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di John Steinbach
tratto da CovertAction Quarterly
n. 70 Aprile-Giugno 2001
Nei primi mesi del 2001, gli sforzi per trovare la pace in Medio
Oriente hanno dovuto subire due colpi molto forti. Il leader della
destra israeliana Ariel Sharon è stato eletto capo del governo
di Israele, la nazione nucleare "tralasciata". Ed il primo
bombardamento dell'Iraq da parte di forze USA/UK del presidente
George W. Bush, che è stato giustificato come atto "difensivo".
Dalla guerra del Golfo nel 1991, molta attenzione è stata
dedicata sulla presunta minaccia da parte delle armi di distruzione
di massa irachene, mentre il maggior imputato nella regione, Israele,
è stato ampiamente trascurato.
Con un arsenale di 200-500 armi termonucleari e un sofisticato sistema
di lancio, Israele, con una popolazione di 6 milioni di persone,
ha recentemente preso il posto della Gran Bretagna come quinta potenza
nucleare mondiale. Può ora rivaleggiare con Francia e Cina
per la consistenza e il livello tecnologico del suo arsenale nucleare.
Possedendo armi chimiche e biologiche, un arsenale atomico molto
sofisticato e una strategia aggressiva per il loro uso effettivo,
Israele fornisce il maggior impeto regionale per lo sviluppo di
armi di distruzione di massa e rappresenta una grande minaccia alla
pace e alla stabilità in Medio Oriente.
L'ipocrisia implicita nella condanna dell'Iraq per le sue armi
di distruzione di massa e l'attenzione ossessiva verso "stati
fuorilegge" come la Corea del Nord, unite al fatto che si ignori
il provocatorio arsenale israeliano, è davvero sbalorditiva.
L'esistenza del programma nucleare israeliano è un serio
impedimento alla non-proliferazione e al disarmo.
E' arrivato il momento per chi si occupa delle sanzioni contro l'Iraq,
della pace giusta in medio Oriente e del disarmo nucleare, di affrontare
direttamente il problema delle armi di distruzione di massa detenute
da Israele.
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LA BOMBA ISRAELIANA
Il programma nucleare israeliano iniziò negli ultimi anni
'40. Fu stabilito dal Dipartimento di Ricerca sugli Isotopi al Weissman
Institute of Science, sotto la direzione di Bergmann, il "padre
della bomba israeliana", che nel 1952 fondò la Commissione
israeliana per l'Energia Atomica.
Sin dall'inizio, gli USA sono stati pesantemente coinvolti nello
sviluppo della capacità nucleare israeliana, addestrando
scienziati nucleari israeliani e fornendo tecnologia nucleare incluso
un piccolo reattore per la "ricerca" nel 1995 nell'ambito
del programma "Atomi per la pace".
E' stata la Francia, comunque, a fornire il grosso dell'assistenza
nucleare ad Israele, culminata con la costruzione di Dimona, un
pesante reattore ad uranio naturale e a riprocessamento di plutonio,
situato vicino Bersheeba, nel deserto del Negev.
Israele è stato attivo nel programma di armi nucleari francese
dal suo inizio e ha fornito fondamentali competenze tecniche. Dimona
diventò operativa nel 1964 e il riprocessamento del plutonio
cominciò subito dopo. Nonostante le affermazioni israeliane
che Dimona fosse una "fabbrica di manganese o un'industria
tessile", le misure di sicurezza estreme che sono state impiegate,
hanno smascherato queste falsità.
Nel 1976 Israele ha abbattuto uno dei suoi aerei Mirage e nel 1973
un aereo civile libico che si era avvicinato troppo a Dimona, uccidendo
104 persone.
Ci sono ipotesi credibili sul fatto che Israele abbia fatto esplodere
almeno uno e forse diversi ordigni nucleari a metà degli
anni '60 nel deserto del Negev, vicino alla frontiera egiziana,
e che abbia partecipato attivamente ai test nucleari francesi in
Algeria.
Dal tempo della guerra dello Yom Kippur nel 1973, Israele ha avuto
un arsenale di forse diverse dozzine di atomiche pronte ed arrivò
allo stato di pieno allarme nucleare.
