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UN BAGNO NEL FIUME IMPETUOSO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA, PARTE INTEGRANTE E MOMENTO PROPULSIVO DEL MOVIMENTO DI PORTO ALEGRE

05 agosto 2002

Prima puntata ( non spaventatevi, le puntate saranno probabilmente solo due)

CONTRADDIZIONI E PROSPETTIVE DEL FORO SOCIALE VENEZUELANO


La Habana, 5.08, 02

Compagne e compagni carissimi,
Debbo anzitutto scusarmi con voi per questo mese di silenzio (dal 5 luglio, giorno della mia partenza da Roma al 5 agosto, data del presente messaggio). Il motivo di questo silenzio è mol16 semplice. Da quando ho messo piede in Venezuela (prima tappa del mio itinerario indoafrolatinoamericano, sono stato travolto da una serie imprevista di impegni appassionanti, ognuno dei quali richiedeva anche un tempo di studio e di preparazione. Furono due settimane assai intense, destinate indubbiamente a segnare il futuro del mio impegno solidale, politico, culturale e teologico.
Sollecitato poi dal movimento delle donne bolivariane (INAMUJER) , che mi invitarono al loro incontro internazionale di solidarietà, prolungai il mio soggiorno in Venezuela dal 16 al 22 luglio.
Il tempo per una prima pausa di riflessione e di condivisione l'ho trovato il 22 luglio,sull'aereo che mi portava da Caracas a La Habana. Pausa che si è poi prolungata molto più di quanto immaginassi, fino ad oggi 5 agosto. Pausa che cercherò di riaprire appena possibile per informare chi fosse interessato o interessata (succede) delle principali attività che ho potuto svolgere in Venezuela dopo la chiusura del Foro Sociale (sarebbe la IIa puntata che vi ho minacciato di scrivere).
Primo impatto, traumatico, con il Foro Sociale
.
Voglio però essere sincero e dirvi tutto. Il mio primo impatto con il Venezuela, in particolare con il Foro Sociale, è stato traumatico. All'aeroporto di Caracas, dove sono giunto il 5 luglio, alle 15,35, nessuno mi aspettava. Solo grazie a due amici, funzionari dell'ambasciata di Cuba, potei far giungere la notizia del mio improvviso arrivo al Coordinamento del Foro Sociale,dal quale supponevo di essere stato invitato ed al quale supponevo di aver comunicato per posta elettronica la mia accettazione dell'invito con l'orario del mio arrivo..
Credo importante parlare di questi primi (ed ultimi ) contrattempi, perché essi riflettono largamente la condizione di questo ed altri Fori Sociali. Esperienza che ha accentuato le mie preoccupazioni non certo per le idee ispiratrici dei Fori Sociali ma per il loro funzionamento concreto, per il loro spontaneismo e per la loro allergia all'organizzazione. Essi dovrebbero infatti essere luoghi di elaborazione e di costruzione "dal basso" dell'alternativa, ma spesso riproducono i vizi della vecchia sinistra: settarismi, egemonismi, rivalità interne. Non esendo organizzazioni realmente alternative ,non potranno , se non maturano, costruire alternative di società né a livello locale né molto meno a livello nazionale e mondiale. Ma non per questo perdo la speranza.
Supponevo di essere stato invitato dal Foro Sociale, perché nel messaggio elettronico che mi aveva inviato la Fondazione FUNDEC (Fundación para la defensa de los derechos de los ciudadanos y las comunidades), firmato da Mario Neri, mi si invitava espressamente al Foro Sociale del Venezuela, facendo riferimento ad alcuni miei scriti ( sui popoli indigeni, il debito estero, lo sviluppo locale sostenibile, il macroecumenismo ecc.), pubblicati nel sito del Gruppo Oscar Arnulfo Romero di Milano (gestito da D. Alberto Vitali e da Emma Pavoni). in essi, mi scriveva Mario Neri, italiano residente da trent'anni in Venezuela, membro di FUNDEC, avevano notato una sorprendente affinità tra la problematica che io affrontavo e quella sollevata dalla rivoluzione bolivariana. Affinità sorprendente per i venezuelani, e più ancora per me.
Supponevo anche .di aver comunicato per posta elettronica al Coordinamento la mia accettazione dell'invito e l'ora del mio arrivo. Ma, ho poi saputo, l'indirizzo elettronico che mi era stato comunicato era errato, per cui il mio messaggio non era giunto a destinazione.
I giorni che ho poi trascorso nel Foro Sociale, furono da un lato per me assai frustranti, dall'altro estremamente fecondi. Frustranti sul piano personale, perché, partito per dare un contributo al Foro Sociale, ne sono stato in realtà emarginato da burocratismi e rivalità interne, che accentuarono le mie preoccupazioni per il funzionamento dei Fori Sociali.
Mi sembra comunque emblematica ed istruttiva questa esperienza, per cui indugio nel descriverla. Informato dall'ambasciata di Cuba del mio arrivo e della mia attesa solitaria all'aeroporto , il coordinamento del Foro Sociale mandò due compagne a prelevarmi. Molto gentilmente le compagne mi informarono che il mio nome non figurava nella lista degl'invitati e che quindi i dirigenti dovevano riunirsi e decidere se era possibile utilizzarmi e, prima ancora, se era possibile alloggiarmi..
Le compagne mi condussero al Teatro Municipale, sede del Foro.. Qui alcuni degli organizzatori mi chiesero se avevo i mezzi per provvedere al mio sostentamento durante il Foro. Risposi di no perché supponevo che essendo stato invitato, sarei stato anche alloggiato.
Nella sede del Foro potei finalmente entrare in contatto diretto con alcuni esponenti di FUNDEC, l'organizzazione che mi aveva invitato: Carmen Romero, presidente e Mario Neri, uno dei membri più attivi della Fondazione . Mi resi conto che FUNDEC .partecipava al Foro Sociale, ma non era membro del coordinamento; che quindi non contava nella burocrazia del Foro. Pertanto agli occhi del coordinamento l'invito da essa rivoltomi era nullo Per questo io non figuravo nella lista degli invitati. .Inoltre, la mia risposta di accettazione calorosa dell'invito, come ho ricordato, non era giunta a destinazione .
I membri di FUNDEC cercarono di convincere gli organizzatori del Foro che se anche la mia riposta, per un disguido postale, non era giunta, ero giunto io e che questa si poteva considerare una riposta. Ma i burocrati (alternativi?) non furono convinti. Il mio "caso" fu discusso in una riunione del coordinamento, nella quale prevalse l'opinione degl'intransigenti: non essendo stato invitato dal coordinamento, non avrei potuto prendere la parola in seduta plenaria. Mi comunicarono invece che un gruppo di lavoro era interessato a discutere con me sui diritti dei popoli indigeni.
Al momento però della riunione dei gruppi nessuno degli organizzatori si presentò per accompagnarmi e presentarmi ai miei presunti interlocutori. Con molte difficoltà e con l'aiuto di Mario Neri, trovai il luogo di riunione dei gruppi; dove per altro nessuno mi aspettava.Uno dei coordinatori disse al mio accompagnatore che nessuno dei gruppi si occupava dei diritti indigeni, che però avrei potuto partecipare al gruppo impegnato sui diritti umani. Mi sedetti in questo gruppo. I suoi membri stavano discutendo vivacemente e continuarono tranquillamente la discussione. Nessuno mi rivolse la parola.. Dopo 10 minuti, era chiaro per me che la mia presenza in quel luogo non aveva nessun senso; che gli organizzatori avevano mentito nel dirmi che un gruppo era interessato a discutere con me sui diritti indigeni. Lo avevano fatto per sbarazzarsi di una presenza imprevista, che rompeva i loro schemi. Me ne andai insalutato ospite. A nessuno venne poi in mente di scusarsi per questo contrattempo.
Così si concluse la mia partecipazione "attiva" al Foro.

