Indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del vertice del G8 tenutosi a Genova - Documento conclusivo

20 settembre 2001

SENATO DELLA REPUBBLICA
Commissione Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e
dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica
amministrazione

INDICE

Introduzione

A) La preparazione del Vertice

B) L'Agenda politica del vertice

C) Dal dialogo con le ONG alla nascita del Patto di lavoro, alle iniziative del GSF

D) Il piano di sicurezza: atti e provvedimenti riguardanti l'organizzazione delle forze di polizia

E) Il piano di sicurezza: l'adozione di zone di rispetto e i provvedimenti per lo svolgimento delle manifestazioni

F) Le giornate del 19, 20 e 21 luglio: Le manifestazioni e gli scontri

  1. La giornata del 19 luglio
  2. La giornata del 20 luglio
  3. La giornata del 20 luglio. Via Tolemaide
  4. La giornata del 20 luglio. La morte di Carlo Giuliani
  5. La giornata del 21 luglio
  6. La presenza di esponenti politici

G) La perquisizione agli edifici scolastici Diaz-Pertini-Pascoli

H) La caserma di Bolzaneto

Considerazioni conclusive

APPENDICE

 


Introduzione

Dopo i fatti accaduti in occasione del Vertice G8 di Genova (19-22 luglio
2001), già il 23 luglio la Commissione affari costituzionali del Senato era
riunita per ascoltare le comunicazioni del Ministro dell'interno Scajola a
proposito di quei fatti.

Il 24 luglio 2001, presso la Commissione affari costituzionali del Senato,
la senatrice Dentamaro, insieme a 8 altri senatori dell'opposizione (dei
gruppi Magherita, Democratici di sinistra, Verdi), richiedeva, ai sensi
dell'art. 48-bis del Regolamento, lo svolgimento di un'indagine
conoscitiva. Successivamente, il 1° agosto, dagli stessi Gruppi di
opposizione era presentata in Senato una proposta di inchiesta parlamentare
sui fatti di Genova. Sia la proposta di indagine conoscitiva, sia la
proposta di inchiesta erano tempestivamente iscritte all'ordine del giorno
della Commissione affari costituzionali del Senato. Nella seduta
antimeridiana del 1° agosto il Senato discuteva, respingendola, una mozione
di sfiducia individuale, proposta dai Gruppi dell'opposizione nei confronti
del Ministro dell'interno Scajola. Subito dopo la Commissione affari
costituzionali del Senato conveniva all'unanimità di procedere a una
indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del Vertice G8
tenutosi a Genova. Contestualmente, la Commissione affari costituzionali
della Camera dei deputati, in sede di Ufficio di Presidenza, conveniva su
analoga proposta.

Conseguentemente, il 2 agosto i Presidenti del Senato della Repubblica e
della Camera dei deputati procedevano a un'intesa circa lo svolgimento
congiunto dell'indagine conoscitiva da parte delle Commissioni affari
costituzionali dei due rami del Parlamento.

L'intesa prevedeva che le due Commissioni avrebbero svolto l'indagine
costituendo un apposito Comitato paritetico costituito da 36 membri (18
deputati e 18 senatori), ripartiti tra i Gruppi secondo i criteri della
rappresentatività e della proporzionalità, nel rispetto del margine di
maggioranza.

Nella riunione del 3 agosto 2001 gli Uffici di presidenza, integrati dai
rappresentanti dei gruppi delle due Commissioni procedevano alla
costituzione del Comitato paritetico. In quella sede si conveniva di
identificare l'oggetto dell'indagine nei termini indicati dalla Commissione
affari costituzionali del Senato ("i fatti accaduti in occasione del
Vertice G8 tenutosi a Genova").

Il Comitato è stato composto dai deputati Donato Bruno (FI), Fabrizio
Cicchitto (FI), Filippo Mancuso (FI), Nitto Francesco Palma (FI), Michele
Saponara (FI), Luciano Violante (DS-U), Antonio Soda (DS-U), Grazia Labate
(DS-U), Katia Zanotti (DS-U), Gianfranco Anedda (AN), Roberto Menia (AN),
Filippo Ascierto (AN), Gianclaudio Bressa (Margherita, DL-L'Ulivo),
Giannicola Sinisi (Margherita, DL-L'Ulivo), Marco Boato (Misto), Erminia
Mazzoni (CCD-CDU - Biancofiore), Pietro Fontanini (LNP), Graziella Mascia
(RC) e dai senatori Gabriele Boscetto (FI), Luciano Falcier (FI), Maria
Claudia Ioannucci (FI), Andrea Pastore (FI), Antonio Tomassini (FI), Franco
Bassanini (DS-U), Massimo Villone (DS-U), Antonio Iovene (DS-U), Luciano
Magnalbò (AN), Luigi Bobbio (AN), Ida Dentamaro (Margherita, DL-L'Ulivo),
Pierluigi Petrini (Margherita, DL-L'Ulivo), Antonio Del Pennino (Misto),
Cesare Marini (Misto), Graziano Maffioli (CCD-CDU - Biancofiore), Cesarino
Monti (LNP), Sauro Turroni (Verdi - L'Ulivo) e Alois Kofler (Per le
autonomie).

Sulla base delle intese raggiunte negli Uffici di presidenza integrati dai
rappresentanti dei gruppi delle due Commissioni, l'Ufficio di presidenza
del Comitato è stato così costituito: Presidente il deputato Donato Bruno;
Vicepresidenti, il deputato Gianfranco Anedda e il senatore Franco
Bassanini; Segretari, il deputato Gianclaudio Bressa e il senatore Graziano
Maffioli nonché, quali rappresentanti dei Gruppi parlamentari, il deputato
Michele Saponara (Forza Italia), il deputato Luciano Violante (Democratici
di sinistra), il senatore Luciano Magnalbò (Alleanza nazionale), il
deputato Giannicola Sinisi (Margherita), il deputato Marco Boato (Misto),
la deputata Erminia Mazzoni (CCD-CDU, Biancofiore), il deputato Pietro
Fontanini (Lega Nord-Padania), il senatore Alois Kofler (Autonomie), il
senatore Sauro Turroni (Verdi), la deputata Graziella Mascia (Rifondazione
comunista).

Il Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, senatore
Andrea Pastore ha partecipato ai lavori del Comitato paritetico e dell'
Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi anche per
garantire continuità allo svolgimento delle procedure di cooperazione tra
le due Commissioni.

Il termine per la conclusione dell'indagine veniva fissato al 20 settembre
2001 in conformità a quanto convenuto nell'intesa tra i Presidenti.

Nella medesima giornata del 3 agosto 2001 l'Ufficio di presidenza del
Comitato, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha deliberato il
programma dei lavori che, iniziati il 7 agosto, sono proseguiti con lo
svolgimento delle audizioni sino al 7 settembre, per un totale di dieci
sedute e 27 audizioni.

Conclusa questa fase procedurale, secondo quanto convenuto nelle intese dei
Presidenti dei due rami del Parlamento, si è quindi stabilito che il
Comitato avrebbe proseguito i lavori per la predisposizione di uno schema
di documento conclusivo. I lavori istruttori finalizzati alla
predisposizione di una bozza dello schema di documento conclusivo si sono
svolti in sede di Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei
gruppi, alle cui riunioni hanno potuto comunque partecipare tutti i
componenti il Comitato.

Sulla base degli orientamenti emersi in sede di Ufficio di presidenza, il
Presidente del Comitato ha quindi presentato uno schema di documento
conclusivo allo stesso Comitato, che nella seduta del 14 settembre lo ha
discusso prendendone atto.

Lo schema di documento conclusivo così predisposto dal Comitato è stato
quindi trasmesso alle due Commissioni affari costituzionali per la fase
conclusiva dell'indagine, relativa alla discussione e all'approvazione
dello stesso documento.


______________________________________________________________________

Le note poste al termine dei singoli paragrafi richiamano il testo del
resoconto stenografico delle audizioni oppure la documentazione non avente
carattere di riservatezza trasmessa al Comitato paritetico nel corso
dell'indagine conoscitiva. Ciascun documento, qualunque sia la fonte, è
individuato attraverso il nome del soggetto che lo ha trasmesso, seguìto da
un numero romano progressivo e, ove necessario, dal numero della pagina. Le
tabelle riportate in appendice danno conto del numero identificativo e
dell'oggetto di tutti i documenti non aventi carattere di riservatezza
esaminati dal Comitato. Degli estremi dei documenti riservati si dà conto
in apposite note.

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A) La preparazione del Vertice


In vista dello svolgimento del vertice dei Capi di Stato e di Governo dei
principali paesi industrializzati del 2001 sotto la presidenza italiana
(cosiddetto G7/G8), il 4 dicembre 1999, il Presidente del Consiglio D'Alema
annuncia l'intenzione del Governo di scegliere Genova come sede della
riunione finale. Conseguentemente a questa decisione il Consiglio dei
ministri approva, l'11 febbraio del 2000, un disegno di legge recante
disposizioni per l'organizzazione di questo vertice a Genova.

L'individuazione di Genova quale sede del Vertice è motivata soprattutto
dalla volontà di compensare la Regione per l'esclusione da alcuni
finanziamenti dall'Unione europea, anche a costo di incontrare prevedibili
e gravi difficoltà derivanti dalla configurazione orografica e urbanistica
della città. Sulla scelta di Genova, operata dal Governo D'Alema, emerge il
consenso successivo anche delle forze politiche che all'epoca erano
all'opposizione.

Nel frattempo, proprio nei giorni in cui si decide la scelta di Genova, si
conclude a Seattle la riunione annuale del WTO (30 novembre 1999 - 4
dicembre 1999) teatro di un'ampia e violenta contestazione da parte dei
movimenti che si contrappongono alla globalizzazione economica.

Manifestazioni che si ripropongono anche a Davos (il 29 gennaio del 2000)
in occasione del World Economic Forum e a Washington durante la riunione
primaverile della Banca Mondiale (11-17 aprile 2000), con scontri di
altissima violenza, distruzioni e devastazioni. Solo sporadici e lievi
incidenti segnano invece due avvenimenti ospitati in Italia quell'anno: la
mostra-convegno Tebio sulle biotecnologie (Genova 25 maggio 2000); il
vertice dell'OCSE di Bologna (14-15 giugno 2000). Il 26 giugno 2000 si apre
a Ginevra il vertice ONU sulla povertà che definisce obiettivi comuni a
ONU, Banca Mondiale, Fondo monetario e OCSE. Le oramai consuete
manifestazioni antiglobalizzazione si svolgono del tutto pacificamente.

Il disegno di legge per l'organizzazione del Vertice viene definitivamente
approvato il 30 maggio del 2000, divenendo la legge n. 149 dell'8 giugno
dello stesso anno. Questo provvedimento, tra l'altro, prevede l'istituzione
di una apposita Struttura di missione, struttura della Presidenza del
Consiglio che ha il compito di organizzare, per tutto l'anno di Presidenza
italiana del G8, una serie di manifestazioni, tra le quali in particolare
il vertice conclusivo dei capi di Stato e di governo di Genova; riunione
preceduta da una serie di riunioni preparatorie, tutte organizzate dalla
struttura di missione. Alla struttura è preposto quale responsabile il
Ministro plenipotenziario Vinci Giacchi il 20 ottobre del 2000.

