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05 agosto 2002
Prima puntata ( non spaventatevi, le puntate saranno probabilmente
solo due)
CONTRADDIZIONI E PROSPETTIVE DEL FORO SOCIALE VENEZUELANO
La Habana, 5.08, 02
Compagne e compagni carissimi,
Debbo anzitutto scusarmi con voi per questo mese di silenzio (dal
5 luglio, giorno della mia partenza da Roma al 5 agosto, data del
presente messaggio). Il motivo di questo silenzio è mol16
semplice. Da quando ho messo piede in Venezuela (prima tappa del
mio itinerario indoafrolatinoamericano, sono stato travolto da una
serie imprevista di impegni appassionanti, ognuno dei quali richiedeva
anche un tempo di studio e di preparazione. Furono due settimane
assai intense, destinate indubbiamente a segnare il futuro del mio
impegno solidale, politico, culturale e teologico.
Sollecitato poi dal movimento delle donne bolivariane (INAMUJER)
, che mi invitarono al loro incontro internazionale di solidarietà,
prolungai il mio soggiorno in Venezuela dal 16 al 22 luglio.
Il tempo per una prima pausa di riflessione e di condivisione l'ho
trovato il 22 luglio,sull'aereo che mi portava da Caracas a La Habana.
Pausa che si è poi prolungata molto più di quanto
immaginassi, fino ad oggi 5 agosto. Pausa che cercherò di
riaprire appena possibile per informare chi fosse interessato o
interessata (succede) delle principali attività che ho potuto
svolgere in Venezuela dopo la chiusura del Foro Sociale (sarebbe
la IIa puntata che vi ho minacciato di scrivere).
Primo impatto, traumatico, con il Foro Sociale
.
Voglio però essere sincero e dirvi tutto. Il mio primo impatto
con il Venezuela, in particolare con il Foro Sociale, è stato
traumatico. All'aeroporto di Caracas, dove sono giunto il 5 luglio,
alle 15,35, nessuno mi aspettava. Solo grazie a due amici, funzionari
dell'ambasciata di Cuba, potei far giungere la notizia del mio improvviso
arrivo al Coordinamento del Foro Sociale,dal quale supponevo di
essere stato invitato ed al quale supponevo di aver comunicato per
posta elettronica la mia accettazione dell'invito con l'orario del
mio arrivo..
Credo importante parlare di questi primi (ed ultimi ) contrattempi,
perché essi riflettono largamente la condizione di questo
ed altri Fori Sociali. Esperienza che ha accentuato le mie preoccupazioni
non certo per le idee ispiratrici dei Fori Sociali ma per il loro
funzionamento concreto, per il loro spontaneismo e per la loro allergia
all'organizzazione. Essi dovrebbero infatti essere luoghi di elaborazione
e di costruzione "dal basso" dell'alternativa, ma spesso
riproducono i vizi della vecchia sinistra: settarismi, egemonismi,
rivalità interne. Non esendo organizzazioni realmente alternative
,non potranno , se non maturano, costruire alternative di società
né a livello locale né molto meno a livello nazionale
e mondiale. Ma non per questo perdo la speranza.
Supponevo di essere stato invitato dal Foro Sociale, perché
nel messaggio elettronico che mi aveva inviato la Fondazione FUNDEC
(Fundación para la defensa de los derechos de los ciudadanos
y las comunidades), firmato da Mario Neri, mi si invitava espressamente
al Foro Sociale del Venezuela, facendo riferimento ad alcuni miei
scriti ( sui popoli indigeni, il debito estero, lo sviluppo locale
sostenibile, il macroecumenismo ecc.), pubblicati nel sito del Gruppo
Oscar Arnulfo Romero di Milano (gestito da D. Alberto Vitali e da
Emma Pavoni). in essi, mi scriveva Mario Neri, italiano residente
da trent'anni in Venezuela, membro di FUNDEC, avevano notato una
sorprendente affinità tra la problematica che io affrontavo
e quella sollevata dalla rivoluzione bolivariana. Affinità
sorprendente per i venezuelani, e più ancora per me.
Supponevo anche .di aver comunicato per posta elettronica al Coordinamento
la mia accettazione dell'invito e l'ora del mio arrivo. Ma, ho poi
saputo, l'indirizzo elettronico che mi era stato comunicato era
errato, per cui il mio messaggio non era giunto a destinazione.
I giorni che ho poi trascorso nel Foro Sociale, furono da un lato
per me assai frustranti, dall'altro estremamente fecondi. Frustranti
sul piano personale, perché, partito per dare un contributo
al Foro Sociale, ne sono stato in realtà emarginato da burocratismi
e rivalità interne, che accentuarono le mie preoccupazioni
per il funzionamento dei Fori Sociali.