L'annuncio della mia presenza in Venezuela

Dagli organizzatori potemmo però ottenere una concessione importante.: che uno di essi annunciasse pubblicamente, a nome di FUNDEC, la mia presenza nel paese e informasse delle attività che avrei svolto nei giorni successivi.
L'annuncio fu dato in questi termini: "Il compagno e amico Giulio Girardi, filosofo e teologo della liberazione, è stato invitato in Venezuela da FUNDEC (Fondazione per la difesa dei diritti dei cittadini e delle comunità). Si fermerà nel nostro paese fino al 16 Luglio, giorno in cui partirà per Cuba, che considera la sua seconda patria. Egli intende esprimere al popolo venezuelano, in particolare alla rivoluzione bolivariana, la calorosa solidarietà di molti e molte militanti d'Italia, particolarmente del Partito della Rifondazione Comunista, del suo segretario Fausto Bertinotti, e di settori significativi del Parlamento Europeo.
Nei prossimi giorni intendiamo valorizzare al massimo il suo contributo al nostro processo, che non gli è stato possibile offrire nel corso del Foro Sociale. Stiamo organizzando diversi incontri con lui. In essi egli affronterà alcuni temi che rappresentano piste importanti della sua riflessione attuale e che egli intende sottoporre all'attenzione del popolo venezuelano, per coinvolgerlo, se possibile, in una ricerca partecipativa.
Alcuni di questi temi sono i seguenti:
1. Resistenza e alternativa al neoliberalismo e ai terrorismi
2. La Rivoluzione Bolivariana, parte integrante e movimento propulsivo del movimento di Porto Alegre
3. Lo sviluppo locale sostenibile e il potere locale alternativo, asse strategico del movimento di Porto Alegre e della Rivoluzione Bolivariana
4. I popoli indigeni , nuovi soggetti storici: Loro contributo al movimento di Porto Alegre e alla Rivoluzione Bolivariana.
5. Il protagonismo delle donne nella costruzione di un'alternativa globale di civiltà e particolarmente nella Rivoluzione Bolivariana.
6. Attualità della teologia della liberazione nel movimento di Porto Alegre e nella Rivoluzione Bolivariana.
Orari e luoghi di questi incontri saranno ampiamente pubblicizzati. Invitiamo la popolazione a considerarli momenti importanti della sua partecipazione rivoluzionaria.

