Oltre la rabbia in Medio Oriente.
16 dicembre 2002

Mazin Qumsiyeh*

Quanti pensano che il conflitto israelo-palestinese sia irrisolubile non
hanno ben compreso le lezioni della storia.
Gran Bretagna e Francia hanno combattuto molte guerre, compresa la Guerra
dei Cento Anni (che in realt durata oltre 120 anni), e ora sono in pace.
Il Muro di Berlino franato, in Europa in corso il processo di
unificazione, e in Sud Africa l'apartheid non c' pi.

Molti sembrano dare per buono che lunica via duscita al conflitto
mediorientale sia la soluzione dei due stati: uno stato ebraico sul 78%
della Palestina storica e un nuovo stato di Palestina su Cisgiordania e
Gaza. Eppure, una partizione in due stati sovrani e vitali impossibile,
date le limitate risorse dellarea, le esigenze di sicurezza di Israele, e
la realt demografica ed economica della regione.

Gli Ebrei di Israele ammontano a 4,5 milioni. I Palestinesi dentro Israele
sono pi di un milione. Sul territorio di quello che viene proposto come il
futuro stato di Palestina in Cisgiordania e Gaza vivono oltre 3,5 milioni
di Palestinesi. Aggiungete a questo numero pi di 400.000 coloni israeliani
in Cisgiordania e Gaza, e i 3 o 4 milioni di profughi palestinesi in
Giordania, Siria, Libano e altrove, e vedrete che la soluzione dei due
stati stata trasformata in qualcosa di obsoleto.

Israele ha impedito il ritorno dei Palestinesi perch questo altererebbe il
carattere ebraico dello stato. I Palestinesi di Israele domandano
labolizione delle leggi che li discriminano sulla base della religione e
che negano ai loro parenti il diritto di raggiungerli, e reclamano le loro
terre. Con la Cisgiordania e Gaza gi sovrappopolate di profughi (i
territori palestinesi hanno una densit di popolazione quattro volte pi
alta di quella di Israele), sar possibile accogliere altri profughi?

Come dimostrato a Camp David a luglio 2000, i Palestinesi non accetteranno
niente di meno della sovranit sulle zone occupate nel 1967, inclusa
Gerusalemme Est, e di una soluzione del problema dei profughi. Ma Israele
lha respinta ben prima della nuova ondata di violenza.

I Palestinesi a loro volta non possono accettare offerte che limitino la
sovranit palestinese per quel che riguarda i confini, lo spazio aereo, le
risorse idriche (che sono distribuite in modo disuguale e ingiusto).
Linsistenza con cui Israele rifiuta di rinunciare alla sovranit sullantico
sito del Tempio della Montagna, pi legato a ragioni affettive che
pratiche, un altro ostacolo in cui ci si imbatte. Lo scenario dei due
stati non regge contro questo muro di contraddizioni che oppone le
esigenze di sicurezza ed "affettive" di Israele alla libert e
allautodeterminazione palestinesi.

quindi comprensibile che recenti sondaggi tra Israeliani e Palestinesi
rivelino una crescente disillusione rispetto alla soluzione dei due stati
come mezzo realistico per stabilizzare la situazione e per raggiungere una
pace duratura.

La storia di questa e simili lotte dimostra la futilit di: (1) acquisire
territorio con la forza, (2) separare e "bantustanizzare" le popolazioni
native con luso del potere coloniale, (3) imporre soluzioni basate su
quelli che vengono percepiti o prospettati come diritti religiosi, e (4)
usare la violenza, le distruzioni e labrogazione dei diritti umani per
mantenere il dominio. Se pensiamo al di fuori degli schemi del tribalismo
e del nazionalismo ideologico, possiamo cominciare a considerare
lincredibile opportunit offerta dalla coesistenza. Nellera delle armi di
distruzione di massa, solo la giustizia e luguaglianza sono una garanzia
di salvezza e di sicurezza.

Le incredibili possibilit economiche nelle societ multietniche,
multireligiose e multiculturali che garantiscono i diritti umani
fondamentali, sono ormai riconosciute a livello internazionale.

Anche Israeliani a Palestinesi farebbero bene a distogliere le loro
risorse dalla guerra e dalla costruzione di steccati per promuovere invece
la coesistenza e lo sviluppo pacifici in una democrazia pluralistica con
uguaglianza e diritti umani per tutti. Tenendo presente la cultura e lalto
livello di istruzione di Israeliani e Palestinesi, una simile democrazia
diventerebbe un fiore allocchiello al servizio del Medio Oriente. Sarebbe
anche un ponte tra Occidente e Oriente.
Potrebbe davvero diventare un lume sulle nazioni.

Tutte le altre alternative hanno gi dimostrato di condurre a disastrosi
fallimenti.

*Professore associato alla Yale University e portavoce della Palestine
Right to Return Coalition

Fonte: Boston Globe 8/22/02
Traduzione a cura del Comitato contro la Guerra dellUniversit di Roma "Tor
Vergata"

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