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21.6.2000
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Feroce presa di posizione
contro le ipotesi di amnistia del Procuratore Generale di Milano,
Francesco Saverio Borrelli. Il capo di mani pulite attacca gli
uomini politici che hanno portato in parlamento ‘un terrorista
e un corruttore’, riferendosi a Sergio Segio e Sergio Cusani.
In una improvvisata conferenza stampa Borrelli invita Wojtyla
a non ficcare il naso negli affari interni dello stato italiano.
La Commissione Giustizia del Senato rinvia di una settimana
l’iscrizione all’ordine del giorno del tema dell’amnistia. L’Associazione
Nazionale Magistrati esprime forti perplessità su provvedimenti
indulgenziali. |
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22.6.2000
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L’Amministrazione
Penitenziaria consegna alla Commissione giustizia del Senato
un rapporto sulla situazione delle carceri.
Molte le reazioni negative alle dichiarazioni fatte
ieri dal Procuratore Generale di Milano Francesco Saverio
Borrelli. Sul piano politico siamo allo stallo totale. La
Quercia è il primo partito ad opporsi ai provvedimenti di
amnistia, anche se non arrivano a pronunciare un no secco.
Come non lo fanno Forza Italia e An. Il partito di Fini ha
anzi aperto uno spiraglio, chiedendo di approfondire la questione
dei reati che sarebbero coperti dal provvedimento.
Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria; presenti
il capo dello stato, il ministro della giustizia e Giancarlo
Caselli. Fassino legge le cifre del sovraffollamento penitenziario
e promette di rinfoltire gli organici del personale penitenziario
(1200 educatori e 1500 poliziotti penitenziari). Per Caselli
nessun intervento riformatore è possibile se non si affronta
il problema della presenza dei 15.000 detenuti in più rispetto ai posti letto delle nostre
prigioni.
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Il rapporto del
Dap. Secondo il documento presentato dall’Amministrazione
Penitenziaria i detenuti in Italia sono 53.507 a fronte di una
capienza regolamentare di 42.749 persone. I condannati sono
28.104, gli imputati in attesa di giudizio 23.933, gli internati
1.470. I detenuti stranieri sono 14.803, i tossicodipendenti
15.097. In 8.783 sono in cella per condanne fino ad un anno,
5.147 da uno a due anni, 3.611 da due a tre anni.
Una parte importante della prossima campagna elettorale
si giocherà di certo sui temi della sicurezza, ed i sondaggi
d’opinione che in questi giorni sono apparsi sui giornali
sconsigliano alle grandi forze politiche di sbilanciarsi troppo
sul tema dell’amnistia. Il pacchetto sicurezza, attualmente
in discussione alla Camera, prende di mira proprio quei cosiddetti
reati di strada (furti, scippi, rapine) che dovrebbero essere interessati
da un eventuale indulto-amnistia, e nelle strategie politiche
dei partiti c’è sicuramente più attenzione all’alto valore
elettorale aggiunto che la repressione di questi reati è in
grado di esprimere, piuttosto che ad evitare qualche casino
nelle carceri.
Secondino Pride Ad accogliere i
54.000 detenuti che stazionano nelle
nostre prigioni ci sono 34.000 posti letto, 44.000
agenti di polizia penitenziaria e una sparuta pattuglia di
operatori del trattamento.
In
Germania per custodire 60.000 detenuti vengono impiegati 26.000
addetti alla sorveglianza; al contempo, i tedeschi pagano
9.500 addetti alle funzioni trattamentali. In Francia vengono
ritenuti sufficienti 19.000 agenti per assicurare la sicurezza
nelle carceri, che ospitano 58.000 detenuti; le unità di personale
socio-educativo sono 6500. L’apparente paradossalità
della situazione italiana in cui, nonostante l’elevato rapporto
tra agenti e detenuti, si continuano ad assumere poliziotti
penitenziari a colpi di decreti da un migliaio di unità all’anno,
è il segno tangibile di ciò che questa Amministrazione ha
fatto negli ultimi anni: riprodurre, in forma esponenziale,
le sue più antiche vocazioni repressive attraverso un’assoluta
egemonia delle regioni dell’ordine e della sicurezza.