Questo annuncio segnò una svolta nella mia permanenza in Venezuela. Appena uscito dalla sala di riunione, fui assalito da giornali, radio, televisioni ecc. che chiedevano interviste; da responsabili di associazioni che mi invitavano per conferenze e dibattiti. La fine del Foro Sociale fu per me l'inizio di un periodo estremamente attivo e fecondo. Delle principali attività in cui sono stato coinvolto, farò poi una rapida rassegna( in una seconda puntata). Vorrei prima spiegare perché, nonostante le mie disavventure, considero anche la partecipazione al Foro Sociale assai feconda.
Feconda anzittutto per i numerosi contatti che ho potuto prendere e che hanno reso possibili le iniziative dei giorni successivi e hanno creato la possibilità di future collaborazioni e pubblicazioni.

Incontri con gli italiani dei due schieramenti

Tra gli incontri che ho potuto fare in occasione del Foro Sociale, desidero ricordare in particolare quelli con italiani.La g rande maggioranza degli italiani residenti in Venezuela è berlusconiana, e quindi simpatizzante dei golpisti, la piccola minoranza che l'11 aprile scorso ha tentato di deporre il presidente eletto da una larga maggioranza popolare , per restaurare la "democrazia" di obbedienza statunitense. Una minoranza che odia un presidente profondamente amato dal popolo; che lo odia, perché il popolo lo ama; una minoranza che disprezza il presidente di origine popolare, perché disprezza il popolo.
Gl'italiani coinvolti nella rivoluzione bolivariana sono molto pochi ed anche dispersi, non si conoscono tra loro. Credo che la mia visita sia stata utile almeno per questo (spero non solo per questo): ha permesso agli italiani che venivano a salutarmi, di incontrarsi e di conoscersi tra di loro. Forse è nato così un gruppo di italiani fiancheggiatori del presidente Chavez. Io mi sono sentito per pochi giorni ministro degli esteri interinale, ( ma antagonista ed alternativo).
Questi italiani rivoluzionari si vergognavano di essere rappresentati da un presidente suddito di Bush, e mediocre come lui. Li ha rinfrancati l'apprendere che esiste in Italia un partito, piccolo ma appassionato ed appassionante, come Rifondazione Comunista, che è schierato con la rivoluzione bolivariana. Tra di essi è stato molto apprezzato l'articolo, che hanno letto in internet, con cui Liberazione ha presentato il golpe contro Chavez, uno dei pochi articoli oggettivi, schierati con la maggioranza popolare e con il presidente costituzionale.( Per una volta nella vita, compagne e compagni , siamo in maggioranza.)
Per puro caso ho avuto un incontro di segno diverso con la presenza italiana in Venezuela. Nel ristorante del mio albergo ho incontrato Donato Di Santo, che mi ha riconosciuto e salutato cordialmente. Ricordando che egli è (o almeno era) responsabile della solidarietà internazionale dei DS,mi sono rallegrato di questo incontro, pensando di aver trovato in lui (che ingenuo, caro Giulio) un alleato nella difesa della rivoluzione bolivariana. Ma fui preso dal dubbio e gli domandai: sei qui per solidarietà con il presidente Chavez? Mi rispose stizzito: assolutamente no! Sono il più antichavista del mondo. La sera di quel giorno ho avuto una conferma della sua scelta di campo vedendolo a colloquio cordiale, nello stesso ristorante, con un noto golpista.
Di Santo era a Caracas, suppongo, per partecipare non al Foro Sociale, ma all'Internazionale Socialista per l'America Latina e il Caribe, schierata anch'essa dalla parte dei golpisti. Una buona notizia per Berlusconi: gli "excomunisti" che in Italia sono suoi rivali ( così dicono) sono però suoi sicuri alleati in politica internazionale.
L' Internazionale Socialista, costituita dai delegati di 35 partiti socialdemocratici latinoamericani e caribegni., ed accompagnata da invitati d'Italia, Francia, Portogallo, Svezia e Spagna, confermò il suo appoggio a Acción Democrática e agli altri gruppi del Coordinamento Democratico dell'opposizione.Nella conferenza stampa tenuta a Caracas il 20 luglio, il segretario Generale dell'Internazionale non precisò se essa considera gli avvenimenti dell'11 aprile come un colpo di stato o solo come una pubblica manifestazione di dissenso democratico.Nello stesso tempo respingeva qualsiasi tentativo di rottura dell'ordine democratico come anche la militarizzazione della politica.
La sua analisi della situazione adottava in tutto e per tutto il punto di vista dell'opposizione. Constatava infatti l'indebolimento dello stato di diritto e delle sue istituzioni, l'incremento della violenza politica tra i cittadini, l'impunità nella violazione dei diritti umani, la mancanza di indipendenza dei pubblici poteri, la costituzione di gruppi civili armati in difesa del governo, creando un clima d'insicurezza e di instabilità sociale."
Ne emergeva, con l'appoggio della stampa, un'immagine rovesciata della realtà, secondo cui i golpisti diventavano difensori della democrazia e dello stato di diritto, il presidente costituzionale sequestrato diventava responsabile della violenza scatenata; i golpisti , rimasti impuniti, accusavano il presidente di favorire l'impunità nella violazione dei diritti umani.