Mi sembra comunque emblematica ed istruttiva questa esperienza,
per cui indugio nel descriverla. Informato dall'ambasciata di Cuba
del mio arrivo e della mia attesa solitaria all'aeroporto , il coordinamento
del Foro Sociale mandò due compagne a prelevarmi. Molto gentilmente
le compagne mi informarono che il mio nome non figurava nella lista
degl'invitati e che quindi i dirigenti dovevano riunirsi e decidere
se era possibile utilizzarmi e, prima ancora, se era possibile alloggiarmi..
Le compagne mi condussero al Teatro Municipale, sede del Foro..
Qui alcuni degli organizzatori mi chiesero se avevo i mezzi per
provvedere al mio sostentamento durante il Foro. Risposi di no perché
supponevo che essendo stato invitato, sarei stato anche alloggiato.
Nella sede del Foro potei finalmente entrare in contatto diretto
con alcuni esponenti di FUNDEC, l'organizzazione che mi aveva invitato:
Carmen Romero, presidente e Mario Neri, uno dei membri più
attivi della Fondazione . Mi resi conto che FUNDEC .partecipava
al Foro Sociale, ma non era membro del coordinamento; che quindi
non contava nella burocrazia del Foro. Pertanto agli occhi del coordinamento
l'invito da essa rivoltomi era nullo Per questo io non figuravo
nella lista degli invitati. .Inoltre, la mia risposta di accettazione
calorosa dell'invito, come ho ricordato, non era giunta a destinazione
.
I membri di FUNDEC cercarono di convincere gli organizzatori del
Foro che se anche la mia riposta, per un disguido postale, non era
giunta, ero giunto io e che questa si poteva considerare una riposta.
Ma i burocrati (alternativi?) non furono convinti. Il mio "caso"
fu discusso in una riunione del coordinamento, nella quale prevalse
l'opinione degl'intransigenti: non essendo stato invitato dal coordinamento,
non avrei potuto prendere la parola in seduta plenaria. Mi comunicarono
invece che un gruppo di lavoro era interessato a discutere con me
sui diritti dei popoli indigeni.
Al momento però della riunione dei gruppi nessuno degli organizzatori
si presentò per accompagnarmi e presentarmi ai miei presunti
interlocutori. Con molte difficoltà e con l'aiuto di Mario
Neri, trovai il luogo di riunione dei gruppi; dove per altro nessuno
mi aspettava.Uno dei coordinatori disse al mio accompagnatore che
nessuno dei gruppi si occupava dei diritti indigeni, che però
avrei potuto partecipare al gruppo impegnato sui diritti umani.
Mi sedetti in questo gruppo. I suoi membri stavano discutendo vivacemente
e continuarono tranquillamente la discussione. Nessuno mi rivolse
la parola.. Dopo 10 minuti, era chiaro per me che la mia presenza
in quel luogo non aveva nessun senso; che gli organizzatori avevano
mentito nel dirmi che un gruppo era interessato a discutere con
me sui diritti indigeni. Lo avevano fatto per sbarazzarsi di una
presenza imprevista, che rompeva i loro schemi. Me ne andai insalutato
ospite. A nessuno venne poi in mente di scusarsi per questo contrattempo.
Così si concluse la mia partecipazione "attiva"
al Foro.
L'annuncio della mia presenza in Venezuela
Dagli organizzatori potemmo però ottenere una concessione
importante.: che uno di essi annunciasse pubblicamente, a nome di
FUNDEC, la mia presenza nel paese e informasse delle attività
che avrei svolto nei giorni successivi.
L'annuncio fu dato in questi termini: "Il compagno e amico
Giulio Girardi, filosofo e teologo della liberazione, è stato
invitato in Venezuela da FUNDEC (Fondazione per la difesa dei diritti
dei cittadini e delle comunità). Si fermerà nel nostro
paese fino al 16 Luglio, giorno in cui partirà per Cuba,
che considera la sua seconda patria. Egli intende esprimere al popolo
venezuelano, in particolare alla rivoluzione bolivariana, la calorosa
solidarietà di molti e molte militanti d'Italia, particolarmente
del Partito della Rifondazione Comunista, del suo segretario Fausto
Bertinotti, e di settori significativi del Parlamento Europeo.
Nei prossimi giorni intendiamo valorizzare al massimo il suo contributo
al nostro processo, che non gli è stato possibile offrire
nel corso del Foro Sociale. Stiamo organizzando diversi incontri
con lui. In essi egli affronterà alcuni temi che rappresentano
piste importanti della sua riflessione attuale e che egli intende
sottoporre all'attenzione del popolo venezuelano, per coinvolgerlo,
se possibile, in una ricerca partecipativa.
