LIBERIAMOCI DAL CARCERE
Dossier: la libertà è la nostra malattia

Allegato 2 - La visita del 2 giugno e i "quattro punti"

2 Giugno 2000: il Comitato Liberiamoci dal carcere, i promotori dei Cantieri sociali di Napoli e Rifondazione Comunista organizzano un nuova visita nel carcere di Poggioreale, che conferma per l’ennesima volta le condizioni di sofferenza e umiliazione nelle quali si trovano i detenuti, condizioni inimmaginabili per quanti non hanno la possibilità di verificarle con i propri occhi.

Alla delegazione partecipa Vittorio Agnoletto, medico e presidente della L.I.L.A., che denuncia in particolare la situazione dei detenuti sieropositivi e tossicodipendenti: nessuna continuità terapeutica, nessuna assistenza, nessuna volontà da parte del direttore Acerra di affrontare una questione secondo lui non urgente. Mai un’overdose nel "suo" carcere, e quindi niente metadone, ormai "superato"…(superato dunque dai bastoni chiamati "metadone" e "valium"? dalle docce fredde? dall’isolamento "terapeutico"? dalla massiccia somministrazione di psicofarmaci?…)

Il giorno dopo l’intera assemblea dei Cantieri Sociali, con le associazioni di volontariato, gli operatori, i soggetti sociali presenti, sottoscrive il seguente documento e la piattaforma di "sopravvivenza", presentati dal Comitato Liberiamoci dal carcere e dal cartello promotore della manifestazione del 19 maggio, sul caso Poggioreale.

I fatti di Sassari rischiano di far precipitare la situazione nelle carceri. Non è possibile che dopo lo scalpore e l’indignazione che il pestaggio ha suscitato nell’opinione pubblica i sindacati della polizia penitenziaria siano riusciti a tradurre in un loro vantaggio quello che è accaduto. Non è possibile che dopo l’arresto per il maltrattamento di 80 agenti, del loro comandante, del direttore e del Provveditore il governo abbia risposto con l’aumento dell’organico della polizia penitenziaria.

Ma in effetti di fronte alle condizioni attuali di sovraffollamento la scelta si pone tra il diminuire la popolazione detenuta (indulto/amnistia) o rendere le carceri più capienti (edilizia penitenziaria, rafforzamento della sorveglianza), e in un clima di tolleranza zero anche i fatti di Sassari possono essere utilizzati per rafforzare la tendenza all’ampliamento del circuito carcerario.

Quelle manifestazioni degli agenti fuori dalle carceri italiane e lo sciopero in bianco che hanno proclamato rimangono comunque una provocazione intollerabile. Prima gli scioperi dei direttori, che hanno bloccato i colloqui, le telefonate, gli acquisti dei generi alimentari; poi il pestaggio di Sassari; e per finire le proteste dei poliziotti penitenziari, come se fossero stati loro a subire i pugni in faccia e i calci nell’addome, proteste che ancora una volta sono ricadute e continuano a ricadere sulle famiglie in visita, costrette ad umilianti perquisizioni, sulle ore di passeggio, ridotte a fugaci boccate d’aria, sui pacchi che non vengono consegnati e le mille richieste non autorizzate.

Venerdì 19 maggio si è svolta una manifestazione fuori il carcere di Poggioreale, dalla cui esperienza è nato il Comitato ‘Liberiamoci dal carcere’. Una delegazione di questo corteo in visita all’interno dell’istituto ha potuto verificare che le condizioni di vita dei detenuti sono indegne.

L’angustia degli spazi e il sovraffollamento sono un problema serio ma troppo spesso usato come alibi per una situazione di abbandono, incuria, indifferenza e abbrutimento che lanciano un preciso atto d’accusa verso la direzione del carcere e coloro che sono preposti a vigilare e controllare gli istituti penitenziari. Le responsabilità della magistratura di sorveglianza e del Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria sono altrettanto gravi di quelle del direttore dell’istituto.

