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A causa di una complessiva trasformazione dei processi di produzione
e
consumo e di un progressivo restringimento della sfera dei diritti,
la
formazione specie di tipo universitario ha subito una serie di processi
che hanno negato, a fasce sempre più larghe della popolazione,
l'accesso ai saperi.. Questi hanno inoltre subito una trasformazione
che punta a riposizionarli in un ruolo subalterno all'ulteriore
sviluppo e avanzamento tecnologico e della forza lavoro del mercato
capitalista.
Inoltre, si stanno verificando una serie di pericolosi processi
di
omologazione della sperimentazione culturale e dell'apprendimento
formativo che ricadono negativamente sulle relazioni e gli interessi
sociali.
A fronte di ciò riteniamo che stiano emergendo forme complesse
di
resistenza ed elaborazione critica al monopolio dell'economia sulla
cultura. Riteniamo fondamentale valorizzare questo processo attraverso
lo sviluppo di reti di movimento e di un dibattito che esca
dall'università e coinvolga fasce ampie della società,
dal mondo del
lavoro e sindacale ai soggetti da sempre esclusi come disoccupati
e
immigrati dalla sfera dei diritti
Contestiamo la cultura omologante e le forme in cui l'università
azienda ci impone la produzione e la diffusione di sapere immateriale
mercificato.
Rivendichiamo la libertà e il diritto di poter gestire i
luoghi, i
tempi e i modi dei saperi, collettivamente e dal basso.
Rivendichiamo un'università pubblica e di massa
Facciamo appello alla messa in rete dei nostri saperi, dei nostri
bisogni, delle nostre lotte affinché studenti, docenti, ricercatori
avviino una serie di collaborazioni e inchieste che diano vita a
relazioni continuative sotto la forma di laboratori inseriti i una
rete
di relazioni sociali da e per la moltitudine dei soggetti sociali
che
subiscono le dinamiche di sfruttamento e oppressione neoliberista.
DOCUMENTO ELABORATO DAI COMPAGNI DEI COLLETTIVI NAPOLETANI
Università e mercato del lavoro: la lunga fase delle
trasformazioni
L'attuale assetto del sistema di formazione rientra nella lunga
onda
trasformatrice che ha abbracciato, da trent'anni a questa parte,
tutti
i settori sociali e le istituzioni dei paesi occidentali. A riprova
di
quanto questo processo di trasformazione si sviluppi in termini
globali è utile ricordare i dati relativi all'istruzione
forniti da
Wallerstein nella sua analisi sulla trasformazione del welfare globale.
La modifica e la decentralizzazione del processo produttivo hanno
avuto
come obiettivo lo smembramento del corpo coeso della forza-lavoro
di
fabbrica, del soggetto reale trainante del conflitto sociale, capace
di
promuovere e trascinare collettivamente anche gli interessi degli
altri
soggetti sociali, tra cui in particolar modo quelli studenteschi
(vedi
Biennio Rosso '68/'69). Tale ristrutturazione, che è iniziata
dalla
metà degli anni Settanta, ha dato vita ad una serie di processi
quali
il ridimensionamento della forza lavoro, l'espulsione di un gran
numero
di operai dell'industria dal ciclo produttivo, un rivoluzionamento
continuo delle tecnologie di produzione, l'estensione territoriale
dei
processi di produzione oltre la fabbrica, l'informatizzazione crescente
delle fasi di produzione e dell'amministrazione, l'affermazione
della
centralità dei servizi esterni all'impresa; quindi, in breve,
la
precarizzazione lavorativa e la dispersione produttiva sul territorio.
Questi processi hanno polverizzato i soggetti del conflitto in una
moltitudine di combinazioni economico-culturali che dispiegano il
processo produttivo e riproduttivo nella nuova struttura di fabbrica:
la società.
Per quanto concerne l'aspetto della riproduzione - che interessa
da
vicino gli studenti, la ristrutturazione ha significato la lenta
e
graduale privatizzazione, nonché la sussunzione alle logiche
di
profitto, sia delle risorse statali (energia, telefonia, trasporti,
ecc.) che delle strutture propriamente dette pubbliche (sanità,
comunicazione, istruzione ai vari livelli, ecc.). Il pensiero
neoliberista, dopo la caduta del "fatidico" Muro, si è
fatto strada con
un imperioso cammino di ristrutturazione dei modi, degli spazi e
dei
tempi di vita attraverso la trasformazione di ogni singolo rapporto
sociale in regolamento aziendale.