Alcuni di questi temi sono i seguenti:
1. Resistenza e alternativa al neoliberalismo e ai terrorismi
2. La Rivoluzione Bolivariana, parte integrante e movimento propulsivo
del movimento di Porto Alegre
3. Lo sviluppo locale sostenibile e il potere locale alternativo,
asse strategico del movimento di Porto Alegre e della Rivoluzione
Bolivariana
4. I popoli indigeni , nuovi soggetti storici: Loro contributo al
movimento di Porto Alegre e alla Rivoluzione Bolivariana.
5. Il protagonismo delle donne nella costruzione di un'alternativa
globale di civiltà e particolarmente nella Rivoluzione Bolivariana.
6. Attualità della teologia della liberazione nel movimento
di Porto Alegre e nella Rivoluzione Bolivariana.
Orari e luoghi di questi incontri saranno ampiamente pubblicizzati.
Invitiamo la popolazione a considerarli momenti importanti della
sua partecipazione rivoluzionaria.
Questo annuncio segnò una svolta nella mia permanenza in
Venezuela. Appena uscito dalla sala di riunione, fui assalito da
giornali, radio, televisioni ecc. che chiedevano interviste; da
responsabili di associazioni che mi invitavano per conferenze e
dibattiti. La fine del Foro Sociale fu per me l'inizio di un periodo
estremamente attivo e fecondo. Delle principali attività
in cui sono stato coinvolto, farò poi una rapida rassegna(
in una seconda puntata). Vorrei prima spiegare perché, nonostante
le mie disavventure, considero anche la partecipazione al Foro Sociale
assai feconda.
Feconda anzittutto per i numerosi contatti che ho potuto prendere
e che hanno reso possibili le iniziative dei giorni successivi e
hanno creato la possibilità di future collaborazioni e pubblicazioni.
Incontri con gli italiani dei due schieramenti
Tra gli incontri che ho potuto fare in occasione del Foro Sociale,
desidero ricordare in particolare quelli con italiani.La g rande
maggioranza degli italiani residenti in Venezuela è berlusconiana,
e quindi simpatizzante dei golpisti, la piccola minoranza che l'11
aprile scorso ha tentato di deporre il presidente eletto da una
larga maggioranza popolare , per restaurare la "democrazia"
di obbedienza statunitense. Una minoranza che odia un presidente
profondamente amato dal popolo; che lo odia, perché il popolo
lo ama; una minoranza che disprezza il presidente di origine popolare,
perché disprezza il popolo.
Gl'italiani coinvolti nella rivoluzione bolivariana sono molto pochi
ed anche dispersi, non si conoscono tra loro. Credo che la mia visita
sia stata utile almeno per questo (spero non solo per questo): ha
permesso agli italiani che venivano a salutarmi, di incontrarsi
e di conoscersi tra di loro. Forse è nato così un
gruppo di italiani fiancheggiatori del presidente Chavez. Io mi
sono sentito per pochi giorni ministro degli esteri interinale,
( ma antagonista ed alternativo).
Questi italiani rivoluzionari si vergognavano di essere rappresentati
da un presidente suddito di Bush, e mediocre come lui. Li ha rinfrancati
l'apprendere che esiste in Italia un partito, piccolo ma appassionato
ed appassionante, come Rifondazione Comunista, che è schierato
con la rivoluzione bolivariana. Tra di essi è stato molto
apprezzato l'articolo, che hanno letto in internet, con cui Liberazione
ha presentato il golpe contro Chavez, uno dei pochi articoli oggettivi,
schierati con la maggioranza popolare e con il presidente costituzionale.(
Per una volta nella vita, compagne e compagni , siamo in maggioranza.)
Per puro caso ho avuto un incontro di segno diverso con la presenza
italiana in Venezuela. Nel ristorante del mio albergo ho incontrato
Donato Di Santo, che mi ha riconosciuto e salutato cordialmente.
Ricordando che egli è (o almeno era) responsabile della solidarietà
internazionale dei DS,mi sono rallegrato di questo incontro, pensando
di aver trovato in lui (che ingenuo, caro Giulio) un alleato nella
difesa della rivoluzione bolivariana. Ma fui preso dal dubbio e
gli domandai: sei qui per solidarietà con il presidente Chavez?
Mi rispose stizzito: assolutamente no! Sono il più antichavista
del mondo. La sera di quel giorno ho avuto una conferma della sua
scelta di campo vedendolo a colloquio cordiale, nello stesso ristorante,
con un noto golpista.
Di Santo era a Caracas, suppongo, per partecipare non al Foro Sociale,
ma all'Internazionale Socialista per l'America Latina e il Caribe,
schierata anch'essa dalla parte dei golpisti. Una buona notizia
per Berlusconi: gli "excomunisti" che in Italia sono suoi
rivali ( così dicono) sono però suoi sicuri alleati
in politica internazionale.
