Logiche
del profitto, controllo sociale, omologazione strisciante: che fine farà
Internet?
E-GOVERNMENT
CONTRO E-MOVEMENT
Note a margine del Global Forum sull' e-government
(Napoli, 15/17 Marzo)
Ormai da diversi anni
nei paesi occidentali si discute in modo sempre più articolato
delle potenzialità della telematica, della comunicazione mediata
dal computer (d'ora in poi CMC), dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Una discussione relegata fino a pochi anni orsono in ambiti angusti e
specialistici oggigiorno si propaga con la stessa dirompenza con cui il
cosiddetto "fenomeno internet" si innerva nella società.
Ci troviamo infatti quotidianamente bombardati da un'esasperante battage
ideologico e pubblicitario sulla potenza della telematica, una telematica
che permetterà a tutti di vivere più felici, di arricchirsi
con un semplice click, di liberarsi dal lavoro manuale, dalle ragnatele
della burocrazia novecentesca. Le città saranno meno inquinate,
le file agli sportelli pubblici scompariranno, tutto quello che desideriamo
vedere, ascoltare, comprare sarà a portata di mouse.
Alla desertificazione sociale avremmo modo di sopperire interagendo e
chattando con le tante comunità virtuali, alle disfunzioni della
tanto declamata democrazia si sopperirà attraverso una sua estensione
nella dimensione elettronico-virtuale, tutti i problemi e le contraddizioni
della contemporaneità troveranno una risoluzione. Basterà
rispettare e sostenere i dogmi dominanti del nuovo millennio: new economy,
società dell'informazione, e-commerce sono le paroline magiche
di questa "rivoluzione" digitale che dovrebbe cambiare il destino
degli individui e della società. Ad esso nessuno può sottrarsi,
perché mai come in questa fase il motto "chi si ferma è
perduto" diventa il diktat imperante.
La realtà, purtroppo o per fortuna, è profondamente diversa
da queste visioni apologetiche, per quanto intellettuali visionari come
Nicholas Negroponte continuino a sostenere che, grazie alla telematica,
si riuscirà a conquistare una più grande armonia mondiale,
dispiegando appieno il potenziale intellettuale e creativo del genere
umano.
Alla base di questi miraggi c'è una sorta di nuovo "determinismo
tecnologico", il quale puntualmente si riaffaccia e si rinnova allorquando
innovazioni tecnologiche di vasta portata catalizzano su sé le
speranze di un superamento delle contraddizioni e dei limiti della contemporaneità,
indipendentemente da qualsiasi altro fattore.
Sarebbe tuttavia ingenuo e sbagliato annullare e mistificare le potenzialità
insite nella telematica e il portato di profonda trasformazione che questa
si porta dietro: la CMC ha modificato radicalmente la vita di milioni
di esseri umani, il proprio tempo, il proprio lavoro, la propria quotidianità,
la propria dimensione spazio-temporale.
Ma le conseguenze di questa innovazione tecnologica non stravolgono affatto
l'impianto sistemico in cui si innestano. Piuttosto lo cementificano ulteriormente,
restando imbrigliate al suo interno e in un certo senso depotenziate .
Nessun salto di paradigma quindi, ma uno strumento addizionale di salvaguardia
dell'ordine vigente.
Le relazioni di dominio e le disuguaglianze sociali non solo non tendono
ad appianarsi, con buona pace degli ideologi californiani, ma si rafforzano.
I canali di comunicazione si moltiplicano, ma allo stesso tempo il controllo
sostanziale dell'informazione finisce sempre più saldamente nelle
mani di pochi.
Probabilmente negli anni pionieristici dell'avvento della rete questo
punto di vista poteva essere tacciato di scetticismo e di pessimismo,
ma con l'inarrestabile sviluppo dell' informatica e della telematica,
ogni giorno queste relazioni di dominio e subordinazione diventano più
visibili e incontestabili.
Non è un caso quindi che l'ottimistica e immaginifica letteratura
sul carattere orizzontale, per alcuni addirittura libertario e "anarchico"
della rete, si e' andata ridimensionando in misura direttamente proporzionale
alla crescita vorticosa dei processi di concentrazione proprietaria e
di commercializzazione dei beni immateriali.
Si sgretolano così, inesorabilmente, le fiduciose teorie millenaristiche
sulle magnifiche e progressive sorti della democrazia elettronica. In
primo luogo, quell'ideologia ultra-liberista californiana, la quale per
troppo tempo si è fatta portatrice di pretese istanze libertarie
e radicali, senza accorgersi che le sue profezie di liberazione e democratizzazione
elettronica non facevano che legittimare la nuova "corsa selvaggia
all'oro", spianando il terreno ai pescecani della comunicazione e
dell'high-tech. Del resto, basterebbe osservare la parabola della rivista
cult dell'ideologia californiana, il mensile Wired: negli anni della telematica
pioneristica rappresentava la "bibbia" anche per i sostenitori
più radicali della "digital revolution"; oggi, su 432
pagine, 290 sono di pubblicità a pagamento per lo più di
imprese e-commerce, un centinaio di "inserzioni" camuffate,
rubriche per gadget vari e solo un'ottantina di pagine "reali",
all'interno delle quali peraltro si parla sempre meno di telematica.
"Le innovazioni aprono le porte, il capitale le chiude (1)
diceva Lowi e forse mai in questo caso ciò è evidente. Così
come evidente è il fatto che l'emergere di ogni nuovo medium ha
portato con sé da una parte promesse di democratizzazione, ma dall'altra
in concreto ha prodotto il suo esatto contrario. Già nell'immediato
secondo dopoguerra Innis evidenziava che "ogni innovazione apre nuove
possibilità di progresso umano, ma porta contemporaneamente alla
costituzione di nuovi monopoli che frenano e molto spesso rendono impossibile
tale progresso"(2) .
Intanto, sempre più ingenti risorse finanziare si sono indirizzate
verso questo settore, risorse che hanno gonfiato e contribuito ad alimentare
un'immensa bolla speculativa che accentua il carattere di precarietà
di questa "corsa all'oro" di fine millennio, ogni giorno più
aggressiva e selettiva. L'affare del secolo ha mobilitato e continua a
mobilitare i capitali, le grandi multinazionali, mentre i governi, gli
organismi sovranazionali implementano strategie e politiche di deregulation,
ma anche di intervento attivo, tese a stimolare questo nuovo circuito
di accumulazione.
Se è pur vero che inizialmente la CMC aveva una funzione di interconnessione
e di confronto orizzontale (dapprima solo in ambito accademico, poi anche
sociale e man mano sempre più esteso), adesso la rete nella sua
incessante crescita esponenziale si riconfigura come un grande supermercato
interattivo, l'ultima frontiera dell'intrattenimento e della mercificazione
esasperata.
La rete dei newsgroup, quella che meglio rispecchia la dimensione dell'orizzontalità
multidirezionale, oggi rappresenta uno strumento per una ristretta cerchia
di privilegiati, inquinata in modo esasperante dallo spamming pubblicitario.
Un numero insignificante di utenti a confronto delle "masse"
che si riversano quotidianamente sulle vetrine del World wide web.
