L'eldorado digitale

da "Il manifesto" del 08/12/2002

L'eldorado digitale
di Giulia Sbarigia


A partire dal 31 dicembre 2006 cambia il sistema radiotelevisivo: fine delle trasmissioni analogiche, prendono il via quelle digitali. E al di là delle imminenti nomine Rai, si apre la corsa al controllo del nuovo sistema, che rappresenta la più importante innovazione tecnologica nella storia della tv

Il 31 dicembre 2006 la televisione non sarà più la stessa. Muore il sistema analogico e la radiodiffusione televisiva avverrà esclusivamente in tecnica digitale su frequenze terrestri. E la maggioranza al governo che prepara il cambio ai vertici dell'azienda Rai, annunciato per il 17 febbraio, non può fare a meno di tenerne conto, allungando lo sguardo al futuro e in previsione di un super conflitto d'interesse. La Lega nord da parte sua si adegua e fa la voce grossa per garantirsi un avvenire nell'era digitale di viale Mazzini. Quando cioè i segnali audio e video saranno codificati e compressi secondo un algoritmo numerico e non più scomposti in impulsi che si ricompongono sul piccolo schermo.
Cosa cambierà all'alba del 2007? Prima di tutto la qualità dell'immagine. Con l'attuale sistema analogico, infatti, durante tutte le operazioni di amplificazione, trasferimento e ricezione il suono e l'immagine vengono sporcate e caricate di una certa percentuale di "rumore" (segnale sporco). Non accadrà con il sistema digitale. Ma la novità comporterà anche la decongestione dello spazio disponibile sullo spettro elettromagnetico: il vecchio sistema occupava in maniera integrale il canale tv riducendo di conseguenza il numero di frequenze a disposizione. Gli operatori poi ne trarranno un vantaggio economico notevole, perché con il digitale terrestre sarà possibile introdurre il concetto di "accesso condizionato", cioè l'inibizione dei programmi a chi non si abbona, quello che Stream e Tele+ non sono riusciti a evitare con l'estendersi del fenomeno della pirateria.
Il cambiamento promette più stravolgimento dell'avvento del colore, perché modificherà le modalità di fruizione, i linguaggi, farà convergere informatica e telecomunicazione. Certo il passaggio dall'attuale sistema a quello numerico dovrà transitare per un periodo di sperimentazione: ci sarà una fase critica in cui i due sistemi convivranno parallelamente per arrivare al fatidico switch-off, quando cioè avverrà il totale spegnimento delle trasmissioni analogiche.
Il regolamento emanato dall'autorità per le garanzie nelle comunicazioni stabilisce che gli operatori impegnati nel settore richiedano l'abilitazione alla sperimentazione non oltre il 25 luglio del 2005. Ci sarà quindi una fase di avvio che avrà un impatto minimo sulle trasmissioni analogiche e che dovrebbe servire agli utenti per familiarizzare con la novità. Sul mercato compariranno, a prezzi forse più accessibili dell'attuale offerta, i nuovi ricevitori, i set-top-box, che impareremo forse a chiamare stb, e dei televisori digitali integrati e non ci sarà bisogno di speciali antenne, semmai andranno riorientate quelle già esistenti. Il futuro poi prevede dei decoder, questi sì unici, capaci di leggere tutti i segnali, in chiaro o criptati, via cavo, via terra, via satellite. Ma per il momento cominciamo a fare posto sul mobiletto dove troneggia la tv al set-top-box. E' una scatola da collegare all'apparecchio tv in grado di ricevere e decodificare i segnali numerici provenienti dall'emittente televisiva e inviarli al televisore analogico e fornirà la chiave d'accesso alle meraviglie del digitale.
Quali meraviglie? Partiamo dalla qualità delle immagini. Con il digitale la ricezione sonora (simile al cd con possibilità di avere più canali audio per un programma multilingue) e video sarà di alta definizione. I set-top-box sono anche in grado di riprodurre correttamente immagini riprese sia in formato 4:3 (cioè il rapporto fra le dimensioni verticale e orizzontale dell'immagine) che in wide screen (cioè in 16:9, rapporto più vicino al formato cinematografico: 17:9 su schermo panoramico o su grande schermo, 21:9 nel cinemascope) su schermi di entrambi i formati. In qualche caso compariranno le bande nere ai lati del fotogramma, ma almeno le inquadrature non saranno distorte o tagliate. Ma la vera rivoluzione, che contiene in sé aspetti avveniristici per cui il set-top-box che ancora non possediamo è già obsoleto, è la prospettiva di un tv interattiva e multimediale. E qui inizieranno le vere guerre familiari per il possesso del telecomando. Già perché solo schiacciando un tasto si potrà per esempio accedere all'Epg (electronic programme guide), una guida aggiornata in tempo reale dei servizi e dei palinsesti disponibili (ogni rete, e con il digitale saranno almeno il quadruplo di quelle attuali, metterà a disposizione dell'utente l'intera programmazione). Un po' come già accade per le pay-tv satellitare si potrà navigare all'interno dei bouquet, ottenere informazioni sull'evento trasmesso (nome del regista, attori, trama, riassunto delle puntate precedenti, dati storici) direttamente sullo schermo, conoscere e selezionare le offerte a pagamento o soggetti a controllo d'accesso, personalizzare i palinsesti.