L' Internazionale Socialista, costituita dai delegati di 35 partiti
socialdemocratici latinoamericani e caribegni., ed accompagnata
da invitati d'Italia, Francia, Portogallo, Svezia e Spagna, confermò
il suo appoggio a Acción Democrática e agli altri
gruppi del Coordinamento Democratico dell'opposizione.Nella conferenza
stampa tenuta a Caracas il 20 luglio, il segretario Generale dell'Internazionale
non precisò se essa considera gli avvenimenti dell'11 aprile
come un colpo di stato o solo come una pubblica manifestazione di
dissenso democratico.Nello stesso tempo respingeva qualsiasi tentativo
di rottura dell'ordine democratico come anche la militarizzazione
della politica.
La sua analisi della situazione adottava in tutto e per tutto il
punto di vista dell'opposizione. Constatava infatti l'indebolimento
dello stato di diritto e delle sue istituzioni, l'incremento della
violenza politica tra i cittadini, l'impunità nella violazione
dei diritti umani, la mancanza di indipendenza dei pubblici poteri,
la costituzione di gruppi civili armati in difesa del governo, creando
un clima d'insicurezza e di instabilità sociale."
Ne emergeva, con l'appoggio della stampa, un'immagine rovesciata
della realtà, secondo cui i golpisti diventavano difensori
della democrazia e dello stato di diritto, il presidente costituzionale
sequestrato diventava responsabile della violenza scatenata; i golpisti
, rimasti impuniti, accusavano il presidente di favorire l'impunità
nella violazione dei diritti umani.
Verso il convegno panamazonico di Belén do Parà
(Brasile)
Tra gli incontri cheho potuto fare in occasione del Foro Sociale
ricordo in particolare quello con il responsabile dei rapporti internazionali
del Municipio di Belén do Parà. (città nella
quale avevo partecipato due anni fa ad un incontro internazionale
promosso in collaborazione dal movimento zapatista e dal movimento
dei Camponenses Sem Terra). Egli fece un intervento, nel quale annunciava
per Gennaio 2003 un incontro panamazonico, preparatorio al Terzo
Foro Mondiale di Porto Alegre..Gli feci sapere attraverso qualche
amico che ero interessato ad incontrarlo; seppi che anch'egli era
interessato ad incontrare me. In effetti, mi aveva conosciuto in
occasione dell'incontro di Belén do Parà, cui avevo
partecipato: portava con sé alcune copie degli atti di quel
convegno, nei quali figurava anche un mio contributo sui popoli
indigeni come nuovi soggetti storici. Mi assicurò che nel
convegno panamazonico la problematica indigena sarebbe stata centrale,
e che ad esso sarei stato invitato. Sono evidentemente molto interessato
a parteciparvi.
L'incontro del Presidente Chavez con il suo popolo
L'incontro più importante reso possibile dal Foro Sociale
è stato per me quello con il Presidente Chavez. Egli giunse
per la chiusura, accolto con un entusiasmo ed un affetto indescrivibili,
evidentemente sinceri, cui egli reagiva con grande spontaneità
e semplicità.
Qualcuno gli aveva segnalato la mia presenza e una persona del seguito
mi chiamò per presentarmi. Un abbraccio molto cordiale. Mi
domandò se era la mia prima visita in Venezuela. ---gli risposi
che no, che ero già venuto, circa trent'anni fa, per un convegno
di pedagogia. Ma, aggiunsi, da allora tutto è cambiato. "Sì,
disse , e molto deve ancora cambiare . Ma tu fermati, dobbiamo parlare."
Si rivolse all'incantevole ministra della salute, che lo accompagnava,
dicendole di prendere nota. Essa mi chiese il biglietto da visita
e l'indirizzo a Caracas.
Nei giorni successivi potei assistere almeno tre volte a questi
incontri del presidente con il popolo: incontri rappresentativi
, mi pare, dello stato attuale della sua popolarità presso
la maggioranza del paese.
Dopo questo bagno di folla, egli si sedette ad ascoltare attentamente
le conclusioni cui erano pervenuti i diversi gruppi di lavoro del
Foro. Due cose mi colpirono particolarmente in questa fase dell'incontro:
un presidente che prende appunti ascoltando le conclusioni di un
dibattito di base; un presidente che applaude anche quando la base
critica severamente il governo.
Del suo intervento conclusivo mi colpì una miscela di grande
fermezza e di coscienza della sua fragilità. La convinzione
che "nessuno potrà fermare il processo avviato"
e la coscienza, al tempo stesso, di essere esposto al tradimento
anche da parte delle persone più vicine( ricordò che
durante il golpe, il suo cuoco aveva brindato a champagne).