Verso il convegno panamazonico di Belén do Parà (Brasile)

Tra gli incontri cheho potuto fare in occasione del Foro Sociale ricordo in particolare quello con il responsabile dei rapporti internazionali del Municipio di Belén do Parà. (città nella quale avevo partecipato due anni fa ad un incontro internazionale promosso in collaborazione dal movimento zapatista e dal movimento dei Camponenses Sem Terra). Egli fece un intervento, nel quale annunciava per Gennaio 2003 un incontro panamazonico, preparatorio al Terzo Foro Mondiale di Porto Alegre..Gli feci sapere attraverso qualche amico che ero interessato ad incontrarlo; seppi che anch'egli era interessato ad incontrare me. In effetti, mi aveva conosciuto in occasione dell'incontro di Belén do Parà, cui avevo partecipato: portava con sé alcune copie degli atti di quel convegno, nei quali figurava anche un mio contributo sui popoli indigeni come nuovi soggetti storici. Mi assicurò che nel convegno panamazonico la problematica indigena sarebbe stata centrale, e che ad esso sarei stato invitato. Sono evidentemente molto interessato a parteciparvi.


L'incontro del Presidente Chavez con il suo popolo

L'incontro più importante reso possibile dal Foro Sociale è stato per me quello con il Presidente Chavez. Egli giunse per la chiusura, accolto con un entusiasmo ed un affetto indescrivibili, evidentemente sinceri, cui egli reagiva con grande spontaneità e semplicità.
Qualcuno gli aveva segnalato la mia presenza e una persona del seguito mi chiamò per presentarmi. Un abbraccio molto cordiale. Mi domandò se era la mia prima visita in Venezuela. ---gli risposi che no, che ero già venuto, circa trent'anni fa, per un convegno di pedagogia. Ma, aggiunsi, da allora tutto è cambiato. "Sì, disse , e molto deve ancora cambiare . Ma tu fermati, dobbiamo parlare." Si rivolse all'incantevole ministra della salute, che lo accompagnava, dicendole di prendere nota. Essa mi chiese il biglietto da visita e l'indirizzo a Caracas.
Nei giorni successivi potei assistere almeno tre volte a questi incontri del presidente con il popolo: incontri rappresentativi , mi pare, dello stato attuale della sua popolarità presso la maggioranza del paese.
Dopo questo bagno di folla, egli si sedette ad ascoltare attentamente le conclusioni cui erano pervenuti i diversi gruppi di lavoro del Foro. Due cose mi colpirono particolarmente in questa fase dell'incontro: un presidente che prende appunti ascoltando le conclusioni di un dibattito di base; un presidente che applaude anche quando la base critica severamente il governo.
Del suo intervento conclusivo mi colpì una miscela di grande fermezza e di coscienza della sua fragilità. La convinzione che "nessuno potrà fermare il processo avviato" e la coscienza, al tempo stesso, di essere esposto al tradimento anche da parte delle persone più vicine( ricordò che durante il golpe, il suo cuoco aveva brindato a champagne).