Gli altri componenti sono: la dottoressa Bassi, la dottoressa Gemma e la
dottoressa La Pera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il
consigliere D'Alessandro del Ministero degli Affari esteri, la dottoressa
Soderini del Ministero del Tesoro. Di essa fanno altresì parte il prefetto
Gianni, il generale Lorenzetti, il dottor Loreto. Il 2 febbraio del 2001 il
Presidente del Consiglio Amato delega al Ministro degli affari esteri Dini
le sue funzioni di referente politico della struttura di missione medesima.

Il 21 luglio del 2000 si svolge in Giappone, ad Okinawa, il vertice G8 del
2000, senza particolari problemi di ordine pubblico che invece segnano
successivi incontri internazionali ed in particolare la riunione annuale
del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale a Praga (26-28
settembre 2000), il Consiglio europeo del 2000 (7 dicembre 2000). Nel
frattempo si svolgono le prime riunioni preparatorie in vista del G8 di
Genova. A Torino tra il 10 e l'11 novembre del 2000 si svolge in
particolare la prima riunione dei ministri di settore, quella dei Ministri
del lavoro del G8.

Con l'inizio del nuovo anno, il 10 gennaio del 2001, il Presidente del
Consiglio dei ministri Amato inaugura, con una conferenza stampa, l'anno
italiano di presidenza del G8. Contemporaneamente le associazioni che
intendono organizzare manifestazioni di protesta a Genova, associatesi
dapprima in una "rete contro il G8" (28 giugno 2000), si legano stabilmente
in un "Patto di lavoro" (19 dicembre 2000 e 10 gennaio 2001).

Nei giorni successivi iniziano le attività di preparazione del Vertice
nelle quali sono in primo luogo coinvolte le istituzioni locali. In
particolare, il Presidente del Consiglio, il 19 gennaio del 2001, indica
nel Prefetto il soggetto cui spetta questa opera di coordinamento. Il 24
gennaio e il 29 gennaio si tengono riunioni presso la Prefettura tra i
rappresentanti di Regione, Provincia, Comune, Questura ed altri corpi di
pubblica sicurezza per discutere dei problemi dell'accoglienza. Sempre il
29 gennaio viene ricevuta in Prefettura, alla presenza del Sindaco e di un
rappresentante della regione, una delegazione del Patto di lavoro (al quale
al momento aderivano 50 associazioni). L'opera di prendere contatti con i
movimenti di protesta viene affidata dal Ministro Vinci Giacchi,
responsabile della struttura di missione, all'architetto Margherita Paolini
(30 gennaio 2001) che, anche prima della formalizzazione del suo incarico,
su iniziativa dell'Ambasciatore Olivieri, addetto diplomatico del
Presidente del Consiglio Amato, sin dall'ottobre del 2000 aveva ricevuto
l'incarico di occuparsi dei rapporti con le componenti propositive del
dissenso al G8.

A febbraio si svolge, quindi, una serie di riunioni presso la Prefettura
tra i soggetti istituzionali coinvolti nell'organizzazione del Vertice. In
particolare, i rappresentanti della Regione, del Comune e della Provincia
si mostrano favorevoli ad accogliere manifestazioni del dissenso purché
contenute tra il 27 giugno ed il 15 luglio, ad una settimana, dunque, prima
dell'inizio del Vertice. Questa posizione (formalizzata l'8 febbraio 2001)
è comunicata (dall'architetto Paolini) ai rappresentanti del "Patto di
lavoro" (che l'8 marzo del 2001 si trasformerà nel Genoa Social Forum a
seguito dell'adesione di molte associazioni e movimenti internazionali), i
quali tuttavia insistono nella loro richiesta di manifestare a Genova
contemporaneamente allo svolgimento del Vertice.

Negli stessi giorni, a livello internazionale, si svolge una serie di
riunioni preparatorie del Vertice di Genova: l'incontro dei Ministri delle
finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G7 a Palermo (17
febbraio 2001); l'incontro dei Ministri dell'interno e della giustizia del
G8 (Milano, 26-27 febbraio 2001); l'incontro dei Ministri dell'ambiente del
G8 (Trieste, 2-4 marzo 2001).

Il 9 marzo il Ministro degli affari esteri Dini invia al Ministro
dell'interno Bianco una lettera per richiamare i problemi che si pongono
nel dialogo con le associazioni che intendono manifestare a Genova.

Gravi incidenti si verificano a Napoli il 17 marzo 2001, in occasione del
Global Forum organizzato dal Governo italiano con il patrocinio delle
Nazioni Unite e dell'OCSE cui partecipano delegazioni governative di 122
Paesi. Negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine vi sono circa 100
feriti.

Viene affidato al Prefetto di Genova un apposito mandato da parte del
Presidente del Consiglio Amato (4 aprile) a tenere i rapporti con il GSF,
che porta ad un incontro (5 aprile 2001) tra il Capo di Gabinetto del
Ministro dell'interno, il Prefetto ed una piccola delegazione del Genoa
Social Forum. Lo stesso GSF manifesta apprezzamento perché il Governo
avrebbe accettato di non sospendere il Trattato di Schengen e la
concomitanza delle manifestazioni.

Il confronto tra istituzioni e GSF si arresta il 20 aprile dopo un lungo
incontro svoltosi nella Prefettura di Genova tra il Prefetto ed una
delegazione del Genoa Social Forum che non recede dall'intenzione di
svolgere manifestazioni negli stessi giorni del Vertice. E' in queste
settimane che si registra una "stagnazione" operativa a livello
governativo, segnalata tra gli altri nell'audizione dell'architetto Paolini.

Manifestazioni antiglobalizzazione si ripropongono in quei giorni (20-22
aprile 2001) a Quebec City, in Canada, in occasione del Vertice delle
Americhe. Anche in quei giorni vi sono gravi incidenti tra forze
dell'ordine e contestatori. Mentre nel Vertice dei ministri dell'ambiente
dei paesi aderenti al G8, svoltosi a Trieste, non si sono registrati
incidenti.

Dopo le elezioni politiche del 13 maggio, il 31 maggio dello stesso mese,
costituite le nuove Camere, il Presidente Amato rassegna le dimissioni del
suo Governo. Le notizie allarmanti sulle manifestazioni antiglobalizzazione
spingono il Ministro degli esteri Dini, il 14 maggio, ad inviare una
lettera al Presidente del Consiglio Amato per segnalare l'urgenza di
predisporre "un piano dettagliato e credibile per la sicurezza e l'ordine
pubblico". Nei giorni seguenti si svolgono a Roma (22 maggio e 8 giugno)
due riunioni tra i vertici della Farnesina, i responsabili dell'ordine
pubblico e gli ambasciatori dei paesi del G8. Nella prima di queste
riunioni il Capo della Polizia De Gennaro illustra il quadro della
sicurezza generale predisposto per il vertice.

Le preoccupazioni per il mantenimento dell'ordine pubblico durante lo
svolgimento del Vertice motivano l'ordinanza del Prefetto di Genova del 2
giugno 2001 che disegnava il quadro complessivo delle misure di sicurezza.
Nei giorni precedenti (più esattamente a partire dal 14 febbraio) si
decide, proprio per assicurare condizioni di sicurezza nello svolgimento
del Vertice, di alloggiare le delegazioni su sei navi nel porto di Genova.
Fra queste la European Vision. E solo a metà giugno, si può avere un quadro
abbastanza preciso della sistemazione definitiva sulle navi sia delle
delegazioni ufficiali, sia dei giornalisti. Solo il Presidente Bush ed i
suoi più stretti collaboratori non accolse la proposta ed accetta, solo
nella seconda metà di giugno, di essere ospitato in un albergo collocato
nella "zona rossa", sul porto, invece che a Rapallo come inizialmente
programmato.

Il 10 giugno entra in carica il Governo Berlusconi che si trova subito
impegnato in importanti scadenze internazionali. Il 14 e 15 giugno,
infatti, si svolge a Goteborg il Consiglio europeo. In quella occasione si
tiene anche un vertice tra Unione europea e Stati Uniti. La città di
Goteborg è teatro, in quei giorni, di aspri scontri tra manifestanti e
forze dell'ordine; negli scontri viene gravemente ferito un giovane
dimostrante. Le preoccupazioni di analoghi scontri causati da
manifestazioni antiglobalizzazione inducono la Banca mondiale ad annullare
la riunione prevista a Barcellona tra il 25 ed il 27 giugno. Il Ministro
degli affari esteri Ruggiero sin dal 16 giugno segnala la necessità di
insistere nel dialogo con i manifestanti e più in generale con l'opinione
pubblica internazionale sui temi del governo della globalizzazione.
L'obiettivo del Governo è quello di fare del Vertice di Genova un'occasione
privilegiata di dialogo tra il Nord ed il Sud del mondo, in grado di
fornire delle risposte concrete alle istanze sempre più pressanti circa
l'esigenza di uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Questi sforzi sono
culminati in una serie di incontri e manifestazioni che denotano
l'intendimento del Governo stesso di avviare, nei tempi ristretti in cui
era costretto ad operare, un confronto aperto e "morbido" con i movimenti
antiglobalizzazione. Tra questi si ricordano gli incontri del 20 e 21
giugno al Viminale tra il Ministro Ruggiero, il Ministro Scajola, gli
onorevoli Francescato e Bertinotti ed una delegazione di parlamentari
liguri che esprimono apprezzamento per la linea di dialogo intrapresa dal
nuovo esecutivo; ma allo stesso tempo taluni sottolineano la necessità che
tale disponibilità al dialogo trovi ulteriore conferma attraverso
l'approntamento di strutture di accoglienza e la garanzia per i
manifestanti di poter raggiungere Genova attraverso treni, pullman e altri
mezzi di trasporto. Cose che verranno realizzate.

Negli stessi giorni sono poste le basi per la organizzazione, alla vigilia
del Vertice di Genova, di una riunione con eminenti personalità
indipendenti di riconosciuta autorità morale (incontro che si svolge a Roma
il 13 luglio, alla presenza del Presidente della Repubblica, del Presidente
del Consiglio e del Ministro degli esteri, cui partecipano l'Alto
Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Robinson, il premio
Nobel Rita Levi Montalcini, l'ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
rifugiati, signora Ogata, l'arcivescovo brasiliano De Almeida ed il
pakistano Sattar Edhi).

Le iniziative del nuovo Governo di introdurre nell'agenda del G8 i temi del
riequilibrio dei rapporti tra il Nord ed il Sud del mondo furono oggetto di
vari dibattiti parlamentari: nell'Assemblea della Camera, il 3 e il 4
luglio, l'11 luglio nell'Aula del Senato con l'approvazione di atti di
indirizzo; nelle Commissioni affari esteri di Camera (4 luglio) e Senato
(10 luglio) nonché di un intenso giro di incontri del Ministro degli affari
esteri Ruggiero a Parigi (26 giugno), a Berlino (27 giugno), a Londra (5
luglio), a Madrid (9 luglio) ed a Roma, l'11 luglio, con il Presidente di
turno del Consiglio dei ministri degli esteri dell'UE, il belga Michel.
Queste iniziative del Governo italiano sono riprese nelle conclusioni della
riunione del Consiglio affari generali dell'Unione europea tenutosi a
Bruxelles il 16 luglio, ove i 15 Ministri degli affari esteri dell'Unione
si sono ulteriormente soffermati sull'importanza di fornire chiari segnali
dei Governi circa la volontà di dialogo con settori della società civile
sui temi della globalizzazione.

