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Il Congresso Anfizionico Bolivariano, entità che lavora
per l'unità dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi
invia la sua presa di posizione sulla delicata situazione in cui
si trova la sorella nazione venezuelana.
In primo luogo vogliamo mettere in guardia la popolazione e ripudiare
la campagna golpista che si è scatenata in Venezuela a partire
dallo sciopero padronale di carattere insurrezionale cominciato
il giorno 2 dicembre e che è ormai noto all'opinione pubblica
In secondo luogo, manifestiamo il nostro ripudio al criminale attentato
della Piazza Altamira, la nostra solidarietà ai parenti e
ai feriti e il lutto per le vittime. Esigiamo che si indaghino i
fatti e si condannino gli autori materiali e intellettuali. Già
nel golpe dell'11 aprile l'opposizione antidemocratica aveva accusato
il governo di omicidi che, come poi si è potuto accertare,
erano responsabilità dell'opposizione stessa.
Crediamo sia necessario che le forze democratiche argentine e internazionali
solidarizzino con le autorità legittimamente costituite e
si pronuncino energicamente per il diritto all'autodeterminazione
del popolo venezuelano, che ha già scelto in varie elezioni
democratiche il progetto per il paese. La democrazia venezuelana
è minacciata da oscuri interessi che già si erano
espressi lo scorso 11 aprile quando tentarono di provocare il colpo
di Stato, sequestrando e minacciando la vita del presidente Chávez
e insediando un governo usurpatore -, azione sconfitta dalla decisa
azione del popolo e l'esercito del Venezuela in difesa della Costituzione.
Non tutti gli oppositori di Chávez sono golpisti, questi
settori democratici dell'opposizione devono essere co-responsabili
nel frenare l'accelerazione della violenza. La mobilitazione cosciente
e decisa del popolo bolivariano (civile e militare) sarà
l'unica garanzia per la continuità del cammino scelto.
A seguire offriamo elementi necessari per un completo analisi della
situazione venezuelana:
1- Lo sciopero è stato uno sciopero padronale ed è
fallito, poiché le principali imprese di produzione e servizi
hanno continuato a funzionare, e sono state chiuse soltanto le attività
e le aree dove i funzionari dell'opposizione o imprenditori di FEDECAMARAS
hanno impedito con la forza l'entrata dei lavoratori ai loro posti
di lavoro. Ci sono anche state diverse azioni di intimidazione per
obbligare allo sciopero, come incendi di mezzi di trasporto e attacchi
a negozi aperti e persone che svolgevano le loro normali attività.
2- La continuità dello sciopero non si deve a motivazioni
sindacali, né al suo successo, bensì ad un piano politico
occulto il cui obiettivo è far cadere il presidente Chávez.
3- Lo sciopero è stato l'ombrello che ha permesso la realizzazione
di molteplici azioni di sabotaggio contro l'impresa principale del
paese: Petróleos de Venezuela (PDEVSA). Impresa che è
dello Stato venezuelano e che un articolo della nuova Costituzione
nazionale non può essere privatizzata.
4- Questo sabotaggio è uno degli obiettivi centrali della
cospirazione, poiché colpisce il rifornimento interno di
petrolio e i contratti petroliferi internazionali. L'impresa PDVSA
è il cuore dell'economia venezuelana ed è lì
che hanno puntato per portare avanti il piano golpista.
5- I sabotaggi realizzati da settori antidemocratici che formano
la cupola tecnica e dirigenziale di PSVSA (e che si è mantenuta
al potere attraverso molteplici meccanismi di pressione e ricatti
al governo che cercò di dialogare con essa in seguito al
golpe di aprile) hanno portato il presidente a prendere in quest'occasione
la decisione di rimuovere questi settori e garantire tramite l'esercito
l'operatività dell'impresa e proteggere l'integrità
delle installazioni petrolifere, considerate di interesse strategico
e che sono proprietà del popolo venezuelano.
6- La Plaza Altamira, teatro dell'attentato di venerdì 6
dicembre, contava con le misure di sicurezza di un municipio il
cui sindaco appartiene all'opposizione, nei confronti del quale
il governo venezuelano non era intervenuto per evitare una provocazione
che avrebbe potuto portare ad un indesiderato scontro armato. La
responsabilità sulla sicurezza dei venezuelani lì
riuniti, dunque, era nelle mani di tali forze di sicurezza del municipio.
