tutto si è preparato e amplificato attraverso i reticoli informali della comunicazione antagonista, non solo la raccolta delle adesioni, ma anche la preparazione, la propaganda, l'informazione e la gestione logistica del prima, durante e dopo controvertice.
Non a caso le forze dell'ordine dopo l'imponente manifestazione del 30 novembre, nel tentativo di stroncare un clima di rivolta ormai montante, scelsero di operare un blitz per perquisire e sgomberare la sede dell'Independent Media Center, che trasmetteva in tempo reale immagini, resoconti, video e aggiornamenti sulle mobilitazioni in corso a Seattle.
Proprio a partire dall'esperienza proficua della gestione diretta e indipendente dei flussi d'informazione durante le giornate di Seattle, in decine di paesi sono nati in questi anni esperienze analoghe di controinformazione elettronica, interconnesse tra di loro attraverso appunto la rete di Indymedia.
Questi e tanti altri esempi sull'uso antagonista della telematica lasciano ben sperare in prospettiva di internazionalizzazione delle lotte che il contesto attuale della globalizzazione imperante rende ogni giorno sempre più necessaria e impellente. Potranno emarginare, criminalizzare e ghetizzare un uso antagonista della telematica, ma difficilmente riusciranno ad "estirparlo" del tutto.
In verità esistono percorsi di lotta e di resistenza attiva anche all'interno dello stesso cyberspazio.
Sul versante stesso della difesa ad oltranza dei margini d'autonomia e di orizzontalità presenti della comunicazione digitale, gli attivisti telematici hanno negli ultimi anni sperimentato diversi percorsi di lotta, di sabotaggio e di resistenza, di "autodifesa digitale" (32) .
Esistono inoltre numerose esperienze di cybersquatting contro la presenza invadente dei poteri dominanti nella rete, di cui lo scontro "epocale" tra il collettivo Etoy e la multinazionale di giocattoli Etoys, è solo la punta di un iceberg delle mille forme di una "guerriglia comunicativa"(33) anche sul versante digitale, che ha visto come ultimo blitz da parte dei net-activist l' "occupazione" dei domini www.ocse.org e www.ocse.it da parte dei promotori del controvertice Ocse di Marzo 2001 sull'e-gover.nment.
Così, come nel tempo si sono ormai collaudate altre forme del tutto originali della protesta in rete, come il net-strike, lo sciopero telematico che, a differenza dei primi esperimenti pionieristici, oggi riescono a costruire non solo una visibilità in termini mass-mediatici e un effetto concreto di bloccare temporaneamente un sito, tramite l'accesso simultaneo e organizzato di una grande massa di utenti, ma iniziano ad avere anche una ricaduta materiale in termini di conflittualità nel tessuto sociale, come ad esempio con l'occupazione del centro telematico universitario a Napoli durante l'ultimo net-strike contro la SIAE, per permettere a tutti di poter usufruire degli strumenti informatici anche per protestare e non solo per produrre.
In conclusione, questa tensione alla comunicazione multidirezionale e interattiva, queste forme più o meno dispiegate di resistenza elettronica, potranno essere schiacciate definitivamente attraverso gli interventi e le strategie di marketing delle imprese nel cyberspazio?
Probabilmente l'utilizzo di nuove tecnologie rende e renderà sempre più gli apparati più efficienti, fluidificherà le dinamiche di valorizzazione e di accumulazione del capitale, ma è vero anche il contrario, cioè che chi in ogni forma si oppone al potere, ha oggi nuovi strumenti di analisi e di resistenza.
Forse alla fine il gioco è pari, o impari come prima.

 

NOTE

[1]T.J.Lowi, 1984 and Beyond. The Social Challange of Information Technologies, Forschung undTechnologieministerium, Berlin 1984, cit. in S.Rodotà, Tecnolopolitica, Laterza, Bari 1997.


(2)H. Innis, Le tendenze della comunicazione, Milano, 1982.


(3)P. Greco E' uno strumento di progresso che può accentuare le disparità, in Teléma n. 21/22, Roma 2000.