Nel frattempo, il 19 giugno, il Ministro dell'Interno Scajola incontra i
rappresentanti degli enti locali liguri.

Il Capo della Polizia ha, il 24 giugno, un primo incontro con i
rappresentanti delle associazioni che contestano il vertice. Per dare un
segno tangibile alla volontà di dialogo con le organizzazioni di protesta,
la Camera dei deputati il 21 giugno 2001, nel convertire il decreto-legge
n. 160 del 2001 (recante ulteriori risorse finanziarie per lo svolgimento
del Vertice G8) approva un emendamento, presentato dal Governo e illustrato
in Aula dal Ministro Scajola, che prevede lo stanziamento di tre miliardi a
favore degli enti locali e della regione Liguria per allestire "spazi di
servizio, aree e strutture attrezzate per l'accoglienza dei cittadini che
intendono partecipare ad iniziative o raduni in cui esprimere liberamente
la propria opinione in merito al G8''. Il 28 giugno una delegazione di 15
persone del Genoa Social Forum, guidata dal portavoce, dottor Agnoletto,
incontra alla Farnesina i Ministri degli affari esteri e dell'interno,
Ruggiero e Scajola. Il Genoa Social Forum appare in quel momento un
soggetto rappresentativo del vasto arcipelago della protesta parlando a
nome di oltre 750 associazioni ed organizzazioni non governative. In
quell'occasione il Ministro degli affari esteri illustra un'agenda del
Vertice che si sarebbe dovuto concentrare sulla fissazione di una strategia
integrata per la lotta contro la povertà nel mondo. I rappresentanti del
ministero dell'interno in quell'occasione evidenziano i problemi di ordine
pubblico al fine di incanalare le manifestazioni di protesta in forme
civili e non violente. L'obiettivo manifestato dai rappresentanti del GSF è
quello di ottenere spazi ed occasioni perché nei giorni del vertice, a
Genova, possa svolgersi tutta una serie di eventi da loro ritenuti
importanti, escludendo ogni ipotesi di manifestazione violenta. A questo
incontro seguono altri incontri del Ministro degli affari esteri con
associazioni quali i giovani missionari e le associazioni sindacali (3
luglio). Il 14 luglio il Ministro degli affari esteri ha, invece, un
incontro-dibattito con i rappresentanti delle "Associazioni ONG italiane"
che riunisce 165 organizzazioni non governative nazionali di area laica e
cattolica ed altre 65 del "Forum permanente del terzo settore" (tra queste
associazioni ve ne erano diverse aderenti al Genoa Social Forum).

Il 28 giugno il prefetto Andreassi viene nominato componente della
struttura di missione in sostituzione del prefetto Gianni; mentre il 30
giugno il Capo della Polizia De Gennaro ha un secondo incontro con i
rappresentanti del GSF. Seguono riunioni tra i rappresentanti degli enti
locali, prefetto e questore, per definire le modalità di accoglienza dei
manifestanti (2-5 luglio) che comunicano, nei giorni seguenti, i luoghi di
svolgimento delle manifestazioni. Per l'accoglienza dei manifestanti e
l'organizzazione delle loro iniziative il Comune di Genova e la Provincia
consegnano a rappresentanti del GSF una serie di strutture pubbliche, tra
le quali le scuole Diaz-Pascoli e Pertini (11 e 16 luglio) ed il campo
sportivo Carlini (15 luglio), nonché materiali e attrezzature per
organizzare, presso la scuola Diaz-Pascoli, un centro stampa (12 luglio) .
Lo stesso giorno (12 luglio) la Giunta comunale di Genova approva il piano
di accoglienza dei manifestanti. Segue, il 16 e il 18 luglio, la consegna,
sempre da parte del comune e della provincia, a rappresentanti del GSF, di
altre strutture pubbliche. Tutte le consegne vengono fatte a vari soggetti
per conto del GSF, vista la non rappresentatività legale dello stesso.

La preparazione diplomatica del vertice di Genova si compie con le riunioni
dei Ministri delle finanze del G7 (7 luglio) e degli esteri del G8 (18-19
luglio) che, per ragioni di sicurezza, si svolgono a Roma a Villa Madama e
non in località della Liguria, come preventivamente programmato. Nel
frattempo, il 7 luglio, si tiene a Genova una giornata di sensibilizzazione
e studio sui temi del G8 a cura della Conferenza Episcopale, cui partecipa
anche il Segretario Generale della Farnesina Vattani.

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B) L'Agenda politica del vertice


Il vertice G8 di Genova è preceduto, come nelle altre edizioni, da una
serie di vertici preparatori dei Ministri di settore.

Contemporaneamente si va organizzando il movimento del dissenso che si
riunisce, per la prima volta, il 29 giugno del 2000 a Genova (riunione
della ''Rete contro il G8''). Il Governo italiano avvia il dialogo con le
organizzazioni del dissenso, dialogo le cui tappe sono ripercorse nel
paragrafo precedente e in quello successivo.

Queste iniziative di dialogo vengono rilanciate dopo una pausa, a seguito
degli avvenimenti di Gotebörg (14-15 giugno 2001) dal Ministro degli affari
esteri del nuovo Governo Renato Ruggiero anche in sede parlamentare.
L'agenda del vertice di Genova è oggetto di dibattiti parlamentari che
aprono la XIV legislatura e che si concludono, sia alla Camera sia al
Senato, con l'approvazione di atti di indirizzo. Alla Camera, il 4 luglio,
anche se non v'è convergenza su un unico atto di indirizzo, la maggioranza
e gran parte dell'opposizione, reciprocamente astenendosi, manifestano una
volontà sostanzialmente convergente sui dispositivi delle mozioni
presentate. Sono così approvate le mozioni Boato e Calzolaio, che impegnano
il Governo alla "riconferma degli impegni presi nel Protocollo di Kyoto", e
la mozione Burlando e altri nella parte in cui impegna il Governo:


"a condurre a termine il dialogo con i Paesi non G8, consentendo così un
confronto fra i membri del G8 ed alcuni dei paesi più colpiti dalla
povertà, più esposti a malattie distruttive e più vulnerabili agli
squilibri indotti dal processo di globalizzazione";

a proseguire il dialogo con gli organismi del mondo non governativo,
garantendo una reale possibilità di manifestazione pacifica delle idee ed
occasioni di incontro fra esponenti del Governo e ONG;

a trasmettere a tutti gli altri Governi i contenuti espressi nel rapporto
finale della Genoa non governmental initiative (GNG) in tema di strategie
di riduzione della povertà, di governance internazionale, di finanza per lo
sviluppo e cancellazione del debito, di ambiente e sviluppo sostenibile;

a valutare iniziative di coinvolgimento di istituzioni rappresentative
(come i parlamenti) dei paesi del G8 e di altri paesi democratici.

Viene poi approvata la mozione firmata dai Presidenti dei gruppi della
maggioranza che impegna il Governo:

"a collaborare con gli altri paesi europei per l'approvazione dei
protocolli di Kyoto e la realizzazione degli obiettivi in essi contenuti;

a favorire presso gli altri partner europei un più stretto e proficuo
dialogo con gli Stati Uniti d'America per una comune ricerca sull'ambiente;

a ricercare ogni utile strumento volto a coinvolgere i cittadini, le
comunità e le imprese per la valorizzazione delle energie presenti, tenendo
conto del deficit energetico del nostro Paese che recentemente ha avuto
difficoltà, per certi aspetti simili a quelle riscontrate dagli USA, nella
riduzione delle emissioni di gas nocivi".

Al Senato, l'11 luglio, il dibattito non si conclude con una sostanziale
convergenza sugli atti di indirizzo. Sono infatti respinte le mozioni
presentate dalle opposizioni. E' invece approvata la mozione presentata
dalla maggioranza che, al fine di raccogliere un maggior consenso, viene
modificata prevedendo anche un impegno del Governo "a porre allo studio
forme di tassazione sulle transazioni finanziarie internazionali con
carattere speculativo e la loro fattibilità anche nell'interesse dei paesi
in via di sviluppo".

Nel frattempo si svolge l'ultima sessione preparatoria del vertice dei Capi
di Stato e di Governo con la riunione plenaria degli "Sherpa" tenutasi a
Genova tra il 26 e il 28 giugno. Oggetto della riunione è quello di
definire il contenuto dei documenti finali che dovranno essere approvati
dai Capi di Stato e di Governo a Genova.

Nel corso del Vertice di Genova vengono raccolte le fila della complessa
azione diplomatica volta a valorizzare il dialogo tra i Governi, la società
civile e l'opinione pubblica internazionale sui temi della globalizzazione.
Il vertice si apre sostanzialmente il 18 e 19 luglio con l'incontro a Roma
dei Ministri degli affari esteri del G8 che pone le basi per le successive
conclusioni della riunione dei Capi di Stato e di Governo. Nel corso di
tale riunione, su iniziativa italiana, si segnala l'esigenza di
approfondire la discussione con i movimenti e le associazioni di
contestazione che accettano il dialogo e si dissociano dalla violenza.
Questo dibattito dovrà proseguire a settembre nel corso della tradizionale
riunione di lavoro dei Ministri degli esteri del G8 che si terrà a margine
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il vertice di Genova si apre, ufficialmente, il 20 luglio, con una riunione
cui partecipano anche i Capi di Stato e di Governo di Algeria, Bangladesh,
El Salvador, Mali, Nigeria, Senegal, Sudafrica, nonché i vertici dell'ONU,
della FAO, della Banca Mondiale, dell'Organizzazione mondiale del commercio
e dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Tra il 20 e il 22 luglio si svolgono invece le riunioni dei Capi di Stato e
di Governo del G7-G8, i cui esiti sono illustrati nel comunicato finale del
vertice. Fra le più significative decisioni assunte dai Capi di Stato e di
Governo dei paesi più industrializzati vi sono: la creazione di un gruppo
di lavoro per la partnership Africa-G8; il lancio del fondo globale per la
lotta all'AIDS, alla malaria e alla tubercolosi, cui viene assegnata
immediatamente una disponibilità di 1300 milioni di dollari da parte degli
8 paesi partecipanti al vertice e di 500 milioni di dollari provenienti dal
settore privato; ulteriori progressi nel processo di cancellazione del
debito dei paesi in via di sviluppo; il sostegno al lancio di un nuovo
ciclo di negoziati globali in materia commerciale, fissando un'agenda più
equilibrata ed attenta ai temi che interessano i paesi in via di sviluppo;
la valorizzazione dei sistemi di istruzione e di accesso alle opportunità
offerte dalle tecnologie digitali intese come un fattore essenziale di
accelerazione dello sviluppo delle aree più penalizzate del mondo;
l'intento comune di affrontare costruttivamente il problema dei cambiamenti
climatici. Si segnala infine l'esito positivo del confronto tra i
Presidenti Bush e Putin in tema di difesa missilistica.

Il Vertice, pertanto, si conclude con un bilancio interamente positivo.

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C) Dal dialogo con le ONG alla nascita del Patto di lavoro, alle iniziative del GSF


1. Evoluzione e organizzazione del movimento antiglobalizzazione

Va colto un processo di graduale e costante aggregazione dei rappresentanti
del movimento antiglobalizzazione nell'ambito di una progressiva
organizzazione che lascia sussistere una complessa articolazione al suo
interno e al tempo stesso enuclea un livello di coordinamento unitario.