Il "regime dell'istruzione" di Foucault è un'ottima
categoria per
ingabbiare concettualmente la riforma dell'università. Secondo
Foucault, nella società post-fordista, il regime dell'istruzione
si
esplica attraverso le forme di controllo continuo e l'azione di
formazione permanente sulla scuola, il corrispondente abbandono
di ogni
ricerca all'università, l'introduzione dell'"impresa"
a tutti i livelli
di scolarità. L'università post-welfare si limita
a fornire conoscenze
tecniche, iperspecialistiche, e immediatamente spendibili nel mercato
del lavoro. Essa si assume, quindi, il compito della formazione
dei
nuovi precari, dei futuri operai cognitivi, soggetti svuotati dalla
critica e forniti di un sapere specialistico diffuso, controllato
dalle esigenze delle imprese.
La formazione superiore diviene molto più elitaria ed è
assicurata solo
a chi potrà continuare gli studi attraverso il biennio di
specializzazione ed eventualmente un master; il numero degli accessi
è
rapportato alle effettive esigenze del mercato e rigidamente
controllato dai numeri chiusi e programmati e dagli altissimi costi
dei
corsi. In questo caso i saperi trasmessi diventano competenze
individuali, esclusive e funzionali al livello direttivo e progettuale,
configurando un élite di comando e controllo, inculcando
così la
cultura della disciplina e della gerarchia che attaualmente regolano
la
società .
Per svolgere al meglio questo compito l'università, così
come la
scuola, subisce una ristrutturazione, diventa essa stessa azienda,
organizzata secondo modelli industriali (consiglio di amministrazione,
manager, stages di formazione) e finalizzata alla valorizzazione
del
capitale umano. Efficienza, meritocrazia, selezione, sono aspetti
caratteristici e ricorrenti nella configurazione dell'università,
solo
chi è più omologabile e/o dotato di mezzi economici
può sopravvivere.
Inoltre la mercificazione del sapere trova un suo riscontro oggettivo
nel sistema dei crediti che diventa l'arrogante unità di
misura del
lavoro dello studente in base al numero di ore trascorse all'università
e sul libro di testo, arrivando persino a quantificare il numero
di
pagine lette in un ora.
Con l'istituto delle Fondazioni anche la libertà di ricerca
viene
duramente attaccata; infatti con l'ingresso dei finanziamenti di
imprese e di multinazionali nei laboratori e nei dipartimenti di
ricerca le linee guida imposte sono del tutto funzionali alle esigenze
del sistema neo-liberista, impoverendo e riducendo i ricercatori
al
triste ruolo di dipendenti salariati della produzione immateriale
del
sistema. Anche nelle facoltà avviene lo stesso: i docenti
organizzano
i corsi in base alle richieste del mercato, che dettano dall'esterno
finalità, obiettivi e metodi di insegnamento.
Le forme stesse della trasmissione dei saperi, durante i corsi
accademici, riproducono i rapporti di lavoro attraverso la frequenza
obbligatoria, crediti formativi, moduli di apprendimento della società
con lo studente posto dall'altra parte della cattedra, in un luogo
subalterno, immobile ed alienato nell'unica interpretazione possibile
dei temi del corso, introiettando così una posizione passiva
e
subordinata, sviluppando quindi una coscienza da osservatore non
coinvolto. Questo fenomeno, lungi dalla volontà dei docenti,
è
finalizzato a materializzare la struttura aziendale dell'università,
causando un regresso del processo formativo nei termini di subalternità
alla dinamica costi-ricavi , e sottolineando la posizione subalterna
dell'individuo rispetto al potere. Anche la modalità di svolgimento
dell'esame, con la sua ritualizzazione, rappresenta non solo una
celebrazione del potere accademico, ma anche una sorveglianza costante
che permette di qualificare, selezionare, reprimere.
L'università latente: l'emergere dei soggetti conflittuali
dentro i
templi del sapere
L'emergenza dell'uso sociale del sapere critico come promotore di
forme di relazioni sociali "altre", spinge le soggettività
politico-
culturali della moltitudine a rivendicare lo sviluppo di saperi
critici
all'interno dei luoghi della produzione di sapere mercificato (scuola,
università, media ufficiali).
Questa richiesta sociale si è concretizzata attraverso varie
forme (non
sempre esplicite e consapevoli) dimostrando che è in atto
un
cambiamento di fase nella lotta del movimento studentesco. Il movimento
rivendica la costruzione di strutture proprie atte a promuovere
e
sviluppare la sovversione teorico\pratica attraverso l'autogestione
e
la riappropriazione dei saperi, liberati dalla logica del dominio
economico.