Il Foro Sociale Nazionale, "capitolo venezuelano del Foro
Sociale Mondiale di Porto Alegre"
Ma il Foro Sociale non è stato importante per me solo a
motivo di questi ed altri incontri. Lo è stato anche per
i suoi contenuti. Per leggerli sinteticamente mi ha guidato il titolo
ufficiale dato al Foro Nazionale: "capitolo venezuelano del
Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre". Titolo che per parte
mia ho tradotto così: "la rivoluzione bolivariana, parte
integrante e momento propulsivo del movimento di Porto Alegre"
Il documento di convocazione del Foro e dichiarava tra l'altro:
" Il Foro Sociale Nazionale si ispira al Foro Sociale Mondiale
di Porto Alegre (celebrato in Gennaio 2001 e Gennaio 2002) e per
questo adotta la sua carta di principi". "E' un Foro di
carattere nazionale, ma con una dimensione internazionale, relazionata
con i movimenti internazionali planetari con il Foro Sociale Mondiale."
La continuità con Porto Alegre era attestata anche da alcuni
video assai espressivi del Secondo Foro Mondiale. Venne poi confermata
dal discorso di apertura, tenuto dall'economista filippino Walden
Bello. membro del Comitato Internazionale del Foro Sociale Mondiale.
Essa
era attestata soprattutto, a mio giudizio, dal programma del Foro
, il cui titolo generale diceva: Per una democrazia partecipativa
e protagonica.
La mattina di Giovedì 4 fu occupata da alcune relazioni che
affermarono espressamente ed illustrarono la continuità.con
Porto Alegre. Rafael Alegria, honduregno, esponente del movimento
contadino internazionale Via Campesina e Bernard Cassen, di ATTAC
Francia, svolsero il tema : Da Porto Alegre al Venezuela: verso
l'emergenza di uno spazio planetario di lotte e movimenti sociali.
Animata Traore, ex ministra della cultura del Malì e Danielle
Mitterand, Presidente della Fondazione "France Liberté"
intervennero sul tema: Il Foro Sociale Mondiale, i Fori Regionali
e Nazionali, incontri per la elaborazione di politiche alternative
al neoliberalismo.
Oltre che la continuità con Porto Alegre, va segnalata subito
la novità, anzi l'unicità di questo Foro Sociale:
l'unico celebrato con l'appoggio del governo centrale e della presidenza
della repubblica; l'unico il cui obbiettivo coincide nella sostanza
con il programma di governo e trova , prima ancora, il suo fondamento
giuridico nella carta costituzionale e in un gran numero di leggi
applicative.
Punto centrale della convergenza fra la Rivoluzione Bolivariana
e il movimento di Porto Alegre il riconoscimento del diritto di
autodeterminazione solidale, considerato come essenza del mondo
nuovo in costruzione. Il, riconoscimento di questo diritto rappresenta
il momento centrale della contrapposizione alla globalizzazione
neoliberale, la cui essenza è invece l'affermazione del
diritto di autodeterminazione imperiale del capitale finanziario
transnazionale, e più radicalmente delle grandi potenze che
lo governano e che per mezzo di esso governano il mondo.
La convergenza tra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento di
Porto Alegre si caratterizza, in altri termini,per il riferimento
alla "solidarietà liberatrice" o anche all' "amicizia
liberatrice". Queste formulazioni esprimono in altro modo l'articolazione
e fecondazione tra autodeterminazione e solidarietà espressa
dal fondamentale diritto di "autodeterminazione solidale",
formula che rende forse più esplicita l'ispirazione etica
dei due movimenti.
Il diritto di autodeterminazione solidale è anche, nella
Rivoluzione Bolivariana come nel movimento di Porto Alegre il cuore
della scelta strategica di assumere come punto di partenza e fondamento
della globalizzazione alternativa lo sviluppo locale e il potere
locale alternativi.
Al tema del "potere locale, esercizio della democrazia partecipativa
e protagonica, furono dedicate le relazioni di sabato 6 luglio,
tenute da Marta Harnecker di Cuba, da Carla Ferreira, della Rete
Sociale Mondiale del Brasile, da Luis Arnaldo del Municipio di Belén
do Parà e dagli esponenti venezuelani Rafael Morales e Santiago
Arconada. Allo stesso tema furono consacrati due gruppi di lavoro:
quello su partecipazione cittadina e potere locale e quello su democrazia
economica: microfinanze, cooperativismo, terre e sviluppo rurale.
Pertanto, nella caratterizzazione del mondo nuovo in costruzione
sono altrettanto essenziali la definizione dell'obbiettivo e quella
della strategia. In effetti, una delle intuizioni più importanti
dei due movimenti è che fra l'obbiettivo di società
e la strategia orientata a perseguirlo deve esistere una rigorosa
coerenza. Solo attraverso una strategia partecipativa sarà
possibile costruire una società partecipativa.
