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Lo smantellamento dei residui di stato sociale e di sanità
pubblica, la precarietà diffusa, la criminalizzazione dellimmigrazione
e il perdurare di una politica proibizionista sulle sostanze stupefacenti
aggravano ed estendono le condizioni di esclusione sociale ed economica
che quotidianamente conducono un numero sempre più elevato
di proletari ad "affollare" le carceri.
Listituzione carceraria tenderà sempre più
ad essere luogo materiale e modello sociale di contenimento coatto
delle diverse e crescenti forme di disagio, comprese quelle
attualmente controllate con lospedalizzazione. Per questo
gli interessi miliardari della sanità penitenziaria difendono
con accanimento lidea di cura intramuraria, impedendo di fatto
lapplicazione del recente decreto legislativo 230 che prevede
il passaggio delle competenze dal ministero di giustizia a quello
della sanità. Il carcere deve essere anche un po ospedale,
servizio per le tossicodipendenze, reparto psichiatrico, galera
per senza fissa dimora ... Sulla carta tutto deve essere disponibile
dentro le mura, e per uscire bisogna sottostare a un rigido meccanismo
premiale grazie a cui la libertà è concessa in cambio
di un forte controllo extramurario (arresti domiciliari, programmi
terapeutici coatti, comunità, ...).
In realtà, sebbene non tutti lo dichiarino apertamente,
il carcere non solo funziona da "discarica sociale", ma
è il luogo deputato, oggi come e più di ieri, allespiazione
dei reati attraverso la sofferenza.
Ma chi ha stabilito che alla sofferenza della detenzione si debba
aggiungere quella, a volte fatale, di una malattia non curata? In
carcere il diritto alla salute subisce violazioni quotidiane. IN
CARCERE MOLTE PERSONE SI AMMALANO, in carcere entrano persone afflitte
da cardiopatie, epatite, tubercolosi e altre malattie che durante
la detenzione si aggravano.
Il carcere non solo rinchiude la malattia, la tossicodipendenza,
il disagio psichico, ma allo stesso tempo li riproduce, alimentando
così il business della sanità penitenziaria (centri
clinici, reparti sanitari, strutture psichiatriche e per le tossicodipendenze,
personale medico e paramedico). Questo apparato, che gode tuttora
di una gestione separata dal resto del sistema sanitario nazionale,
si giustifica con lelevata diffusione della malattia in carcere
e con la presunta capacità delle strutture penitenziarie
di gestire tale situazione. E un circolo vizioso che, lungi
dal risolvere i problemi delle persone detenute malate, si autoalimenta
e contribuisce a rinforzare lintero sistema carcerario.
Il caso dell'Aids è paradigmatico rispetto all'incompatibilità
tra malattia e stato di detenzione: eppure negli ultimi anni,
a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale del 95
che stabiliva lincostituzionalità della scarcerazione
automatica per gravi motivi di salute, le condizioni dei detenuti
e delle detenute malate di Aids sono drammaticamente peggiorate.
Il carcere e la sua struttura sanitaria interna non sono infatti
in grado di garantire:
- la continuità terapeutica nelle varie fasi della detenzione
(ingresso, isolamento, trasferimenti);
- la possibilità di sottoporsi a terapie di avanguardia
o alternative;
- l'accesso a controlli di tipo specialistico;
- la possibilità di affrontare le emergenze in forma adeguata
e tempestiva.
Per le detenute e i detenuti affetti da Aids o da altre patologie
gravi ciò corrisponde ad una colpevole mancanza di assistenza.
Queste persone, indipendentemente dalla durata della condanna, non
devono stare in carcere!
Va affermata con forza la possibilità di scarcerazione automatica
per motivi di salute. E un principio di civiltà che
deve precedere le cosiddette "esigenze di sicurezza" e
deve avere un valore universale. Se non si introduce un automatismo
nella scarcerazione delle persone che, in base a considerazioni
mediche, sono giudicate in grave stato di salute, continuerà
a vigere larbitrarietà che attualmente porta i Tribunali
di Sorveglianza e le strutture sanitarie carcerarie a negare la
possibilità di curarsi fuori dal carcere. Finchè la
decisione sulla scarcerazione spetterà a figure del sistema
penitenziario e giudiziario le esigenze di sicurezza continueranno
a prevalere su quelle di salute.