Dall'attivismo, già nel mese di giugno 2000, di realtà associative quali la
"Rete contro il G8", si assiste alla nascita, il 19 dicembre 2000, in vista
del vertice di Genova, del "Patto di lavoro", cui aderiscono inizialmente
circa 50 associazioni.

La posizione di tali associazioni, fin dai primi giorni successivi alla
costituzione, è nel senso di evidenziare ai rappresentanti delle pubbliche
istituzioni l'esigenza di adeguati spazi e modalità che consentano la
manifestazione del dissenso. In tal senso, fin dal 10 gennaio 2001, è
formulata la richiesta di costituire un tavolo permanente di lavoro (con le
istituzioni locali) .

La dimensione nazionale delle associazioni aderenti al "Patto di lavoro" è
quindi superata in breve tempo a seguito dell'adesione, al "Patto di
lavoro" medesimo, di movimenti di estrazione internazionale; viene in tal
modo costituito - l'8 marzo 2001 - il "Genoa Social Forum" GSF, soggetto
che terrà i rapporti con le istituzioni pubbliche in vista del vertice del
G8, cui aderiscono nel tempo oltre 750 associazioni ed organizzazioni non
governative.


2. Il dialogo con i pubblici poteri

L'indagine conoscitiva ha evidenziato un atteggiamento di attenzione da
parte dei pubblici poteri per le componenti pacifiche del movimento
antiglobalizzazione in vista del vertice di Genova. I prodromi di una linea
di dialogo emergono con la richiesta all'architetto Margherita Paolini, già
impegnata quale consulente in attività di cooperazione internazionale, di
individuare controparti affidabili. Un primo incontro con una delegazione
della "Rete contro il G8" ha luogo, solo in sede locale, nell'ottobre del
2000. Il 10 gennaio 2001, seguono richieste di incontri da parte del "Patto
di lavoro", che effettivamente hanno luogo, con autorità locali, in
Prefettura il 26 gennaio. Con la fine del gennaio 2001 (il giorno 30) viene
conferito all'architetto Paolini il coordinamento delle iniziative
riconducibili alle organizzazioni non governative da parte del Ministro
plenipotenziario Vinci Giacchi responsabile della "Struttura di missione
G8".

Dopo il primo incontro formale - il 7 febbraio 2001 - tra esponenti di enti
locali, prefetto, regione e l'architetto Paolini, ha luogo - l'8 febbraio -
un incontro tra detti rappresentanti istituzionali e una rappresentanza del
"Patto di lavoro". In tali prime riunioni emerge la differente impostazione
dei rappresentanti di pubbliche istituzioni, disponibili allo svolgimento
di manifestazioni pacifiche (culturali e musicali) nella settimana
precedente il vertice, e quella dei rappresentanti del "Patto di lavoro",
che chiedono invece di effettuare iniziative contemporanee a quelle
ufficiali e manifestazioni di massa nei giorni dal 19 al 21 luglio. Inoltre
una parte del GSF si pone sin dall'inizio l'obiettivo di sfondare la zona
rossa, ipotizzando comportamenti contraddittori con le dichiarazioni di
pacifismo.

Detto atteggiamento contraddittorio è evidenziato dal fatto di non aver
saputo o voluto isolare la componente violenta, la cui consistenza si
rivelerà tutt'altro che marginale, essendo risultata pari a circa 10.000
persone.

Infatti molte delle vicende avvenute nel corso del G8 hanno messo in
evidenza la presenza nel GSF di un estremo pluralismo politico e
comportamentale: accanto all'area pacifista sono esistiti componenti (dai
centri sociali alle Tute bianche e da altri) che non hanno esitato a
praticare forme violente di contestazione che si sono ripetute sia il 20
che il 21 luglio.

Anche nell'ambito di episodi di contestazione violenta, va comunque tenuta
distinta quella parte dei gruppi aderenti al cosiddetto blocco nero, da
quella dei cosiddetti "parassitari", cioè diretti ad approfittare di cortei
per mimetizzarvisi.

A pochi giorni dalla sua costituzione, avvenuta l'8 marzo 2001, il Genoa
Social Forum (GSF) formula richieste specifiche in vista del Vertice (19
marzo) .

Il Presidente del Consiglio, On. Amato il 4 aprile conferisce al prefetto
di Genova il mandato di mantenere il dialogo con le O.N.G. . Lo stesso
giorno ha luogo il così detto telegram day su organizzazione delle
associazioni del dissenso ed un sit-in davanti al Viminale. Il primo
incontro a livello ministeriale con rappresentanti del GSF si svolge il
successivo 5 aprile presso il Ministero dell'interno, alla presenza del
Capo di Gabinetto, incaricato dal ministro. Si svolge una riunione in sede
locale, convocata dal prefetto, del tavolo di Coordinamento tra gli enti
locali (20 aprile) conseguita ad una richiesta specifica del GSF, relativa
all'esigenza, fra l'altro, di disporre di spazi per manifestazioni ed
incontri.

Il 26 maggio 2001 ha luogo presso il Palazzo Ducale una conferenza stampa
dei rappresentanti del movimento denominato "tute bianche" nel corso della
quale viene pronunciata la cosiddetta "dichiarazione di guerra" del
movimento.

A pochi giorni da un sollecito al Governo per un incontro da parte del
dott. Agnoletto, portavoce del GSF - rinnovata la compagine governativa -
ha luogo una prima riunione tecnica, il 24 giugno, tra il Capo della
Polizia e rappresentanti del dissenso, cui farà seguito un'altra riunione,
il successivo 30 giugno. Nel frattempo, sulle componenti del movimento
italiano di contestazione, sui relativi intendimenti e sulle opzioni più
efficaci per la sicurezza, l'architetto Paolini invia una nota al capo
della Struttura di missione G8.

Quasi a conclusione del mese di giugno (il 28) una delegazione del GSF
incontra i ministri degli affari esteri Ruggiero e dell'interno Scajola. In
tale sede sono fornite assicurazioni circa il carattere non violento delle
manifestazioni e viene evidenziato che la possibilità di manifestare
determina un effetto di isolamento dei violenti.

Il 7 luglio, nell'ambito della giornata di sensibilizzazione e di studio
sui temi del G8 promosso dalla Conferenza episcopale a Genova, ha luogo un
incontro cui partecipa l'Ambasciatore Vattani.

In rapida successione, nei giorni che seguono, ha luogo la consegna ai
rappresentanti del GSF di immobili e strutture: l'11 luglio il comune di
Genova consegna la scuola Diaz-Pascoli; in pari data la giunta provinciale
delibera la concessione dell'Istituto Pertini, (ex Diaz) e dell'area
ubicata presso il complesso Se Di. Segue la consegna di ulteriori immobili
e attrezzature nei giorni 12, 15, 16 e 18 luglio, finché, il 19 luglio, il
comune consegna al GSF "Villa Gamboro", il parco chiamato "Valletta
Cambiaso" e i giardini pubblici di Piazzale Rusca .

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D) Il piano di sicurezza: atti e provvedimenti riguardanti l'organizzazione delle forze di polizia


Nel corso dell'indagine conoscitiva è emersa l'esigenza di conoscere il
complesso delle attività organizzative poste in essere per tutelare i
molteplici aspetti meritevoli di tutela: il libero e sicuro svolgimento del
vertice; la tutela della città e dei suoi abitanti e la garanzia per il
pacifico esercizio del dissenso politico nei confronti del Vertice.

Sotto il profilo specifico della tutela della sicurezza e dell'ordine
pubblico, l'indagine ha evidenziato un quadro complesso e articolato di
relazioni tra gli organi istituzionalmente preposti ai vari livelli a
presiedere l'ordine e la sicurezza pubblica. Per quel che concerne gli
aspetti operativi, già l'art. 4 della legge 8 giugno 2000, n. 149, recante
"Disposizioni per l'organizzazione del vertice G8 a Genova" autorizza il
prefetto di Genova ad avvalersi di un contingente di personale delle Forze
Armate per le esigenze di pubblica sicurezza connesse allo svolgimento del
vertice.

Va quindi ricordato che nella riunione del Comitato provinciale per
l'ordine e la sicurezza pubblica dedicato al G8, del 7 agosto 2000, si
introduce il tema delle esigenze connesse al problema della sicurezza.

Un'esigenza prioritaria, emersa sin dall'inizio, è quella di un'efficace
attività di coordinamento.

L'11 agosto 2000 il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
costituisce un gruppo di lavoro interforze per elaborare un quadro degli
obiettivi sensibili e dell'alloggiamento delle forze dell'ordine e valutare
la necessità di costituire zone "di rispetto", censire anagraficamente i
cittadini residenti all'interno dell'area di maggiore sicurezza e
individuare le zone per le manifestazioni di dissenso. Alcuni giorni
dopo(16 agosto) viene istituito dal questore di Genova un gruppo di lavoro
interforze (GOI) composto da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e
Guardia di Finanza per la pianificazione delle misure di protezione e di
sicurezza. L'impegno appare rilevante, oltre che per il rilievo
dell'avvenimento internazionale, anche per il numero delle persone
coinvolte. Si fa riferimento a circa 18 mila unità solo per le forze
dell'ordine. Vanno poi considerati i 2.000 delegati per il vertice, 4.750
giornalisti accreditati, nonché decine di migliaia di manifestanti (nella
manifestazione conclusiva è stata stimata la presenza di circa 100.000
unità) e i cittadini di Genova residenti nelle zone più direttamente
interessate del Vertice.

Nella prospettiva di un più stringente coordinamento, nell'incontro di
servizio del 18 settembre 2000, si evidenzia la necessità di allestire una
sala operativa interforze, da affiancare a quelle già ordinariamente
previste.

Il 16 novembre 2000 ha luogo il primo Comitato nazionale per l'ordine e la
sicurezza pubblica, dedicato ai problemi di ordine pubblico da affrontare
in occasione del Vertice del G8.

Il 28 dello stesso mese di novembre è costituito presso il CESIS un gruppo
di lavoro interforze per individuare e definire le possibili minacce volte
a turbare lo svolgimento del G8. Tale gruppo deve valutare in otto riunioni
mensili le informazioni relative al Vertice, coordinando l'attività delle
polizie e di intelligence anche in sinergia con forze dell'ordine e servizi
di sicurezza esteri.

Il 28 marzo 2001 torna a riunirsi il Comitato nazionale per l'ordine e la
sicurezza pubblica sui problemi organizzativi legati al G8 e alle
manifestazioni collaterali programmate a Genova.

Al fine di un sempre maggior coordinamento tra le forze dell'ordine, con
circolare del Ministro dell'interno del 9 aprile 2001, si fa carico agli
uffici del Dipartimento della pubblica sicurezza di portare a conoscenza
del prefetto Andreassi ogni iniziativa adottata in merito al G8. Con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il 28 giugno 2001, viene
quindi disposta la nomina del prefetto Ansoino Andreassi (in sostituzione
del prefetto Aldo Gianni, che lascia il servizio per raggiunti limiti di
età) a componente della Struttura di missione costituita presso la
Presidenza del Consiglio per gli adempimenti connessi alla Presidenza
italiana del Vertice G8.