Il Foro Sociale Nazionale, "capitolo venezuelano del Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre"

Ma il Foro Sociale non è stato importante per me solo a motivo di questi ed altri incontri. Lo è stato anche per i suoi contenuti. Per leggerli sinteticamente mi ha guidato il titolo ufficiale dato al Foro Nazionale: "capitolo venezuelano del Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre". Titolo che per parte mia ho tradotto così: "la rivoluzione bolivariana, parte integrante e momento propulsivo del movimento di Porto Alegre"
Il documento di convocazione del Foro e dichiarava tra l'altro: " Il Foro Sociale Nazionale si ispira al Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre (celebrato in Gennaio 2001 e Gennaio 2002) e per questo adotta la sua carta di principi". "E' un Foro di carattere nazionale, ma con una dimensione internazionale, relazionata con i movimenti internazionali planetari con il Foro Sociale Mondiale."
La continuità con Porto Alegre era attestata anche da alcuni video assai espressivi del Secondo Foro Mondiale. Venne poi confermata dal discorso di apertura, tenuto dall'economista filippino Walden Bello. membro del Comitato Internazionale del Foro Sociale Mondiale. Essa
era attestata soprattutto, a mio giudizio, dal programma del Foro , il cui titolo generale diceva: Per una democrazia partecipativa e protagonica.
La mattina di Giovedì 4 fu occupata da alcune relazioni che affermarono espressamente ed illustrarono la continuità.con Porto Alegre. Rafael Alegria, honduregno, esponente del movimento contadino internazionale Via Campesina e Bernard Cassen, di ATTAC Francia, svolsero il tema : Da Porto Alegre al Venezuela: verso l'emergenza di uno spazio planetario di lotte e movimenti sociali.
Animata Traore, ex ministra della cultura del Malì e Danielle Mitterand, Presidente della Fondazione "France Liberté" intervennero sul tema: Il Foro Sociale Mondiale, i Fori Regionali e Nazionali, incontri per la elaborazione di politiche alternative al neoliberalismo.
Oltre che la continuità con Porto Alegre, va segnalata subito la novità, anzi l'unicità di questo Foro Sociale: l'unico celebrato con l'appoggio del governo centrale e della presidenza della repubblica; l'unico il cui obbiettivo coincide nella sostanza con il programma di governo e trova , prima ancora, il suo fondamento giuridico nella carta costituzionale e in un gran numero di leggi applicative.
Punto centrale della convergenza fra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento di Porto Alegre il riconoscimento del diritto di autodeterminazione solidale, considerato come essenza del mondo nuovo in costruzione. Il, riconoscimento di questo diritto rappresenta il momento centrale della contrapposizione alla globalizzazione neoliberale, la cui essenza è invece l'affermazione del
diritto di autodeterminazione imperiale del capitale finanziario transnazionale, e più radicalmente delle grandi potenze che lo governano e che per mezzo di esso governano il mondo.
La convergenza tra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento di Porto Alegre si caratterizza, in altri termini,per il riferimento alla "solidarietà liberatrice" o anche all' "amicizia liberatrice". Queste formulazioni esprimono in altro modo l'articolazione e fecondazione tra autodeterminazione e solidarietà espressa dal fondamentale diritto di "autodeterminazione solidale", formula che rende forse più esplicita l'ispirazione etica dei due movimenti.
Il diritto di autodeterminazione solidale è anche, nella Rivoluzione Bolivariana come nel movimento di Porto Alegre il cuore della scelta strategica di assumere come punto di partenza e fondamento della globalizzazione alternativa lo sviluppo locale e il potere locale alternativi.
Al tema del "potere locale, esercizio della democrazia partecipativa e protagonica, furono dedicate le relazioni di sabato 6 luglio, tenute da Marta Harnecker di Cuba, da Carla Ferreira, della Rete Sociale Mondiale del Brasile, da Luis Arnaldo del Municipio di Belén do Parà e dagli esponenti venezuelani Rafael Morales e Santiago Arconada. Allo stesso tema furono consacrati due gruppi di lavoro: quello su partecipazione cittadina e potere locale e quello su democrazia economica: microfinanze, cooperativismo, terre e sviluppo rurale.
Pertanto, nella caratterizzazione del mondo nuovo in costruzione sono altrettanto essenziali la definizione dell'obbiettivo e quella della strategia. In effetti, una delle intuizioni più importanti dei due movimenti è che fra l'obbiettivo di società e la strategia orientata a perseguirlo deve esistere una rigorosa coerenza. Solo attraverso una strategia partecipativa sarà possibile costruire una società partecipativa.
Uno dei più gravi errori della vecchia sinistra (che si sta oggi tentando di correggere) è stata appunto la pretesa di costruire una società democratica con metodi autoritari; di costruire una società alternativa con metodo non alternativi. E' in altre parole , la strategia avanguardista: la pretesa cioè delle organizzazioni rivoluzionarie di essere le protagoniste della trasformazione sociale e della nuova società; la pretesa, in altre parole di costruire l'alternativa dall'alto. Ora, il mondo nuovo si contrappone non solo alla società capitalista ma anche alla società socialista costruita dall'alto; o, in altre parole al modello avanguardista di socialismo. Si potrà certamente discutere se l'abbandono dell'avanguardismo significhi l'abbandono del marxismo o un suo sviluppo. Ma la questione è, a mio giudizio, secondaria. L'importante è stabilire, alla luce di nuove esperienze, se la nuova strategia sia più efficace nella costruzione dell'alternativa.

