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20 novembre 2002
Contributo alla controinchiesta sulla repressione a carico del
Movimento NoGlobal
Con un certo sconcerto - ma non senza avere già previsto
ipotesi del genere - siamo stati catapultati in un quadro che ricorda
antichi scenari, vecchie tele che molti vorrebbero dimenticate ma
che a noi servono per avere un rapporto stretto con la memoria,
quella memoria che ci fa dire al mondo intero chi siamo e per cosa
viviamo.
Loperazione che ha portato allarresto di Francesco,
Lidia e tutti/e gli/le altri/e ha qualcosa di inspiegabile se viene
guardata in maniera superficiale. In particolare (e per entrare
subito nel merito delle vicende), ci sembra di potere condividere
la prima parte del lucido articolo di G. DAvanzo pubblicato
su La Repubblica del 16/11/02. In questa parte dellarticolo
si descrivono le linee secondo le quali i magistrati della Procura
cosentina starebbero portando avanti linfamante accusa contro
i 20 attivisti del movimento NoGlobal arrestati nella notte tra
il 14 ed il 15 Novembre 2002. Ci sembra, cioè, di potere
condividere lanalisi in ordine allinsussistenza di fondamenti
reali dellarresto e della stessa accusa. Giusta quindi lidea
dellAutore secondo cui si tratterebbe di un procedimento complessivamente
strampalato che spinge uno dei più autorevoli editorialisti
de La Repubblica ad usare la prima persona plurale per
chiedere la scarcerazione di chi è stato detenuto. Una questione
sorge, però, poche righe dopo la metà dellarticolo
quando, a conclusione dellanalisi dellordinanza dei
giudici, si ritiene di potere essere particolarmente tranquilli
per quando accade in relazione a quei fatti. Abbastanza presto,
sembra dire lAutore, queste persone saranno fuori e la questione
rientrerà nei ranghi della polemica sui magistrati che attanaglia
lItalia da qualche tempo a questa parte.
Rispetto a questo crediamo sia importante fare delle precisazioni
e puntualizzare gli argomenti, visto che non riteniamo quanto accaduto
un fatto poco preoccupante, quanto notevolmente allarmante.
Sarebbe bene partire dallanalisi degli strumenti giuridici
adottati dalla Procura di Cosenza, dai legami esistenti tra essa
e parti di questo governo, da chi (soprattutto) ha ispirato questa
operazione, vale a dire i R.O.S.
Lucidamente ricostruiamo:
I R.O.S. (Reparti Operativi Speciali) sono un corpo dei Carabinieri
ed in quanto tali dipendenti dal Ministero della Difesa (organo
militare a suo modo), quello stesso Ministero che un
tempo fu di Previti (luomo che ipotizzando riforme a tutto
campo diceva: Non faremo prigionieri) ed oggi è
affidato a Martino, due uomini di non poco conto allinterno
di Forza Italia;
Questo corpo speciale si ritrova ad andare in giro per diverse Procure
dItalia (di sicuro Genova, Milano, Torino, Napoli) mostrando
i frutti del lavoro di indagine di quasi due anni. Nessuno, però,
è disposto ad utilizzare questi materiali, sono inservibili
da un punto di vista giudiziario.
I poveretti si potrebbero scoraggiare, ma come si giustificherebbe
il tempo ed il denaro speso in questi anni da uno dei corpi che
dovrebbe essere il più affidabile? Quasi a malincuore (cè
da crederlo) si rivolgono alla piccola Procura di Cosenza che invece
accetta di trattare quel materiale ritenuto inservibile
da altri giudici (NoGlobal anche loro? Chissa!).
La procura di Cosenza è luogo noto agli ambienti governativi:
da li viene una Sottosegretaria al Ministero della Giustizia che,
a quanto si dice, sembra essere molto vicina a Cesare Previti (quello
che prima faceva il ministro della difesa).
La Procura di Cosenza, quindi, emette lordine dellarresto
e per di più dispone la custodia in carceri di massima sicurezza.
Di sicuro la procura era cosciente della spettacolarità del
provvedimento che andava ad emettere e questo non solo perché
tra gli arrestati cè F. Caruso che è persona
molto nota, ma anche per le modalità ed i tempi delloperazione
in se. Teniamo conto, poi, che da Genova ad oggi molte cose sono
cambiate, soprattutto nei rapporti tra il Movimento dei Movimenti
e soggettività singole ed organizzate che riscoprono il conflitto
sociale come mezzo di rivendicazione e legittimazione delle proprie
istanze.