Uno dei più gravi errori della vecchia sinistra (che si sta
oggi tentando di correggere) è stata appunto la pretesa di
costruire una società democratica con metodi autoritari;
di costruire una società alternativa con metodo non alternativi.
E' in altre parole , la strategia avanguardista: la pretesa cioè
delle organizzazioni rivoluzionarie di essere le protagoniste della
trasformazione sociale e della nuova società; la pretesa,
in altre parole di costruire l'alternativa dall'alto. Ora, il mondo
nuovo si contrappone non solo alla società capitalista ma
anche alla società socialista costruita dall'alto; o, in
altre parole al modello avanguardista di socialismo. Si potrà
certamente discutere se l'abbandono dell'avanguardismo significhi
l'abbandono del marxismo o un suo sviluppo. Ma la questione è,
a mio giudizio, secondaria. L'importante è stabilire, alla
luce di nuove esperienze, se la nuova strategia sia più efficace
nella costruzione dell'alternativa.
Un altro capitalismo (democratico e solidale) è possibile?
La convergenza di obbiettivi e di strategia tra la Rivoluzione
Bolivariana e il movimento di Porto Alegre non è però
totale; o per lo meno, non lo è ancora. In effetti il movimento
di Porto Alegre è, nei suoi obbiettivi e metodi decisamente
anticapitalista e antimperialista. Lottare contro il neoliberalismo
significa per esso lottare contro le strutture e la logica del capitalismo.
Il presupposto implicito di questa opzione è che il capitalismo
non è riformabile e che pertanto a livello mondiale un capitalismo
dal volto umano non è possibile.
Invece, la costruzione di un capitalismo dal volto umano sembra
invece il progetto della rivoluzione bolivariana.
E' significativo in questo senso il fatto che Walden Bello, cui
è stato affidato il discorso inaugurale, abbia fatto parte
del gruppo di lavoro"Democratizzare il capitale".
Tra le relazioni del mattino di sabato 6 luglio, quattro furono
dedicate al tema "Democratizzare il capitale, per una democrazia
alternativa e solidale". Esse sono tenute dallo stesso Walden
Bello, da Carlos Gavetta di ATTAC Argentina, dal Padre Manolo, da
Judith Valencia.
Inoltre il sottogruppo di "Economia sociale, cooperativismo
e autogestione" del gruppo di Democrazia Economica afferma
tra l'altro nelle sue conclusioni.: " Per parlare di economia
sociale si assume il concetto di economia solidale, più adeguato
per conseguire un capitalismo dal volto umano.
Dall'insieme del progetto , si desume che "capitalismo dal
volto umano o umanizzato" signifi democratico e solidale.Significa,
in altre parole, un capitalismo rispettoso del diritto di autodeterminazione
solidale delle persone e dei popoli, che viene per ciò stesso
dichiarato possibile.
Pertanto , la Rivoluzione Bolivariana si proclama antineoliberale,
ma non espressamente anticapitalista. Questa distinzione tra antineoliberalismo
e anticapitalismo si può interpretare in due modi. Si può
pensare che essa intenda lasciare aperta la possibilità oggi
di un capitalismo non liberista, limitandosi a condannare il capitalismo
liberista, selvaggio e autoritario. Dicendo che "un altro mondo
è possibile si intenderebbe affermare che "un altro
capitalismo è possibile".
L'altra interpretazione è quella che considera la scelta
antiliberista come la prima tappa di un processo, il cui sbocco
sarà la scelta anticapitalista. L'opportunità di questa
distinzione tattica può essere suggerita dall'esigenza di
evitare, almeno in un primo tempo, di prestare il fianco all'accusa
di comunismo, che scatterebbe immediatamente contro chi si professasse
apertamente anticapitalista, antimperialista e socialista.
Secondo questa interpretazione quindi, la Rivoluzione Bolivariana
non riconoscerebbe la possibilità di un capitalismo solidale
e democratico, ma ritiene che la contraddizione tra questi obbiettivi
non debba essere affermata a priori, ma che debba esplodere praticando
coerentemente il diritto di autodeterminazione solidale, esercitando
concretamente la sovranità, la partecipazione e la solidarietà.
L'esperienza infatti dimostra e dimostrerà sempre più
chiaramente che l'esercizio coerente della sovranità ,della
partecipazione e della solidarietà trova nel capitalismo
e nell'imperialismo un ostacolo insuperabile. E che quindi esso
diventa possibile solo rompendo la logica di questa sistema
Tendo per parte mia ad appoggiare questa ultima interpretazione.
Secondo la quale si tratterebbe, nel caso della Rivoluzione Bolivariana
di una scelta non formalmente ma virtualmente anticapitalista ,
o, in altri termini, di un anticapitalismo e antimperialismo processuali.
