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1) Do you remember 7 aprile?
L'operazione investigativa che ha portato ai 20 arresti di compagni
di Cosenza, Taranto e Napoli è stata realizzata dal Ros,
Reparto operativo speciale dei Carabinieri . L'apporto che la Digos
cosentina ha dato all'inchiesta è a nostro avviso 'occasionale',
nel senso che è servito soltanto a contestualizzare sul piano
locale un'operazione che ha l'evidente fine di colpire il movimento
nella sua interezza. Il Ros è la stessa struttura investigativa
che ha realizzato l'operazione che ha portato nel 2001 agli arresti
dei militanti di Iniziativa Comunista. E' l'organismo che lavora,
sin dall'inizio degli anni '90, sulla costruzione di ipotesi investigative
che provino i rapporti tra il movimento, i gruppi insurrezionalisti
e le nuove brigate rosse, quello che sta investigando sugli omicidi
di Biagi e D'Antona, e che, dopo il fallimento dell'operazione che
il Ministero degli interni condusse con il clamoroso arresto di
Alessandro Geri, accusato di essere il telefonista delle Br nel
delitto D'Antona, scese in campo con l'inchiesta su Iniziativa Comunista.
Il Ros sta lavorando contemporaneamente su due piani di indagine.
Il primo, che vanta come primo risultato l'incriminazione contro
Iniziativa Comunista, sta scavando intorno ad alcune aree del movimento
alla ricerca di legami organizzativi e strategici con i nuovi gruppi
della lotta armata. Il secondo piano punta direttamente ad un disegno
più ambizioso: dimostrare che le pratiche di lotta dei no
global sono la dimostrazione di una strategia sovversiva in atto,
che l'esistenza stessa di un conflitto esteso e radicato rappresenta
una minaccia forte per la stabilità politica del paese. E'
su questo versante che si muove l'attacco portato ai militanti no
global meridionali.
La regia dell'operazione è stata molto attenta anche nella
scelta della simbologia che ha poi usato nella comunicazione. La
decisione di individuare le carceri di Trani e Latina per ospitare
gli arrestati rimanda direttamente alla stagione dell'emergenza
degli anni settanta, alle strategie ed alla logistica dei reparti
speciali dell'antiterrorismo del Generale Dalla Chiesa, le prigioni
di massima sicurezza da lui volute, la politica di annientamento
che in quelle carceri venne attuata sui militanti delle formazioni
politiche armate detenuti.
I dispositivi dell'aggressione penale utilizzati hanno pescato non
solo nelle tipologie di reato consegnate dall'emergenzialismo al
nostro codice penale, associazione sovversiva, aggravanti per finalità
di terrorismo, banda armata, ecc., ma sono state 'costrette' anche
a riattivare l'antico armamentario penale che il fascismo aveva
costruito per annientare l'opposizione politica durante il ventennio.
Crediamo che l'inconsistenza degli elementi di indagine non abbia
consentito di formulare le ipotesi accusatorie che rimandano più
direttamente all'ipotesi di associazione terroristica.
Come riportato anche da diversi organi di stampa, il pacchetto di
materiale investigativo usato dalla Procura di Cosenza ha girato
diversi uffici giudiziari della penisola, prima di trovare qualche
magistrato disposto ad utilizzarlo. Sembra che l'ipotesi incriminatoria
del Ros non abbia convinto le procure di Napoli, Genova e Torino
ed è stata poi costretta ad approdare nell'oscuro palazzo
del tribunale di Cosenza. E' probabile che anche gli arresti avvenuti
a Taranto alcuni mesi fa siano stati il primo fallimento del tentativo
di criminalizzazione portato dal Ros. Ricordiamo che allora militanti
furono arrestati con l'ipotesi di aver costituito un'associazione
sovversiva, con materiali che utilizzavano fatti accaduti durante
il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova. La scarcerazione che
pochi giorni dopo l'ufficio del Gip di Taranto fece dei compagni
arrestati segnò il fallimento di questo primo tentativo di
aggressione penale al movimento.
