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14 gennaio 2003
Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha inviato
ieri una lettera al Segretario generale della Cisl Internazionale
Guy Ryder per esprimere la preoccupazione della confederazione sull'evolversi
della situazione in Venezuela. Per Epifani «la crisi in Venezuela
è entrata in una nuova fase tendente a minacciare l'esistenza
di un governo democraticamente eletto». «Se da una parte
- continua il testo della lettera del segretario della Cgil - è
legittimo e talvolta anche opportuno mettere in atto una ferma opposizione
per difendere i diritti indisponibili e fondamentali dei lavoratori,
dall'altra riteniamo che questa debba sempre manifestarsi nel quadro
di regole democraticamente stabilite, che in questo caso fanno riferimento
alla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela».
Per queste ragioni la Cgil ritiene «fondamentale il ruolo
che la Cisl Internazionale e la sua affiliata regionale l'Orit possono
avere nel sollecitare la Ctv a difendere gli interessi di tutti
i lavoratori e le lavoratrici del Venezuela, favorendo una soluzione
pacifica attraverso l'avvio di un dialogo tra il Governo e le forze
dell'opposizione». Una lettera di straordinaria importanza,
più di un carico di aiuti o una marcia di appoggio per Chavez.
Era da tempo che l'unico vero vanto degli organizzatori del «paro»
venezuelano golpista, vale a dire i sindacati della Ctv guidati
da Carlos Ortega e la Fedecamaras (la Confindustria locale) vantavano
l'appoggio dei Sindacati internazionali, organismo nel quale è
parte costitutiva importante proprio la Cgil italiana. Ora, con
questa lettera, chiaramente si dichiara che lo sciopero in corso
non ha la legittimità che proclama perché punta a
destabilizzare un governo che «è stato democraticamente
eletto». Ieri erano molte le marce e le delegazioni dal Sudamerica,
in primo luogo dalla Colombia, che sono arrivate a Caracas. Ma questa,
dall'Italia, è sicuramente la «marcia» più
importante perché è destinata a pesare sulla continuità
dello sciopero «cileno» che vede uniti sindacati dei
lavoratori che appoggiano la serrata dei padroni, paralizzando da
sei settimane il paese e soprattutto l'industria petrolifera i cui
impianti sono difesi dall'esercito, fedele a Chavez. Ieri in nuovi
scontri sono rimaste ferite decine di persone. E tutto questo in
un momento internazionale decisivo per il nuovo Venezuela. Chavez
incontrerà giovedì al Palazzo di Vetro il segretario
Onu Kofi Annan. Mentre il leader sindacale venezuelano Carlos Ortega
(Ctv) e il presidente della Fedecamaras, Carlos Fernandez, saranno
a New York alla Americas Society. Oggi a Quito, all'insediamento
del neopresidente dell'Ecuador, Gutierrez, prenderà le mosse
il «Gruppo di paesi amici», per mediare nella delicata
crisi del Venezuela: lo ha sostenuto l'ambasciatore Usa a Caracas,
Charles Shapiro. L'idea di un gruppo d'appoggio alla mediazione
dell'impotente segretario dell'Osa, Cesar Gaviria, è stata
lanciata dallo stesso Chavez e ripresa dal nuovo Brasile di Lula.
Gli Usa vogliono invece coinvolgere Unione europea e Messico per
«fermare» il rapporto Lula-Chavez.
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