IL CARCERE E INCOMPATIBILE CON LA MALATTIA!
LA DISCREZIONALITA IN MATERIA NON E PIU TOLLERABILE!
LA SALUTE NON PUO ESSERE UN PREMIO!
Anteporre il diritto alla salute significa che le persone detenute
devono poter usufruire dello stesso servizio sanitario del resto
della cittadinanza, devono potersi recare nelle stesse strutture
sanitarie esterne senza interferenze da parte dell'autorità
carceraria e giudiziaria sulla scelta del tipo di cura e nel rispetto
del loro diritto alla privacy.
E necessario ribadire con forza inoltre il diritto alla continuità
terapeutica per tutte quelle persone che prima dell'arresto hanno
stabilito un rapporto con strutture sanitarie o seguono terapie
che necessitano di costante controllo medico: la stessa direttiva
emanata da Caselli (dir. DAP) inerente il diritto alla continuità
terapeutica dei detenuti tossicodipendenti, infatti, rimane a tuttoggi
inapplicata nella maggioranza delle carceri.
Chiedere la scarcerazione automatica delle persone detenute malate
non si limita a essere unastratta rivendicazione umanitaria,
ma è una proposta che va nella direzione di scardinare lattuale
processo di ristrutturazione penitenziaria che intende adeguare
lintero sistema penale a una crescente carcerazione della
marginalità sociale: è per questo che COSTITUIREMO
UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL DIRITTO ALLA SALUTE PER TUTTI I DETENUTI
E LE DETENUTE E ATTIVEREMO CON TUTTI I MEZZI NECESSARI UN CONTROLLO
DAL BASSO SUL PASSAGGIO DI COMPETENZE DALLA LOBBY DEI MEDICI PENITENZIARI
AI SERVIZI SANITARI TERRITORIALI E SULLEFFETTIVA ASSUNZIONE
DI RESPONSABILITA DA PARTE DELLE ASL
CONTRO I MECCANISMI GIURIDICI CHE ANTEPONGONO I MOTIVI DELLA
SICUREZZA AL DIRITTO ALLA SALUTE
PERCHE LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE NON SIA RIMESSA ALLA
DECISIONE DI UN GIUDICE!
PER LABOLIZIONE DELLA LEGISLAZIONE PROIBIZIONISTA SULLE SOSTANZE
STUPEFACENTI E LA LEGISLAZIONE REPRESSIVA SULLIMMIGRAZIONE
PER UN EFFETTIVO PROCESSO DI DEPENALIZZAZIONE PERCHE REPRESSIONE
E CARCERE NON DEVONO ESSERE LA RISPOSTA ALLE CONTRADDIZIONI SOCIALI.
Comitato Liberiamoci dal carcere - Napoli/
Liberiamoci del carcere - Roma/
Spazio Antagonista Newroz - Pisa/
CSOA Officina 99/
Lab. Okk.Ska/
Osservatorio sul carcere in Campania/
Redazione Vis 'a Vis/
Mov. Disoccupati autorganizzati - Acerra/
Cobas LSU Acerra/ Com. agitazione I.U.O. - Napoli/
C.S.A. Tempo Rosso - Pignataro Maggiore/
Redazione Infoxoa/
CSOA Forte Prenestino - Roma/
Slai cobas per l'autorganizzazione/
C.S.O.A Depistaggio - Benevento/
Cantieri sociali - Napoli/
C.S. ex canapificio - Caserta/
Ass. "La città invisibile"/
Coll. Antifascista Gramna Avellino/
C..A.S "Zona d'ombra"/
Coll di lotta metropolitano Napoli /
Comitato "No alla centrale" - Orta di Atella/
Ass. Priscilla/Opera nomadi - Napoli/
PRC Federazione Napoli/
COA Transiti 28 Milano/
LILA Nazionale/
Ass.Antigone - Napoli/
Ass.Antigone - Verona/
Gruppo Nazionale Persone Sieropositive Anlaids/
ANLAIDS Nazionale
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