Cè da chiedersi, a questo punto, il perché
di una tale operazione condotta in questi termini.
Lidea che balena alla mente è che ci sia uno stretto
collegamento tra quanto accaduto a Genova nel luglio 2001 e quanto
avvenuto in Italia a partire dal meridione nel novembre 2002.
In particolare si può dire che a novembre si ha una trasposizione
giudiziaria di quanto fatto a Genova; si ha, cioè, una trasposizione
sul piano giudiziario di una operazione che non è sbagliato
definire di tipo militare.
Già dopo Genova si misero insieme le incongruenze di una
serie di fatti ed in particolare che ci fossero uomini di spicco
del governo nei luoghi in cui si pianificava la mattanza. Rispetto
a Genova e a quello che ne è seguito pare di potere identificare
una parte del governo che riuscì ad accaparrarsi legemonia
nella gestione della piazza e la piena legittimazione degli organi
più reazionari dItalia: la quasi totalità di
AN, una parte della Lega ed una parte (piccola ma molto influente)
di FI.
Ora la situazione in qualche modo ci ritorna addosso, nel senso
che ci ricade addosso (e con noi cade addosso alla società
che vive questo paese) tutto il peso di unoperazione militare
che ancora non è terminata. Non è un caso che a guardare
le dichiarazioni di esponenti della maggioranza rispetto agli arresti
dei 20 attivisti si può riformulare la distinzione tra ali
della maggioranza stessa che ricalca quella descritta come direttrice
delle operazioni genovesi.
Ad avvalorare questa tesi cè un altro elemento: il
reato di associazione sovversiva previsto dallart.270 del
codice penale. Questo reato, introdotto nel 1930, dal fascista Rocco,
è tale da fare valere delle fattispecie che esulano dal contesto
ordinario della responsabilità penale; non solo perché
è una norma così aperta da potere essere associata
a qualsiasi altra, ma perché fa valere delle responsabilità
che sono collettive e non più individuali.
In questo contesto pare di potere delineare una certa strategia
da parte dellala militare di questa maggioranza:
fare emergere tutte le contraddizioni possibili e trattarle in maniera
campestre. In particolare lintento potrebbe essere
quello di portare sul proprio piano il Movimento dei Movimenti o
almeno una sua parte. Cè da dire subito che così
non sarà: il Movimento non ha intenzione di affrontare militarmente
alcuna questione, non ha intenzione di legittimare queste provocazioni.
Sicuramente risponderà in maniera forte e radicale ma senza
perdere la fermezza e la lucidità di analisi e proposta politica
che lo contraddistingue.
Detto questo bisogna però pur sempre dare una lettura a
quanto accaduto. Dire che si vuole dividere il Movimento è
vero, ma non è tutto. A questo punto vorremmo ricordare un
fatto tanto strano da potere essere accostato a quello appena accaduto,
non per la sua gravità, ma per le sue conseguenze. Alcuni
mesi dopo i giorni di Genova (non dopo una settimana, quindi) lallora
Ministro dellInterno, Scajola, senza alcuna apparente motivazione,
senza richiesta avanzata da alcuno, decide autonomamente di dire
che a Genova lordine di sparare era stato dato. Perché
un gesto del genere? Con ogni evidenza quando Scajola diceva: Lordine
cera in realtà stava dicendo unaltra cosa.
Diceva: Lordine cè, è vigente.
In quel momento mandava esplicitamente un messaggio a chi si preparava
a scendere in piazza in centinaia di migliaia contro la guerra,
contro la legge razzista Bossi-Fini, per rivendicare i diritti del
lavoro ed il diritto al reddito. Questo avvertimento, benché
già compreso da ampi settori del movimento, fu ancora più
interiorizzato e portò molti a ricercare strade del conflitto
sociale (come le pratiche di disobbedienza sociale) che scardinassero
le possibilità di realizzazione di quel nefasto presagio
non abbandonando lidea di radicalizzare il conflitto sociale
stesso ed estenderlo legandolo ad una legittimazione sociale rispetto
agli obiettivi prescelti.