Il valore di comunicazione orizzontale resta indelebile in virtù
della struttura stessa della rete, ma viene sempre più marginalizzato,
opacizzato dalla luce delle grandi insegne luminose, dal richiamo delle
sirene del grande affare del secolo. Pur rimanendo uno strumento prezioso
per i movimenti di opposizione sociale - come si dirà nella parte
conclusiva dell'articolo - per la stragrande maggioranza degli utenti
resta solo un contenitore dove reperire indici di borse, immagini porno,
notizie sul "Grande Fratello", numeri del supenalotto, insomma
puro e semplice intrattenimento peraltro quasi sempre di bassa qualità
culturale ecc
In altre parole, la CMC resta uno strumento dal carattere poliedrico,
la cui versatilità consente utilizzi differenti e talora alternativi,
a seconda degli interessi dei fruitori. Purtroppo, però, gli artigli
delle logiche del profitto con sempre più aggressività si
scagliano contro il bi/sogno di libertà.
LA
POVERTA' ELETTRONICA
Ma, appunto, oggigiorno
chi utilizza e chi può utilizzare la rete?
Diverse statistiche sottolineano innanzitutto la differenza abissale negli
accessi tra il Nord e il Sud del mondo, che rispecchia la divisione internazionale
del lavoro tra centro e periferia. Non solo i mille sud del mondo restano
esclusi dai processi di informatizzazione della società, ma il
dato ancor più allarmante è che tali differenze tendono
ad amplificarsi e non ad appianarsi con il passare del tempo.
Basti pensare che un intero continente come l'Africa - 768 milioni di
persone - allo stato attuale possiede lo stesso numero di collegamenti
telefonici di quanti ne ha da solo un distretto di New York (Manatthan,
1.6 milioni di abitanti)(3) . I numerosi vertici internazionali
e i documenti degli organismi sovranazionali pongono l'accento sulla possibilità
di superare le profonde disuguaglianze socio-economiche che caratterizzano
il sistema-mondo attraverso l'uso intensivo della telematica anche nei
paesi in via di sviluppo, ma probabilmente i 10.000 bambini che muoiono
ogni giorno di malnutrizione difficilmente miglioreranno la loro condizione
di vita attraverso un computer e un modem.
Se Internet è diventato uno strumento di comunicazione di massa,
è al tempo stesso vero che l'uomo bianco, di sesso maschile, con
un livello medio-alto di istruzione e di reddito, rimane il protagonista
incontrastato della società dell'informazione.
Come fa notare polemicamente B. Barber, tecnologicamente, Internet è
un mezzo di comunicazione decentrato: è interattivo e fornisce
numerose possibilità di comunicazione orizzontale. Ma, prima che
i poveri del mondo possano collegarvisi, Internet rischia di divenire
una filiale della News Corporation o della Time Warner, e dunque assai
meno utile.
Ciò vuol dire che l'era dell'accesso(4) , di cui
tanto a lungo - e tanto male - scrive non riguarda interessa che un quinto
della popolazione mondiale: persino la società dei due terzi di
Peter Glotz a confronto sembra un'utopia. In verità, la diffusione
di Internet non pare, per certi versi, distinguersi da quella di beni
di lusso destinati, almeno nella fase iniziale del loro ciclo, ai ceti
più abbienti.
Il problema allora, se vuol essere realisticamente risolto, va affrontato
alla radice, in un ottica globale.
Ma questo non sembra essere il reale interesse dei "signori della
globalizzazione" (dirigenti di multinazionali, alti funzionari dei
paesi industrializzati, capi di governo ecc
) che durante i loro
incontri, i loro vertici, pongono in modo retorico l'accento sul nodo
centrale della sperequazione economica, sociale e quindi inevitabilmente
anche tecnologica, ma il tutto in chiave meramente opportunistica, soprattutto
nelle conclusioni che ricalcano quasi sempre i dettami dell'ideologia
trionfante: liberalizzazione estrema, delega fideistica alla regole e
ai capricci del capitale.
Si prenda "l'agenda per il futuro"(5) , redatta
al termine del secondo Global Forum sull'e-government dai delegati dei
governi e delle multinazionali partecipanti, nel quale da una parte si
segnala il problema della "exclusiòn digital y la conseguiente
profundizaciòn de la disegualdad", da affrontare però
ponendo l'attenzione su "la eficiencia econòmica y como generar
un ambiente favorable para el funcionamiento del mercado"(6)
.
Si confonde, e non certo per ignoranza, ancora una volta la malattia con
la cura.
IL
POTERE DEI MEDIA, LA POTENZA DELLA TELEMATICA
Non
è difficile individuare le ragioni di tale confusione..
E' evidente, infatti, come l'accesso privilegiato, se non esclusivo, dei
gruppi dominanti all'innovazione degli strumenti comunicativi abbia pesato
sia nella salvaguardia del consenso e quindi delle relazioni di dominio,
ma anche nella realizzazione e intensificazione dei flussi dell'accumulazione
capitalistica.
Se infatti "gli strumenti del comunicare sono in diretta relazione
con il potere, e il loro controllo oligopolistico ne e' anzi fondamento
essenziale"(7) e se "la propaganda, o la manipolazione
del consenso, assicurano il controllo sulla percezione soggettiva del
passato e del presente, e, in potenza, del futuro, cioe' sul tempo"(8)
, queste considerazioni acquisiscono un ulteriore "valore aggiunto"
quantomeno proporzionale alla sempre più onnicomprensiva centralità
della comunicazione nella società.
Nella "società dell'informazione", infatti, la comunicazione
e i flussi informativi funzionano da sistema nervoso della società,
punto nodale della riorganizzazione produttiva e sistemica, merce-guida
nel circuito della valorizzazione capitalistica.
I padroni della comunicazione, dei media e del multimedia, tendono sempre
più a ridursi in termini quantitativi mentre si accresce la loro
capacità di controllo e dominio. Anche un eminente, e moderato,
sociologo italiano ammette che: "i soli imprenditori che oggi abbiano
una prospettiva del sistema sociale complessivo in un'ottica planetaria
sono i nuovi signori dei media, gli autentici imperatori della terra,
coloro che controllano i flussi informativi e che hanno pertanto il potere
reale poiché non si può controllare se non ciò che
si conosce. La comunicazione di per sé, con i suoi strumenti operativi,
è rapidamente divenuta una risorsa strategica. Chi la controlla
mette una seria ipoteca sull'avvenire del mondo. Non occupa più
territori. Non ha bisogno di costruire l'impero romano o quello britannico.
[
] E' cominciata l'epoca della colonizzazione interiore. Il terreno
di conquista non è il territorio e neppure il magnetico, fluido,
onnipresente capitale finanziario, ma la psiche umana, le coordinate mentali
spazio-temporali che definiscono la personalità dell'individuo,
il framework, il quadro mentale in cui vive"(9)
.
Ci
troviamo quindi dinanzi la prospettiva di una sorta di "colonizzazione
dell'immaginario" - in forme più subdole e dispiegate di quelle
descritte da Gruninsky(10) in merito all'avvento della
modernità e del cristianesimo nel Messico del XV secolo - una colonizzazione
che investe e sussume l'intero "villaggio globale" all'interno
delle logiche predominanti del consumo e del profitto.