Nel frattempo, proseguono le attività seminariali per il coordinamento e
l'addestramento delle Forze di polizia (24 aprile, 18 e 19 giugno), cui
contribuiscono addestratori facenti parte della polizia di Los Angeles.

Sono altresì svolte attività di esercitazione pratica dei corpi interessati
(7 giugno di reparti mobili; proseguono fino al 19 giugno le esercitazioni
della Polizia di Stato presso il centro addestramento di Ponte Galeria; si
svolge un'esercitazione pratica sull'interscambio delle tecniche di
intervento attuate dai battaglioni mobili dei Carabinieri il 29 giugno; dal
2 al 7 luglio ha luogo l'addestramento dei finanzieri allievi del
battaglione del Lido di Ostia) . Con decreto in data 5 giugno 2001 il
ministro dell'interno del Governo Amato autorizza l'amministrazione della
pubblica sicurezza alla sperimentazione del manganello "tonfa". Con decreto
in data 30 giugno 2001, il Ministro dell'Interno autorizza
l'Amministrazione della Pubblica sicurezza, ed in particolare il I Reparto
Mobile della Polizia di Stato di Roma, appositamente addestrato,
all'impiego dello sfollagente "tonfa" in occasione del Vertice G8 di
Genova. L'addestramento dei reparti avviene in evidente ritardo, come
risulta dalle diverse attestazioni del prefetto Andreassi e del dottor
Donnini.

Il capo della polizia ha inoltre informato il Comitato che
l'amministrazione di pubblica sicurezza ha svolto un'ampia ricerca sul
munizionamento non letale (pallottole di gomma) condotta pure attraverso
missioni di studio presso organi di polizia esteri.

Sotto il profilo delle attività di prevenzione e di intelligence vanno
ricordate le segnalazioni operate a più riprese dai servizi di
informazione: il 20 marzo e il 5 aprile sono trasmesse 2 note del SISDE
relative a possibili iniziative di alcuni antagonisti che vengono
verificate dalla DIGOS. A queste relazioni fa riferimento l'ordinanza del
Questore di Genova nel disporre le direttive di ordine pubblico ed il
relativo piano operativo. A tali note seguiranno altre informative
specifiche su analoghe iniziative, tra cui si ricordano quella del SISMI
del 9 giugno e, sempre del SISMI, del 28 giugno, anch'esse verificate dalla
DIGOS. Sull'utilità delle citate segnalazioni sono emerse differenti
valutazioni nel corso delle audizioni svolte dal Comitato paritetico. In
particolare il prefetto La Barbera ha dichiarato al Comitato che, per
quanto da lui stesso esaminate, si trattava di informative sfornite di
riscontri.

In successive riunioni di servizio sul G8, presso la Direzione Centrale di
Polizia di prevenzione, del 30 marzo e del 7 aprile 2001, sono illustrate
le attività svolte nei confronti dei movimenti cosiddetti "antagonisti". Si
valuta in tale sede la necessità di indagare presso ambienti del terrorismo
islamico, viene proposta una sala operativa internazionale presso la
Questura di Genova; sono altresì illustrate le attività di indagine e
cattura dei latitanti.

Per quanto riguarda le notizie riferite ai gruppi dei cosiddetti black bloc
le informative ne segnalano la provenienza dagli ambienti
anarchico-insurrezionalistici italiani e stranieri.

Il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto per
la prima volta dal Ministro Scajola - di recente insediatosi - il 3 luglio
valuta l'esigenza di aumentare le attività di prevenzione e di intelligence
per garantire le tre priorità del Governo sul G8: la sicurezza dei
cittadini, il regolare svolgimento del vertice e la libertà di manifestare
pacificamente.

Nell'ambito delle iniziative di natura preventiva e di coordinamento anche
con forze di polizia straniere, rese particolarmente complesse anche per
effetto delle normative sulla tutela dei dati personali, si susseguono
riunioni presso la Direzione centrale di polizia di prevenzione con
ufficiali di collegamento di Spagna, Grecia, Austria, Germania, Polonia e
Francia (4 maggio) e del Regno Unito (15 maggio) con richieste di attività
informativa. In ordine alla presenza di gruppi stranieri ed al fine di
ottenere collaborazione e notizie ha luogo una riunione con funzionari del
B.K.A. tedesco (28 giugno) e sono richieste informazioni alla polizia turca
(nota del 26 giugno). Su disposizioni del Capo della polizia, poi, il
prefetto La Barbera, responsabile della polizia di prevenzione, si reca ad
Atene per incontrare i vertici della polizia ellenica (12 luglio).

Sulle modalità con le quali si è verificata tale collaborazione da parte di
strutture estere e sull'efficacia, almeno nella fase iniziale, di talune
delle collaborazioni offerte sono emerse differenti valutazioni nel corso
delle audizioni svolte dal Comitato paritetico. In particolare, è stato
evidenziato nel corso dell'indagine conoscitiva come siano ancora
problematici gli aspetti inerenti alla collaborazione internazionale anche
a causa della non perfetta corrispondenza del quadro ordinamentale dei
diversi Paesi.

Nell'ambito di un più vasto coordinamento con altre istituzioni preposte
all'organizzazione del Vertice internazionale, il 31 marzo 2001 il prefetto
di Genova, alla presenza del Segretario generale della Farnesina, illustra
lo scenario del G8 al fine di rendere conoscibili strutture e risorse sulle
quali costruire il sistema di sicurezza e il piano di accoglienza delle
delegazioni, cui fa seguito una analoga riunione il successivo 19 aprile.
In data 22 maggio 2001 si tiene una riunione al Ministero degli Affari
Esteri con gli ambasciatori dei Paesi del G8, nel corso della quale il Capo
della Polizia, prefetto De Gennaro, illustra il quadro della sicurezza
generale predisposta per il Vertice. Si svolgono altresì riunioni con
rappresentanti dell'Ambasciata canadese circa le misure adottate nel
precedente Vertice degli stati americani di Quebec City (28 maggio), con
una delegazione della federazione russa (30 maggio) e dell'Ambasciata
U.S.A. (6 giugno) .

Connesso al tema della sicurezza è quello dei controlli su aderenti a
gruppi che partecipano alle manifestazioni e provenienti dall'estero. Viene
in particolare valutato l'aspetto della circolazione nei Paesi della
cosiddetta area Schengen. A tal fine, il 14 febbraio 2001 si tiene la
riunione di coordinamento, indetta dal Dipartimento della pubblica
sicurezza del Ministero dell'Interno, sull'eventuale ripristino dei
controlli alle frontiere interne dei Paesi dell'area Schengen. Il 3 luglio
ha luogo una riunione di servizio sul G8 presso la Direzione centrale di
polizia di prevenzione (con il direttore del Servizio immigrazione e
polizia di frontiera) sulla definizione delle procedure tecniche da
applicare in vista della sospensione degli accordi di Schengen. L'11 luglio
la Convenzione Schengen è sospesa con effetto dalla mezzanotte del 13
luglio alla mezzanotte del 21 luglio 2001. Il 14 luglio 2001 sono quindi
ripristinati i controlli alle frontiere italiane per selezionare l'ingresso
dei manifestanti ed impedire l'accesso ai contestatori violenti.

Quanto alle iniziative in vista dello svolgimento in città del Vertice e
delle manifestazioni, sono poi effettuate riunioni per la tutela delle
comunicazioni delle forze dell'ordine (il 14 e il 21 maggio) .

Dopo che il 23 maggio il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
pubblica ha esaminato il tema della delimitazione della zona rossa, il
successivo 24 maggio, presso il Comitato nazionale per l'ordine e la
sicurezza pubblica sul G8, il prefetto di Genova presenta la pianificazione
del sistema di sicurezza. Il successivo 2 giugno il prefetto emana,
l'ordinanza che istituisce una "zona rossa" di massima sorveglianza e,
intorno, una fascia di sicurezza, definita "zona gialla". L'ordinanza
rinvia la perimetrazione dettagliata delle zone ad un successivo
provvedimento del questore, che viene emanato il 20 giugno 2001.

Viene quindi costituito, con ordinanza del prefetto del 13 giugno, un
organismo di collegamento per la programmazione e l'adozione di misure
necessarie a tutelare le primarie esigenze di sicurezza delle sedi
direttamente interessate dal Vertice. Viene altresì fissata la data del 15
luglio per ultimare le operazioni di bonifica di Palazzo ducale e degli
immobili ubicati nella zona rossa.

Nelle giornate del 12, 13 e 14 luglio, si tiene un briefing operativo con i
funzionari e gli ufficiali delle Forze di polizia impegnate nell'apparato
di sicurezza del G8, in cui si compie l'analisi degli aspetti organizzativi
e di gestione dell'ordine pubblico; si effettuano inoltre dei sopralluoghi
in città per una diretta conoscenza del teatro delle operazioni di polizia.
Si è nel frattempo svolta, il 13 luglio, una riunione indetta dal questore
alla quale prendono parte tutti i funzionari di pubblica sicurezza e gli
ufficiali delle altre forze di polizia e delle Forze armate impegnati nella
gestione del G8. Alla riunione intervengono il prefetto di Genova, il
prefetto Andreassi, il Capo della Polizia, il Comandante generale dell'Arma
dei Carabinieri, l'Ambasciatore Vattani e il Ministro dell'Interno. In data
16 luglio, il Capo della Polizia invia al prefetto di Genova una lettera
circa la necessità di uno stretto coordinamento delle Forze di Polizia e
della centralizzazione delle informazioni presso la Sala operativa della
Questura durante il G8 (a tale lettera fa seguito la risposta del prefetto
con nota del 17 .

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E) Il piano di sicurezza: l'adozione di zone di rispetto e i provvedimenti per lo svolgimento delle manifestazioni


L'11 agosto 2000 si tiene una riunione del Comitato provinciale per
l'ordine e la sicurezza pubblica nel quale si affrontano i problemi
relativi alla pianificazione del progetto sicurezza ed in particolare la
necessità di costituire zone di rispetto nonché di individuare zone della
città dove far svolgere le manifestazioni di dissenso.

Il 23 gennaio 2001 una lettera del coordinamento nazionale delle
associazioni del dissenso ribadisce le richieste già avanzate
precedentemente dai diversi movimenti e comunica la disponibilità ad
affrontare il problema relativo agli spazi destinati alle manifestazioni.

L'11 aprile del 2001 con lettera del Genoa social forum viene formulata in
modo dettagliato la richiesta di spazi per incontri e manifestazioni.

Dopo la già citata lettera del 9 marzo, tra il 14 maggio e il 18 maggio il
ministro Dini scrive al Presidente del Consiglio onorevole Amato e al
Ministro Bianco per sollecitare misure e interventi per ciò che riguarda
l'apprestamento di definitive misure sul terreno dell'ordine pubblico.

Dopo che il 23 maggio il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
pubblica ha esaminato il tema della delimitazione della zona rossa ed i
problemi relativi alla circolazione stradale, ferroviaria e marittima, il
successivo 24 maggio, presso il Comitato nazionale per l'ordine e la
sicurezza pubblica sul G8, il prefetto di Genova presenta la pianificazione
del sistema di sicurezza.

