Monsanto ci riprova

da Il Manifesto 23/04/2002

Monsanto ci riprova
di G. Salvetti

Sequestrati alla multinazionale agroalimentare oltre tremila quintali
di semi di soia contaminati. Ambientalisti, consumatori e contadini
protestano, per la prima volta insieme, davanti ai magazzini di Lodi. E
oggi a Roma manifestano al ministero dell'agricoltura

Monsanto di nuovo pescata con le mani nei sacchi. Manca poco alla
semina e la multinazionale americana (fatturato annuo da 5,2 miliardi
di dollari, presente in 60 paesi con 14.700 dipendenti) ci riprova:
importare in Italia sementi contaminate da ogm con il rischio, forse
calcolato, di «inquinare» le coltivazioni italiane. Già l'anno scorso
le autorità portuali avevano bloccato semi di soia non ogm free al
porto di Genova. E ora ci risiamo: meno di un mese fa, al porto di
Trieste sono stati sequestrati 3.150 quintali di semi di soia
contaminati in arrivo dagli Stati Uniti. Contro l'atteggiamento
recidivo del colosso mondiale, ieri, ambientalisti, associazioni dei
consumatori e, per la prima volta, i coltivatori, hanno assediato i
magazzini di San Colombano (Lodi), dove sono stoccate le sementi sotto
il vincolo posto dalle autorità sanitarie. Monsanto come sempre non fa
una piega: «L'uso strumentale delle informazioni e i violenti attacchi
contro la presenza accidentale di ogm nelle sementi tradizionali sono
ingiustificati».

A gruppi, lungo la provinciale che taglia i campi della bassa padana,
sfilano le bandiere di Verdi Ambiente e Società, Legambiente e
Associazione Italiana Agricoltura Biologica. Davanti ai cancelli senza
alcuna insegna di Monsanto Italia sono parcheggiati i trattori della
Coldiretti e della Confederazione Italiana Agricoltori, sulle
inferriate sono appesi gli striscioni di Prc e Lodi Social
Forum: «Monsanto spacciatori di sementi. Recidivi». Due «Milk
Warriors», reduci della campagna sulle quote latte, arrivano con una
mucca di cartapesta. «Questo è uno schieramento unico in Europa e molto
forte - spiega Ivan Verga di Vas - mentre in Francia il movimento anti-
ogm si identifica con Bovè, qui da noi si sta creando un fronte di
protesta ampio. Ambientalisti, coltivatori e consumatori si trovano
uniti nella lotta contro l'inquinamento da ogm, abbiamo tutti
motivazioni specifiche ma un obiettivo comune». Carlo Franciosi,
presidente della Coldiretti di Lodi, è perentorio: «Non permetteremo
che i nostri campi vengano inquinati, noi agricoltori abbiamo un motivo
in più per non ammettere gli ogm. Oltre all'ambiente e alla salute
dobbiamo pensare ai nostri interessi: in un mercato libero, dobbiamo
diversificarci, l'unico modo per reggere la concorrenza è puntare sulla
sicurezza e sulla qualità della produzione agricola italiana che ci è
riconosciuta in tutto il mondo. Dopo i sequestri dell'anno scorso le
multinazionali delle sementi sanno cosa vogliamo ma hanno fatto poco e
niente per garantirci semi puliti».

Ma non ci prova solo Monsanto a importare semi contaminati. Al porto di
La Spezia sono stati trovati 4.520 quintali di mais contaminato di
propietà di un'altra multinazionale, la Pioneer, mentre a Genova sono
stati sequestrati altri 3.300 quintali di semi di soia targati
Syngenta. «La strategia dei grandi produttori mondiali è chiara -
spiega Guido Pollice, presidente di Vas - cercano di portare in Italia
lotti con piccole dosi di semi geneticamente modificati, sufficienti
però per inquinare i campi italiani e imporre una contaminazione di
fatto dell'intera produzione agricola. Quando li pescano in flagrante
la scusa è sempre la stessa: dicono che garantire semi completamente
ogm-free è impossibile e quindi che bisognerebbe ammettere una soglia
di tolleranza. Noi rispondiamo: tolleranza zero, così come ora è
stabilito dalla legge». Rosario Trefiletti, presidente di
Federconsumatori, mette il dito nella piaga sapendo che nessuna azienda
riesce a vendere alimenti dichiaratamente transgenici: «E' un dato di
fatto che gli italiani non vogliono ogm, prima di tutto per una
questione di sicurezza e poi perché cercano prodotti di qualità».

La battaglia continua. Ambientalisti, coltivatori e consumatori questa
mattina alle 10 sono di nuovo insieme a Roma, davanti al Ministero
dell'Agricoltura. Una commissione deve decidere quale sarà il destino
dei semi sequestrati. Obiettivo: rimandarli al mittente. Quesito: saprà
il prode ministro per l'agricoltura Alemanno fare la voce grossa come
fece il suo verde predecessore?

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