Pur senza addentrarci nell'inconscio umano, assistiamo dunque ad un processo
di omologazione culturale, - di "coca-colonization"(11)
direbbe Ritzer - , alimentato dalla pervasività dei mezzi di comunicazione
di massa, in primo luogo della televisione, e ora anche di Internet.
Infatti, come abbiamo già osservato, è pur vero che la CMC
ha insita in sé il carattere multidirezionale, orizzontale, ma
l'evoluzione attuale ci dimostra come queste caratteristiche tendono ad
affievolirsi in modo proporzionale all'aumento della concentrazione e
della commercializzazione della rete.
Basta considerare un dato importantissimo: le pagine web sono ormai oltre
due miliardi e crescono ad un ritmo di 7 milioni al giorno, ma sono solo
15.000 i siti che attirano l'attenzione dell'80 % degli utenti.
Si ripresenta quindi, anche nella comunicazione digitale, quella funzione
di gate-keeping tipica dei media tradizionali, attraverso la quale vengono
selezionate e filtrate le informazioni secondo un criterio di notiziabilità
speculare agli stereotipi, ai pregiudizi e ai valori dominanti.
Da questo punto di vista, la "formula della Mohawk Valley"(12)
ci può aiutare a comprendere la potenza manipolatrice dei media:
giornali, televisione, costituiscono con scarsissime e comunque irrilevanti
eccezioni, un blocco unico, che martella costantemente il pubblico con
poche ma solide verità che si pretende siano autoevidenti.
Cosicché la dimensione dell'agenda-setting anche nel cyberspazio
diventa preponderante, con i grandi colossi della comunicazione che non
solo controllano buona parte dei flussi informativi e riescono attraverso
questi a gerarchizzare i temi di interesse pubblico deformando la percezione
e l'immagine del mondo, ma organizzano allo stesso tempo una sorta di
censura occulta imposta non necessariamente da politiche repressive ma
dalle loro stesse strategie di marketing, per il successo delle quali
è vitale omologare e predefinire le scelte, i gusti, i consumi,
le idee.
I grandi portali di Internet hanno ormai assunto questo ruolo di filtri
e selettori, con il compito di aiutare a navigare nella grande e caotica
massa di informazioni presente nel cyberspazio: dall'anarchico net-surfing
si passa ad un più sicuro net-ferryng attraverso il quale l'utente
viene etero-diretto nella navigazione e nello "sbarco" sui lidi
dorati del commercio elettronico, dell'intrattenimento, dei tanti altri
siti gestiti e controllati dalle stesse corporations.
Da questo punto di vista si comprende bene come le differenze tra i media
tradizionali (radio e televisione) tendano progressivamente ad assottigliarsi
in modo impressionante, soprattutto alla luce delle dinamiche di sviluppo
tecnologico ormai prossime: il webcasting, la cosiddetta televisione interattiva,
il Wireless Application Protocol, ecc. tendono tutti ad accentuare questo
processo di concentrazione dei flussi di comunicazione digitale.
Esistono, è bene ricordarlo, anche dimensioni completamente sganciate
se non in aperta contrapposizione alle logiche dominanti del profitto:
il sistema operativo Linux, il peer-to-peer di Gnutella e FreeNet sono
alcuni esempi che però sono costretti a vivere in una dimensione
di nicchia non solo e non tanto per l' "alta" competenza tecnico-formativa
che questi richiedono, ma soprattutto perché solo in questa dimensione
gli è possibile sfuggire al fuoco incrociato della repressione
da un lato e della sussunzione alle leggi del mercato dall'altro. Tuttavia,
su questo versante, la partita non è per nulla conclusa e anzi
la torrenziale condivisione di risorse in rete ha permesso negli ultimi
anni la crescita esponenziale dell'open-source, che ha trovato nel copyleft
e nella GLP (Licenza Pubblica Generale) efficaci strumenti di salvaguardia
della condivisibilità, in quanto a differenza del copyright "non
protegge la proprietà dall'uso ma l'uso libero dalla proprietà"
.
Ma a fronte della progressiva affermazione dell'open-source, i colossi
dell'high-tech hanno già spinto e sollecitato con forza, e non
senza successo, la più ampia estensione delle norme sulla brevettabilità
del software fino anche ai più semplici algoritmi matematici.
In ogni caso nel campo finanziario e industriale questo processo di concentrazione
diventa ogni giorno più tumultuoso: i colossi della comunicazione
tradizionale si sono ormai avvinghiati nel campo informatico, per cui
prendono forma e forza imponenti colossi nel settore, con capitalizzazioni
da capogiro, frutto anche delle speculazioni estreme in atto sui "nuovi
mercati". La mega-fusione tra Time Warners e America On Line è
l'operazione più vistosa da questo punto di vista, ma non è
altro che uno dei tasselli di un mosaico infinito di acquisizioni, fusioni,
e incorporazioni.
Questi spregiudicati movimenti di capitale non solo non incontrano alcun
ostacolo o vincolo giuridico, ma sono sostenuti per giunta dagli apparati
decisionali degli stati-nazione e degli organismi sovranazionali: è
noto, ad esempio, come negli Stati Uniti la Federal Communications nel
1993 abbia approvato la fusione tra Viacom e CBS, la stessa Viacom che
nel negli anni Settanta fu costretta a scindersi dalla casa madre CBS
per i possibili rischi di concentrazione di proprietà(13).
Insomma, le previsioni "catastrofiste" di Ben Bagdikian(14)
sembrano avverarsi: "entro l'inizio del prossimo secolo il mercato
mondiale dell'informazione sarà gestito da non più di dieci
grandi corporation che controlleranno giornali, riviste, libri, emittenti
televisive e radiofoniche, cinema e videocassette, con l' immenso potere
di determinare qualità e destinatari dell'informazione". Ai
settori che Bagdikian individua, non possiamo far altro che aggiungere
altri due componenti fondamentali dello sviluppo tecnologico prossimo
venturo: la telematica e la telefonia mobile. Anche queste, ovviamente,
nelle mani ben salde delle stesse multinazionali, così come la
prossima frontiera dello sviluppo tecnologico che si prospetta con l'interconnessione
tra la stessa telematica e la telefonia mobile (l'Universal Mobile Telephone
System, più comunemente conosciuto con la sigla UMTS).
Di fatto, dietro l'enorme battage pubblicitario sui fasti della "new
economy", si nasconde questa spietata corsa all'oro in cui inesorabilmente
i pesci grandi mangiano i pesci piccoli : le idee, i talenti, la tanto
decantata creatività, tutto viene inesorabilmente "sussunto"
e ricondotto nei circuiti della colonizzazione del cyberspazio.
L'E-GOVERNMENT
Ma
se è vero che la rete rimane uno strumento per pochi, che un selvaggio
processo di concentrazione sta interessando il mondo telematico, allora
in cosa consiste questo fantomatico governo elettronico, su cui nel marzo
2001 oltre mille delegati internazionali discuteranno a Napoli?
Il testo della convocazione di questo vertice - il terzo Global Forum
sull'e-government - , parla di e-government come strumento di democrazia
e di sviluppo, ma la realtà sembra contraddire i buoni propositi
e la retorica con la quale questi vengono sbandierati.