Possedendo un'avanzata tecnologia nucleare e il meglio degli scienziati
nucleari, Israele ha dovuto presto affrontare un grosso problema
- come ottenere l'uranio necessario. La fonte propria di uranio
erano i depositi di fosfati nel Negev, totalmente inadeguati per
il fabbisogno del programma in rapida crescita. La risposta a breve
termine furono i raid in Francia e Gran Bretagna per appropriarsi
delle spedizioni di uranio di contrabbando e nel 1968 con il "Plumbatt
Affair" collaborò con la Germania occidentale per appropriarsi
i 200 tonnellate di yellowcake (ossido di uranio).
Queste acquisizioni clandestine di uranio per Dimona furono successivamente
coperte dai paesi coinvolti.
Ci fu anche l'ipotesi che una Società USA, Nuclear Material
and Equipment Corporation (NUMEC), ha deviato centinaia di libbre
di uranio arricchito a Israele dalla metà degli anni '50
alla metà dei '60. Nonostante inchieste della CIA e dell'FBI
e udienze del Congresso, nessuno èstato perseguito.
Alla fine degli anni '60 Israele risolse il problema dell'uranio
sviluppando stretti legami con il Sud Africa con degli accordi per
cui Israele forniva la tecnologia e le competenze per la "Bomba
dell'Apartheid" mentre il Sud Africa provvedeva all'uranio.
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IL SUD AFRICA E GLI USA
Nel 1977 l'Unione Sovietica avvertì gli USA che delle foto
satellitari indicavano che il Sud Africa stava progettando un test
nucleare nel deserto del Kalahari. Il regime di apartheid tornò
indietro, sotto le pressioni dell'amministrazione Carter.
Il 22 settembre 1979, un satellite USA captò un test in atmosfera
di una piccola bomba termonucleare nell'oceano Indiano, al largo
delle coste sudafricane, ma dato il coinvolgimento israeliano, il
rapporto fu prontamente insabbiato. Più tardi si è
appreso da fonti israeliane che erano effettivamente avvenuti tre
test di ordigni nucleari di artiglieria israeliani miniaturizzati.
La collaborazione israelo-sudafricana non si concluse con i test
ma è continuata fino alla caduta dell'apartheid, specialmente
con lo sviluppo e i test di missili a medio raggio e artiglieria
avanzata. Oltre ad uranio e test il Sud Africa ha fornito ad Israele
grossi capitali da investire, mentre Israele metteva a disposizione
la sua capacità commerciale per permettergli di aggirare
le sanzioni internazionali imposte al regime di apartheid.
Nonostante la Francia e il Sud Africa sono stati i primi responsabili
dello sviluppo del programma nucleare israeliano, gli USA conservano
la maggior parte delle colpe. Un osservatore ha rimarcato che il
programma nucleare israeliano "è stato possibile solo
per un raggiro calcolato da parte israeliana e un'attiva complicità
da parte americana". Iniziando con la fornitura di un piccolo
reattore a metà degli anni '50, l'America ha giocato un ruolo
critico nei piani nucleari israeliani.
Gli scienziati israeliani sono stati ampiamente addestrati nelle
università USA e nei laboratori militari. Nei primi anni
'60, i controlli per il reattore di Dimona sono stati ottenuti clandestinamente
da una società chiamata Tracer Lab, la pincipale fornitrice
dei pannelli di controllo per i reattori militari USA, comprati
attraverso una sussidiaria belga.
Nel 1971 l'amministrazione Nixon approvò la vendita a Israele
di centinaia di Kryton, un apparecchio necessario allo sviluppo
di sofisticate bombe nucleari. E nel 1979 il presidente Carter fornì
a Tel Aviv foto ad altissima risoluzione del satellite spia KH-11,
che furono poi usate due anni dopo per bombardare il reattore iracheno
Osirak. Con l'amministrazione Nixon e Carter, accelerando poi drammaticamente
sotto Reagan, i trasferimenti di tecnologia avanzata a Israele continuarono
e continuano fino ad oggi.
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LE RIVELAZIONI DI VANUNU
Dopo la guerra del 1973 Israele ha intensificato il suo programma
nucleare, continuando la sua politica di oscuramento. Alla metà
degli anni '80 molte stime dell'arsenale nucleare israeliano erano
dell'ordine di due dozzine ma le esplosive rivelazioni di Mordechai
Vanunu, un tecnico nucleare che lavorava nel complesso di riprocessamento
di uranio di Dimona, ha cambiato tutto.