La pacificazione delle carceri operata dalla Gozzini
e la montante ondata punitiva proveniente dall’opinione pubblica
nazionale ha posto finora l’Amministrazione Penitenziaria
al riparo da pressanti esigenze di governo interne e da ogni
forma di controllo democratico esterno, in particolare al
Sud. Ciò ha trasformato il carcere in un territorio
dove scorrazzano indisturbati voraci appetiti corporativi
che si muovono in una logica esclusiva di accumulo di privilegi.
I detenuti, in tutto questo, sono diventati l’ultimo dei problemi.
La smilitarizzazione del Corpo degli agenti di custodia
avvenuta nel 1990 e la conseguente sindacalizzazione di questo
soggetto, frutto di autentiche istanze di democratizzazione
di questo contesto istituzionale, è precipitata su terreni
di lotta corporativa che hanno soffocato ogni residuo progressivo
che quel provvedimento legislativo conteneva.
Lo sgelamento
delle carriere del personale dirigente del neonato Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria operato da questa riformariforma,
con l’ingresso dei direttori negli uffici centrali e periferici
del Dipartimento, ha portato questo personale in una situazione
di accesa concorrenza per la conquista di una poltrona ministeriale,il che significa, almeno per loro,
la possibilità concreta di liberarsi dalla necessità del carcere.
Condizione essenziale perchè si possa ambire a questi
salti della carriera è che nei loro curriculum personali non
vi siano ‘incidenti’, cioè che negli istituti sottoposti alla
loro direzione non si verifichino problemi rilevanti sotto
il profilo della sicurezza.
Tutto
ciò ha alimentato e rafforzato quella cultura gestionale che
valuta positivamente le situazioni in cui ‘non succede nulla’,
piuttosto che quelle che possono vantare ‘eventi significativi’.
Un direttore viene giudicato sulla base del criterio del ‘non
aver mai fatto parlare di sè, piuttosto che della valutazione
oggettiva dell’aderenza alla legge del suo operato.
Questa situazione ha ancor più accresciuto il potere della
polizia penitenziaria, vera ed unica garante della sicurezza,
dell’ordine e della disciplina negli istituti, e peggiorato
progressivamente i livelli di vivibilità della condizione
detentiva. La forza di questo soggetto istituzionale,
una forza incontestabile sia per i numeri che per le funzioni,
ha appiattito questa Amministrazione su posizioni di pura
separazione e conservazione di se stessa. La gran parte delle
risorse economiche ed umane pervenute ai penitenziari negli
anni novanta sono andate quasi esclusivamente a rafforzare
le ‘impellenti ragioni della sicurezza’. I benefici
economici, normativi e di carriera conquistati dai neonati
agenti di polizia penitenziarie hanno conservato a questo
personale un sistema previdenziale speciale e veloci automatismi nei passaggi di carriera. Il tradizionale
senso di separatezza di questo corpo militare dal resto del
mondo del lavoro si è così rafforzato, consegnando grande
visibilità e credito alle loro rappresentanze sindacali.
Si tratta di un sindacalismo fortemente corporativo,
che ha alimentato ideologie dell’appartenenza militaresca
che stanno producendo profondi e pericolosi guasti.
Il potere di condizionamento che questi sindacati esercitano
sulle scelte dell’Amministrazione è veramente enorme, e può
essere ritenuto senza dubbio responsabile di una parte importante
dell’irrigidimento dei regimi disciplinari. L’indubbia
capacità che hanno dimostrato nella vicenda di Sassari di
tradurre in un proprio vantaggio un momento di grande difficoltà
nato dall’indignazione con cui l’opinione pubblica aveva accolto
la notizia del pestaggio, ne è una prova sconcertante.
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23.6.2000
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Protesta di detenuti
nel carcere di Trieste. Sul posto giungono immediatamente pattuglie
della polizia e dei carabinieri e squadre dei vigili del fuoco.
I detenuti agitano pezzi di lenzuola in fiamme e lanciano carca
bruciata dalle finestre. Battitura di stoviglie contro le sbarre
delle celle.Il direttore del carcere, Enrico Sbriglia, ha precisato
che la protesta si è svolta in maniera pacifica e senza incidenti.