Interpretazione coerente con la strategia sia della Rivoluzione
Bolivariana sia del movimento di PortoAlegre, che considera la scelta
dell'alternativa di società non come una rottura repentina,
ma come un processo; non come la conquista del cielo por assalto,
ma come la scalata, lunga e faticosa di una montagna, animata dalla
scoperta incessante di nuovi orizzonti.
L'anticapitalismo e antiimperialismo processuale caratterizzano
anche mi pare, la splendida costituzione bolivariana, che credo
di poter considerare come la prima costituzione del mondo nuovo,
sia per molti dei suoi contenuti sia per il metodo popolare partecipativo
con cui è stata elaborata.
Convergenza nell'"antiimperialismo sostanziale" e nell'internazionalismo
popolare
L'"antiimperialismo sostanziale" è quindi un altro
terreno di convergenza tra la Rivoluzione Bolivariana e il movimento
di Porto Alegre. Ancora una volta il termine "antiimperialismo"non
figura, mi pare, né nella costituzione bolivariana, né
nel documento finale dei movimenti sociali di Porto Alegre. Non
figura il termine, ma figura la sostanza, espressa , per esempio,
nella coppia difesa della sovranità nazionale e rifiuto belligerante
dell'ALCA (Area Latinoamericana di Libero Commercio).
Certo, la "difesa della sovranità nazionale" può
essere, ed è spesso per tanti paesi, una rivendicazione puramente
formale, considerata compatibile con la protezione del Grande Fratello.
Ma iniziative come il rifiuto militante dell'ALCA ne esplicitano
la dimensione antimperialista ed internazionalista. L'ALCA è
infatti il tentativo degli Stati Uniti di unificare l'America Latina
sotto il suo tallone; è, in altre parole, il principale progetto
imperialista continentale degli Stati Uniti.
Tra la Rivoluzione Bolivariana e la Rivoluzione Cubana
Scrivo queste pagine a Cuba, dove sono arrivato il lunedì,
22 luglio. Oggi, 26 luglio, ricorre il 49° anniversario dell'assalto
alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes., che è
la principale festa della Rivoluzione Cubana. Quell'assalto è
infatti considerato l'avvio della fase culminante della rivoluzione,
la prima delle vittorie che condussero alla presa del potere e che
segnsrono poi le tappe principali della rivoluzione.
La festa si celebra ogni anno solennemente in una città diversa:
in quella cioè che, a giudizio del Comitato Centrale del
Partito, risulta vittoriosa nella gara di "emulazione socialista"
Quest'anno l'onore è toccato a Ciego de Avila, capitale della
provincia di Camaguey.
Il 25 luglio, tutti gl'invitati internazionali furono trasferiti
in autobus (un viaggio di cinque ore) il 25 luglio da La Habana
a Morón, città vicina a Ciego de Avila: dove fummo
accolti in albergo, con grande cordialità e generosità
e dove pernottammo. L'indomani mattina presto un breve viaggio di
tre quarti d'ora in autobus ci condusse a Ciego de Avila per la
solenne commemorazione..
Una manifestazione animata dalla consegna stimolante: Idee, Popolo
e Socialismo. Una manifestazione vissuta con grande intensità
da un popolo rivoluzionario, fiero delle sue conquiste e deciso
a difenderle, fortemente identificato con il suo "comandante
in capo" e con il Partito.
Osservai qualche timido accenno al dopo-Fidel: al grido , frequentemente
scandito di "Viva Fidel !", veniva spesso associato un
"Viva Raúl!"; al "grazie , Fidel!" veniva
associato un "grazie, Raúl!".Una consegna decisamente
nuova : "Non importa il capo. Ciò che importa è
il popolo e il socialismo!"
Comunque, il dopo -Fidel sembra ancora lontano. (più lontano,
speriamo, del dopo-Bush). Un Fidel in splendida forma fisica e intellettuale
ha concluso la manifestazione.Un breve discorso di circa un'ora
e mezza: un'analisi lucida e rigorosa della globalizzazione neoliberale,
dal punto di vista dei popoli oppressi. Un bilancio moderatamente
positivo, convincente, della Rivoluzione. Una miscela esplosiva
di polemica, di fiducia e di umorismo.
Ma l'effervescenza del contesto cubano mi induce a riflettere sulle
convergenze e le differenze tra la cinquantennale Rivoluzione Cubana
e la nascente Rivoluzione Bolivariana. Convergenza nella rivendicazione
del diritto di autodeterminazione solidale, nel riconoscimento della
solidarietà liberatrice come sorgente etico-politica d'ispirazione,
nella individuazione del protagonismo solidale del popolo come essenza
della nuova società, nell'anticapitalismo ed antiimperialismo
sostanziali, nella resistenza all'aggressione imperialista, nella
promozione di un internazionalismo popolare, nel riconoscimento
effettivo del diritto di tutti alla salute,all'educazione, al lavoro,
alla sicurezza sociale, alla giustizia. Convergenza anche nella
rabbia incomposta che la dignitosa rivendicazione di autonomia desta
fin dal primo momento nell'imperialismo statunitense, inducendolo
ad appoggiare con tutti i mezzi la mafia cubana di Miami e gli squallidi
golpisti del Venezuela: la rabbia che destano nelle trame oscure
dell'impero diventa per i movimenti sociali e politici un segno
di autenticità etica e democratica.