Un sostenitore di sinistra dei diritti dei palestinesi, Vanunu
credeva che fosse un dovere verso l'umanità divulgare il
programma nucleare israeliano al mondo. Ha esportato clandestinamente
dozzine di foto e dati scientifici fuori da Israele e nel 1986 la
sua storia fu pubblicata dal londinese Sunday Times.
Rigorose valutazioni scientifiche delle rivelazioni di Vanunu portarono
alla scoperta che Israele possedeva la bellezza di 200 bombe termonucleari
miniaturizzate e altamente sofisticate. Le sue informazioni rivelavano
che la capacità dell reattore di Dimona si era ampliata e
che Israele produceva 1.2 chili di plutonio a settimana, abbastanza
per fabbricare 10-12 bombe all'anno e che stava producendo armi
nucleari avanzate. Appena prima della pubblicazione, Vanunu fu rapito
a Roma da una agente segreta israelo-americana del Mossad, fu picchiato,
drogato e rapito in Israele. Dopo una campagna di disinformazione
e diffamazione sulla stampa israeliana, Vanunu fu processato per
tradimento da una corte di sicurezza segreta e condannato a 18 anni
di prigione. Ha scontato più di 12 anni in isolamento in
una cella di 6 piedi per 9 e, secondo Amnesty International è
il prigioniero conosciuto della nostra epoca che ha scontato il
più lungo periodo di isolamento. Dopo un anno di trattamento
speciale rispetto alla popolazione carceraria - non gli era permesso
avere contatti con arabi - Vanunu è stato soggetto, dal 2000,
a periodi di punizione in isolamento e deve ancora scontare tre
anni di prigione. Le rivelazioni di Vanunu sono state ampiamente
ignorate dalla stampa internazionale, specialmente in USA e Israele
continua a godere di campo libero riguardo al suo status nucleare.
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L'arsenale nucleare
I prodotti principali dell'arsenale nucleare israeliano sono bombe
al neutrone, bombe termonucleari miniaturizzate destinate a massimizzare
l'irradiazione di raggi gamma, minimizzando gli effetti esplosivi
e le radiazioni a lungo termine (in pratica destinate ad uccidere
le persone, lasciando intatte le cose).
Le armi comprendono missili balistici e bombardieri capaci di raggiungere
Mosca, missili da crociera, mine terrestri (negli anni '80 Israele
ha impiantato mine terrestri nucleari lungo le alture del Golan)
e ordigni di artiglieria con una gittata di 45 miglia.
Il Sunday Times (Londra) riporta nel Giugno 2000 che un sottomarino
israeliano ha lanciato un missili cruise, colpendo un obiettivo
a 950 miglia. Israele è la terza nazione dopo USA e Russia
ad avere questa capacità. Quest'anno dispiegherà`
tre di questi sottomarini, virtualmente imprendibili, di cui ognuno
equipaggiato con 4 missili Cruise.
Lo stesso arsenale nucleare schiera dalle "bombe che distruggono
città" più potenti di quella di Hiroshima a mini-bombe
tattiche. L'arsenale israeliano di armi di distruzione di massa
fa impallidire il potenziale effettivo o virtuale di tutti gli stati
mediorientali messi insieme ed è sproporzionato per ogni
ragionevole bisogno di "deterrenza".
Israele possiede anche un completo arsenale di armi chimiche e
biologiche. Secondo il Sunday Times, Israele ha prodotto sia armi
chimiche e batteriologiche con un sofisticato sistema di lancio.
Un alto ufficiale dei servizi israeliani ha ammesso: "c'è
a malapena una singola arma biologica o chimica che non sia stata
prodotta nell'Istituto Biologico di Nes Tziyona". Lo stesso
rapporto descrive Jet F-16 destinati specificatamente ad armare
armi chimiche e biologiche, con personale addestrato ad essere operativo
in pochi istanti.
Nel 1998 il Sunday Times ha scritto che Israele, usando ricerche
sudafricane, stava sviluppando una "bomba etnica". Nello
sviluppo di quest'arma, gli scienziati israeliani stavano sfruttando
i progressi medici identificando un gene distintivo degli arabi,
creando un batterio o virus geneticamente modificato Gli scienziati
stavano provando a costruire microorganismi mortali che potessero
attaccare solo coloro con il gene distintivo nella loro mappa genetica.