Le immagini del carcere, ubicato al centro della città, sono
state trasmesse da tutti i telegiornali. “E’ il segnale che
54.000 detenuti aspettavano nelle 217 carceri italiane” (La
Repubblica 26.6.2000). |
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24.6.2000
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Dopo la
messa in onda nella mattinata delle immagini del carcere di
Trieste in rivolta, “in poche ore la febbre attacca come un
virus in altri istituti: a Bologna, a Genova, a Milano, a
Bergamo,a Napoli, dove rispondono spontaneamente gli oltre
tremila detenuti di Secondigliano e Poggioreale. “Le proteste
non sono violente – scrive La Repubblica – perché i direttori
restano nelle carceri e parlano con delegazioni dei detenuti”.
Per la seconda notte consecutiva i detenuti del Carcere
di Trieste proseguono la protesta con lanci di lenzuola in
fiamme e battitura.
Giancarlo Caselli dichiara al Tg3 che ‘la protesta
può essere legittima, ma gli incidenti e le provocazioni non
aiuterebbero ad accelerare le riforme”. Scende in campo a
favore dell’amnistia anche il Presidente della Corte Costituzionale,
Giovanni Conso. Il Ministro della Giustizia Fassino chiede
al Parlamento di decidere in fretta
Il Procuratore Generale di Milano, Francesco Saverio
Borrelli, apre parszialmente sull’amnistia. “L’amnistia può
essere accettata, sia pure a fatica, - ha dichiarato Borrelli
– ma solo se affiancata da provvedimenti strutturali importanti…”
. I sindacati della Polizia Penitenziaria Sappe
e Sinappe dichiarano lo sciopero in bianco per protestare
contro la scarsa attenzione che la prossima finanziaria dedicherebbe
agli aumenti salariali delle guardie.
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Sciacallaggi
Le pesanti ricadute che hanno sui detenuti la forma
di lotta dello sciopero in bianco (difficoltà nei colloqui
con i familiari, nella consegna dei viveri, meticolosità delle
perquisizioni, rallentamento di tutte le attività formative,
culturali e sportive dentro agli istituti, sono una incredibile
provocazione che i questi sindacati dei poliziotti penitenziari
intendono lanciare nell’arena incandescente delle carceri.
La spregiudicatezza e l’arroganza con cui si decide, in questo
momento, di utilizzare la sofferenza dei detenuti per trarne
vantaggi corporativi, è la prova lampante della estrema pericolosità
che questi sindacati oggi rappresentano. Il messaggio è chiaro:
far precipitare il conflitto nelle prigioni per poi presentarsi
come gli unici di affrontare lo scontro sul piano militare.
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25.6.2000
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Napoli. Particolarmente dura è la protesta nel penitenziario
napoletano di Poggioreale, dove alle richieste di un provvedimento
indulgenziale si aggiungono le denunce sul clima di violenza
e intimidazione che si respira nell’istituto. 2070 detenuti,
per una capienza ‘tollerabile’ di 1200. Anche nel penitenziario
di Secondigliano la protesta va oltre la richiesta di amnistia.
Qui ci sono oltre 1300 detenuti, cioè oltre il doppio della
capienza tollerabile. I detenuti denunciano che, da quando
ha aperto il nuovo carcere, alcuni reparti d’estate rimangono
senz’acqua per alcune ore al giorno. Un documento firmato
dai detenuti del reparto S2 viene inviato al Procuratore Capo
Agostino Cordova, con la richiesta di aprire un’indagine sulle
condizioni di vita di Secondigliano.
Napoli. Prosegue la protesta negli istituti di Poggioreale
e Secondigliano, con la battitura, il lancio di carce incendiate
dalle finestre delle celle, l’esposizione di striscioni di
protesta. I detenuti dell’S2 di Secondigliano hanno scritto
in un documento che se entro dieci giorni non avranno alcun
segnale dalla Procura di Napoli sulle denunce presentate ieri,
inizieranno lo sciopero della fame. Secondo il quotidiano
Il Mattino, “il direttore di Poggioreale, Salvatore Acerra,
ieri, nonostante la giornata festiva, era al suo posto di
lavoro”.