Le ragioni che hanno costretto i carabinieri a scendere fino a Cosenza
sono secondo noi abbastanza evidenti. A Genova e, soprattutto, a
Napoli operano magistrature dove c'è una forte presenza della
componente garantista, e prova ne sono le inchieste che sono state
aperte anche a carico delle forze dell'ordine. Ricordiamo che a
Genova nei giorni immediatamente successivi agli scontri di piazza
ed alla morte di Carlo Giuliani saltarono le teste del vice capo
della Polizia (Andreassi), del dirigente dell'antiterrorismo (La
Barbera, pace all'anima sua), del Prefetto e del Questore della
città; inoltre il pezzo di indagine sull'irruzione alla scuola
Diaz è tuttora in corso, con possibili sviluppi tutt'altro
che rassicuranti per quanti gestirono quell'operazione. E' soltanto
il caso di sottolineare, invece, come l'inchiesta sull'assassinio
di Carlo Giuliani, che coinvolge i carabinieri, pare già
destinata all'archiviazione. L'indagine di Napoli sui pestaggi alla
caserma Raniero è senz'altro il fatto di maggior peso e pericolo
per le forze di polizia, e le reazioni che vi furono dopo gli arresti
dei poliziotti coinvolti nell'inchiesta ne testimonia tutta l'importanza.
Ci sono, evidentemente, alcuni fattori ambientali locali che hanno
permesso che l'operazione si svolgesse a Cosenza. Da fonti di stampa
abbiamo appreso che il Pm che ha condotto le indagini, Domenico
Fiordalisi, è persona che nel passato ha avuto qualche problema
giudiziario e disciplinare. Nel 1992 fu coinvolto in un'indagine
e che la sua assegnazione alla procura di Cosenza, una sede minore,
di scarso peso e soffocata dal protagonismo della procura di Palmi,
sede di provenienza di Agostino Cordova, attuale procuratore capo
di Napoli, costituirebbe una sorta di stazione di sosta per carriere
in difficoltà. Il Gip che ha firmato l'ordinanza è
Nadia Plastina, persona ritenuta molto vicina alla corrente che
fa capo a Cesare Previti. Insomma, si tratta di un oscuro pubblico
ministero esiliato in una procura minore e di un magistrato vicino
alla componente più inquietante dell'area di governo, cioè
persone in un certo modo 'sensibili' e permeabili a "pressioni
politiche" .
2) I padrini politici
Alleanza Nazionale è indubbiamente la componente del centro-destra,
insieme ad un pezzo significativo di Forza Italia, che funziona
da cabina di regia dentro gli apparati della sicurezza. Anche se
in sede di composizione del governo Berlusconi venne tenuta ad una
certa distanza dai ministeri chiave dal punto di vista dell'azione
repressiva (Interni, Difesa e Giustizia), la sua capacità
di penetrazione negli apparati è stata fortissima. L'insediamento
privilegiato nella rappresentanza sindacale delle forze di polizia
e la presenza tra i suoi parlamentari di uomini che vengono direttamente
dai corpi e dai servizi di sicurezza assicura agli uomini di Fini
un forte potere di controllo ed indirizzo delle politiche repressive.
Alla tradizionale commistione tra neofascismo, strategie eversive
e livelli occulti della politica ufficiale, Alleanza Nazionale può
contare adesso, per le prima volta nella sua storia, sul punto di
forza dell'azione di governo.
Accanto all'ex movimento sociale vi è una quella componente
di Forza Italia che non soltanto nei confronti del movimento no
global, ma anche contro il sindacato ed ai girotondini in questi
ultimi mesi ha agitato con forza l'arma della criminalizzazione.
Sono da ricordare le parole di Berlusconi rispetto alla grande manifestazione
della Cgil del 23 marzo ed a quella del Palavobis di Milano, direttamente
tacciate di oggettiva collusione col terrorismo. In questa componente
dell'area di centro destra vi è il disegno di portare il
movimento e le battaglie politiche che sta portando avanti decisamente
sul terreno della guerra. L'intervento repressivo, cosciente della
dubbia produttività politica delle azioni di ordine pubblico
condotte a Napoli e Genova, agita adesso l'azione giudiziaria per
spingere il movimento verso l'esasperazione delle forme di lotta,
nell'aspettativa che una sua parte si collochi direttamente sul
terreno dello scontro armato. E' la strategia della tensione giudiziaria
che non ha ancora usato lo strumento del terrorismo di stato, ma
che non è da escludere che ci arrivi. Nell'ottica di questa
componente l'attacco deve giocarsi sul piano militare, riattivando
non solo quella quella legislazione d'emergenza che in questi anni
è rimasta dormiente nel codice penale (associazione sovversiva,
banda armata, aggravanti per finalità terroristiche), ma
anche quella contenuta nel vecchio codice Rocco che servì
durante il ventennio a perseguitare gli antifascisti (sono le ipotesi
di reato agitate nell'ordinanza del Gip di Cosenza). Quel 'stavolta
non faremo prigionieri' pronunciato da Cesare Previti durante l'ultima
campagna elettorale, non è soltanto l'esasperazione dialettica
di un uomo aggredito dal codice delle pene, ma il grido di guerra
di un ex ministro della difesa, cioè di quel ministero cui
fa capo l'arma dei carabinieri e una parte importante dei servizi
segreti, cioè dell'intelligence dell'antiterrorismo.