Si arriva ad oggi: nel 2002 ci sono stati 2 scioperi generali nazionali
in sei mesi, una quantità di scioperi di categoria incredibile,
una crescita delle ore di sciopero che ricorda la fine degli anni
Sessanta, una situazione di incandescenza sociale generata non solo
dalle diverse anime del Movimento NoGlobal ma da settori che hanno
interiorizzato le sue pratiche (che poi sono pratiche a loro volta
già conosciute dalla storia dei movimenti sociali nel mondo,
non si è inventato nulla di così straordinario, semplicemente
si sono riattualizzati dei discorsi e delle pratiche rispetto ai
cambiamenti letti nel contesto della produzione dei possibili scenari
della globalizzazione neoliberista). Così assistiamo a blocchi
delle autostrade o dei porti, ad occupazioni di luoghi ritenuti
simbolo di una situazione specifica di disagio o sfruttamento che
non vengono fatte dai soliti movimentisti quanto, invece, da operai
della Fiat o lavoratori del terzo settore o delle telecomunicazioni.
Tutti sempre più precari! Tutti sempre più vicini!
Ad oggi, quindi, a chi sta mandando un messaggio il R.O.S.? A chi
lo manda per il tramite della procura di Cosenza? Ai noglobal? Forse,
ma forse i noglobal già sapevano di essere un potenziale
obiettivo. Ed allora è probabile che questo messaggio si
rivolga alla generalità del dissenso ed essendo il dissenso
non circoscrivibile neanche in un ricco e potente paese come lItalia
il messaggio è rivolto a tutti e tutte quelli che abitano
queste terre. E come se si dicesse: guardata che lassociazione
sovversiva esiste così come esiste la possibilità
di essere sparati durante un corteo. Tenetelo a mente: lordine
è vigente!
Quello che ha fatto Scajola è stato di aprire un varco culturale
ed ideologico non solo nel Movimento ma nellinsieme della
società che si vorrebbe sotto controllo ma che da esso puntualmente
si smarca con azioni socialmente legittimate.
Rispolverare oggi lassociazione sovversiva sembra innanzitutto
seguire queste orme.
Il senso della reintroduzione fattuale di questo reato ci pare
essere questo.
Da parte del Movimento si tratta, a questo punto, di interiorizzare
realmente il concetto di Guerra globale permanente,
comprendere qual è il livello dello scontro in atto nel momento
in cui si stanno ridislocando TUTTI i poteri dello stato e quelli
sopranazionali.
Un accenno alla regia di questi avvenimenti: abbiamo
più volte detto che forse sarebbe il caso di fare delle analisi
che coinvolgono i livelli sopranazionali del potere. Lo abbiamo
detto in occasione di grandi mattanze che hanno accompagnato le
proteste contro i vertici internazionali (e non a caso). Qualcuno
ha detto che si trattava di fantapolitica o di espressioni giovanili
rivolte alla ricerca di legami tra centri di potere non più
localizzabili negli angusti confini nazionali. Questo, invece, è
il livello sul quale quotidianamente ci si assesta.
Infine:
Con questo scritto si vuole stimolare unanalisi più
ampia di quello che non sembra e rispetto alla quale ci sarebbe
bisogno (ancora) della collettiva riflessione. Questo vuole essere
un primo punto di dibattito e discussione: perché dovremmo
immaginare che quanto succede oggi in Italia (non solo Caruso e
gli altri in galera, ma Andreotti condannato in appello a 24 anni
di carcere e Vitalone, invece, libero) sia soltanto il frutto delle
menti di casa nostra? Non potrebbe esserci una strategia più
ampia dietro a tutto ciò? Non ci potrebbe essere qualcuno
disposto addirittura a fare cadere questo governo (che di più
reazionari non ce ne sono) ritenuto un po inetto? Crediamo
che questultima parte abbia bisogno di analisi ancora maggiori
che dovrebbero affrontare la posizione geografica dellItalia
nel Mediterraneo, il Mediterraneo dei Balcani, del Medio Oriente,
la posizione rispetto allapprovvigionamento di risorse naturali
nel golfo. I nostri servizi segreti non sono mai stati
nostri in senso nazionale. Anche qui la storia insegna
e la memoria aiuta a vivere meglio
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Rete NoGlobal
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