Dedi Zucker, membro di sinistra della Knesset, il parlamento israeliano,
ha denunciato questa ricerca dicendo: "Moralmente, e sulla
base della nostra storia, delle nostre esperienze e delle nostre
tradizioni, tale arma è mostruosa e deve essere bloccata".
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L'AGGRESSIONE NUCLEARE
Nell'immaginario popolare, la bomba israeliana è l'arma come
"ultima risorsa", da essere usata all'ultimo momento per
evitare la distruzione. Questa strategia, descritta dal giornalista
USA Seymour Hersh come "l'opzione Samson" è sottoscritta
da molti sostenitori di Israele.
"GLI ARABI POSSONO AVERE IL PETROLIO, MA NOI ABBIAMO I FIAMMIFERI"
- Ariel Sharon
Per quanto questa formula possa essere stata vera nelle menti dei
primi strateghi nucleari israeliani, oggi l'arsenale nucleare israeliano
è legato inestricabilmente ed integrato con la strategia
militare e politica globale israeliana. Come dice Hersh: "l'opzione
Samson non è più l'unica opzione nucleare che Israele
ha a disposizione."
Israele ha fatto un numero infinito di velate minacce contro le
nazioni arabe e contro l'Unione Sovietica prima e la Russia poi.
Un esempio lampante viene da Ariel Sharon, ora primo ministro israeliano:
Gli arabi possono avere il petrolio, ma noi abbiamo i fiammiferi".
In un altro esempio, l'esperto nucleare Oded Brosh affermò
nel 1992: "non dobbiamo vergognarci del fatto che l'opzione
nucleare sia il mezzo più importante per la nostra difesa
e un deterrente contro chi ci attacchi."
L'accademico israeliano Israel Shahak ha commentato nel 1997: "la
speranza per la pace, così spesso assunta come scopo per
Israele, non è secondo il mio punto di vista, un principio
della politica israeliana come invece è l'estensione della
dominazione e dell' influenza israeliana." Ha poi aggiunto:
"Israele si sta preparando ad una guerra, nucleare se necessario,
per impedire cambiamenti nell'area che non corrispondono alle sue
volontà`, come quelli che riguardino qualche stato mediorientale
Israele chiaramente si prepara ad usare tutti i mezzi a sua disposizione,
inclusi quelli nucleari."
Israele usa il suo arsenale nucleare non solo nel contesto della
deterrenza o della guerra diretta ma anche in modi più sottili
ma non meno importanti. Per esempio, il possesso di armi di distruzione
di massa può essere una potente leva per mantenere lo status
quo o per influenzare gli eventi secondo il suo vantaggio, come
proteggere i cosiddetti paesi arabi moderati da insurrezioni interne
o per intervenire in guerre inter-arabe.
Nel gergo politico-militare israeliano questo concetto è
chiamato "coercizione non convenzionale" ed è semplificato
da una citazione del 1962 di Shimon Peres: "Acquisire un sistema
d'arma superiore (leggi nucleare) significa la possibilità
di usarlo come mezzo di coercizione, in modo che costringa l'altra
parte ad accettare le richieste politiche israeliane come quella
del mantenimento dello status quo tradizionale e la firma di trattati
di pace."
Un altro tra gli usi principali della bomba israeliana è
di coercizione nei confronti degli USA per farla agire in favore
di Israele, anche andando contro i propri stessi interessi strategici.
Addirittura nel 1956 Francis Perrin, capo del progetto atomico francese
scriveva : "Pensiamo che la bomba israeliana sia indirizzata
agli americani, non per lanciargliela contro ma per dire 'Se voi
non ci aiutate in una situazione critica, vi obbligheremo a farlo,
altrimenti useremo la bomba atomica."
Durante la guerra del 1973 Israele ha usato il ricatto nucleare
per costringere Henry Kissinger e il presidente Richard Nixon ad
inviargli massicci aiuti militari. Come l'allora ambasciatore israeliano
Simcha Dinitz affermava: "se non ci verranno inviati aiuti
militari massicci immediatamente, allora sapremo che gli USA non
rispettano le loro promesse e dovremo trarre conclusioni molto serie"
Un esempio di questo scenario è illustrato nel 1987 da Amos
Rubin, consigliere economico dell'allora primo ministro Yitzhak
Shamir. "Se lasciato a se stesso Israele non avrà altra
scelta se non cadere in un livello di difesa più rischioso
che metterà in pericolo se stesso e il mondo in generale.