Il clima di violenza e sopraffazione che si respira dentro è ormai insostenibile. Le denunce di maltrattamenti e di intimidazioni che i detenuti hanno affidato alla delegazione sono state precise e circostanziate, pronunciate senza timori reverenziali alla presenza del vicedirettore del carcere e degli agenti di polizia penitenziaria che l’accompagnavano.

Nel carcere di Poggioreale c’è una sistematica violazione del già affittivo ordinamento penitenziario, una evidente indifferenza della direzione verso le condizioni drammatiche di vita dei reclusi, un’assoluta mancanza di volontà di affrontare la situazione con una logica che non sia quella della repressione e del rigore disciplinare.

Il due giugno i promotori di quella manifestazione insieme ai promotori del Cantiere sociale di Napoli, da sempre impegnati sul fronte delle politiche della reclusione hanno effettuato una nuova visita nel carcere di Poggioreale. Questa visita ha nuovamente evidenziato i problemi già sollevati da detenuti alla prima delegazione, confermando che le condizioni detentive all’interno del più grande istituto campano sono ormai insostenibili.

Noi mettiamo in discussione la necessità stessa dell’istituzione carceraria, ma in questa condizione drammatica si tratta di ristabilire al più presto le condizioni di vivibilità minime che rendano l’esistenza dei reclusi meno insopportabili. Per questo intendiamo partire dai seguenti, elementari, punti, e su questo intendiamo tra un mese verificare la reale attuazione all’interno del carcere di Poggioreale delle seguenti richieste:

1-Diritto all’ora d’aria

In una situazione dove in una singola cella sono stipate fino a 20 persone è assolutamente indispensabile che venga assicurato questo diritto elementare stabilito dall’ordinamento penitenziario; le quattro ore di aria quotidiane. Attualmente a Poggioreale l’ora d’aria può durare anche solo 45 minuti. Non c’è carenza di organici della polizia o agitate ragioni di sicurezza che tengano: questo diritto elementare di ogni prigioniero deve essere assicurato.

2-Diritto alla tutela della salute

Chiediamo che i principi costituzionali del diritto alla tutela della salute valgano anche per quel pezzo di territorio chiamato Poggioreale, e che vengano utilizzate tutte le misure alternative alla reclusione affinché i malati, i tossicodipendenti, i sieropositivi, escano dal carcere. Ricordiamo ai responsabili della struttura che un muro di cinta non sottrae quello spazio alla sovranità della leggi. Diritto alla salute significa diritto alla cura e alla prevenzione delle malattie, significa predisporre tutte le cautele e le precauzioni affinché non si diffondano malattie a gravi, non costringere venti persone ad usare un solo cesso, o a cucinare nei lavandini dove ci si lava, o ad aspettare fino a 4 mesi la visita di una medico

3-Diritto al colloquio per i detenuti e i familiari

Per fare un colloquio a Poggioreale si aspetta fino a 8 ore, in stanze sporche e in stato di abbandono, senza neanche la possibilità di sedersi.

4-Rispetto della persona

Il clima di paura che si respira a Poggioreale non può essere assolutamente più tollerato. Per quanto ci riguarda da questo momento in poi ci organizzeremo per attivare un presidio di controllo democratico sul regime disciplinare applicato nel carcere. Una commissione permanente di consiglieri regionali e parlamentari visiterà regolarmente la struttura per verificare il rispetto delle norme minime di sopravvivenza, perché purtroppo di questo si tratta. Chiediamo che la magistratura di sorveglianza eserciti con impegno il compito di vigilanza sulla legalità delle condizioni di detenzione che la legge penitenziaria gli affida; chiediamo che il Provveditore regionale, i cui uffici sono ubicati nel perimetro del carcere, eserciti appieno i suoi compiti di indirizzo e vigilanza sulla rispondenza alla legge dell’operato dei suoi sottoposti.

^TOP
< BACK