La trasformazione dell'università ha comportato una cesura
nella
gestione del sapere . La condizione attuale ci pone quindi un sapere
già ridotto a merce spendibile nel mercato del lavoro, questa
merce
viene prodotta e riprodotta in ambito universitario dai corsi, che
educano e giudicano in base a moduli preconfezionati. Sovvertire
questo processo significa anzitutto immettere nuovi ragionamenti,
nuove
forme di ricerca e riconvertire quelle già esistenti in termini
di uso
sociale dei saperi.
L'università latente (vista come quell'insieme di forze che
singolarmente o tramite strutture, quali collettivi, associazioni,
gruppi di studio, compie un lavoro di contrasto ai saperi mercificati)
esprime una molteplicità di istanze e una ricchezza enorme
di analisi.
Bisogna rivendicarne la legittimità e il valore sociale e
valorizzarne
al massimo le potenzialità.
La continua crescita delle istanze sociali portate avanti da questi
sviluppa la tendenza a riformulare gli spazi culturali asserviti
alle
logiche di mercato. L'evoluzione e la materializzazione di questa
tendenza è data dalla nascita dei Laboratori dei Saperi Sociali.
I laboratori dei saperi sociali
I laboratori sono delle strutture di sperimentazione di forme culturali
altre, che intervengono negli ambiti istituzionali della produzione
di
sapere mercificato( università, scuole, corsi di formazione)
al fine di
confutare le forme complesse dell'ideologia dominante e prefigurarne
nel contempo di nuove. Ricostruire i luoghi del dibattito scientifico
sulla base della partecipazione collettiva da parte di coloro che
fino
ad ora hanno subito passivamente "l'indirizzo culturale"imposto
dal
sistema neoliberista( studenti,docenti, ricercatori, tecnici).
La pratica dell'hacking incarna precisamente il nuovo modulo
comportamentale che intendiamo fare nostro; intesa come la tendenza
a
cercare di comprendere i meccanismi di una situazione complessa,
a
padroneggiarli ed a usarli al meglio per favorire un processo di
sviluppo sociale maggiormente in sintonia con gli ideali di libertà
e
liberazione dai rapporti sociali di produzione,
essa va trasfusa ed imitata in ogni ambito culturale, con l'intento
di
sviluppare una generale "tendenza culturale antisistemica".
In questi termini i laboratori si configurano come strutture di
frontiera poste tra le istanze e le risposte che provengono dalla
moltitudine dei bisogni sociali e dei soggetti che le esprimono(ad
es.
il bisogno di casa viene soddisfatto da forme di illegalità
di massa
quali occupazioni abusive e spontanee); sono quindi volti a spronare
lo sviluppo di saperi che evidenzino, da un lato la forma mercificata
che l'attuale sistema formativo imprime nei soggetti sociali e
dall'altro elaborino forme di relazioni culturali "altre"
rispetto a
quelle imposte dalla cultura ufficiale.
Un laboratorio si sviluppa quindi a partire dalla messa in valore
dei
collettivi universitari, delle iniziative e degli appelli dei docenti,
delle vertenze degli studenti e delle altre mille forme di sovversione
sociale che attentano spontaneamente all'ordine formale e culturale
nell'università.
Queste molteplici forme in cui si esprime "l'università
latente"
nascono nella critica quotidiana ai crediti formativi, ai moduli,
alle
firme obbligatorie, alle falsità e ai luoghi comuni a cui
il sapere
universitario è ridotto.
Una dimensione che può essere ben compresa attraverso le
forme di
sperimentazione critica del sapere "altro", attraverso
l'inchiesta come
strumento complesso di analisi della società.
Rivendicare fondi e crediti per una co-ricerca tra studenti ricercatori
e docenti, su temi specifici che demistifichino l'ideologia dominante
è già la messa in atto di relazioni sovversive che
minacciano il
sistema-formazione del capitale.
In questo senso è necessario tracciare una prima divisione
del lavoro
tra un momento di elaborazione dal basso e uno di comunicazione
con le
istanze sociali.
La co-ricerca è il fattore dinamico nel processo di trasformazione
antagonistica dei saperi ( l'istituzione universitaria viene svuotata
del suo senso economico tramite la critica e la sperimentazione
sociale che ne riformula i comportamenti analitici e formativi),
una
volta trasformati essi si evolvono verso forme che de-strutturano
la
macchina del sapere mercificato che provoca, invertendo dolosamente
di
segno il concetto di profitto, una riformulazione delle istanze
e
degli interessi della moltitudine.