(4)Jeremy Rifkin, L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy. Mondadori, Milano 2000.


(5)2° Global Forum "A democratic State and governance in the 21st century", Agenda for the Future, in http://www.21stcentury.gov.br/21stcentury/Noticias/Not025.htm
ibidem.

(6)ibidem.


(7)M. Sanfilippo e V. Matera, Da Omero al cyberpunk. Teoria e storia della comunicazione in Canada e negli Stati Uniti (1940-1994), Roma, Castelvecchi , 1995


(8)ibidem.


(9)F. Ferrarotti , Attenti ai "signori dei media" reinventano la realtà e possono colonizzarci l'anima, in Teléma 7, Roma, Inverno 1996/97


(10)S. Gruzinsky, La colonizzazione dell'immaginario , Torino, Einaudi, 1994


(11)G. Ritzer, Il mondo alla McDonald's, Il Mulino, Bologna, 1997.


(12)N. Chomsky, Il potere dei media, Firenze, Vallecchi, 1994.


(13)csoa El Laboratorio (Madrid), Il progetto GNU/Linux, http://www.tmcrew.org/infoxoa/nocopyr/index.html


(14)B. Bagdikian, The Media Monopoly, 3a ed., Beacon Press, Boston 2000.


(15)A. Giddens, Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, Il Mulino, Bologna, 1974.

(16)M. Edelman, Gli usi simbolici della politica, Ed. Guida, Napoli 1987.


(17)Da questo punto di vista le ricerche sulla cellularizzazione della forza-lavoro nello stabilimento Fiat di Melfinon fanno altro che confermare queste tendenza. La classe operaia impiegata alla Fiat di Melfi rappresenta un esempio oramai classico in questo senso, sebbene negli ultimi anni alcuni episodi di conflittualità hanno iniziato a rompere la pace sociale nello stabilimento: si veda L. Fiocco, La cellularizzazione della forza lavoro e le forme di resistenza alla Fiat di Melfi, in Collegamenti Wobbly, numero 6-7, 1998.


(18)STOA Scientific and Technological Options Assessment, Una valutazione delle tecnologie di controllopolitico, in http://www.tmcrew.org/privacy/STOA.htm


(19)ibidem.


(20)ibidem.


(21)La stessa rete Echelon è divenuta di pubblico dominio solo grazie ad alcune rivelazioni di alcuni ex-agenti dei servizi segreti neozelandesi.


(22)G. Fiori, Il Grande Venditore, Garzanti, Milano 1995.


(23)D. Berdichevsky, E. Neunschwander, Toward an Ethics of Persuasive Technology, in Communications of the ACM (Association of Computing Machinery) Vol. 42, No. 5, 1999.


(24)Hobo, In Internet senza invito, http://www.spunk.org/library/comms/sp001260.txt


(25)S. Wright, Comunicazione, telematica, new media e cicli economici, in Chaos, numero 10, Roma 1999.


(26)D. Della Porta, I nuovi movimenti sociali, "Il Mulino", n. 2, 1981.

(27)Relazione sulla politica informativa e della sicurezza, secondo semestre 1993, XII legislatura, Doc. XXXIII n. 3.


(28)Un interrogazione sul leonka telematico, Il Giornale, 13 settembre 1994.


(29)Y. Le Bot, Zapatismo: fine e principio, Carta, 25 ottobre 2000.


(30)M. Diani, Comunità reali, comunità virtuali e azione collettiva, in Rassegna Italiana di Sociologia, a. XLI, n. 1, gennaio-marzo 2000.


(31)H. Reinghold (1993), Comunità Virtuali, Sperling e Kupfer, Milano 1993.


(32)Joe Lametta, Kriptonite. Fuga dal controllo globale: crittografia, anonimato e privacy nelle reti telematiche. Edizioni Nautilus, Torino, 1998


(33)AAVV, Comunicazione-guerriglia. Tecniche di agitazione gioiosa e resistenza ludica all'oppressione, Derive Approdi Ed., Roma 200

 

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