17 MARZO 2001: Global Action Day. Testimonianze dal libro "Zona Rossa".

Comunicato
Intrappolati nella piazza
| Racconti dalla Skainfermeria
Dall'ospedale alla caserma 1 | Dall'ospedale alla caserma 2
La repressione continua… | La solidarietà della città, la solidarietà alla città
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Quando dopo il 17 marzo lavorammo alla raccolta delle testimonianze e all'inchiesta che condusse al libro Zona Rossa eravamo consapevoli di esserci trovati di fronte a un nuovo evento.
La brutalità, freddamente organizzata, con cui furono trattati i manifestanti nelle caserme, per il suo carattere indiscriminatorio e di massa, non aveva precedenti, neanche negli anni più duri del conflitto sociale. La tecnica di chusura della piazza aveva il sapore di un' impostazione militare preoccupante. Un nuovo modello di ordine pubblico si andava disegnando e testando in vista del G8 di Genova. Un modello affidato ai prefetti, ai questori, agli apparati di sicurezza. Una delega in bianco sottoscritta da tutta, con poche eccezioni, una classe politica.
Il tentativo evidente era ed è quello di criminalizzare e intimidire un movimento ricco, partecipato e di massa. Un gioco antico, in questo paese, che vede tornare protagonisti i nuovi reparti celere, tra nuovi autoritarismi e vecchi fascismi.
Le parole dei rappresentanti sindacali di polizia (a proposito se le avessimo pronunciate noi quelle parole quale sarebbe stata la reazione dei poteri dello Stato?), di deputati, di ex ministri e attuali sottosegretari, nascondono livore e pronunciano grossolane falsità nei fatti (la piazza era chiusa da ogni lato signor Questore, compresa Via Marina) e nel diritto. Parlano di tutto ma non rispondono sui fatti. Chi ordinò di presidiare sin dal mattino tutti gli ospedali della città, di portare un numero così alto di persone nelle caserme, di effetuare perquisizioni così 'accurate' (necessarie a cosa se non a mortificare ed impaurire i fermati?)? Non si trattò di eccessi, ma di una precisa volontà gerarchica.
Noi la verità la conosciamo per averla vissuta sulla nostra pelle, non abbiamo bisogno di trovarla nelle aule di tribunale. Pensiamo che il Questore debba dimettersi, perché fu lui a gestire e dirigere quell'operazione, in prima persona.
Questo primo maggio noi torneremo in piazza, per la difesa del lavoro e del non lavoro, contro la flessibilità e la precarietà, per il reddito sociale garantito, la difesa dell'art. 18 e la sua estensione a tutte le categorie di lavoratori, la riduzione drastica dell'orario di lavoro a parità di salario, una sanatoria generalizzata e diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati.
Invitiamo la cittadinanza a partecipare, a rispondere in massa al tentivo di marginalizzazione del movimento, ad una vigilanza democratica perché le conquiste si difendono con le lotte e con la partecipazione sociale.

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