E-government, fino ad oggi, ha significato essenzialmente fornire elettronicamente
ai cittadini servizi ed informazioni cui comunque avrebbero potuto accedere
in altro modo. Questo agevola, ovviamente, la possibilità concreta
di usufruire di questo diritto senza però modificarne i contenuti.
Non crea nessuna nuova forma di cittadinanza, mentre offre la possibilità
ad un'élite quale quella degli users di Internet di accedere più
rapidamente di altri a certe informazioni.
Inoltre, se è pur vero che attraverso l'utilizzo dell'informatica
è possibile ottenere una migliore e più efficiente organizzazione
amministrativa, tuttavia molte ricerche dimostrano che questa dinamica
si risolve verso l'interno con un ulteriore rafforzamento dei ruoli e
dei poteri nelle mani di gruppi ancor più ristretti stimolando
forme nuove di autoritarismo e chiusura, mentre verso l'esterno incoraggia
dinamiche particolarmente deleterie di formalizzazione e spersonalizzazione.
"La fiducia nei sistemi astratti è la condizione di distanziazione
spazio-temporale di quelle vaste aree di sicurezza della vita quotidiana
che le istituzioni moderne offrono rispetto al mondo tradizionale. Le
routine integrate con i sistemi astratti sono fondamentali per la sicurezza
ontologica nelle condizioni della modernità. Eppure questa situazione
crea anche nuove forme di vulnerabilità psicologica e la fiducia
nei sistemi astratti non offre la stessa gratificazione psicologica della
fiducia nelle persone"(15) .
In verità, i discorsi sull'e-government strettamente legati anche
ad un'altra categoria fondamentale nella storia della CMC: la democrazia
elettronica.
Tra le tante speranze e aspettative, si affida alle nuove tecnologie anche
il compito di fronteggiare e risolvere la crisi delle forme tradizionali
della democrazia rappresentativa.
Tuttavia, nella copiosa letteratura sulle nuove frontiere della presunta
"democrazia elettronica", sembra finalmente trovar posto anche
qualche voce scettica circa la sua effettiva praticabilità.
Al di là dei sogni di molti autori, e persino di alcuni filoni
di pensiero critico, nella democrazia elettronica non è possibile
individuare uno strumento per la realizzazione di esperienze innovative
di democrazia diretta: probabilmente è possibile sperimentare,
attraverso le applicazioni telematiche, alcuni percorsi di democrazia
referendaria, nella consapevolezza però che ciò favorirebbe
la verticalizzazione e non la distribuzione del potere, accentrandolo
ulteriormente nelle mani di chi gestisce i flussi comunicativi e il "potere
della domanda", che sovrasta chiaramente il "potere della risposta".
Malgrado ciò, si continua a disquisire su democrazia elettronica,
governo elettronico, voto elettronico, ecc
.., con l'obiettivo nemmeno
troppo velato di coprire in termini ideologici la rifunzionalizzazione
degli assetti decisionali.
E' vero anche che l'enfasi sulle potenzialità della democrazia
on-line è alimentata dai nuovi settori di imprenditorialità
capitalistica che hanno interesse affinché l'e-goverment tuteli
il proprio e-business, vale a dire i propri profitti. Non è un
caso che il Global Forum di Napoli sia sponsorizzato da numerose fondazioni
private e imprese multinazionali.
Le nuove politiche di governo dell'economia immateriale, il cosiddetto
e-governement per l'appunto, sono coerenti con una più generale
ristrutturazione della forma-stato. Lo stato neo-liberale, infatti, mentre
alleggerisce il suo ruolo nell'economia, non si sottrae dalle proprie
funzioni di controllo e disciplinamento sociale. Questo avviene anche
grazie alla messa a punto di nuovi e più sofisticati sistemi di
sicurezza che inibiscono l'uso democratico dei nuovi strumenti di comunicazione.
In questo senso, lo stato apparato costruisce con il governo elettronico
un'immagine aperta e rassicurante, è lo Stato che si avvicina virtualmente
ai cittadini proprio nel momento in cui se ne allontana ulteriormente.
Da questo punto di vista, alle classi dominanti il governo elettronico
serve anche a creare forme nuove di legittimazione "democratica"
e di appartenenza collettiva alla sfera pubblica, una volta che sono venuti
meno i tradizionali canali di formazione della cittadinanza sociale. Caduti
gli ultimi residui di stato sociale, la discussione non avviene più
sulla creazione di forme di partecipazione reale e di massa, il pane da
spartire adesso è fatto di immagini e virtualità, nessuno
partecipa più realmente. Si tenta, al fondo, di compensare la riduzione
della partecipazione democratica con la virtualità della tecnopolitica.
Si crea l'immagine di uno Stato amministratore asettico, di organismi
amministrativi neutri. Come dice Edelman "creano ed avvalorano un'immagine
capace di indurre il pubblico al consenso di fronte a interessi privati
che altrimenti potrebbero provocare risentimenti, proteste ed opposizioni"(16)
.
Si diffonde l'idea di una tecnologia impolitica alla quale opporsi è
considerato irrazionale proprio perché si fonda su criteri di obiettività
e razionalità discorsiva.
Ma oltre a quest'evidente strumentalità, gli alti funzionari di
stato, le fondazioni multimiliardarie, le imprese multinazionali, gli
organismi sovranazionali (Banca Mondiale, Ocse, Nazioni Unite) si siederanno
intorno ai tavoli del Global Forum per definire le proprie strategie che,
pur variegate nei metodi e nei contenuti, convergeranno sull'obiettivo
strategico di accentuare e intrecciare le politiche del controllo e le
logiche del profitto.
IL
PROFITTO ED IL CONTROLLO
Più
volte, in questi anni, si è sottolineato le potenzialità
in termini di democrazia e partecipazione della CMC: il suo carattere
interattivo e multidirezionale resta infatti un dato insopprimibile, per
quanto le linee di sviluppo della telematica di massa tendano a depotenziare
quest'aspetto.
Abbiamo visto come le logiche del profitto tendano ad imporsi anche in
questo strumento per molti visto antitetico e antagonista rispetto a tali
logiche.
Ma il problema non è solo questo.
Il carattere interattivo della comunicazione digitale può di fatto
trasformarsi, e questo soprattutto in un contesto sociale come quello
attuale, in uno strumento di ulteriore rafforzamento dei sistemi di un
controllo sociale sempre più pervasivo e panottico.
Le innovazioni tecnologiche, infatti, hanno ulteriormente rafforzato e
perfezionato i già complessi meccanismi e le articolate tecniche
di controllo e repressione sociale.
Questo è fin troppo evidente innanzitutto all'interno del circuito
produttivo, nel quale l'apparato di sorveglianza diventa parte integrante
della struttura stessa del sistema: sono di fatto le macchine stesse che
governano il ciclo produttivo a svolgere le mansioni di controllo sistematico
dell'apporto del lavoro vivo, a segnalare ritmi, interruzioni, inadempienze.
Pur senza rispolverare l'eterna questione se è l'uomo che governa
le macchine oppure il lavoro vivo è solo una semplice appendice
del lavoro morto, del sistema macchinario, a noi in questa sede interessa
sottolineare l'applicazione di questi precetti all'intera fabbrica sociale.