Comunicato Ansa “Carceri: amnistia,
monta la protesta, ma non è ancora emergenza. (ANSA) - ROMA,
26 GIU
Il dibattito in corso nel mondo politico, sull'
opportunita' di varare decreti per la concessione dell' amnistia
e dell' indulto, ed il varo, da parte del Governo, del nuovo
regolamento carcerario,
non sembrano placare le proteste all' interno delle carceri.
Sovraffollamento,
liberta', amnistia sono le parole d' ordine che hanno fatto
scattare, da Trieste, la reazione dei reclusi, che non e'
mai, comunque, degenerata in violenza. Per Gianfranco Gianfrotta,
direttore dell' Ufficio Detenuti del Dap, ''bisogna avere
il coraggio di sperimentare soluzioni nuove, forme di custodia
diverse da quelle che fino a oggi si sono realizzate''. In
sostanza ''una presenza del personale di custodia meno forte
di quanto oggi non sia rispetto a fasce di detenuti che per
la
regolarita' della vita all' interno degli istituti penitenziari
non presentino particolare pericolosita'''. Il tam tam della
protesta e' arrivato nelle carceri di Poggioreale e Secondigliano
dove, la scorsa notte, i detenuti dei due istituti di pena
napoletani hanno dato voce all' esasperazione, chiedendo amnistia
ed indulto, ma anche migliori condizioni all' interno dei
reclusori. Due ore di tensione anche nel carcere di Pontedecimo,
nel ponente genovese, dove ieri due ore di protesta hanno
fatto temere un innalzamento della tensione. Uno ''sciame
sismico'' di proteste dietro le sbarre che sembra potere percorrere
tutta la Penisola. E che ha toccato anche Bergamo senza pero'
degenerare. A Trieste la protesta si e' conclusa nella notte
di sabato, anche se e' ripresa piu' tardi per circa quarto
d' ora. A Bologna la protesta e' arrivata per posta: dal carcere
di Dozza un gruppo di detenuti afferma in una lettera di aver
iniziato uno sciopero della fame. I detenuti del carcere friulano
hanno agitato pezzi di lenzuola in fiamme e lanciato carta
incendiata dalle finestre. Dall' esterno si e' sentito il
battere di oggetti contro le inferriate, le porte e le
pareti delle celle. Le richieste: la concessione dell' amnistia
e un incontro con il direttore del carcere, Enrico Sbriglia.
Nel carcere di Trieste la capienza e' di circa 150 posti a
fronte di 210 detenuti. I detenuti della struttura circondariale
di Bergamo, invece, oggi hanno rinunciato all' ora d'aria,
rifiutato i pasti e i pacchi inviati dai familiari non sono
stati ritirati. E' poi iniziata una azione di disturbo
sonoro. Nei due istituti di pena napoletani la protesta e'
stata caratterizzata da slogan gridati e da pentole e piatti
ripetutamente battuti sulle inferriate delle celle. A Secondigliano
ci sono stati anche lanci di carte e di stracci accesi dalle
finestre. La protesta, cominciata poco prima di mezzanotte,
si e' conclusa intorno alle 2. Poco piu' tardi e' tornata
la
calma anche a Poggioreale.” (ANSA)
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Capienza tollerabile.
Nei documenti ufficiali che divulga l’amministrazione
penitenziaria si trova sempre il doppio dato della capienza,
e della capienza tollerabile. Per capienza si
intende il numero di posti letto previsti dai progettisti
della struttura carceraria; per capienza tollerabile il numero
di persone che possono essere infilate in un cubicolo lasciando
un metro di spazio tra i letti a castello. La capienza tollerabile
viene stabilita sulla base di ‘relazioni tecniche’ delle direzioni
delle carceri.
Non tutti sanno che
Il prestigio, ma soprattutto la carriera
di un direttore, si misura anche dalla grandezza della struttura
che ha diretto (e per grandezza si intende il numero di carcerati
che ha custodito). Nella recente riforma della dirigenza dei
penitenziari, una delle condizioni per aver riconosciuto al
proprio istituto lo '‘status di prima dirigenza'’ è appunto
il numero di detenuti ospitati.
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26.6.2000
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Si diffonde la protesta
in tutte le carceri italiane. A Novara un incendio appiccato
nella notte ai materassi di una cella manda all’ospedale sei
agenti, intervenuti per sedare le fiamme.
