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Argentina: la vita dei disoccupati di La Fe a Lanús
Lanús, il distretto governato da ben 24 anni dall'ottantenne
Manuel Quindimil che secondo PJ é "identico a Perón",
ha quasi tutte le strade asfaltate. Quasi, perché in questa
benedizione di cemento non sono inclusi alcuni settori del Barrio
la Fe, dove siamo adesso e dove nei giorni di pioggia le strade
dei nuovi insediamenti si trasformano in crateri e le casette di
lamina e legno diventano parte del letto di un fiume che nessuno
vuole navigare.
A qualche isolato dalla strada che delimita il confine con il barrio
Urquiza, c'è l'insediamento più recente, un caos di
macchine, di "botelleros" e cani rachitici completano
questo paesaggio irregolare al quale il visitatore si abitua subito.
Barriere improvvisate, muretti non finiti e svariate altre cose
delimitano i terreni e le case, di questo paesaggio che sembra essere
in costante mutamento. Giovani donne con i bebè tra le braccia
ascoltano cumbia alla radio, e la musica si mischia con i suoni
provenienti dalla radio del nonno che seduto nella veranda é
intento a sintonizzare un canale di suo gusto.
Il barrio é così: umano. È il luogo dove i
disoccupati si organizzano e lottano giorno dopo giorno.
Il pane
Eravamo nella spazio comunitario del barrio La Fe, un magazzino
costruito con lamine e mattoni che funge da sede del "Movimiento
de Trabajadores Desocupados" del barrio, dove ogni giorno centinaia
di disoccupati realizzano le loro attività, si organizzano
e lottano.
La mattina, dopo che i galli cantano e dopo che il freddo ti é
entrato nell'anima arriviamo al magazzino. In un lato ci sono due
forni, uno preso in prestito ed uno che appartiene al movimento,
ci sono anche una bilancia e un frigorifero che fanno parte del
prezioso tesoro della panetteria, che é ancora in fase di
sperimentazione. Questi "mezzi di produzione", dal magazzino
ai macchinari, sono proprietà sociale del movimento. Questi
concetti, quello di proprietà e quello di benefici sociali
sono al centro del dibattito politico. Se le cose sono di tutti,
frutto della lotta di tutto il movimento, perché qualcuno
potrebbe pensare di avere più diritti di altri compagni?
Si beve mate al mattino, mentre arrivano i compagni e le cose che
mancano: il grasso auto-prodotto, 50 kg di farina, lievito, sale
e molte braccia disposte a impastare.
La pasta e fatta da tante mani, una forma di lavoro basata sulla
collettività e lo scambio di saperi. Si ride e si fa a gara
a chi lavora più velocemente. Il compagno ex-panettiere é
escluso dalla competizione. Lui muove le braccia come se stesse
suonando un tamburo e affonda le dita nel miscuglio di acqua e farina
che in pochi minuti sarà pronta per lievitare.
Mentre si aspetta che la pasta cresca, si fanno dei calcoli. Calcoliamo
che se vogliamo vendere quasi a prezzo di costo, senza speculare,
il prezzo sarà di 1,20 pesos. Con il guadagno compreremo
dei lucchetti per la libreria.
Alle 11 l'odore di pane riempie tutto il magazzino e distrae chi
sta partecipando a un corso di formazione in una sala adiacente.
Noi ci ammassiamo alla porta della panetteria per assaggiare il
pane caldo appena uscito dal forno. Non mi posso lamentare, per
30 centesimi compro il mio primo quarto di pane prodotto dai lavoratori
disoccupati.
Con il sole di mezzogiorno e un po' di pane caldo nello stomaco,
adesso il freddo ed io andiamo molto più d'accordo.
Come in un film di Loach
Nel frattempo sempre nel magazzino procede il corso di formazione.
Mentre il pane si cucina nel forno, loro stanno facendo un esercizio
di una cosa che chiamano dinamica, secondo i principi dell'Educazione
Popolare. Il compagno che coordina il corso ha disegnato un quadrato
per terra e a turno ogni componente dei due gruppi deve entrarci
dentro. I gruppi sono formati da uomini, donne e giovani, però
uno ha un leader ipotetico e l'altro no. Si dibatte, si ride, fino
alla fine quando tutti sono entrati nel quadrato. Poi inizia la
seconda fase, ed il coordinatore disegna altri quadrati sempre più
piccoli. Alla fine del gioco nel quadrato rimarrà solo una
persona, il delegato del gruppo con il leader, mentre quelli del
secondo gruppo decidono di mettersi tutti insieme attorno al quadrato.
A questo punto inizia una discussione degna di un film di Ken Loach,
concetti semplici come solidarietà, collaborazione tra compagni,
rispetto, compromessi, vengono discussi da tutte le circa venti
persone che fanno parte del corso, e piano piano si arriva a delle
elaborazioni e conclusioni collettive.
Il piquete
Questa mattina, mentre noi facevamo il pane circa cento compagni
sono andati a piedi alla stazione di Lanús a una ventina
di isolati dal barrio. Da lì, in treno, sono andati a Glew,
dove si sono coordinati con altri compagni per andare a Guernica,
dove si sono uniti ad altri gruppi di disoccupati di altre zone.
"Oggi siamo venuti tutti senza bambini perché l'aria
é pesante".