Ad esempio nel modello di organizzazione aziendale che si fonda sulla
produzione snella e sulla qualità totale, la fabbrica integrata,
le nuove tecnologie di controllo numerico hanno radicalmente modificato
le relazioni annullando i margini di conflittualità operaia e costruendo
al suo posto il rassicurante mito della partecipazione operaia alla gestione
del ciclo produttivo(17) .
Ma in verità è la società nel suo complesso ad essere
investita da queste dinamiche: con sempre più evidenza nella "fabbrica
sociale", nel sistema produttivo "spalmato" sul territorio,
si accentuano parallelamente sia le forme dell'omologazione culturale
sia la stigmatizzazione e criminalizzazione dei comportamenti ritenuti
diversi, devianti o antagonisti.
Lo sviluppo tecnologico ha reso questo aspetto ancor più semplice,
immediato ed invadente, fluidificando di fatto il funzionamento dei dispositivi
di sorveglianza: non solo si allarga la rete di sorveglianza ma anche
e soprattutto si restringono le maglie, ampliando quindi la portata e
intensificandone gli effetti.
Echelon, la rete di intercettazione utilizzata dai servizi segreti occidentali
per controllare gli immensi flussi di comunicazione digitale e non solo
che transitano sul pianeta e sui satelliti, è solo il prodotto
più completo di questo complesso intreccio tra tecnologia e controllo
sociale, al cui cospetto le misure in difesa della privacy appaiono largamente
impotenti.
Su questo terreno l'innovazione tecnologica ha contribuito in modo determinante
all'evoluzione del sistema del controllo: la sorveglianza algoritmica(18)
- un efficace analisi di dati attraverso complessi algoritmi - che rende
possibili identificazione e tracciamento automatici; la data-veglianza(19)
- raccolta di enormi quantità di informazioni a basso livello di
importanze e riservatezza - che permette forme più o meno dispiegate
di schedatura di massa; il sistem X(20) - un sistema
digitale per ascoltare le conversazioni che avvengono vicino ai telefoni
mobili - che converte ogni telefono cellulare in una sorta di braccialetto
elettronico. Questi sono solo alcuni degli strumenti di cui l'opinione
pubblica è a conoscenza, mentre tanti altri sono coperti ancor'oggi
dal segreto militare (21) .
Tra le mani, in pochissimo tempo, avremo tutti la propria carta d'identità
elettronica, un microchip nel quale sono indicate tutte le informazioni
al nostro riguardo, probabilmente anche più di quanto crediamo
di sapere di noi stessi: dati personali, codice fiscale, gruppo sanguigno,
dati sanitari, impronte digitali, precedenti penali, titolo di studio,
e non solo.
Con la legge 191/1998 che istituisce anche in Italia questa carta elettronica,
si è lasciata la possibilità di estendere ulteriormente
la propria funzionalità, per cui sarà possibile "sperimentare
modalità di utilizzazione della carta d'identità elettronica
per l'erogazione di ulteriori servizi e utilità".
Diversi circuiti bancari già hanno avanzato la proposta di erogazione
dei servizi tradizionali delle carte di credito attraverso la carta d'identità.
Si intravede in pratica già all'origine un processo di "function
creep", attraverso il quale le cards originariamente progettate per
un singolo uso estendono le loro funzionalità fino al collegamento
con database multipli .
Nel giro di pochi anni la "garanzia" della nostra esistenza,
il nostro profilo, la nostra collocazione all'interno della società
dipenderà da questo microchip .
Ogni movimento, ogni iniziativa, ogni scelta potrà quindi essere
scandagliata e controllata. Un po' come già oggi avviene all'interno
della comunicazione digitale.
Nella CMC infatti, esiste già questo problema delle "tracce"
digitali, della disseminazione di informazioni di qualsiasi tipo che lasciamo
sulla rete preda non solo degli apparati di controllo e di repressione,
ma anche e soprattutto delle aziende e delle multinazionali alla ricerca
dei tuoi percorsi di "navigazione", dei tuoi interessi, dei
tuoi consumi, di ogni informazione che praticamente possa aiutarli nel
controllare e manipolare il mercato.
Da questo punto di vista è giusto evidenziare come oggi non dobbiamo
pensare al "grande fratello" nelle vesti militari, di guardiano
armato, ma più consona sarebbe l'immagine del "Grande Venditore"(22)
.
Un Grande Venditore che ha affinato a tal punto i suoi processi di sorveglianza
a tal punto da riuscire a non far apparire gli stessi come tali o riuscendo
addirittura a farli reinterpretare dalla "vittima" come ulteriore
momento di rafforzamento di autonomia ed emancipazione.
Assistiamo in pratica al riemergere di una dimensione di controllo panottico
"invisibile" incentrato non solo rispetto l'obiettivo dell'interiorizzazione
delle norme sociali dominanti e all'auto-repressione di comportamenti
devianti, ma anche ad atteggiamenti etero-diretti sul versante dei consumi
sociali e della libera scelta .
Sono alcuni anni infatti che diversi analisi si stanno concentrando sullo
studio della cosiddetta captologia (23). Questa tecnica
è adoperata per verificare come e quanto le tecnologie interattive
riescano a delineare, all'interno delle proprie interfacce, l'intenzionalità
del progettista a modificare comportamenti da parte di chi l'utilizza:
è necessario quindi, da questo punto di vista, analizzare le potenzialità
persuasive degli strumenti di comunicazione interattiva, nei quali il
carattere persuasivo sta nella percezione, spesso presunta, di essere
noi stessi a scegliere e determinare i nostri comportamenti quando in
realtà sono i principi psicologici implementati nelle macchine
che ci "guidano per mano" a fare scelte prestabilite entro una
limitata gamma di opzioni.
Questo è alquanto evidente nella gestione dei flussi di comunicazione
sul world wide web che, come abbiamo visto in precedenza, concentra gli
accessi attraverso pochi portali, da cui si accede in modo apparentemente
casuale nei luoghi del commercio e della produzione gestiti direttamente
o indirettamente dalle grandi corporation: per far questo le stesse imprese
high-tech hanno ormai sostituito le semplici tecnologie dell'informazione
con le tecnologie di relazione, per stimolare presunti legami di intimità
e comunanza con i propri utenti, al fine di accentuare il processo di
mercificazione della vita sociale che tende a trasformare in esperienza
commerciale ogni momento della vita.
Da questo punto di vista si comprende bene come la dimensione panottica
si riflettea in modo particolarmente profondo all'interno dei circuiti
della CMC ormai quasi completamente assoggettati alla logica del profitto:
cos'è infatti la democrazia panottica, per citare Bentham e Foucault,
se non la capacità di vedere da parte dei gruppi dominanti e, nello
stesso tempo, la disponibilità a lasciarsi vedere da parte dei
gruppi dominati?
Cosicché, nella telematica ma anche nella concretezza del reale,
diminuisce la trasparenza e la visibilità del potere, e parallelamente
aumenta la trasparenza e la visibilità di coloro che sono soggetti
al potere.
