LIBERIAMOCI DAL CARCERE
Dossier: la libertà è la nostra malattia

Presentazione

Il 19 maggio, dopo la risposta del governo ai fatti di Sassari – aumento degli organici della polizia penitenziaria e apertura di nuove prigioni -, i centri sociali napoletani, insieme ad altre realtà dell’autorganizzazione sociale, organizzano una manifestazione e un concerto di solidarietà ai detenuti fuori al carcere di Poggioreale. "Liberiamoci dal carcere" è lo striscione d’apertura. Il popolo dei "dannati della terra" risponde con una battitura delle stoviglie che dura fino a tarda notte: è la prima iniziativa di protesta che parte da un carcere italiano.

Il 26 luglio 2000 a Roma il Comitato Liberiamoci dal carcere di Napoli ha incontrato il vertice dell'amministrazione penitenizaria, il presidente Giancarlo Caselli, per discutere dello stato del sistema penitenizario campano.

La nostra delegazione proveniva da un lavoro attento e continuo su questo tema: sin dalla manifestazione del 19 maggio abbiamo seguito il movimento dei detenuti che, oltre a rivendicare l'amnistia e l'indulto, denunciava le condizioni disumane e il clima di intimidazione vissute all'interno delle nostre carceri (cfr.all. 1,2,3,4). Abbiamo con frequenti visite, lunghe, attente, monitorato il carcere di Poggioreale e quello di Secondigliano, dimostrando al movimento dei detenuti che eravamo, e siamo, in grado di dare voce alle loro aspettative.

Così facendo, pur restando molto più alto il nostro obiettivo, il superamento del carcere come di tutte le istituzioni totali, abbiamo deciso di porre sul tavolo della discussione con Caselli solo quattro punti (cfr.all 2), un insieme minimo di questioni, senza le quali non è possibile pensare ad alcun miglioramento della vita delle persone recluse. Abbiamo chiamato Caselli e con lui tutta l'amministrazione a risponderci su questi punti (violazioni fondamentali, rispetto del regolamento di esecuzione, tutela della salute delle persone tossicodipendenti) perché riteniamo siano cose sulle quali è possibile e doveroso dare, ora e subito, una risposta concreta.

Caselli è il vertice di una macchina che gestisce, tra detenuti e agenti oltre centomila persone. E' lui il responsabile politico-amministrativo del personale dell'amministrazione penitenziaria, agenti inclusi. Se un direttore, come fa quello di Poggioreale, ritiene di potere trattare i detenuti in crisi di astinenza a base di docce fredde, se gli agenti, come fanno quelli di Poggioreale, ritengono di potere imporre ai detenuti regole umilianti e degradanti, se persino l'ora d'aria, come avviene a Poggioreale, si riduce, per motivi a noi oscuri, a poco più di mezz'ora, se tutto questo avviene responsabile, politicamente parlando, è il vertice, e dal vertice siamo andati. Non a chiedere favori, clemenze o indultini, ma il rispetto di un nucleo di diritti fondamentali che accompagna ogni individuo e che non può mai essere leso.

La nostra delegazione è stata per oltre tre ore a discutere con Caselli, a spiegare punto per punto le ragioni ed i motivi del nostro documento, ciascuno dei firmatari ha fatto sentire la propria voce.

Su tutti i punti del nostro documento Giancarlo Caselli ha preso un impegno, ha detto che avrebbe verificato, avrebbe controllato, che se le cose stavano in questo modo avrebbe preso i suoi provvedimenti. Ha detto, e noi lo sapevamo, che esistono specifiche circolari che obbligano i direttori di istituto a garantire ai detenuti il trattamento metadonico, la continuità terapeutica. Speriamo lo sappia anche il direttore di Poggioreale.

Abbiamo dato voce anche ad una cosa risaputa, ma che molti fingono di non sapere, a Poggioreale si cammina mani dietro al schiena ed occhi bassi, perché adesso nessuno potrà continuare a fingere.

Anche su questo Caselli ci assicurato che avrebbe preso i suoi provvedimenti. Noi non viviamo di promesse, siamo tornati a visitare l'istituto e torneremo ancora altre mille volte se sarà necessario.

Adesso però il vertice del sistema penitenziario campano sa che non potrà più nascondersi sotto quella coltre di silenzi ed omertà che ha permesso che tante violenze ed ingiustizie passassero sotto silenzio.

Caselli ci ha infine invitato a non promuovere ulteriori manifestazioni pubbliche, cortei, presidi ai cancelli e quanto potesse alzare la tensione e produrre "dannose" polemiche. Ma il Comitato si è costituito con l’obiettivo di funzionare da osservatorio sulla detenzione ed organismo di controllo dal basso di quanto avviene dentro, proprio a partire da una manifestazione. La cooperazione con i movimenti di lotta e con tutti i soggetti contrari alla riduzione dei conflitti sociali a questione di ordine pubblico, da "risolvere" militarizzando i territori e costruendo nuove carceri, e la promozione di dibattito e pensiero critico sull’istituzione carcere e sui meccanismi di repressione e di controllo in epoca di crociate forcaiole e di tolleraza zero, sono inscindibili dal nostro lavoro di inchiesta.

Il primo dicembre noi torniamo a presidiare Poggioreale e tutte le altre carceri campane, così come altri compagni presidieranno altre carceri in tutta Italia per ricordare che il processo è classista ed il carcere è discarica sociale.

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