L'uomo di potere della provincia é il capetto di transito,
una persona con un passato di torturatore nella ESMA e con vari
trascorsi repressivi nella zona. Lui controlla la polizia, i funzionari
e anche i giudici. Si é rifugiato qui in questa provincia,
dopo anni al servizio della patria assassinando e torturando la
gente. Ultimamente, preoccupato per le mobilitazioni dei piqueteros
non si fa più vedere in faccia e al suo posto dialoga un
funzionario di terza o quarta categoria, parte del consiglio locale.
Si negozia per la strada; i piqueteros non vogliono entrare in
questo municipio che sembra fatto apposta per tendere una trappola
mortale. Mentre parlano di fronte alle telecamere si forma un cordone
di sicurezza per proteggere le migliaia di persone che si sono assemblate
per dare solidarietà.
La situazione é molto tesa, però non esce dalla routine
degli ultimi mesi di proteste. Non si sa mai quello che può
succedere, ci si aspetta di tutto, spari, provocazioni
Al ritorno rientriamo in treno, tutti insieme, Nessuno compra il
biglietto, e ad ogni stazione appaiono striscioni, bandiere, bastoni.
I passeggeri e il bigliettaio non si scompongono visto che da mesi
ormai, é normale che i piqueteros viaggino in treno gratuitamente
per spostarsi da una parte all'altra.
Juan corre dietro ad un tamburo
Juan Arredondo, una persona robusta di 40 anni, tre figli, di professione
falegname, carpentiere, meccanico e piquetero per necessità
e convinzione. Le idee di Juan hanno superato una prova di fuoco.
Letteralmente. Circa due mesi fa durante una manifestazione di fronte
al municipio di Lanús un poliziotto in abiti civili gli ha
sparato addosso.
Quando cadde a terra, con un proiettile di 9mm che gli aveva attraversato
un polmone, Juan decise che non voleva morire e da solo si prestò
i primi soccorsi. Con tutte le sue forze, aspettando che la polizia
smettesse di reprimere, riuscì a pigiare la spalla ferita
contro l'asfalto per evitare di morire dissanguato. Dopo un mese,
Juan, era nuovamente per strada a protestare.
Juan é entrato nel movimento circa un anno fa, dopo un anno
di vita da disoccupato. Come la maggior parte dei piqueteros, lo
ha fatto per necessità, e come molti ha continuato per convinzione.
Adesso Juan fa i miracoli per far andare un camion degli anni sessanta,
comprato con la cassa comune e che serve per trasportare macchinari
e persone, per fare provviste collettive per distribuire materiale
e chissà, forse anche per distribuire 100 kg di pane.
Il cantiere
Il camion riposa all'entrata del cantiere dove fabbricano mattoni
e dove stanno costruendo degli spazi per la falegnameria, il tornio
e una sala per cucito. Oggi al cantiere lavorano quattro persone,
due anziani e due giovanissimi. Parlano poco, sono abituati ai rigori
del lavoro di cantiere, si scambiano commenti sporadici in completa
tranquillità.
Lavorano con tranquillità quasi accarezzando i mattoni.
I più giovani imparano e aiutano. Non esistono più
gerarchie e la figura del capo e stata completamente e felicemente
soppressa, rimane solo il rispetto per l'esperienza accumulata in
anni di lavoro.
"Abbiamo costruito tutto le pareti, il tetto, abbiamo fatto
l'impianto elettrico. Siamo contenti perché adesso la gente
ha un posto dove andare. Stiamo costruendo alcuni appartamenti.
Avanziamo lentamente, però avanziamo".
Il conflitto con il governo
Quelli che se ne sono andati sono coloro che per paura o ignoranza
"sono passati dalla parte delle autorità municipali".
Con il piano "Plan Jefes y Jefas de Hogar" il governo
ha lanciato un offensiva contro il movimento dei disoccupati che
é stata particolarmente feroce nel barrio la Fe. I funzionari
del governo sono andati in tutte le case distribuendo carte che
convocavano i disoccupati a lavorare per il municipio promettendo
una possibile riforma della legge che dovrebbe universalizzare gli
aiuti sociali.
"Se non vieni con noi rimani senza mangiare" Questa é
la minaccia più usata dai funzionari del governo che si aggirano
per il barrio cercando di cooptare i disoccupati. Visto però
che questo non funziona usano anche altri metodi come le minacce,
l'ostentazione di armi, i furti etc
Il loro "vieni con noi" implica due cose: pulire le strade
della provincia e infoltire le statistiche del governo. Si dice
che quel che non uccide ingrassa, e qui é successo esattamente
questo: le minacce e le manovre del governo hanno rafforzato il
movimento. "Per noi autonomia significa conflitto con il governo",
dice un militante del MTD, un conflitto che é ormai una realtà
quotidiana.
Domani si ricomincia
Sono le 5 del pomeriggio e i bambini che escono da scuola bevono
il latte. Non c'è più pane fino a domani e i disoccupati
dell'ultimo turno di guardia si dividono in due gruppi, uno pulisce
l'altro si occupa della ferramenta.
Mentre scende la notte, tutti tornano verso le proprie case. Le
figurine di uomini, donne e giovani si perdono per le strade e poi
dentro le casette di legno, lamiera e mattoni e con le braci accese
passerà un'altra freddissima notte.
Domani, al canto del gallo, inizierà un nuovo giorno nel
Barrio La Fe, questo giardino di miseria dove fiorisce la lotta
per la sopravvivenza e la dignità.
Sebastian Hacher
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