In toscana
la protesta coinvolge i penitenziari di Livorno, Firenze,
Pisa, Prato, S. Gimignano e Pistoia. Agitazioni anche a Lecce,
Ancona, Bologna, Lanciano, Teramo, Chieti, Bergamo (dove un agente è rimasto ferito), Parma,
Modena, Padova, Pesaro, Fermo, Alessandria, Udine, Pordenone,
Palermo e Trento. A Trieste, il carcere che ha lanciato l’ultima
ondata di proteste, proseguono le agitazioni con uno sciopero
della fame, il rifiuto dei colloqui e dei pacchi, astensione
dagli incontri con gli avvocati e diserzione dalle aule di
tribunale. Grave appare la situazione di Roma Rebibbia, dove
i poliziotti avrebbero lanciato lacrimogeni contro un centinaio
di detenuti, che avevano appiccato il fuoco ai materassi e
alle suppellettili. A Bergamo un agente è stato ferito al
braccio con una lametta da barba da un detenuto extracomunitario.
Il Direttore Generale del Dap, Caselli, ordina agli
agenti di mantenere la calma e di non reagire.
Il Viminale dà l’allarme. Allertati i Comitati provinciali
per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Napoli. In tutte le strutture carcerarie della regione
si segnalano manifestazioni e proteste dei detenuti. Particolarmente
pesante è la situazione nei due penitenziari napoletani. Striscioni
appesi alle finestre sbarrate di Secondigliano chiedono amnistia
ma anche condizioni di vita meno pesanti. Nel carcere di S.
Maria Capua Vetere i detenuti hanno incendiato le lenzuola.
A Secondigliano sopo apparse lenzuola con scritte polemiche
contro la Magistratura di Sorveglianza il cui Presidente,
Angelica Di Giovanni, sta ricevendo in queste ore decine di
fax da tutte le case di pena di Napoli e provincia.
Il prossimo 8 luglio il cardinale Giordano si recherà nella casa di pena di Secondigliano
nell’ambito delle manifestazioni per il giubileo dei detenuti.
Contemporaneamente, davanti al carcere, i familiari dei detenuti
daranno vita ad una fiaccolata. La manifestazione è stata
organizzata dalla Caritas e da altre associazioni di volontariato
religioso.
A Poggioreale
è stato di massima allerta. Un agente intervistato da La Repubblica
ammette che gli agenti cominicano ad avere paura. Nicola Sanseverino,
sindacalista del Sappe, dichiara di essere favorevole all’amnistia.
Emilio Fattorello, segretario regionale dello stesso sindacato,
ammette che dopo i fatti di Sassari il rapporto tra agenti
e detenuti è sul filo del rasoio, e minaccia di chiamare gli
agenti ad effettuare uno sciopero bianco.
Leo Beneduci, segretario dell’’Osappe, sindacato dei poliziotti
penitenziari, accusa il
governo di non avere alcuna politica sull’aumento degli
organici e sul riassetto delle carriere degli agenti. Per
questo motivo il direttivo dell’Osappe ha indetto uno sciopero
della Fame.
Qualcosa comincia a sbloccarsi tra le forze politiche.
Oggi l’argomento verrà discusso nel vertice di maggioranza
con Amato: la linea che si sta affermando nel centrosinistra
è favorevole ad un indulto. L’inversione di marcia è particolarmente
vistosa tra i DS. Anche AN, dopo l’impegno mostrato da Fassino
di inserire nel Dpef fondi per le prigioni, ha di molto ammorbidito
il suo veto iniziale. Decisamente contro l’amnistia sono invece
Antonio di Pietro e Luciano Violante.
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Sciacallaggi
L’Osappe è impegnato in un duro scontro con il
primo sindacato dei poliziotti penitenziari, il Sappe, per
la conquista della maggioranza degli iscritti. Dopo l’indubbia
egemonia che il Sappe ha esercitato nei giorni caldi delle
vicende di Sassari, l’Osappe sta cercando adesso di recuperare
visibilità attraverso un forte attivismo che si sta manifestando
soprattutto sulla scena napoletana, area in cui vanta un buon
insediamento.
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