Il potere abbiamo visto politico, ma anche economico e sociale, viene
rafforzato ulteriormente da questo punto di vista attraverso non solo
la repressione auto od etero-diretta dei comportamenti deviati, ma anche
attraverso l'accentuazione di quelle forme dell'omologazione culturale
che tendono a mercificare le relazioni e i rapporti sociali, virtuali
o reali che siano.
L'USO ANTAGONISTA DELLA TELEMATICA
Ma,
al di là delle tante profezie che circolano sulla rete, la trasformazione
di Internet nel "salotto buono" del post-fordismo, in "uno
spazio virtuale patinato e senza crepe da usare come contenitore perfetto
per le transizioni di affari"(24) incontra non
pochi ostacoli.
In primo luogo è nella struttura stessa della rete - orizzontale,
rizomatica, interattiva - che si annidano gli "anticorpi" più
invalicabili rispetto la trasformazione di Internet nel mega-supermercato
del nuovo millennio.
Infatti l'interattività, elemento imprescindibile della telematica,
rappresenta quel valore aggiunto che differenzia strutturalmente la rete
dagli altri strumenti della comunicazione ed è proprio a partire
dall'accentuazione e dalla valorizzazione del bene scarso della socialità
e della comunicazione orizzontale, che possiamo intravedere quel granello
di sabbia capace di inceppare l'intero processo di monopolizzazione e
mercificazione della rete.
Infatti è precisamente la libertà collettiva della Rete
che le dà quel valore unico di fonte torrenziale di idee produttive
e innovazioni: controllando e commercializzando questo flusso, "il
capitale dell'era informatica può scoprirsi in una contraddizione
simile a quella che assalì il socialismo di stato, obbligato a
contenere la forza produttiva del lavoro tecnico-scientifico per poter
conservare le relazioni sociali di dominio"(25)
.
La struttura rizomatica, orizzontale, interattiva della rete permette
comunque e ovunque l'incrocio fecondo con i percorsi dell'autorganizzazione
sociale, un punto fondamentale su cui ci interessa soffermare l'attenzione
perché crediamo che in tale interconnessione, sebbene da sola non
sia sufficiente ad invertire le tendenze generali di funzionamento della
rete, lasci aperte dinamiche e processi che vanno in qualche modo a contrastare
le tendenze predominanti della concentrazione e della commercializzazione
delle risorse telematiche.
In primo luogo, è importante sottolineare come i movimenti si presentano
essenzialmente come attori "segmentati, acefali, reticolari"
(26) : questa modularità implica inevitabilmente
un deficit in termini di efficienza e di organizzazione al quale è
possibile sopperire solo attraverso forme intense e continue di comunicazione
orizzontale.
In altre parole, l'informalità e la disarticolazione organizzativa
impongono una fluidità comunicativa molto accentuata, in grado
di garantire forme di coesione e di coordinamento tra le varie isole dell'arcipelago
o, meglio ancora, tra i "nodi" della rete. In questo senso,
la CMC ha permesso un evidente salto di qualità, coniugandosi felicemente
con le modalità di autorganizzazione sociale che i movimenti in
questi anni hanno scelto di adottare e riuscendo quindi a condensare intorno
alle sue funzionalità anche un'alternativa ai processi di burocratizzazione.
Oltre al superamento dei limiti strutturali organizzativi interni, la
telematica garantisce al frammentato arcipelago dell'opposizione sociale
anche un livello di comunicazione verso l'esterno che nessun altro mezzo
di comunicazione in precedenza era riuscito a garantire. Infatti, paradossalmente,
l'informalità e la debolezza nella struttura organizzativa, la
mancanza di accessi diretti ai mezzi di comunicazione di massa, da sempre
hanno spinto i movimenti verso la sperimentazione di forme e tecniche
inedite di comunicazione politica.
Si tratta di una sperimentazione aperta, "laica", nella quale
rintracciare, pur evidenziando il carattere non neutro della tecnica,
gli usi possibili, le eventuali potenzialità antagoniste insite
nell'incessante innovazione tecnologica.
L'esperienza delle radio libere negli anni Settanta rappresentò
in questo senso il primo segnale di un incessante tentativo da parte dei
movimenti di adeguare e applicare le continue innovazioni tecnologiche
rispetto alle proprie necessità comunicative, ai propri obiettivi
politici e sociali.
In questa prospettiva, la "scoperta" del fax da parte del movimento
studentesco della Pantera segnò una svolta decisiva: per anni,
infatti, la comunicazione tra le soggettività di movimento geograficamente
distanti, l' informazione tra i vari "focolai" di protesta era
sempre restata frammentata, parziale, discontinua, delegata e soggetta
ai filtri delle organizzazioni e dei loro organi di informazione.
La sincronizzazione del movimento del '68 fu per certi versi impressionante
se pensiamo alla povertà dei mezzi di comunicazione, e ancor più
impressionante ai nostri occhi può apparire la simultaneità
dell'altra rivolta mondiale del 1848.
Verrebbe da chiedersi, come sarebbe cambiata la storia se Karl Marx avesse
disposto di un e-mail.
Ma intanto, per gli studenti universitari del 1990, la spedizione e la
ricezione di documenti in tempo reale, via fax, rappresentava già
un mutamento paradigmatico che scompaginava i tradizionali profili o comunicativi,
e accentuava, attraverso la compressione della dimensione spazio-temporale,
il rafforzamento di un'identità collettiva - in questo caso quella
del Movimento Studentesco - capace di travalicare le distanze geografiche.
Ma il fax altro non era che la
. preistoria di uno sviluppo telematico
e multimediale che proprio a partire da quegli anni avvierà il
suo incessante sviluppo, dapprima sotterraneo e poi dirompente.
Di fatto, negli altri paesi, occidentali e non solo, i movimenti sociali
già avevano scoperto e sperimentato la telematica di base come
strumento "rivoluzionario" per la gestione dei propri flussi
informativi, per l'abbattimento del muro di silenzio e di censura che
copriva le proprie azioni : per la prima volta, nel 1986, per mezzo del
Minitel, il movimento studentesco francese organizzò il primo sciopero
nazionale degli studenti, scavalcando le burocrazie sindacali e le stesse
organizzazioni degli studenti.
Nello stesso periodo la rete Worknet in Sud Africa divenne l'unico strumento
in grado di aggirare la censura della polizia e capace quindi di interconnetere
e coordinare tutte le forze, nazionali e internazionali, in lotta contro
l'apartheid, allo stesso modo in cui, pochi anni dopo, gli studenti del
movimento di piazza Tien An Men riuscirono a rompere il muro di silenzio
attraverso cui il regime cinese cercava di isolare e indebolire una manifestazione
di dissenso sociale che rivelava al mondo intero il suo carattere autoritario
e repressivo.
Ancor prima, nel 1988, in occasione dell'assassinio di Chico Mendez in
Brasile, da sempre impegnato nella difesa della foresta Amazzonica, proprio
grazie alla CMC in tutto il mondo simultaneamente si organizzarono manifestazioni
di protesta per denunciare l'uccisione del leader ecologista .
I riscontri positivi della prima fase di sperimentazione e i risultati
tangibili in termini di maggiore fluidificazione della comunicazione interna
e con l'esterno stimolano i movimenti che già si erano avviate
nella costruzione di strutture telematiche amatoriali verso l'interconnessione
tra le stesse reti, sancendo in questo modo l'istituzione dei primi network
di comunicazione telematica a livello mondiale, e aprendo la strada così
a un utilizzo sociale, dal basso della telematica.