Per impedire che Israele dipenda dall'uso di armi nucleari chiediamo
2-3 miliardi di dollari all'anno in aiuti USA." Da allora l'arsenale
nucleare israeliano è stato enormemente incrementato, quantitativamente
e qualitativamente, mentre il borsellino americano è stato
sempre aperto.
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IMPLICAZIONI
E' chiaro che Israele non è interessato alla pace se non
quella dettata dai suoi propri termini, e non ha alcuna intenzione
di negoziare lealmente per tagliare il suo programma nucleare o
discutere seriamente su un medioriente libero dal nucleare.
Seymour Hersh scrive: "l'entità` e la raffinatezza dell'arsenale
nucleare israeliano permette a uomini come Ariel Sharon di sognare
il ridisegnamento della mappa del Medioriente, aiutato dall'implicita
minaccia della forza nucleare."
C'è un'abbondanza di prove a sostegno di questa analisi.
Ezer Weizman, l'ex presidente israeliano, afferma: " L'opzione
nucleare guadagna attualità` e la prossima guerra non sarà
convenzionale."
Ze'ev Shiff, un esperto militare israeliano che scrive su Ha'aretz
dice: "chiunque creda che Israele firmerà la Convenzione
ONU contro la proliferazione di armi nucleari sta sognando ad occhi
aperti."
E Munya Mardoch, direttore dell'Istituto Israeliano per lo sviluppo
dei sistemi d'arma dice nel 1994: "Il significato morale e
politico delle armi nucleari è che gli stati che rinunciano
al loro uso si mettono nella situazione di vassalli. Tutti questi
stati che si sentono soddisfatti dal possesso di armi convenzionali
sono destinati al ruolo di vassalli."
Nel momento in cui la società` israeliana diventa sempre
più polarizzata, l'influenza della destra radicale si rafforza
sempre di più. Secondo Shahak: " La prospettiva che
gruppi come il Gush Emunin o altri fanatici israeliani di destra
o qualcuno dei deliranti generali dell'esercito israeliano prendano
il controllo delle armi nucleari non è da escludersi nel
momento in cui la società ebraica israeliana segue una solida
polarizzazione, il sistema di sicurezza si affida sempre più
al reclutamento tra le fila dell'estrema destra."
In una futura guerra mediorientale - che non si può del
tutto escludere stanti le asserzioni di Ariel Sharon, un criminale
di guerra con un passato di sangue che va dal massacro di civili
palestinesi a Quibya nel 1953 al massacro di Sabra e Chatila nel
1982,e via discorrendo - il possibile uso di armi nucleari da parte
israeliana non può essere escluso.
Seymour Hersh avverte: "Se scoppierà una nuova guerra
in medioriente o se qualche nazione araba lancerà missili
contro Israele, come ha fatto l'Iraq, un'escalation nucleare, una
volta impensabile se non come ultima risorsa, non sarebbe una probabilità
remota."
Molti pacifisti mediorientali hanno esitato a discutere sul monopolio
nucleare israeliano nella regione e questo ha portato ad analisi
incomplete e non uniformi e a strategie d'azione sbagliate. Ma rimettere
al centro dell'attenzione il problema delle armi di distruzione
di massa di Israele avrà diversi effetti salutari.
Primo, metterà in luce la dinamica di destabilizzazione
che porta gli eserciti mediorientali a costringere gli stati della
regione a cercare ognuno il proprio "deterrente".
Secondo, metterà in luce il doppio standard grottesco che
vede gli USA e l'Europa da un lato condannare l'Iraq, la Siria e
la Corea del Nord per lo sviluppo di armi di distruzione di massa
mentre contemporaneamente proteggono e legittimano il principale
colpevole.
Terzo, scoprire la strategia nucleare israeliana, aiuterà
a focalizzare l'attenzione internazionale.e ci saranno maggiori
pressioni per farne smantellare l'arsenale e negoziare lealmente.
Infine, un'Israele non nuclearizzata, darebbe luogo ad un Medioriente
non nuclearizzato, rendendo molto più probabile un accordo
di pace complessivo nella regione.
Finchè la comunità internazionale non affronterà
Israele rispetto al suo programma nucleare segreto, è improbabile
che si sarà alcuna soluzione del conflitto Israelo-arabo,
un fatto su cui conta con tutta evidenza Israele, come l'era Sharon
fa presagire.
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