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Il 3 aprile di questanno un gruppo di agenti reclutati nelle
carceri sarde entra nellistituto di Sassari per eseguire una
perquisizione straordinaria e trasferire una ventina di detenuti.
Il 3 maggio i magistrati di Sassari emettono 82 ordini di custodia
cautelare contro 79 guardie, il Provveditore delle carceri della
Sardegna, la direttrice e il comandante di Sassari. Scoppia il caso
Sassari. Le polemiche scoppiate in seguito alle prime rivelazioni
sui fatti di violenza investe lamministrazione penitenziaria,
e soprattutto il corpo di polizia che governa le carceri. I racconti
dei calci in faccia con gli anfibi, delle secchiate di acqua gelida,
delle umiliazioni dei denudamenti e delle perquisizioni anali fanno
il giro delle redazioni di giornali e televisioni. Si scopre la
vergogna del carcere italiano, per tanti anni rimasto silente e
nascosto.
Il 7 maggio la violenta reazione dei sindacati della polizia penitenziaria
prende corpo nella prima manifestazione nazionale di protesta contro
gli arresti operati dalla magistratura sarda. La piazza scelta è
quella di Napoli; lo scenario le mura del carcere di Poggioreale.
Perchè proprio Napoli? Perchè per protestare contro
82 arresti avvenuti a Sassari si decide di indire una manifestazione
di protesta fuori al carcere di Poggioreale? Perchè il provveditore
delle carceri della Sardegna, campano, per effettuare loperazione
di Sassari fa trasferire da Benevento il suo ex capo delle guardie?
E chi ha autorizzato il trasferimento delluomo duro che ha
gestito lo sfollamento?
Il 19 maggio, dopo che il Governo ha risposto ai fatti di Sassari
con un laumento degli organici della polizia penitenziaria
e lapertura di nuove prigioni, i centri sociali napoletani
organizzano una manifestazione di solidarietà ai detenuti
fuori al carcere di Poggioreale. Il popolo dei dannati della
terra risponde con una battitura delle stoviglie sulle sbarre
che dura fino a tarda notte: è la prima iniziativa di protesta
che parte da un carcere italiano. I detenuti chiedono che sia messo
fine al clima di violenza e di intimidazione che impera nel penitenziario,
mostrano cosa significa vivere 17 persone in una cella, chiedono
assistenza medica, condizioni di vita dignitose. La storia della
lotta dei detenuti per lindulto e lamnistia comincia
da qui, dalla denuncia degli orrori del modello della massima deterrenza
che è Poggioreale.
Cosa rappresenta nel sistema penitenziario italiano di oggi il modello
Poggioreale? Qualè la classe dirigente che ha
costruito questo modello, quale il ruolo che essa occupa nelle architetture
del potere penitenziario e il mandato politico a cui obbedisce?
Cosa accadrà nelle nostre prigioni quando loperazione
indulto/amnistia sarà conclusa?
Dopo un decennio di emergenze criminali, di campagne di allarme
e ideologie della sicurezza, di tolleranze zero e criminalizzazione
della miseria, oggi scopriamo lindecenza di un sistema carcerario
rimasto troppo a lungo nascosto e silente. Napoli, e il suo carcere,
hanno costituito probabilmente un importante laboratorio di sperimentazione
delle forme del sorvegliare e punire negli scenari della crisi sociale
contemporanea.
Alcune delle trasformazioni che hanno investito il carcere italiano
in questo tempo sono senza dubbio passate da questa città.
Lavorando alla cronologia che vi proponiamo siamo partiti dai fatti
di Sassari, per approdare, inevitabilmente, a Poggioreale. Proprio
quando credevamo di aver individuato un percorso, ci siamo resi
conto che si trattava di un tragitto a doppia corsia di scorrimento:
da Sassari a Poggioreale, e viceversa.
Napoli, 30 giugno 2000
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