7- Lo sciopero è stato anche denominato "sciopero mediatico"
poiché i principali canali di televisione e stampa hanno
coperto soltanto le azioni dei gruppi avversi al governo nazionale,
omettendo tutta l'informazione riguardante la normale attività
che si svolgeva nella maggior parte del territorio venezuelano,
che si è potuta invece vedere sugli schermi del canale di
Stato, Venezolana de Televisión e altri canali alternativi.
8- Per questo sosteniamo che i principali mezzi di comunicazione
del Venezuela sono complici, così come lo sono stati in aprile,
di tale piano cospirativo, prendendo posizioni di parte, distorcendo
l'informazione e mentendo. Per tutti questi giorni non hanno mai
smesso di trasmettere messaggi antidemocratici, violenti e razzisti.
9- Condanniamo come irresponsabili e criminali le accuse senza prove
contro il governo nazionale, in cui gli si attribuisce la responsabilità
dell'attentato di Piazza Altamira. Accuse che stanno lanciando i
principali referenti golpisti come Carlos Ortega (CTV) e i dirigenti
di Fedecamaras (Confindustria). Allo stesso modo denunciamo le operazioni
realizzate attualmente dai mezzi di comunicazione cospiratori, come
appelli alla vendetta e alla violenza che hanno già prodotto
risultati deplorevoli come il linciaggio di un commerciante identificato,
per il suo tipo razziale (cioè per i suoi tratti meticci),
come chavista e l'assalto, incendio e distruzione del locale del
Comando Tattico Nazionale del Movimento Quinta Repubblica, partito
al governo, nella stessa notte del venerdì 6.
10- È necessario chiedersi perché si sta scatenando
questo frettoloso piano golpista, quando esistono meccanismi democratici,
inclusi nella costituzione, che contemplano la possibilità
di convocare un referendum per revocare il mandato presidenziale
attraverso il voto popolare. Tale referendum può essere realizzato
a partire dalla metà del mandato, ossia nel prossimo mese
di agosto 2003. L'unica risposta che viene in mente è che
coloro i quali desiderano la rinuncia di Chavez dubitano delle loro
possibilità di trionfo attraverso la via elettorale e per
questo tentano la loro unica carta, quella della violenza e del
caos. Inoltre, questo piano golpista e violento è stato annunciato
pochi giorni fa dall'ex presidente profugo per corruzione e responsabile
della repressione dell'89, Carlos Andrés Pérez, il
quale ha detto dall'estero "che bisogna buttare giù
Chávez in qualsiasi modo e non ci sono più strade
pacifiche
"
11- Il governo del presidente Chávez e il popolo venezuelano
hanno dimostrato già numerose volte la loro vocazione al
dialogo e alla pace, anche dopo i terribili fatti dell'11 aprile
e avvenimenti successivi nei quali le forze bolivariane ufficiali
hanno subito le maggiori perdite di vite umane, tra le quali si
trovano le vittime del golpe, quasi 40 dirigenti contadini assassinati
per la loro lotta per la legge sulle terre e le morti prodotte dalla
repressione della polizia metropolitana quando era agli ordini del
Sindaco golpista Alfredo Peña.
12- Uniamoci agli sforzi per la pace e la democrazia con sovranità
e giustizia sociale. Evitiamo la cospirazione, sconfiggiamo il golpe,
freniamo l'accelerazione della violenza. L'immensa manifestazione
per la Pace, la Democrazia, e in Difesa della Costituzione di questo
sabato per le strade di Caracas, che ha visto la partecipazione
di due milioni di persone, dimostra ancora una volta la vocazione
sovrana di un popolo che ha deciso di riprendere le redini del proprio
destino e che è capace di affrontare con coraggio e dignità
coloro che si rifiutano di accettarlo. I
CHIAMIAMO ALLA SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA
CON SOVRANITA' E GIUSTIZIA SOCIALE!!
Giunta popolare argentina del congresso anfizionico bolivariano.
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