Un altro capitalismo (democratico e solidale) è possibile?

La convergenza di obbiettivi e di strategia tra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento di Porto Alegre non è però totale; o per lo meno, non lo è ancora. In effetti il movimento di Porto Alegre è, nei suoi obbiettivi e metodi decisamente anticapitalista e antimperialista. Lottare contro il neoliberalismo significa per esso lottare contro le strutture e la logica del capitalismo. Il presupposto implicito di questa opzione è che il capitalismo non è riformabile e che pertanto a livello mondiale un capitalismo dal volto umano non è possibile.
Invece, la costruzione di un capitalismo dal volto umano sembra invece il progetto della rivoluzione bolivariana.
E' significativo in questo senso il fatto che Walden Bello, cui è stato affidato il discorso inaugurale, abbia fatto parte del gruppo di lavoro"Democratizzare il capitale".
Tra le relazioni del mattino di sabato 6 luglio, quattro furono dedicate al tema "Democratizzare il capitale, per una democrazia alternativa e solidale". Esse sono tenute dallo stesso Walden Bello, da Carlos Gavetta di ATTAC Argentina, dal Padre Manolo, da Judith Valencia.
Inoltre il sottogruppo di "Economia sociale, cooperativismo e autogestione" del gruppo di Democrazia Economica afferma tra l'altro nelle sue conclusioni.: " Per parlare di economia sociale si assume il concetto di economia solidale, più adeguato per conseguire un capitalismo dal volto umano.
Dall'insieme del progetto , si desume che "capitalismo dal volto umano o umanizzato" signifi democratico e solidale.Significa, in altre parole, un capitalismo rispettoso del diritto di autodeterminazione solidale delle persone e dei popoli, che viene per ciò stesso dichiarato possibile.
Pertanto , la Rivoluzione Bolivariana si proclama antineoliberale, ma non espressamente anticapitalista. Questa distinzione tra antineoliberalismo e anticapitalismo si può interpretare in due modi. Si può pensare che essa intenda lasciare aperta la possibilità oggi di un capitalismo non liberista, limitandosi a condannare il capitalismo liberista, selvaggio e autoritario. Dicendo che "un altro mondo è possibile si intenderebbe affermare che "un altro capitalismo è possibile".
L'altra interpretazione è quella che considera la scelta antiliberista come la prima tappa di un processo, il cui sbocco sarà la scelta anticapitalista. L'opportunità di questa distinzione tattica può essere suggerita dall'esigenza di evitare, almeno in un primo tempo, di prestare il fianco all'accusa di comunismo, che scatterebbe immediatamente contro chi si professasse apertamente anticapitalista, antimperialista e socialista.
Secondo questa interpretazione quindi, la Rivoluzione Bolivariana non riconoscerebbe la possibilità di un capitalismo solidale e democratico, ma ritiene che la contraddizione tra questi obbiettivi non debba essere affermata a priori, ma che debba esplodere praticando coerentemente il diritto di autodeterminazione solidale, esercitando concretamente la sovranità, la partecipazione e la solidarietà. L'esperienza infatti dimostra e dimostrerà sempre più chiaramente che l'esercizio coerente della sovranità ,della partecipazione e della solidarietà trova nel capitalismo e nell'imperialismo un ostacolo insuperabile. E che quindi esso diventa possibile solo rompendo la logica di questa sistema
Tendo per parte mia ad appoggiare questa ultima interpretazione. Secondo la quale si tratterebbe, nel caso della Rivoluzione Bolivariana di una scelta non formalmente ma virtualmente anticapitalista , o, in altri termini, di un anticapitalismo e antimperialismo processuali. Interpretazione coerente con la strategia sia della Rivoluzione Bolivariana sia del movimento di PortoAlegre, che considera la scelta dell'alternativa di società non come una rottura repentina, ma come un processo; non come la conquista del cielo por assalto, ma come la scalata, lunga e faticosa di una montagna, animata dalla scoperta incessante di nuovi orizzonti.
L'anticapitalismo e antiimperialismo processuale caratterizzano anche mi pare, la splendida costituzione bolivariana, che credo di poter considerare come la prima costituzione del mondo nuovo, sia per molti dei suoi contenuti sia per il metodo popolare partecipativo con cui è stata elaborata.
Convergenza nell'"antiimperialismo sostanziale" e nell'internazionalismo popolare