Il successivo 2 giugno il prefetto emana, così, l'ordinanza che istituisce
una "zona rossa" di massima sorveglianza (per i giorni dal 18 al 22 luglio)
e, intorno, un'area di sicurezza, definita "zona gialla", al cui interno si
vietano pubbliche manifestazioni di qualsiasi genere, rimettendo al
questore - secondo quanto dallo stesso dottor Colucci asserito - la
valutazione in momento delle ragioni di ordine e sicurezza pubblica
preponderanti, rispetto al diritto di manifestare, in riferimento ad ogni
singola manifestazione. L'ordinanza, che rinvia la perimetrazione
dettagliata delle zone ad un successivo provvedimento del questore, chiude
al traffico, nei giorni considerati, il porto, l'aeroporto, la
sopraelevata, la metropolitana leggera e sospende altresì i cantieri.

Viene quindi costituito, con ordinanza del prefetto del 13 giugno, un
organismo di collegamento per la programmazione e l'adozione di misure
necessarie a tutelare le primarie esigenze di sicurezza delle sedi
direttamente interessate dal Vertice. Viene altresì fissata la data del 15
luglio per ultimare le operazioni di bonifica di Palazzo ducale e degli
immobili ubicati nella zona rossa.

Con successiva ordinanza del 20 giugno 2001 il questore di Genova provvede
alla dettagliata delimitazione del perimetro della zona rossa e della zona
gialla a seguito dell'ordinanza prefettizia del 2 giugno.

Il 12 luglio 2001 il TAR Liguria con due distinte ordinanze (nn. 944/2001 e
945/2001) respinge le domande incidentali presentate allo stesso tribunale,
da soggetti privati direttamente riconducibili al GSF, al fine di ottenere
la sospensiva dell'ordinanza prefettizia n. 288/D.P. del 2 giugno 2001
istitutiva, tra l'altro, delle zone interdette per motivi di sicurezza e
ordine pubblico (zona rossa e zona gialla) .

In pari data il questore di Genova adotta, quindi, un'ordinanza di servizio
(2143/R), anche attuativa dell'ordinanza prefettizia del 2 giugno
precedente, che rappresenta, così come è stato affermato in sede di
audizione dal dottor Colucci, allora questore di Genova, il documento che
conclude 12 mesi di lavoro istruttorio e che costituisce, insieme alle
successive ordinanze in parte modificative della stessa, la principale e
più articolata fonte di riferimento per tutto ciò che riguarda l'ordine e
la sicurezza nelle giornate del vertice.

In tale ordinanza, infatti, si trovano rappresentate analiticamente le
caratteristiche dell'area interessata al vertice e alle manifestazioni, le
informazioni attinenti ai programmi e agli alloggiamenti delle singole
delegazioni, le disposizioni di sicurezza da attivare nelle diverse zone,
la previsione dei singoli servizi di sicurezza, la strutturazione delle
diverse sale radio con l'istituzione di una sala radio interforze nonché le
informazioni fino ad allora disponibili sul fronte della protesta anti-G8.

In particolare, per quest'ultimo aspetto vengono elencate le
caratteristiche del fronte eterogeneo della protesta, individuando quattro
"blocchi" (rosa, giallo, blu e nero) a seconda delle diverse modalità di
protesta attuate dai singoli blocchi ed in base quindi all'appartenenza dei
diversi gruppi di manifestanti ad un fronte moderato, intenzionato cioè a
manifestare pacificamente e senza disordine, o ad un fronte radicale
disposto ad arrivare all'utilizzo di forme di protesta più incisive fino
all'uso della violenza. Va precisato, peraltro, che dei blocchi così
individuati si è rivelata numericamente prevalente la componente non
violenta.

Si elencano analiticamente, e sulla base dell'attività informativa fino ad
allora eseguita, le possibili modalità della protesta e delle eventuali
azioni violente, gli arrivi previsti dalle diverse città italiane nonché
dall'estero ed il numero e le caratteristiche dei manifestanti in arrivo.

Nella stessa ordinanza si dà conto, anche ai fini della predisposizione dei
necessari servizi di ordine pubblico, delle manifestazioni di cui fino a
quel momento era stato dato preavviso; in particolare l'ordinanza dà conto
e predispone i susseguenti servizi d'ordine pubblico per la manifestazione
internazionale dei migranti prevista per il 19 luglio e per la
manifestazione internazionale con corteo del 21 luglio. La stessa ordinanza
del 12 luglio dà conto del preavviso di alcune manifestazioni da svolgersi
nella giornata del 20 luglio; si tratta della manifestazione organizzata
dal C.U.B. e di una serie di manifestazioni di piazza in forma statica
nonché di un corteo lungo tutto il perimetro della zona di svolgimento del
vertice. Per tali manifestazioni, sussistendo secondo l'ordinanza motivi
ostativi sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica, si
rappresenta la necessità di procedere ad ulteriori valutazioni
riservandosi, alla data del 12 luglio, le determinazioni al riguardo.

In data 16 luglio perviene alla questura il preavviso definitivo, recante
sostanziali modifiche, riguardante le manifestazioni del 20 luglio e in
data 17 e 19 luglio vengono adottati due provvedimenti da parte del
questore in riferimento a tali manifestazioni.

In particolare, con provvedimento del 19 luglio, il questore vieta
manifestazioni in alcune piazze e, per quanto riguarda il corteo lungo il
perimetro della zona di svolgimento del Vertice, ne vieta la prosecuzione
oltre Piazza Verdi. In pari data dispone la rimozione dei cassonetti.

Tali determinazioni si fondano sulla circostanza che alcuni luoghi nei
quali sono programmate le suddette manifestazioni si trovano in parte
nell'area di massima sicurezza ("zona rossa") e in parte nelle immediate
adiacenze dei palazzi che ospitano i lavori del Vertice e delle iniziative
collaterali, in cui insistevano consistenti servizi di sicurezza nonché
sedi istituzionali ("zona gialla").

Sulla base di tali determinazioni, sempre il 19 luglio, viene adottata dal
questore un'ordinanza di servizio, in parte modificativa e comunque a
carattere integrativo di quella adottata il 12 luglio, contenente la
disciplina dei servizi di ordine e sicurezza pubblica del giorno 20 luglio .

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F) Le giornate del 19, 20 e 21 luglio: Le manifestazioni e gli scontri


Nei paragrafi seguenti sono sinteticamente elencati gli avvenimenti
relativi alle manifestazioni ed agli scontri verificatisi nelle giornate
del 19, 20 e 21 luglio, sulla base dei dati e delle informazioni forniti al
Comitato paritetico nel corso delle audizioni svolte.

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1) La giornata del 19 luglio


In generale, la giornata del 19, sul piano dell'ordine pubblico, non
registra episodi significativi: in particolare, nel corso della medesima
giornata, il corteo dei "Migrantes", organizzato dal Genoa Social Forum, ha
luogo pacificamente, senza che si verifichino incidenti di sorta.

Tale manifestazione in particolare ha luogo con una larga partecipazione e
si svolge secondo le modalità programmate in un clima sereno. Analogamente
si svolge nella stessa giornata in modo del tutto pacifico la
manifestazione delle donne iraniane.

Alcuni episodi violenti si registrano tuttavia a partire dalla serata,
quando il Comando provinciale dei Carabinieri di Forte San Giuliano è fatto
oggetto di una sassaiola nonché di atti vandalici. Nella stessa serata le
forze di polizia, su richiesta del Presidente della Provincia di Genova che
faceva presente tra l'altro che le persone che occupavano i locali del
complesso Se.Di. erano in numero superiore a quello per il quale era stato
consegnato l'edificio e che risultava che alcuni degli stessi occupanti si
stavano munendo di armi improprie, intervengono presso l'asilo nido di via
G. Maggio 3, situato nel complesso Se.Di., precedentemente concesso in uso
al Genoa Social Forum, nel timore di danneggiamenti all'interno della
struttura. Gli interventi delle forze dell'ordine presso l'asilo di via
Maggio si ripeteranno anche nelle prime ore del 20 e nella mattina del 21
luglio, in quest'ultimo caso su sollecitazione dell'assessore provinciale
Massolo.

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2) La giornata del 20 luglio


Sia il 20 che il 21 luglio l'intenzione di gestire in maniera morbida
l'ordine pubblico si scontra con provocazioni di massa determinate
dall'intrecciarsi - non ostacolato dagli organizzatori - di una folla di
circa 10.000 violenti con le manifestazioni pacifiche; da tale intreccio
risulta l'impossibilità di separare i violenti dai non violenti.

Nella giornata sono programmate manifestazioni consistenti nelle cosiddette
"piazze tematiche", avvenimenti ipotizzati anche per attenuare la tensione
in città.

Gli episodi di violenza sono derivati anche dalle incursioni di gruppi di
black bloc all'interno di pacifiche manifestazioni statiche (piazze
tematiche).

La giornata del 20 luglio si caratterizza fin dalle prime ore del mattino
per numerosi episodi di violenza, dovuti, secondo le dichiarazioni rese dai
rappresentanti delle forze dell'ordine al Comitato, in alcuni casi allo
svolgimento del corteo, in parte degenerato in scontri di piazza, in altri
al tentativo, da parte di alcuni manifestanti, di forzare le barriere poste
a protezione della zona rossa.

Gli episodi più gravi hanno luogo soprattutto nei quartieri di Brignole,
Foce, Marassi e San Martino. Particolarmente aggressiva e violenta e per le
tattiche adottate, poco controllabili, risulta l'attività degli esponenti
del cosiddetto blocco nero, i quali occupavano lo spazio di Piazza Paolo Da
Novi originariamente destinato al Network e compivano numerosi atti di
devastazione. In particolare, viene data alle fiamme un'agenzia della BNL
ed un supermercato adiacente, con interessamento di abitazioni sovrastanti,
viene devastata un'agenzia del Credito italiano, e si registra il
danneggiamento di una ricevitoria del lotto, di distributori di carburante
e vetrine di negozi, nonché la distruzione di numerose autovetture.

Gli incidenti proseguono anche nel pomeriggio, soprattutto nella zona di
levante della città, a partire dall'attacco al carcere di Marassi, iniziato
alle 14,30 e proseguito con numerosi scontri concentrati soprattutto nella
zona di piazza Manin.

Particolarmente grave risulta la situazione nella zona di corso Italia,
dove, dopo ripetuti scontri, un contingente di circa 100 carabinieri viene
accerchiato da gruppi di manifestanti, tra Piazza Alimonda e via Caffa, e
costretto a ritirarsi disordinatamente: in tale contesto si inquadra
l'episodio, avvenuto in Piazza Alimonda alle 17,20, dell'uccisione di Carlo
Giuliani.

Nel pomeriggio ha luogo, senza che si verifichino incidenti di sorta, il
corteo dell'organizzazione sindacale CUB, nella zona di ponente della città.

Nel corso della giornata il Comando provinciale dei Carabinieri di Forte
San Giuliano, che già era stato obiettivo di violenze nel corso del 19
luglio, viene nuovamente attaccato per due volte; vengono altresì assaliti
o fatti oggetto di atti vandalici la caserma della Compagnia Carabinieri di
Genova San Martino e il Comando Regionale Ligure della Guardia di Finanza
di via Nizza.

Nella serata del 20 il Questore di Genova dispone, a seguito dell'episodio
che ha causato la morte di Carlo Giuliani, la sostituzione dei contingenti
dell'Arma dei carabinieri di cui era previsto l'impiego nella giornata del
21 con contingenti della Polizia di Stato.

