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Al-Khalil, 11 giugno 2002
IRNA - Il numero di palestinesi arrestati e
imprigionati dall'esercito di occupazione israeliano durante i gli
ultimi mesi, ha raggiunto il numero di 8 000 persone, secondo le
cifre
fornite dall'associazione "Prigionieri di Guerra" palestinese.
La maggior parte dei prigionieri, la gran massa dei quali sono semplici
civili, sono internati in condizioni squallide e dure in otto campi
di
detenzione sparsi in tutto israele.
Il più famigerato di questi campi è il centro di detenzione
di Ofer,
vicino a Jenin.
La scorsa settimana, un palestinese che era stato rilasciato dal
campo
di Ofer ha descritto le condizioni di detenzione come "molto,
molto
dure", aggiungendo anche che "la parola 'dure' può
perfino dare un'idea
attenuata della realtà".
L'uomo, il cui nome è Abdul Rahman al Ahmar, di 34 anni,
del campo di
rifugiati di Dheishe, ha dichiarato che i responsabili israeliani
della
prigione si sono rivolti a centinaia di palestinesi incarcerati
nel
campo dicendo loro: "vi tratteremo allo stesso modo in cui
i nazisti
hanno trattato noi".
La testimonianza di Ahmar, pubblicata sulla stampa palestinese,
non
sembra descrivere un fenomeno isolato o marginale riguardante
l'esercito di occupazione israeliano.
La scorsa settimana, il giornale israeliano in lingua ebraica, Yedeot
Ahronot, ha intervistato un soldato-conduttore di bulldozer che
distrusse decine di case palestinesi durante il recente attacco
sfrenato contro il campo profughi di Jenin.
Nell'intervista, intitolata "Ho creato per loro uno stadio
nel centro
del campo", il soldato, identificato col nome di Moshe Nisim,
ha
raccontato come si mise alla guida del suo bulldozer, in cima al
quale
aveva sistemato la bandiera della sua squadra di calcio preferita,
e
procedette ad abbattere le case palestinesi.
Quando il giornalista gli ha chiesto di raccontare quella parte
del suo
lavoro che era più difficile, Nissim ha risposto: "Difficile?
Cosa
difficile? Scherzate? Non facevo altro che chiedere agli ufficiali
di
indicarmi un'altra casa da abbattere. E credetemi, ne abbiamo abbattute
troppo poche".
Poi ha continuato il suo racconto: "Per tre giorni io ho abbattuto
e
raso al suolo ogni casa. Gli ufficiali avvertivano i palestinesi
di
scappare prima che io entrassi in azione, ma io non ho dato a nessuno
l'opportunità di fuggire. Di solito mi precipitavo e assestavo
alla
casa un gran colpo, il più forte che potevo, così
che la casa veniva
giù immediatamente. Era un gran piacere ogni volta che buttavo
giù una
casa".
Quando è stato chiesto a Nissim come era riuscito a lavorare
tre giorni
e tre notti di seguito senza dormire, ha risposto: "Non mi
sentivo
affatto stanco. Bevevo whisky tutto il tempo. Gli altri si erano
portato dietro dei vestiti, io mi ero portato whisky e panini. Jenin
mi
ha reso forte. Jenin mi ha fatto dimenticare tutti i miei guai".
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