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27 aprile 2003
Dopo aver resistito nelle strade, corso tra i gas e gli spari
e reclamato
per la libertà di tutti i compagni detenuti ( tra loro alcuni
del nostro
barrio), ci prepariamo per continuare questi giorni nelle strade
riaffermando
che niente d?importante per il popolo si risolve nelle urne. E se
a qualcuno
rimanevano dei dubbi, non ci sono piu?neanche per loro: i veritieri
interessi
della classe dominante li stanno garantendo in ogni sgombero, in
ogni
detenzione
di luchadores popolari, in ogni repressione: li? e nella nostra
costruzione
quotidiana e non nelle elezioni sta il nostro principale terreno
di lotta.
Come ulteriore gesto di solidarietà con la bellissima lotta
delle operaie
della Brukman riproduciamo un testo di Claudia Korol.
Brukman è dei/lle lavoratori/trici!
Libertà ai piquetteri Saltegni!
Per lavoro dignità e cambiamento sociale!
Di Claudia Korol.
Il lunedi? sera dopo gli infruttuosi tentativi di risolvere il
conflitto,
esploso quando i giudici ordinarono lo sgombero poliziesco dell?impresa
recuperata brukman, quattro lavoratrici dell?impresa decisero di
mettersi
di fronte ai proiettili e attraversare la barriera dei repressori,
con la
volonta? di rientrare nella fabbrica. Immediatamente esplose una
gigantesca
repressione e un?estesa caccia all?uomo che non rispetto? ne? l?autonomia
universitaria, ne? l?ospedale del ?Ninos e Garraham?.
Ci sono stati decine di feriti dai gas, dai proiettili di gomma
e di piombo;
così come decine di detenuti. Oggi alle 17 si torna a marciare
verso
l?impresa
da Plaza Once.
Le rondini sparano ai fucili
Le operaie della brukman erano decise. Tutta la settimana santa
erano state
accampate di fronte all?impresa recuperata il 18 Dicembre del 2001,
che
avevano fatto loro con il proprio lavoro quotidiano, mentre i padroni,
i
fratelli Brukman, sparivano velocemente evitando cosi? il pagamento
dei
salari, le indennizzazioni e i debiti con i creditori e con lo Stato.
Ora
che l?impresa è ritornata a produrre e che ha incluso nuovi
lavoratori,
essi reclamano la proprietà privata e sono disposti a ottenerla
a costo
della vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Così hanno
detto, loro, i
giudici, il commissario. E nessuno al potere ha fatto niente per
impedirlo.
Complicità è la parola d?ordine.
Le operaie della brukman non volevano la violenza. Volevano entrare
nella
fabbrica per accendere le proprie macchine, come lo avevano fatto
tutti
i giorni di tutti gli anni.Volevano completare le richieste che
gli avevano
fatto diversi clienti. Volevano lavorare come avevano fatto tutta
la vita.
Appresero ieri che il diritto di continuare a lavorare è
sovversivo.
Celia Martinez, una delle dirigenti della brukman, non poteva credere
a
quello che era scritto nella risoluzione dei giudici che ordinarono
lo
sgombero:
non c?è supremazia della vita e integrità fisica di
fronte agli interessi
economici, dice chiaramente il testo che i giudici (?)consegnarono
ad un
gruppo di avvocati i quali avevano richiesto che si rendesse pubblica
questa
risoluzione. Risoluzione nella quale si constata anche che lo sgombero
si
doveva realizzare sotto segreto istruttorio e previ lavori di investigazione
condotti segretamente che dovevano far emergere quale fosse il momento
migliore
per esercitare l?ordinanza repressiva. Celia mi ha detto il lunedì
alle
12 ? Chiedi il testo agli avvocati. Non si può credere a
quello che hanno
scritto.? Le operaie della brukman come molti di quelli che le
accompagnavano,
sapevano che questi giudici della Corte avevano accettato di esercitare
la giustizia durante la dittatura e che avevano rifiutato con la
stessa
fermezza con la quale adesso ordinano la repressione migliaia di
abeas
corpus,
gli stessi giudici avevano accettato che il ?punto final? prescrivesse
i
crimini contro la vita umana e che gli stessi giudici sono i difensori
soprattutto
di tutti i valori della sacrosanta proprietà privata.
Le operaie della brukman, operaie tessili come quelle del 8 Marzo,
hanno
appreso molte cose in questo tempo in cui si sono fatte carico dell?impresa.
Non solo hanno appreso ad amministrarla, ad autogovernarsi, a produrre
senza
padroni. Hanno appreso anche la dignità di chi diventa soggetto
della
storia.
Per questo non hanno accettato di ritirarsi. Hanno imparato a volare.
Il lunedì sera, stanche di aspettare senza nessuna risposta,
circondate
dalla solidarietà di migliaia di uomini e donne giunti fino
alla porta
dell?impresa
le lavoratrici si sono decise. Le rondini della brukman si sono
fermate
di fronte alle barriere della polizia, hanno visto i volti fieri
dei
repressori
nutriti da giorni di sopportazione, di umiliazioni e dal disprezzo
popolare
che gli veniva gettato in faccia minuto dopo minuto (si leggeva
in un
improvvisato
cartellone dall?altro lato della grata ?non alimentate gli animali?).
Le
rondini della brukman hanno misurato l?apertura delle proprie ali
e hanno
tentato il volo.
I fucili hanno riempito di gas il cielo di Balvanera. Hanno pianto
le
operaie,
un pianto che non era di tristezza. Pianto di rabbia. Pianto per
il gas.
Pianto di dolore, nell?imparare, in pochi secondi, i segreti del
corpo
contro
le pallottole.
Pianto della memoria che grida i morti del 19 e 20, di Dario e Maxi,
dei
30.000 ?
Le rondini della brukman hanno guadagnato il volo. Non è
statoun volo
lontano,
perché i fucili lo hanno impedito.Ma la immagine delle quattro
donne che
attraversano le barriere sarà un?immagine incancellabile
per la resistenza
popolare argentina: le operaie della brukman insieme alle Madres
de Plaza
de Mayo, insieme ai piquetteros e alle piquetteras, insieme alle
assemblee
popolari, insieme ad alcuni giornalisti che avevano deciso di non
accettare
i racconti del potere ma di denunciare la vera storia, insieme a
pochi
legislatori
di sinistra, insieme a molti giovani, insieme alle molte anziane.
Le operaie
della brukman alle quali il potere in tutte le sue espressioni ha
dato le
spalle, che sono state emarginate da quelle che si chiamavano centrali
operaie.
Le operaie della brukman alle quali è mancato l?appoggio
deciso di quelli
che credono che il fine o l?inizio della storia si trova nelle prossime
elezioni fraudolente. Le operaie della brukman torneranno a manifestare
verso la propria impresa e tenteranno di volare tutte le volte che
sarà
necessario perché credono,come le colombe di Plaza de Mayo,
che l?unica
lotta che si perde è quella che si abbandona.
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