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Quando dopo il 17 marzo lavorammo alla raccolta
delle testimonianze e all'inchiesta che condusse al libro Zona Rossa
eravamo consapevoli di esserci trovati di fronte a un nuovo evento.
La brutalità, freddamente organizzata, con cui furono trattati
i manifestanti nelle caserme, per il suo carattere indiscriminatorio
e di massa, non aveva precedenti, neanche negli anni più
duri del conflitto sociale. La tecnica di chusura della piazza aveva
il sapore di un' impostazione militare preoccupante. Un nuovo modello
di ordine pubblico si andava disegnando e testando in vista del
G8 di Genova. Un modello affidato ai prefetti, ai questori, agli
apparati di sicurezza. Una delega in bianco sottoscritta da tutta,
con poche eccezioni, una classe politica.
Il tentativo evidente era ed è quello di criminalizzare e
intimidire un movimento ricco, partecipato e di massa. Un gioco
antico, in questo paese, che vede tornare protagonisti i nuovi reparti
celere, tra nuovi autoritarismi e vecchi fascismi.
Le parole dei rappresentanti sindacali di polizia (a proposito se
le avessimo pronunciate noi quelle parole quale sarebbe stata la
reazione dei poteri dello Stato?), di deputati, di ex ministri e
attuali sottosegretari, nascondono livore e pronunciano grossolane
falsità nei fatti (la piazza era chiusa da ogni lato signor
Questore, compresa Via Marina) e nel diritto. Parlano di tutto ma
non rispondono sui fatti. Chi ordinò di presidiare sin dal
mattino tutti gli ospedali della città, di portare un numero
così alto di persone nelle caserme, di effetuare perquisizioni
così 'accurate' (necessarie a cosa se non a mortificare ed
impaurire i fermati?)? Non si trattò di eccessi, ma di una
precisa volontà gerarchica.
Noi la verità la conosciamo per averla vissuta sulla nostra
pelle, non abbiamo bisogno di trovarla nelle aule di tribunale.
Pensiamo che il Questore debba dimettersi, perché fu lui
a gestire e dirigere quell'operazione, in prima persona.
Questo primo maggio noi torneremo in piazza, per la difesa del lavoro
e del non lavoro, contro la flessibilità e la precarietà,
per il reddito sociale garantito, la difesa dell'art. 18 e la sua
estensione a tutte le categorie di lavoratori, la riduzione drastica
dell'orario di lavoro a parità di salario, una sanatoria
generalizzata e diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati.
Invitiamo la cittadinanza a partecipare, a rispondere in massa al
tentivo di marginalizzazione del movimento, ad una vigilanza democratica
perché le conquiste si difendono con le lotte e con la partecipazione
sociale.
Rete noGlobal
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