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3) La giornata del 20 luglio. Via Tolemaide


Le cariche delle forze di polizia nei confronti del corteo sono iniziate
quando lo stesso transitava in zona (via Tolemaide, angolo Corso Torino),
non vietata sebbene ormai molto adiacente a piazza Verdi, individuata nel
provvedimento del questore del 19 luglio come limite al proseguimento del
corteo.

Dalla relazione di servizio del funzionario di polizia responsabile in
quella zona e dalla audizione dello stesso questore Colucci si è però
appreso che i reparti delle forze dell'ordine giunti in via Tolemaide, a
seguito di segnalazioni da parte della sala radio che informavano di
scontri in corso sul luogo anche precedentemente all'arrivo del corteo,
furono oggetto di un nutrito lancio di bottiglie molotov e di pietre e che
le prime file dei manifestanti, per lo più travisati e dotati di protezioni
di vario genere, procedevano incendiando pneumatici e automezzi. Si
manifestava, pertanto, già prima che il corteo raggiungesse piazza Verdi,
l'evidente intenzione di violare i limiti posti al suo svolgimento. Lo
stesso Casarini, nel corso dell'audizione, riferiva che, giunto all'altezza
dello sbarramento delle forze dell'ordine, il corteo si apprestava a
superarlo con quello che lo stesso Casarini ha definito: "un gesto di
disobbedienza civile".

Il ministro, on. Scajola, nel corso della sua audizione, ha dato notizia di
una indagine amministrativa condotta dal ministero stesso al fine di
chiarire le precise modalità di svolgimento dei fatti in precedenza
descritti.

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4) La giornata del 20 luglio. La morte di Carlo Giuliani


Nel contesto dei duri scontri tra gruppi di manifestanti violenti e forze
dell'ordine che si svolgono nel corso del pomeriggio del 20 luglio si
sviluppano gli eventi drammatici di Piazza Alimonda, che si concludono con
la morte di Carlo Giuliani.

Un contingente di circa 100 carabinieri, intervenuto in via Caffa per dare
ausilio ad altri reparti già impegnati nella zona, viene a trovarsi
accerchiato da gruppi di manifestanti e costretto a ritirarsi
disordinatamente verso Piazza Alimonda. Nella piazza due camionette dei
carabinieri tipo Land Rover, utilizzate per funzioni di supporto logistico
ai reparti, rimangono isolate all'interno del gruppo di manifestanti e sono
dagli stessi attaccate. Una delle due camionette riesce ad allontanarsi,
mentre l'altra resta bloccata e subisce un'ulteriore violenta aggressione.

Uno dei carabinieri rimasto rinchiuso nella camionetta assediata da decine
di dimostranti esplode un colpo di pistola che uccide il manifestante Carlo
Giuliani, il quale si accingeva a scagliare un estintore all'indirizzo del
carabiniere e dopo che lo stesso carabiniere era stato raggiunto al capo da
un violento colpo di spranga infertogli da un altro manifestante.

In relazione a questo specifico episodio, anche in considerazione del
procedimento pendente davanti all'autorità giudiziaria che dovrà
pronunziarsi sulle responsabilità individuali dei protagonisti della
vicenda, il Comitato paritetico si è soffermato piuttosto sulla
raffigurazione della situazione complessiva dalla quale è poi derivato il
tragico evento.

E' stato oggetto di particolare attenzione il sistema delle comunicazioni
tra i contingenti impiegati nei servizi di ordine pubblico e i loro
comandanti e le sale operative, al fine di verificare le modalità di
coordinamento tra i diversi reparti.

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5) La giornata del 21 luglio


Nel corso della giornata si ripetono gli scontri tra manifestanti e forze
di polizia, e gli episodi di danneggiamenti nei confronti di edifici
privati, esercizi pubblici, autovetture ed arredi urbani. La situazione
risulta particolarmente grave soprattutto a partire dal primo pomeriggio,
in concomitanza con lo svolgimento del "corteo internazionale": in questa
fase, per far fronte allo stato di emergenza venutasi a creare nei pressi
della zona Fiera, la sala operativa interforze della Questura ordina al
personale del Corpo della Guardia di Finanza di schierarsi a supporto dei
reparti di Polizia, al fine di fronteggiare i manifestanti. I momenti di
maggiore tensione insorgono quando la testa del corteo trova di fronte a sé
un gruppo di un centinaio di persone che fronteggia le forze dell'ordine,
determinando incidenti, lanci di lacrimogeni e cariche di polizia, che
coinvolgono il corteo.

Sempre nel corso del corteo le forze di polizia provvedono alla
perquisizione di furgoni ritenuti contenere armi improprie, procedendo in
alcuni casi al sequestro di materiale ed all'arresto di alcune persone.

Durante l'arco della giornata si ripetono altresì gli attacchi, già
verificatisi nei giorni precedenti, al Comando provinciale dei carabinieri
di Forte San Giuliano.

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6) La presenza di esponenti politici


Nel corso delle giornate di svolgimento del vertice, oltre ai
rappresentanti del Governo impegnati negli eventi ufficiali, sono presenti
a Genova diversi esponenti politici.

Nelle giornate del 19, 20 e 21 luglio partecipano ai cortei ed alle
manifestazioni, anche come componenti del cosiddetto "gruppo di contatto"
incaricato di tenere i rapporti con i funzionari di pubblica sicurezza
responsabili dell'ordine pubblico, i deputati Bertinotti, Cento, Deiana,
Alfonso Gianni, Giordano, Mantovani, Mascia, Pisapia, Valpiana, Vendola,
Zanella e il senatore Malabarba.

Il giorno 20 i deputati Ascierto, Bornacin e Bricolo effettuano, attorno
alle ore 10-10.30, una visita di saluto presso la caserma del Comando
provinciale dell'Arma dei carabinieri, soffermandosi nella sala stampa. Si
trattengono più a lungo del previsto (sino alle ore 16.30 circa) a causa
della contingente inagibilità delle vie adiacenti interessate dalle
manifestazioni.

Peraltro, nella serata precedente avevano visitato le strutture
alloggiative presso la Fiera e si erano recati in questura per un saluto al
personale.

Il giorno 21 il Vice Presidente del Consiglio, on. Fini, si trova a Genova
per la registrazione della trasmissione televisiva "Porta a porta" e in
mattinata si reca in visita presso la prefettura e la questura di Genova;
successivamente, accompagnato dai deputati Ascierto, Bornacin e Bricolo,
visita il comando provinciale dell'Arma dei carabinieri e a causa dei
disordini nei dintorni della caserma è costretto a prolungare la sua
presenza sino al deflusso del corteo (ore 16.30 circa), su indicazione
degli ufficiali dell'Arma.

Della presenza del ministro Castelli si riferirà in seguito.

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G) La perquisizione agli edifici scolastici Diaz-Pertini-Pascoli


Terminato il corteo conclusivo del Genoa Social Forum del 21 luglio, il
Questore di Genova, dott. Colucci, a seguito dei violenti scontri
verificatisi, dispone servizi di pattugliamento del territorio.

Alle ore 19,30, il dott. Mortola, dirigente della DIGOS di Genova riceve
dal dott. Gratteri, direttore del Servizio centrale operativo - Criminalpol
(SCO), l'ordine di mettere a disposizione un certo numero di agenti della
Digos per formare, con la Squadra mobile di Genova e lo SCO, le squadre di
pattugliamento con il compito di controllare il territorio, identificare ed
eventualmente fermare i manifestanti autori di episodi delittuosi.

Alcune pattuglie miste della Mobile e della Digos, al comando del dr. Di
Bernardini, della squadra mobile di Roma, mentre transitano in via Cesare
Battisti, in prossimità degli istituti scolastici Pertini (ex Diaz) e
Diaz-Pascoli, concessi in uso al Genoa Social Forum, subiscono un lancio di
oggetti da parte di un gruppo di manifestanti e notano sul posto numerose
persone con abbigliamento simile ai cosiddetti "black bloc".

Il dott. Di Bernardini, responsabile del pattugliamento, di ritorno in
Questura, insieme al dott. Caldarozzi, capo di una della pattuglie,
riferisce l'episodio al dott. Gratteri che lo accompagna dal Questore,
presso il quale si trovavano riuniti anche altri dirigenti, tra i quali i
prefetti Andreassi e La Barbera e il dott. Mortola.

L'orario dell'aggressione, nella relazione di servizio del dott. Di
Bernardini, così come nel rapporto dell'ispettore Micalizio al Capo della
Polizia, è collocato intorno alle ore 22,30, mentre la relazione svolta
durante la sua audizione dal dott. Gratteri indica le ore 21,30-22; il
dott. Donnini, consigliere presso la direzione centrale per gli affari
generali afferma di essere stato avvertito telefonicamente dal questore,
per comunicargli la necessità di svolgere un'operazione urgente,
richiedendo a tal fine la disponibilità del VII Nucleo del I Reparto Mobile
di Roma (Nucleo sperimentale antisommossa) alle ore 21-21,30; peraltro il
Questore Colucci ha dichiarato di essere stato avvertito dell'aggressione
intorno alle 22,20.

Ulteriori incertezze riguardano l'ora (tra le 21,30 e le 23) in cui sarebbe
stata conseguentemente assunta la decisione di procedere alla perquisizione
dell'immobile sede della scuola Pertini (ex Diaz).

Secondo quanto riferito dal questore e dal dottor Mortola alle ore 22,20
circa lo stesso Questore convoca il dott. Mortola (alla presenza, tra
l'altro, di Andreassi, La Barbera e Gratteri) e lo informa dell'aggressione
subita in via C. Battisti da alcune pattuglie miste Mobile e Digos. Il
dott. Mortola fa presente che in via C. Battisti sono ubicati gli edifici
scolastici concessi al GSF per insediarvi il centro stampa; lo stesso viene
pertanto incaricato di compiere un sopralluogo.

Al suo ritorno nell'ufficio del questore (ore 22.40) il dott. Mortola
riferisce di aver notato (ore 22,30 circa) nelle strade adiacenti alle
scuole Pertini e Pascoli alcuni giovani con funzioni verosimilmente di
vedette e davanti all'istituto circa 150 persone molte delle quali vestite
di nero e riconducibili ai cosiddetti black bloc.

Si decide quindi di contattare i rappresentanti del GSF per verificare chi
occupi effettivamente le scuole. Il dott. Mortola telefona al sig. Stefano
Kovac, responsabile degli aspetti logistici del GSF. Il sig. Kovac, secondo
quanto riferisce il dottor Mortola, risponde di non poter escludere la
presenza di soggetti non graditi all'interno della scuola Pertini (ex Diaz)
a causa della confusione in atto conseguente alla partenza dei 26 treni
speciali, e quindi di non poter garantire il controllo degli edifici da
parte del GSF.

Il sig. Kovac fornisce una versione parzialmente diversa della telefonata:
il dott. Mortola gli avrebbe chiesto se la scuola Pascoli fosse a
disposizione del GSF per l'accoglienza, cosa che Kovac conferma, chiarendo
che anche la Diaz e la Pertini (ex Diaz) lo erano. Il dott. Mortola gli
riferisce del lancio di bottiglie contro le auto della Polizia da parte di
persone che si trovano sul posto e gli chiede a quale uso il GSF ha
destinato le due scuole. Kovac risponde che in esse si trovano il centro
stampa, gli uffici per le organizzazioni straniere e che vi dormono delle
persone trasferite da alcuni luoghi di accoglienza del GSF allagati dalle
forti piogge della notte del 19 luglio. Kovac aggiunge: "mi raccomando: la
situazione è molto tesa in città; ti prego di non intraprendere iniziative
che possano aumentare la tensione". Mortola gli risponde di non
preoccuparsi in quanto non sarebbe accaduto nulla.