Le differenze fondamentali si collocano, mi pare, a livello strategico.La
Rivoluzione Cubana ha avuto come protagonista un movimento guerrigliero,
un'avanguardia che ha conquistato il potere di stato con la lotta
armata, appoggiata da una sollevazione popolare, e che a partire
da questo potere è venuta realizzando la trasformazione della
società. L'istaurazione quindi della nuova società
ha avuto un avvio repentino nella conquista militare del potere
e poi nella proclamazione del carattere socialista della società.
La trasformazione avvenne cioè "dall'alto", per
opera di questo potere centrale, che contava però su un consenso
largamente maggioritario e che si avvale di un partito comunista
fortemente disciplinato e centralizzato.
Condizione essenziale del successo e della resistenza era e rimane
l'unità dei rivoluzionari. Per altro, lo stato d'assedio
e di guerra cui il paese è stato sottoposto fin dal primo
momento ha obbligato ad interpretare tale unità con una certa
rigidità: partito unico, centralizzazione della stampa, della
radio e della televisione. L'avanguardismo della strategia si riflette
inevitabilmente sul centralismo dell'organizzazione dello Stato
e del Partito, e sulla conseguente ipertrofia dell'apparato burocratico,
appoggiati però sempre su un consenso largamente maggioritario.
Nella valutazione della strategia rivoluzionaria cubana non è
evidentemente lecito procedere come se si trattasse di un paese
in condizioni di pace e di normalità. I critici più
esasperati della società cubana, gli Stati Uniti , costituiscono
con lo stato di guerra e di emergenza che le impongono da cinquant'anni
e con i metodi terroristi che praticano nei suoi confronti, l'ostacolo
più grave alla sua piena democratizzazione. Il caso di Cuba
è però rivelativo di un problema dalle dimensioni
universali. Su scala mondiale gli Stati Uniti, in cui molti, anche
in Italia, vedono il modello della democrazia, sono in realtà
un modello di società violentemente autoritaria, sono i distruttori
di tutti i tentativi di costruzione della democrazia nel continente
e nel mondo, rappresentano l'ostacolo più serio alla costruzione
di un mondo diverso, anzi alla stessa convinzione che "un mondo
diverso è possibile".
Inoltre, in questa valutazione della strategia rivoluzionaria cubana,
non si può prescinere dal fatto che , bene o male, il centralismo
ha consentito alla Rivoluzione Cubana di resistere per cinquant'anni
a una così violenta, prolungata e criminale aggressione.
Nella ricerca oggi decisiva di un'alternativa strategica, non è
sufficiente riflettere sulla necessaria coerenza fra la strategia
e il progetto di società; è anche indispensabile riflettere
sulla coerenza fra strategia e resistenza. Problema decisivo per
tutto il movimento di Porto Alegre. Decisivo in particolare per
la Rivoluzione Bolivariana,: perseguendo la strategia partecipativa,
pluralista e non violenta che ha scelto, ispirandosi al suo progetto
di società , non dovrebbe dimenticare che il progetto è
minacciato dalla violenza esterna ed interna; e che quindi un criterio
essenziale nella elaborazione della sua strategia dev'essere il
consolidamento della capacità di resistenza.
UN BAGNO NEL FIUME IMPETUOSO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA, 1
PARTE INTEG RANTE E MOMENTO PROPULSIVO DEL MOVIMENTO DI PORTO ALEGRE
1
Prima puntata ( non spaventatevi, le puntate saranno probabilmente
solo due) 1
CONTRADDIZIONI E PROSPETTIVE DEL FORO SOCIALE VENEZUELANO 1
Primo impatto, traumatico, con il Foro Sociale 1
L'annuncio della mia presenza in Venezuela 3
Incontri con gli italiani dei due schieramenti 3
Verso il convegno panamazonico di Belén do Parà (Brasile)
5
L'incontro del Presidente Chavez con il suo popolo 5
Il Foro Sociale Nazionale, "capitolo venezuelano del Foro Sociale
Mondiale di Porto Alegre" 5
Un altro capitalismo (democratico e solidale) è possibile?
7
Convergenza nell'"antiimperialismo sostanziale"e nell'internazionalismo
popolare 8
Tra la Rivoluzione Bolivariana e la Rivoluzione Cubana 8
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