"SARA' DIFFICILE CHE A GENNAIO I PALESTINESI POSSANO VOTARE"

08 novembre 2002

Intervista a Mohamed Sobeih, ambasciatore palestinese presso la Lega Araba

da arabmonitor

Il Cairo, ottobre - La posizione che occupa e il luogo in cui lavora gli consentono di accedere a delle fonti di informazione che sono precluse anche a molti dei suoi colleghi diplomatici palestinesi. Arabmonitor ha intervistato Mohamed Sobeih, ambasciatore palestinese presso la Lega Araba, in relazione alla recentissima visita nella regione del vicesegretario di Stato americano per il Medio Oriente William Burns, il quale ha presentato l'ipotesi di percorso verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente nei prossimi anni preparata dagli Stati Uniti. Il piano dovrebbe essere sponsorizzato dal quartetto Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia.

E' un progetto realistico ?

"Abbiamo pesanti dubbi che gli Stati Uniti vogliano davvero risolvere la questione palestinese, perché sembra che la loro principale preoccupazione sia quella di creare un modello di leadership gradito a loro, senza il rispetto della volontà popolare palestinese. Intanto, ignorano volutamente i presupposti del problema e cioè che la questione palestinese è legata all'occupazione e all'umiliazione quotidianamente inflitta ai diritti umani del popolo palestinese. Non vogliono capire che tutte le azioni palestinesi, sono delle reazioni. Sharon non vuole uno Stato palestinese indipendente, ma vuole una soluzione a lungo termine".

Come può arrivare Israele a questa soluzione ?

"Sharon è convinto che se riesce a distruggere la legittima dirigenza palestinese, si creerà un vuoto, non ci sarà più nessuno con cui negoziare e l'occupazione potrà durare per sempre o comunque ancora molto a lungo".

Israele ha espresso delle perplessità a riguardo di alcuni passaggi del piano americano. Avete delle informazioni sulle osservazioni fatte da Sharon a Burns ?

"Sappiamo che Israele ha detto chiaro e tondo che i palestinesi devono raccogliere le armi e sciogliere le varie organizzazioni della resistenza prima che l'esercito israeliano si ritiri sulle posizioni del settembre 2000, alla vigilia dello scoppio dell'Intifada. Poi, hanno sottolineato che non vogliono osservatori internazionali tra i piedi che verifichino l'applicazione degli accordi, ma possono accettare eventualmente solo pochi, possibilmente americani, non armati senza compiti di controllo. Hanno ribadito che la proposta saudita, approvata al vertice della Lega araba a Beirut lo scorso marzo (pace tra Israele e tutti i Paesi arabi in cambio di tutta la terra palestinese occupata nel 1967), è inaccettabile. E infine hanno affermato che il progetto americano prospetta una soluzione politica al problema, ma loro prima di tutto vogliono un accordo sulla sicurezza".

Il progetto americano prevede la costituzione di uno Stato palestinese nel corso del 2003 entro confini provvisori. Il confine provvisorio è un concetto del tutto nuovo. Cosa significa ?

"Significa probabilmente che una parte dei territori palestinesi, occupati nel 1967, resterà in mano israeliana".

Quali sono invece le osservazioni espresse dalla delegazione palestinese ?

"Abbiamo chiarito che per noi un percorso di 5 anni è troppo lungo. Abbiamo espresso dei dubbi sul concetto dei confini provvisori. Abbiamo rifiutato l'idea che i palestinesi debbano vivere chiusi in dei bantustan, isolati uno dall'altro, e abbiamo sollecitato la presenza di osservatori internazionali che possano controllare giorno per giorno come procede l'applicazione degli accordi. Gli osservatori dovrebbero anche proteggere con la loro presenza la popolazione palestinese sottoposta al quotidiano apartheid israeliano e alle continue persecuzioni. Guardi i nostri profughi, cacciati dalle loro case, e adesso inseguiti anche nei campi profughi per rendere la loro vita ancora più miserabile di quella che è".

Come mai la delegazione palestinese si è prestata ad incontrare Burns, quando costui ha dichiarato che avrebbe visto tutti, ma non il presidente democraticamente eletto dei palestinesi ?

"La nostra leadership è flessibile. L'obiettivo è di far tutto il possibile per proteggere il popolo palestinese. Bisogna sfruttare ogni opportunità. Le ricordo che già nel 1991, prima della Conferenza di Madrid, la delegazione palestinese venne nominata dal presidente Arafat, con il quale gli americani non volevano trattare. Ora, si sta seguendo lo stesso schema".

Che cosa vi ha chiesto in particolare l'inviato americano ?

"Gli americani premono per avere un primo ministro palestinese. Lo vogliono subito. E' la loro priorità. Poi, Burns ha chiesto al nuovo ministro degli Interni Hani al Hassan un controllo più efficace del territorio da parte dell'Autorità palestinese. Gli abbiamo domandato con che cosa dovremmo controllare il territorio, visto che Israele ha distrutto tutto? Ha fatto la solita promessa americana di aiuti. Ma tanto sono solo delle parole".

Si parla con insistenza dei pericoli a cui andrebbero incontro i palestinesi in caso di attacco americano all'Iraq, con Israele che potrebbe approfittarne per espellerli dai territori occupati. E' un rischio effettivo o si tratta di fantapolitica ?

"Noi temiamo, in caso di attacco all'Iraq, una massiccia azione contro i palestinesi per spingerli verso i Paesi confinanti con Israele. I Paesi arabi, più che chiudere le frontiere e chiedere un intervento delle Nazioni Unite, non potrebbero fare altro, ma questo non fermerebbe di sicuro Israele. Sappiamo che esistono dei progetti israeliani per l'espulsione di un numero consistente di palestinesi. Sappiamo anche che qualcuno aveva pensato pure di trasferirli in Iraq, ma non ho idea come potrebbero organizzare il loro trasporto attraverso la Giordania. In ogni modo, dei deputati arabo israeliani hanno chiesto alla Knesset (il Parlamento dello Stato ebraico) di esprimersi pubblicamente contro l'eventuale deportazione di palestinesi verso altri Paesi, ma la Knesset ha rigettato la richiesta, perché evidentemente sono in molti, dentro il Parlamento israeliano, a condividere l'idea della deportazione in massa dei palestinesi".

Ci può confermare per il prossimo mese di gennaio la consultazione elettorale nei territori dell'Autorità palestinese ?

"Se non è possibile inviare un'ambulanza da un posto all'altro, come si può pensare di organizzare delle elezioni. Sotto occupazione, è impossibile. Noi abbiamo preparato quello che dovevamo fare. Europei e americani ci avevano promesso che Israele si sarebbe ritirata. Non è stato così. Non credo sinceramente che in queste condizioni sia realistico pensare alla convocazione di elezioni fra meno di 3 mesi, a gennaio".


 

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