L'"antiimperialismo sostanziale" è quindi un altro terreno di convergenza tra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento di Porto Alegre. Ancora una volta il termine "antiimperialismo"non figura, mi pare, né nella costituzione bolivariana, né nel documento finale dei movimenti sociali di Porto Alegre. Non figura il termine, ma figura la sostanza, espressa , per esempio, nella coppia difesa della sovranità nazionale e rifiuto belligerante dell'ALCA (Area Latinoamericana di Libero Commercio).
Certo, la "difesa della sovranità nazionale" può essere, ed è spesso per tanti paesi, una rivendicazione puramente formale, considerata compatibile con la protezione del Grande Fratello. Ma iniziative come il rifiuto militante dell'ALCA ne esplicitano la dimensione antimperialista ed internazionalista. L'ALCA è infatti il tentativo degli Stati Uniti di unificare l'America Latina sotto il suo tallone; è, in altre parole, il principale progetto imperialista continentale degli Stati Uniti.

Tra la Rivoluzione Bolivariana e la Rivoluzione Cubana

Scrivo queste pagine a Cuba, dove sono arrivato il lunedì, 22 luglio. Oggi, 26 luglio, ricorre il 49° anniversario dell'assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes., che è la principale festa della Rivoluzione Cubana. Quell'assalto è infatti considerato l'avvio della fase culminante della rivoluzione, la prima delle vittorie che condussero alla presa del potere e che segnsrono poi le tappe principali della rivoluzione.
La festa si celebra ogni anno solennemente in una città diversa: in quella cioè che, a giudizio del Comitato Centrale del Partito, risulta vittoriosa nella gara di "emulazione socialista" Quest'anno l'onore è toccato a Ciego de Avila, capitale della provincia di Camaguey.
Il 25 luglio, tutti gl'invitati internazionali furono trasferiti in autobus (un viaggio di cinque ore) il 25 luglio da La Habana a Morón, città vicina a Ciego de Avila: dove fummo accolti in albergo, con grande cordialità e generosità e dove pernottammo. L'indomani mattina presto un breve viaggio di tre quarti d'ora in autobus ci condusse a Ciego de Avila per la solenne commemorazione..
Una manifestazione animata dalla consegna stimolante: Idee, Popolo e Socialismo. Una manifestazione vissuta con grande intensità da un popolo rivoluzionario, fiero delle sue conquiste e deciso a difenderle, fortemente identificato con il suo "comandante in capo" e con il Partito.
Osservai qualche timido accenno al dopo-Fidel: al grido , frequentemente scandito di "Viva Fidel !", veniva spesso associato un "Viva Raúl!"; al "grazie , Fidel!" veniva associato un "grazie, Raúl!".Una consegna decisamente nuova : "Non importa il capo. Ciò che importa è il popolo e il socialismo!"
Comunque, il dopo -Fidel sembra ancora lontano. (più lontano, speriamo, del dopo-Bush). Un Fidel in splendida forma fisica e intellettuale ha concluso la manifestazione.Un breve discorso di circa un'ora e mezza: un'analisi lucida e rigorosa della globalizzazione neoliberale, dal punto di vista dei popoli oppressi. Un bilancio moderatamente positivo, convincente, della Rivoluzione. Una miscela esplosiva di polemica, di fiducia e di umorismo.
Ma l'effervescenza del contesto cubano mi induce a riflettere sulle convergenze e le differenze tra la cinquantennale Rivoluzione Cubana e la nascente Rivoluzione Bolivariana. Convergenza nella rivendicazione del diritto di autodeterminazione solidale, nel riconoscimento della solidarietà liberatrice come sorgente etico-politica d'ispirazione, nella individuazione del protagonismo solidale del popolo come essenza della nuova società, nell'anticapitalismo ed antiimperialismo sostanziali, nella resistenza all'aggressione imperialista, nella promozione di un internazionalismo popolare, nel riconoscimento effettivo del diritto di tutti alla salute,all'educazione, al lavoro, alla sicurezza sociale, alla giustizia. Convergenza anche nella rabbia incomposta che la dignitosa rivendicazione di autonomia desta fin dal primo momento nell'imperialismo statunitense, inducendolo ad appoggiare con tutti i mezzi la mafia cubana di Miami e gli squallidi golpisti del Venezuela: la rabbia che destano nelle trame oscure dell'impero diventa per i movimenti sociali e politici un segno di autenticità etica e democratica.