I futuri set-top-box saranno inoltre dotati di hard-disk interni di grande capacità, che grazie alla codifica digitale serviranno per registrare il nostro programma preferito. Eventualmente, se connessi alla rete telefonica via modem, impareremo a scaricare la posta elettronica, navigare in Internet, fare acquisti, usufruire dei servizi di pay o pay-per-view, indovinare quanti fagioli sono contenuti nel vaso di Enrica Buonaccorti e comunicarlo in diretta, soltanto schiacciando un tasto del telecomando. Le pagine del televideo poi, con immagini da downloadare, informazioni da tenere in memoria, assomiglieranno a quelle del web.
Il primo paese europeo che ha tentato di sperimentare il digitale terrestre è stata l'Inghilterra, dove l'Ondigital è al lavoro dal '98 ma si è vista costretta a rimandare la piena realizzazione del progetto. In Francia il Consiglio superiore dell'Audiovisivo sembra prossimo al lancio di sei piattaforme, per un totale di 30 canali, il governo spagnolo ha annunciato l'inizio delle trasmissioni in digitale terrestre per il prossimo giugno, la Svezia marcia veloce verso il cambiamento. Ma è l'Italia a fissare la scadenza più ravvicinata e a presentare uno scenario completamente diverso rispetto agli altri paesi europei dove la televisione digitale terrestre è per lo più a pagamento e quindi in concorrenza con quella satellitare e via cavo, che qui da noi non gode di ottima salute. La situazione italiana è più critica su due versanti (a parte i drammatici risvolti politici): la spartizione tra le reti degli introiti pubblicitari che mai come quest'anno latitano, e la gestione delle ormai scarse risorse dello spettro elettromagnetico, motivi per cui in un primo momento si era ipotizzato che Raitre rinunciasse agli spot e che Emilio Fede con la sua Retequattro sbarcasse su satellite, ipotesi prontamente scongiurata. Con il passaggio al digitale il numero dei programmi irradiabili si quadruplica, quindi si liberano le frequenze, oltre a ridursi l'inquinamento elettromagnetico almeno fino a nuova assegnazione, e si ridisegna completamente la mappa del sistema televisivo.
I lavori sono già cominciati, all'inizio di febbraio, la nuova sede regionale della Basilicata della Rai trasmette sia per la televisione che per la radio con tecnologia unicamente digitale. E' infatti proprio a partire dalle emittenti locali (che si riuniranno oggi presso il ministero delle comunicazioni per discutere il piano di assegnazione delle frequenze), cui il regolamento destina 1/3 della capacità trasmissiva disponibile, che la migrazione dall'analogico al nuovo sistema dovrà prendere le mosse in attesa del'allargameto dell'audience digitale. La prima svolta del regolamento è rappresentata dalla creazione di due distinte figure all'interno del nuovo panorama: il fornitore di contenuti (content provider) in possesso dell'autorizzazione a trasmettere i programmi, e l'operatore di rete (network provider) che avrà la licenza di diffonderli sulle frequenze, nel caso le due figure coincidano dovranno provvedere a una separazione societaria e finanziaria. L'operatore di rete sarà responsabile del progetto radioelettrico, del funzionamento della rete, dovrà investire per la costruzione degli impianti, condividere le infrastrutture, garantire pari trattamento indistintamente a tutti fornitori di contenuti, agevolare gli utenti nella fase di sperimentazione, impegnarsi nella diffusione e programmazione di opere europee di produzione indipendente. Il fornitore di contenuti sarà invece responsabile dei programmi, delle norme sulla pubblicità, sul diritto d'autore e sulla tutela dei minori. Al content provider sarà quindi affidata la responsabilità di reinventare la televisione, che di questi tempi minaccia derive allarmanti, a partire dalle nuove possibilità tecnologiche.


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