Sulla base delle informazioni acquisite, tutti i funzionari presenti
nell'ufficio del questore (oltre al dott. Colucci, il prefetto La Barbera,
il prefetto Andreassi, il dott. Luperi, il dott. Gratteri, il dott.
Mortola, il dott. Murgolo, vicequestore vicario di Bologna, il dott. Di
Bernardini, il dott. Caldarozzi, due ufficiali dell'Arma dei carabinieri ed
altri funzionari della squadra mobile e della Digos) convengono perché si
proceda, a norma dell'art. 41 del TULPS, ad una perquisizione dell'immobile
di via Battisti sede dell'istituto scolastico Pertini (ex Diaz), da
effettuarsi dalla Digos e dalla Squadra mobile con l'aiuto di un Reparto
inquadrato che garantisca la sicurezza dei luoghi dell'operazione.

Il dott. Ansoino Andreassi ha riferito al Comitato che egli, pur essendo
d'accordo sulla necessità di effettuare la perquisizione, la riteneva
un'operazione rischiosa e delicata. Andreassi consigliava di consultare il
Capo della polizia e di impiegare il VII Nucleo del I Reparto mobile di
Roma.

Il Questore informa telefonicamente il Capo della Polizia della decisione
assunta per chiedergli l'autorizzazione all'impiego di contingenti di
riserva dell'Arma dei carabinieri per le attività di controllo esterno
dell'immobile da perquisire.

Dopo poco, secondo quanto affermato dal Questore, il Capo della polizia lo
avrebbe richiamato, per dirgli di informare il dott. Sgalla, responsabile
delle relazioni esterne del Dipartimento di pubblica sicurezza. Il Capo
della polizia avrebbe inoltre chiamato anche il prefetto La Barbera,
secondo quanto riferito dallo stesso prefetto, per raccomandargli che
l'iniziativa fosse improntata alla massima prudenza e cautela.

Alle 23 circa il questore di Genova Colucci informa il colonnello Tesser,
comandante provinciale dell'Arma dei carabinieri, della possibilità di una
perquisizione ad una scuola utilizzata per l'alloggiamento dei
manifestanti. L'autorità giudiziaria viene preventivamente informata
dell'operazione. Il dott. Caldarozzi dello SCO contatta il PM dott.ssa
Canepa.

Nella sala riunioni della questura si discutono le modalità dell'intervento
(presenti, tra gli altri, il Questore, il prefetto La Barbera e il dott.
Gratteri).

Alle ore 23 il dr. Canterini, comandante del I reparto mobile di Roma,
riuniti, su ordine del dr. Donnini, gli uomini del Nucleo sperimentale, si
reca presso la questura, dove partecipa alla riunione già in corso relativa
alla pianificazione operativa; viene informato che il Nucleo sperimentale
di Roma deve prestare supporto agli uffici operativi della questura per
effettuare una perquisizione nella scuola Pertini (ex Diaz) in via C.
Battisti.

Sia il Questore, sia La Barbera raccomandano prudenza e cautela
nell'operazione e respingono il suggerimento di Canterini di utilizzare i
lacrimogeni per far eventualmente uscire gli occupanti che si fossero
barricati nell'edificio. Si decide un intervento a tenaglia con due colonne
di mezzi del Reparto mobile di Roma, dei Carabinieri, del Reparto
prevenzione crimine ed equipaggi di Digos e Squadra mobile incaricati di
effettuare materialmente la perquisizione.

Nel corso della riunione, secondo quanto riportato dal dott. Gratteri,
vengono definite le seguenti modalità operative anche sulla base delle
indicazione fornite dal dr. Mortola che redige una piantina del luogo:


il Nucleo viene suddiviso in due colonne, composte da quattro automezzi
ciascuna (40 uomini circa) per giungere sul posto da due itinerari diversi
e poi ricongiungersi in prossimità della scuola;

il primo gruppo, con un mezzo del reparto mobile, è guidato dal dr. Mortola
(cui il dr. Canterini consegna l'apparato radio per poter comunicare con
tutto il personale);

il secondo gruppo è diretto da un funzionario della Digos di Genova;

il reparto Mobile viene incaricato di penetrare per primo nell'edificio,
superando le eventuali resistenze;

il personale del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili e delle
Digos, seguirebbe il Reparto Mobile all'interno dell'edificio per svolgere
materialmente le operazioni di perquisizione;

le unità dei Reparti Prevenzione Crimine, che indossano la divisa atlantica
(camicia a manica corta), sono addette alla sorveglianza del perimetro
esterno dell'edificio;

i militari dell'Arma dei carabinieri erano preposti alla vigilanza delle
vie di accesso all'area.


Nella riunione, sempre secondo quanto riferito dal dottor Gratteri ed
evidenziato dalla relazione predisposta dall'ispettore ministeriale, non
viene designato un funzionario responsabile, in termini unitari,
dell'intero servizio; ciascun gruppo avrebbe fatto riferimento alle figure
apicali del proprio comparto.

L'avvio dell'operazione ha luogo intorno alle 23,30-24.

Per accedere al cortile della scuola Pertini (ex Diaz), dopo inutili
tentativi di aprire il cancello che risultava chiuso, viene dato l'ordine
di abbatterlo con un mezzo del Reparto Mobile. La chiusura del cancello
dell'edificio dimostrava una resistenza fisica e illegittima
all'intimazione dell'autorità di polizia motivata dall'esigenza di
perquisire gli edifici pubblici messi a disposizione dagli enti locali.

Secondo la versione data dal prefetto La Barbera questi, immediatamente
prima dell'irruzione, osservando che la situazione appariva eccessivamente
tesa, fa presente al dott. Canterini che forse è il caso di soprassedere
alla perquisizione. Il verificarsi di tale colloquio è negato dal dott.
Canterini, che afferma, inoltre, di non aver visto il prefetto La Barbera
sul luogo della perquisizione.

Mentre gli agenti nel cortile sono costretti a forzare il portone, viene
lanciato contro di loro diverso materiale contundente dall'interno
dell'edificio. Parte del contingente riesce a penetrare nello stabile da
una porta secondaria. Della ricostruzione dell'irruzione sono state date le
seguenti versioni in relazione alle modalità dell'intervento e alle sedi
perquisite:


secondo quanto risulta dalla relazione dell'ispettore ministeriale, forzato
il portone della scuola Pertini (ex Diaz), gli agenti del Reparto Mobile,
unitamente ad altre unità, sono entrati all'interno della scuola ove, al
buio, nonostante l'intimazione di fermarsi, hanno ingaggiato violente
colluttazioni con persone munite di armi proprie ed improprie; un gruppo di
operatori del Reparto è salito al secondo piano, dove un agente è stato
aggredito da un giovane con un coltello che gli squarciava il corpetto
antisommossa (quest'ultimo evento è citato sia dal dott. Gratteri che dal
dott. Canterini, presenti ambedue);

secondo quanto affermato dal dott. Canterini sul posto era presente, oltre
al personale del Nucleo sperimentale del Reparto mobile, numeroso personale
in borghese, che indossava la pettorina "Polizia" e personale del nucleo
prevenzione crimine, che indossava la cosiddetta uniforme atlantica
(camicia a manica corta); al momento dell'apertura degli ingressi, una
fortissima pressione, causata da tutto il personale presente e in
particolare da quello in borghese, scalzava gran parte degli uomini del
reparto mobile (tra i quali il dott. Canterini) che pertanto sono potuti
entrare solo dopo qualche minuto; il dott. Canterini, entrando notava
recentissimi segni di colluttazione e oggetti contundenti per terra, nonché
numerosi giovani rannicchiati contro il muro, alcuni dei quali feriti alla
testa, mentre agenti in borghese ne perquisivano gli indumenti; assisteva
alla stessa scena al piano superiore dove dalle radio portatili degli
agenti ascoltava l'ordine agli uomini di chiamare le ambulanze; al momento
dell'irruzione non era stata effettuata la cinturazione dell'edificio,
circostanza che ha consentito la fuga di persone dall'edificio; nella
scuola entrano anche il dr. Luperi, il dr. Gratteri, il dr. Mortola e il
dr. Mortara.

Secondo il dott. Agnoletto al momento del blitz alla Pertini (ex Diaz) le
luci sono accese; vi sono, tra gli altri, poliziotti in borghese con casco
e volto coperto da un fazzoletto (il dott. Gratteri ha dichiarato, in sede
di audizione, che gli agenti hanno utilizzato il fazzoletto per coprirsi il
volto al momento in cui, sul posto, sono giunte le televisioni); il
medesimo dott. Agnoletto riferisce che il responsabile dell'ufficio stampa
della Polizia di Stato, attribuisce i ferimenti e il sangue agli scontri
del corteo svoltosi nel pomeriggio, atteso che parte dei locali erano
destinati anche ad "infermeria".

Personale della Polizia di Stato che faceva parte di uno dei due gruppi fa
irruzione anche nella sede della scuola Pascoli-Diaz, sede del centro
stampa e degli uffici legali del GSF, nonché dell'infermeria per i feriti
delle manifestazioni, situata di fronte all'immobile da perquisire; il dr.
Gratteri riferisce di aver chiesto al funzionario che lo ha informato del
fatto di raggiungere il centro stampa e invitare il personale a ritornare
in strada. Secondo il dott. Agnoletto le forze di polizia una volta entrate
nell'istituto obbligano i presenti ad entrare nella palestra e salgono ai
piani superiori dove distruggono i computer e manomettono hard disk e
sequestrano video cassette e documenti dei legali; il materiale sottratto
non risulta verbalizzato. La manomissione e distruzione delle attrezzature
nei locali perquisiti è riportata de relato anche dal Presidente della
Federazione nazionale della stampa italiana, dott. Paolo Serventi Longhi.

Due mezzi del reparto mobile sono messi a disposizione dal dott. Canterini
per il trasporto di fermati; le operazioni di sgombero dei feriti e dei
fermati risultano difficoltose in quanto non era stato previsto uno
specifico mezzo deputato a tale scopo e quello successivamente richiesto
dal dr. Mortola alla centrale operativa della questura tarda a giungere sul
posto.

I carabinieri all'esterno fronteggiano la folla numerosa che si è riunita
davanti la scuola, mentre sul posto sopraggiungono numerosi giornalisti
della stampa e della televisione, a stento trattenuti, secondo quanto
riferito dal dottor La Barbera, dal responsabile delle relazioni esterne
del Dipartimento della pubblica sicurezza, dott. Sgalla.

A seguito della perquisizione sono sequestrate armi proprie ed improprie e
materiale riconducibile, secondo la relazione ispettiva, alle frange più
violente resesi responsabili degli episodi di violenza verificatisi a
Genova in occasione del G8.

A conclusione dell'operazione risultano arrestate 93 persone, tra cui tre
giornalisti.

Nel corso dell'operazione presso la scuola