Le differenze fondamentali si collocano, mi pare, a livello strategico.La Rivoluzione Cubana ha avuto come protagonista un movimento guerrigliero, un'avanguardia che ha conquistato il potere di stato con la lotta armata, appoggiata da una sollevazione popolare, e che a partire da questo potere è venuta realizzando la trasformazione della società. L'istaurazione quindi della nuova società ha avuto un avvio repentino nella conquista militare del potere e poi nella proclamazione del carattere socialista della società. La trasformazione avvenne cioè "dall'alto", per opera di questo potere centrale, che contava però su un consenso largamente maggioritario e che si avvale di un partito comunista fortemente disciplinato e centralizzato.
Condizione essenziale del successo e della resistenza era e rimane l'unità dei rivoluzionari. Per altro, lo stato d'assedio e di guerra cui il paese è stato sottoposto fin dal primo momento ha obbligato ad interpretare tale unità con una certa rigidità: partito unico, centralizzazione della stampa, della radio e della televisione. L'avanguardismo della strategia si riflette inevitabilmente sul centralismo dell'organizzazione dello Stato e del Partito, e sulla conseguente ipertrofia dell'apparato burocratico, appoggiati però sempre su un consenso largamente maggioritario.
Nella valutazione della strategia rivoluzionaria cubana non è evidentemente lecito procedere come se si trattasse di un paese in condizioni di pace e di normalità. I critici più esasperati della società cubana, gli Stati Uniti , costituiscono con lo stato di guerra e di emergenza che le impongono da cinquant'anni e con i metodi terroristi che praticano nei suoi confronti, l'ostacolo più grave alla sua piena democratizzazione. Il caso di Cuba è però rivelativo di un problema dalle dimensioni universali. Su scala mondiale gli Stati Uniti, in cui molti, anche in Italia, vedono il modello della democrazia, sono in realtà un modello di società violentemente autoritaria, sono i distruttori di tutti i tentativi di costruzione della democrazia nel continente e nel mondo, rappresentano l'ostacolo più serio alla costruzione di un mondo diverso, anzi alla stessa convinzione che "un mondo diverso è possibile".
Inoltre, in questa valutazione della strategia rivoluzionaria cubana, non si può prescinere dal fatto che , bene o male, il centralismo ha consentito alla Rivoluzione Cubana di resistere per cinquant'anni a una così violenta, prolungata e criminale aggressione.
Nella ricerca oggi decisiva di un'alternativa strategica, non è sufficiente riflettere sulla necessaria coerenza fra la strategia e il progetto di società; è anche indispensabile riflettere sulla coerenza fra strategia e resistenza. Problema decisivo per tutto il movimento di Porto Alegre. Decisivo in particolare per la Rivoluzione Bolivariana,: perseguendo la strategia partecipativa, pluralista e non violenta che ha scelto, ispirandosi al suo progetto di società , non dovrebbe dimenticare che il progetto è minacciato dalla violenza esterna ed interna; e che quindi un criterio essenziale nella elaborazione della sua strategia dev'essere il consolidamento della capacità di resistenza.

UN BAGNO NEL FIUME IMPETUOSO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA, 1
PARTE INTEG RANTE E MOMENTO PROPULSIVO DEL MOVIMENTO DI PORTO ALEGRE 1
Prima puntata ( non spaventatevi, le puntate saranno probabilmente solo due) 1
CONTRADDIZIONI E PROSPETTIVE DEL FORO SOCIALE VENEZUELANO 1
Primo impatto, traumatico, con il Foro Sociale 1
L'annuncio della mia presenza in Venezuela 3
Incontri con gli italiani dei due schieramenti 3
Verso il convegno panamazonico di Belén do Parà (Brasile) 5
L'incontro del Presidente Chavez con il suo popolo 5
Il Foro Sociale Nazionale, "capitolo venezuelano del Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre" 5
Un altro capitalismo (democratico e solidale) è possibile? 7
Convergenza nell'"antiimperialismo sostanziale"e nell'internazionalismo popolare 8
Tra la Rivoluzione Bolivariana e la Rivoluzione Cubana 8


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