Che quest'opera di sperimentazione fosse condotta dai movimenti suscitò
non pochi timori da parte degli apparati di controllo e di repressione
dello stato.
"Il
campo dell'informatica suscita grande interesse negli ambienti antagonisti
soprattutto per le potenzialità di amplificazione del messaggio
ed alla possibilità di trasferire l'attività "militante"
dal piano documentale a quello tecnologico [??!, ndr.] con immediatezza
di collegamenti anche a livello internazionale. Si sono moltiplicate le
occasioni di dibattito per delineare il ruolo futuro della comunicazione
informatizzata nelle pratiche di contrapposizione politica e le attività
di alfabetizzazione informatica tra gli aderenti"(27)
.
"[chiede
al ministro..] se è vero che il sedicente centro sociale milanese
del Leoncavallo sia dotato di sistema telematico in grado di collegarsi
in tempo reale con tutte le centrali dell'estremismo rosso, se è
vero che proprio attraverso tale sistema gli autonomi del Leoncavallo
siano riusciti ad organizzare la manifestazione del 10 settembre culminata
in scontri con la polizia; se intenda il ministro accertare le fonti finanziarie
che hanno consentito di dotarsi di un così sofisticato [!] sistema
informatico."(28)
Malgrado
l'oscurantismo ancora imperante, fin dai primi anni novanta fu un continuo
proliferare e strutturarsi di un pulviscolo infinito di esperienze, di
percorsi strutturati e di poli comunicativi ormai "maturi" di
comunicazione antagonista che trovavano nella CMC l'asse portante della
propria attività di controinformazione e di dibattito, di interconnessione
tra le mobilitazioni simili o dissimili che si svolgevano in ogni angolo
del mondo, anche il più remoto.
La socializzazione di queste informazioni non rappresentò e non
rappresenta tuttora solo uno strumento per la circolazione e la valorizzazione
dei momenti e delle espressioni di lotta, ma apre nuovi scenari e nuovi
terreni di scontro idonei che bene si adattano al complesso intreccio
tra globale e locale che caratterizza la nostra epoca.
Nel concreto, alcuni esempi ci dimostrano la validità e l'efficacia
di quest'interconnessione tra telematica e movimenti.
In primo luogo, la strategia comunicativa dell'Esercito Zapatista di Liberazione
Nazionale che rompe in qualche modo le tradizionali forme della guerriglia
latino-americana, individuando nell'informazione una risorsa strategica.
L'uso intensivo della CMC da parte dell'Ezln e del suo Subcomandante Marcos
permette da una parte di mantenere accesi i riflettori a livello mondiale
nella sperduta e remota regione del Chiapas, dall'altra di estendere e
solidificare una fittissima rete di solidarietà internazionale
che garantirà nei momenti critici un apporto fondamentale per le
sorti di quella che qualcuno ha definito forse troppo prosaicamente la
"prima guerriglia dell'epoca dell'informazione."(29)
I comunicati dell'Ezln iniziano a circolare nella fase ancora embrionale
dello sviluppo della telematica, tra il 1994 e il 1995; l'interesse suscitato
dalla lotta zapatista spinse molte soggettività antagoniste ad
affinare le proprie competenze e il proprio sapere informatico.
La diffusione capillare delle risorse telematiche nelle società
occidentali e ancor più tra gli attivisti dei movimenti ha permesso
nel giro di pochi anni di costruire un fittissimo reticolo di informazione
alternativa fino a coprire l'intero globo terreste. Ciò ha permesso
non solo una crescita in termini di efficienza e di efficacia delle singole
battaglie e rivendicazioni, ma ha anche alimentato la costituzione di
"transnational advocacy networks"(30) , la
cui stessa esistenza sarebbe impensabile senza l'apporto della CMC.
Da questo punto di vista, le mobilitazioni contro la Shell, Mc Donald's
sono un esempio paradigmatico di come gli attivisti sociali abbiamo ormai
collaudato la rete come strumento incomparabile per amplificare, diffondere
e coordinare le campagne di denuncia e di boicottaggio contro le multinazionali,
arrivando in diverse occasioni a mettere totalmente in crisi le strategie
di public relation implementate a suon di milioni di dollari.
Questo reticolo di relazioni si rileverà decisivo nella messa al
bando dell' AMI (Accordo Multilaterale sugli Investimenti), un accordo
segreto che i "tiranni della globalizzazione" avevano stilato
nelle stanze di potere e la cui ratifica avrebbe significato il predominio
incontrastato delle logiche del capitale sull'intero globo terrestre.
La pubblicazione e circolazione su Internet da parte di alcuni attivisti
americani del testo dell'accordo, ha permesso nel giro di poche settimane
di smascherare la meschina operazione e di creare un vasto movimento di
denuncia che ha affossato l'ipotesi dell'approvazione di un accordo che
andava incontro agli interessi "forti" delle multinazionali.
Non può mancare, infine, il riferimento ormai classico alla cosiddetta
"rivolta di Seattle", cioè alle manifestazioni di protesta
svoltesi durante il Millennium Round del WTO; in questa sede ci interessa
analizzare un dato forse secondario nel complesso di quelle giornate ma
molto significativo dal punto di vista analitico: sono state 1540 organizzazioni
che hanno sottoscritto l'appello di convocazione per la mobilitazione
di Seattle del 30 novembre 1999, organizzazioni di estrazione e percorsi
anche molto differenti ma che hanno trovato nelle rete lo strumento per
connettersi e organizzarsi congiuntamente, oltrepassando quindi anche
la rigida e sterile compartimentazione delle cosiddette "comunità
virtuali" (31) , e negli organismi sovranazionali
della globalizzazione il nemico comune.
Un numero straordinario se pensiamo che tutto si è svolto in termini
orizzontali e senza alcun profilo organizzativo verticale: tutto si è
preparato e amplificato attraverso i reticoli informali della comunicazione
antagonista, non solo la raccolta delle adesioni, ma anche la preparazione,
la propaganda, l'informazione e la gestione logistica del prima, durante
e dopo controvertice.
Non a caso le forze dell'ordine dopo l'imponente manifestazione del 30
novembre, nel tentativo di stroncare un clima di rivolta ormai montante,
scelsero di operare un blitz per perquisire e sgomberare la sede dell'Independent
Media Center, che trasmetteva in tempo reale immagini, resoconti, video
e aggiornamenti sulle mobilitazioni in corso a Seattle.
Proprio a partire dall'esperienza proficua della gestione diretta e indipendente
dei flussi d'informazione durante le giornate di Seattle, in decine di
paesi sono nati in questi anni esperienze analoghe di controinformazione
elettronica, interconnesse tra di loro attraverso appunto la rete di Indymedia.
Questi e tanti altri esempi sull'uso antagonista della telematica lasciano
ben sperare in prospettiva di internazionalizzazione delle lotte che il
contesto attuale della globalizzazione imperante rende ogni giorno sempre
più necessaria e impellente. Potranno emarginare, criminalizzare
e ghetizzare un uso antagonista della telematica, ma difficilmente riusciranno
ad "estirparlo" del tutto.