Alla componente dei falchi presente nella maggioranza di governo
si è affiancata, negli ultimi tempi, un'area di colombe che
sembra non essere intenzionata ad esasperare le forme dello scontro
sociale. L'apertura sulle ipotesi di indulto (con un chiaro rimando
anche alla necessità di rivedere gli effetti delle leggi
d'emergenza degli anni '70), la proposta di grazia a Sofri, il rilancio
del dibattito parlamentare sul 41bis vanno tutte nella direzione
di favorire nel paese un clima di pacificazione, che abbassi i toni
dello scontro sulla questione giustizia, favorendo un generale processo
di redefinizione della soglia materiale della legalità. L'operazione
ricorda quella realizzata nel 1986 da Bettino Craxi e dall'allora
Democrazia Cristiana, quando, nel chiudere definitivamente la stagione
dell'emergenza degli anni settanta, con l'approvazione della legge
Gozzini, della normativa sulla dissociazione dal terrorismo e di
un indulto per reati comuni, aprì una nuova stagione politica
nel paese, contrassegnata, tra l'altro, da una forte espansione
della criminalità dei colletti bianchi e della costruzione
per via illegale del consenso politico.
In questo contesto possono trovare un terreno franoso quelle componenti
del centro sinistra (girotondini e professionisti del giustizialismo)
che sono finora riusciti a mantenere alta l'attenzione dell'opinione
pubblica sulle questioni della giustizia. Così la questione
della separazione delle carriere dei magistrati, della legge Cirami,
quella del falso in bilancio o sulle rogatorie internazionali potrebbero
perdere una parte importante della loro forza delegittimante nei
confronti del governo.
E' in questo contesto che, a nostro avviso, vanno lette le reazioni
tiepide che si sono avute in una parte del centro destra e sulla
stampa moderata all'inchiesta di Cosenza. Il cambio di guardia al
Ministero dell'interno negli scorsi mesi, con la sostituzione dell'impresentabile
Scajola con quella vecchia pellaccia democristiana che è
Pisanu, è stato probabilmente il risultato più importante
che questa componente è riuscita ad imprimere all'azione
di governo, e la nuova strategia di governo dell'ordine pubblico
manifestatasi nelle mobilitazioni generali successive a Genova sono
il segnale chiaro della temporanea prevalenza di questa componente.
Non è da escludere che l'azione di Cosenza possa aver giocato
un ruolo anche di scontro dentro la maggioranza, una differenza
di strategia che si è consumata con momenti di tensione forte
anche nella vicenda sulla sanatoria per gli immigrati. Ma di certo
l'inchiesta cosentina ha portato degli indubbi vantaggi ad entrambe
queste anime del centro destra. Contemporaneamente arriva la clamorosa
sentenza che ha condannato Giulio Andreotti a 24 anni di carcere
nel processo sull'omicidio Pecorelli. L'attacco giudiziario portato
contemporaneamente alla loro sinistra (movimento-sindacato) ed alla
sua destra (margherita-cattolici) i Ds si sono trovati costretti
a prendere le distanze da quel partito dei magistrati che durante
il decennio degli anni novanta aveva garantito loro tenuta elettorale
e linguaggio politico. Si aprono improvvise ed inedite convergenze
tra polo ed ulivo sulla necessità di una riforma della giustizia.
Che ci sia stato un disegno preordinato dietro l'inchiesta di Cosenza
per raggiungere questo risultato è possibile. Ma cercando
di evitarci pericolose derive paranoiche sempre in agguato quando
ci si abbandona alle letture dietologiche, crediamo che questo effetto
sia un vantaggio aggiuntivo raccolto dall'azione repressiva. Crediamo
che quello stesso "sodalizio criminoso" che ha organizzato
le mattanze nelle strade di Napoli e Genova sia adesso passato ad
un altro piano della guerra che sta combattendo contro il movimento.
Crediamo che, così come nel 68/69 si rispose con l'apertura
di un fronte di guerra civile alla grande avanzata di quel movimento,
così oggi, dopo Napoli, Genova e soprattutto le grandi manifestazioni
sindacali e quella del Social Forum di Firenze, una parte importante
del mondo politico nostrano stia perseguendo l'obiettivo di spostare
lo scontro in atto dal terreno delle lotte sociali e per il lavoro,
a quello dello scontro militare. Il braccio armato maggiormente
accreditato per perseguire questa strategia è l'arma dei
carabinieri, quarta forza armata del paese (grazie alla gentile
intercessione di Massimo D'Alema), funzionalmente dipendente dal
ministero della difesa, abituata, per tradizione, ad interloquire
direttamente con l'alleato 'atlantico', che può contare sulla
memoria lunga che il suo antico ruolo di primo protagonista nella
gestione dello scontro armato contro i movimenti sociali gli assicura.
21 novembre 2002 Collettivo ctrl_alt
Rete No Global Napoli
. continua
Allegati
ARRESTI NO GLOBAL E' BUFERA SUI ROS
Claudia Fusani
E' polemica sul Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri
(Ros), l'organo investigativo che più di altri ha firmato
le indagini che hanno portato all'arresto dei 20 no global. Una
polemica che si è affacciata fin da venerdì sulle
pagine dei giornali dove si raccontava di un Ros che ha bussato,
ma invano, alle porte delle procure per ottenere quegli arresti
finchè non ha trovato aperta quella di Cosenza. La questione
è esplosa ieri con interpellanze parlamentari e ieri sera
ha voluto rispondere lo stesso numero uno del reparto d'eccellenza
dell'Arma, il generale Giampaolo Ganzer negando che "ci siano
dossier dei Ros vaganti per l'Italia alla ricerca di una procura
compiacente". Il comunicato è arrivato in diretta alla
redazione di Porta a Porta dopo l'ultimo attacco, quello dei Disobbedienti.
Nel salotto di Vespa, Canarini - come già aveva fatto nel
pomeriggio Anubi d'Avossa - ha detto che "chi come il Ros intercetta
centinaia di telefonate senza rendere conto a nessuno, è
un pericolo per la democrazia". Ecco perché occorre
sapere "quanti sono i Ros, di quanti soldi dispongono e che
attività svolgono".
I si dice dei giorni passati hanno preso corpo ieri mattina. Il
primo è l'onorevole Nichi Vendola (Rifondazione), commissario
dell'Antimafia: "Il Ros - dice - ha consumato una vendetta
portando in procura, in un pellegrinaggio meschino, una paccottiglia
che non può tenere in piedi alcun genere di accusa".
Nel pomeriggio l'onorevole Paolo Cento (Verdi) deposita un'interpellanza
al presidente del consiglio e ai ministri dell'Interno e della Difesa,
per chiedere di "limitare i compiti del Ros e verificare eventuali
abusi in questa indagine". Fausto Bertinotti parla di "forze
con propensione eversiva nei corpi di polizia dello stato e in pezzi
della maggioranza". Sergio Cofferati giudica "incredibili
e senza fatti concreti le accuse ai no global". Ieri sera,
dopo l'ultimo attacco in diretta a Porta a Porta, la replica scritta
del generale: "Le sezioni anticrimine di Genova e Catanzaro
hanno condotto distinte indagini delegate dalle procure e nel rigoroso
rispetto dei mandati ricevuti. Pertanto, nessun'altra autorità
giudiziaria avrebbe potuto essere, ne è stata, in alcun modo
informata dell'esito degli accertamenti svolti e non esiste alcun
dossier vagante per l'Italia alla ricerca di una procura compiacente".
Intanto il Movimento e tutte le sue anime, dai Cobas ai cattolici,
ha annunciato gli appuntamenti della settimana: venerdì a
Termini Imprese con gli operai della Fiat e sabato la manifestazione
nazionale a Cosenza.
La Repubblica 20 novembre 2002
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