In verità esistono percorsi di lotta e di resistenza attiva anche
all'interno dello stesso cyberspazio.
Sul versante stesso della difesa ad oltranza dei margini d'autonomia e
di orizzontalità presenti della comunicazione digitale, gli attivisti
telematici hanno negli ultimi anni sperimentato diversi percorsi di lotta,
di sabotaggio e di resistenza, di "autodifesa digitale" (32)
.
Esistono inoltre numerose esperienze di cybersquatting contro la presenza
invadente dei poteri dominanti nella rete, di cui lo scontro "epocale"
tra il collettivo Etoy e la multinazionale di giocattoli Etoys, è
solo la punta di un iceberg delle mille forme di una "guerriglia
comunicativa"(33) anche sul versante digitale,
che ha visto come ultimo blitz da parte dei net-activist l' "occupazione"
dei domini www.ocse.org e www.ocse.it da parte dei promotori del controvertice
Ocse di Marzo 2001 sull'e-gover.nment.
Così, come nel tempo si sono ormai collaudate altre forme del tutto
originali della protesta in rete, come il net-strike, lo sciopero telematico
che, a differenza dei primi esperimenti pionieristici, oggi riescono a
costruire non solo una visibilità in termini mass-mediatici e un
effetto concreto di bloccare temporaneamente un sito, tramite l'accesso
simultaneo e organizzato di una grande massa di utenti, ma iniziano ad
avere anche una ricaduta materiale in termini di conflittualità
nel tessuto sociale, come ad esempio con l'occupazione del centro telematico
universitario a Napoli durante l'ultimo net-strike contro la SIAE, per
permettere a tutti di poter usufruire degli strumenti informatici anche
per protestare e non solo per produrre.
In conclusione, questa tensione alla comunicazione multidirezionale e
interattiva, queste forme più o meno dispiegate di resistenza elettronica,
potranno essere schiacciate definitivamente attraverso gli interventi
e le strategie di marketing delle imprese nel cyberspazio?
Probabilmente l'utilizzo di nuove tecnologie rende e renderà sempre
più gli apparati più efficienti, fluidificherà le
dinamiche di valorizzazione e di accumulazione del capitale, ma è
vero anche il contrario, cioè che chi in ogni forma si oppone al
potere, ha oggi nuovi strumenti di analisi e di resistenza.
Forse alla fine il gioco è pari, o impari come prima.
NOTE
[1]T.J.Lowi,
1984 and Beyond. The Social Challange of Information Technologies,
Forschung undTechnologieministerium, Berlin 1984, cit. in S.Rodotà,
Tecnolopolitica, Laterza, Bari 1997.
(2)H. Innis, Le tendenze
della comunicazione, Milano, 1982.
(3)P. Greco E' uno strumento
di progresso che può accentuare le disparità, in Teléma
n. 21/22, Roma 2000.
(4)Jeremy Rifkin, L'era dell'accesso.
La rivoluzione della new economy. Mondadori, Milano 2000.
(5)2° Global Forum "A
democratic State and governance in the 21st century", Agenda
for the Future, in http://www.21stcentury.gov.br/21stcentury/Noticias/Not025.htm
ibidem.
(6)ibidem.
(7)M. Sanfilippo e V. Matera,
Da Omero al cyberpunk. Teoria e storia della comunicazione in
Canada e negli Stati Uniti (1940-1994), Roma, Castelvecchi , 1995
(8)ibidem.
(9)F. Ferrarotti , Attenti ai "signori dei media"
reinventano la realtà e possono colonizzarci l'anima, in Teléma
7, Roma, Inverno 1996/97
(10)S. Gruzinsky, La colonizzazione dell'immaginario
, Torino, Einaudi, 1994
(11)G. Ritzer, Il mondo alla McDonald's, Il
Mulino, Bologna, 1997.
(12)N. Chomsky, Il potere dei media, Firenze,
Vallecchi, 1994.
(13)csoa El Laboratorio (Madrid), Il progetto GNU/Linux,
http://www.tmcrew.org/infoxoa/nocopyr/index.html
(14)B. Bagdikian, The Media Monopoly, 3a ed.,
Beacon Press, Boston 2000.
(15)A. Giddens, Le conseguenze della modernità.
Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, Il Mulino, Bologna, 1974.
(16)M. Edelman, Gli
usi simbolici della politica, Ed. Guida, Napoli 1987.
(17)Da questo punto di vista le ricerche sulla cellularizzazione
della forza-lavoro nello stabilimento Fiat di Melfinon fanno altro che
confermare queste tendenza. La classe operaia impiegata alla Fiat di Melfi
rappresenta un esempio oramai classico in questo senso, sebbene negli
ultimi anni alcuni episodi di conflittualità hanno iniziato a rompere
la pace sociale nello stabilimento: si veda L. Fiocco, La cellularizzazione
della forza lavoro e le forme di resistenza alla Fiat di Melfi, in
Collegamenti Wobbly, numero 6-7, 1998.
(18)STOA Scientific and Technological Options Assessment,
Una valutazione delle tecnologie di controllopolitico, in http://www.tmcrew.org/privacy/STOA.htm
(19)ibidem.
(20)ibidem.
(21)La stessa rete Echelon è divenuta di pubblico
dominio solo grazie ad alcune rivelazioni di alcuni ex-agenti dei servizi
segreti neozelandesi.
(22)G. Fiori, Il Grande Venditore, Garzanti,
Milano 1995.
(23)D. Berdichevsky, E. Neunschwander, Toward an
Ethics of Persuasive Technology, in Communications of the ACM (Association
of Computing Machinery) Vol. 42, No. 5, 1999.
(24)Hobo, In Internet senza invito, http://www.spunk.org/library/comms/sp001260.txt
(25)S. Wright, Comunicazione, telematica, new media
e cicli economici, in Chaos, numero 10, Roma 1999.
(26)D. Della Porta, I nuovi movimenti sociali,
"Il Mulino", n. 2, 1981.
(27)Relazione sulla
politica informativa e della sicurezza, secondo semestre 1993, XII
legislatura, Doc. XXXIII n. 3.
(28)Un interrogazione sul leonka telematico,
Il Giornale, 13 settembre 1994.
(29)Y. Le Bot, Zapatismo: fine e principio,
Carta, 25 ottobre 2000.
(30)M. Diani, Comunità reali, comunità
virtuali e azione collettiva, in Rassegna Italiana di Sociologia,
a. XLI, n. 1, gennaio-marzo 2000.
(31)H. Reinghold (1993), Comunità Virtuali,
Sperling e Kupfer, Milano 1993.
(32)Joe Lametta, Kriptonite. Fuga dal controllo globale:
crittografia, anonimato e privacy nelle reti telematiche. Edizioni
Nautilus, Torino, 1998
(33)AAVV, Comunicazione-guerriglia. Tecniche di agitazione
gioiosa e resistenza ludica all'oppressione, Derive Approdi Ed.,
Roma 200
HOMEPAGE
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La
povertà elettronica
Il
potere dei media, la potenza della telematica
L'e-government
Il
profitto ed il controllo
L'uso
antagonista della telematica
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