L'inchiesta
Molto rimane ancora da scrivere sull'inchiesta, la sua storia è
certamente interessante e ricca di successo. La ricerca/inchiesta
di
cui vogliamo dotarci ha suoi illustri predecessori nelle elaborazioni
e
nelle inchieste operaie effettuate dal gruppo di Quaderni Rossi
negli
anni Sessanta, nel libro di controinchiesta "La strage di stato"
che,
con un lavoro sul campo, che tanto hanno contribuito ai cicli di
lotte
dispiegatisi nel decennio fine '60 fine '70.
Questo metodo deve servirci come arma per de-strutturare gli studi
e i
lavori svolti nelle nostre facoltà al fine di comprenderne
la
funzione e l'uso che di essi fa il mercato; tramite l'inchiesta
saranno intercettati i flussi di finanziamento che nutrono la
mercificazione del sapere, cercando di indagare, ad esempio, sui
settori di mercato e le aziende che investono nelle nostre università;
oppure sugli studi e sulle ricerche che interessano direttamente
e
indirettamente la produzione; ecc. ecc. Da qui decifrare le nuove
forme
di lavoro precario (immateriale: flessibile, mobile, intellettuale,
cognitivo, cooperativo); ricercare le sacche di produzione ancora
caratterizzate dai tempi fordisti; scavare e denunciare
nell'imperscrutabile mondo del lavoro nero, fatto di sfruttamento,
depredazione e schiavitù. Questi sono alcuni degli spunti
dai quali
partire per comprendere e trasformare i processi di produzione e
riproduzione capitalistica oltre l'università alla "moltitudine
dei
bacini sociali" (università, azienda, sanità,
comunicazioni, telefonia,
ecc.). Bisogna avere come obiettivo la ricomposizione delle
soggettività, stimolando la loro trasformazione
in "controsoggettività", l'identità positiva,
cioè in soggetti
antagonisti capaci di riarticolare il conflitto sulla scia
dell'antinomia capitale/lavoro, partendo dal proprio posto di lavoro,
dal luogo in cui si passa la maggior parte del tempo di vita, cioè
dagli spazi e dai tempi biopolitici.
Un altro aspetto da trattare è quello dell'autoinchiesta
che si
esprime in indagini\inchieste sulle reti di movimento, al fine di
comprendere le trasformazioni che queste assumono in relazione allo
sviluppo di saperi critici e come poi diano corpo alle molteplici
resistenze individuali che si oppongono alla "messa in valore"
capitalistica, attraverso nuovi comportamenti sociali antagonisti.
La considerazione che ci interessa fare, è che in tutte le
fasi
dell'inchiesta e della ricerca, essa si presenta come lavoro
linguistico, come prassi comunicativa, come continuo stabilirsi
".di
relazioni che vengono continuamente ridislocate a livelli sempre
più
alti, cioè sempre più collettivi e antagonisti",
in modo da
determinare l'agire politico in base al livello della trasformazione
sociale.
L'inchiesta rappresenta lo strumento tramite il quale il Laboratorio
dei saperi sociali indaga, in cooperazione con i soggetti sociali,
sulle reali dinamiche di sfruttamento. Un'indagine che va poi veicolata
e sfruttata nei corsi autogestiti, seminari, assemblee pubbliche,
feste ecc..
Questi emergono all'interno dell'università ufficiale riformulando
una
scala mobile dei ruoli in cui ognuno ha ricchezza e conoscenze da
apportare nell'opera di sovversione della cultura dominante.
Il valore aggiunto sarà rappresentato dallo sviluppo di nuove
forme di
ricerca collettiva che veda studenti, docenti, ricercatori sviluppare
inchieste insieme ai soggetti sociali analizzati riconfigurando
i ruoli
che il sapere impone allo studio delle fenomenologie sociali. Ciò
significa ad esempio studi sviluppati sulla condizione degli immigrati
accanto agli immigrati stessi al fine di comprendere realmente quali
sono le dinamiche che li investono e quali le forme di resistenza
che
essi stessi mettono in atto come sintesi di un processo dialettico.
E' necessario invertire i processi di formazione e comunicazione
delle
idee, mettendoli direttamente nelle mani della moltitudine di soggetti
e trasformando questi ultimi da cavie di un laboratorio di cultura
omologante che ne configura le opinioni, i gusti ecc.. a soggetti
padroni della propria potenzialità rivoluzionaria.
La rete dei laboratori dei saperi sociali: da molti a molti
I movimenti che da Seattle in poi hanno fatto dei controvertici
il loro
cavallo di battaglia contro la globalizzazione neo liberista hanno
introdotto un nuovo paradigma organizzativo nelle realtà
di movimento:
la rete.
La rete "è lo strumento di lotta che non procede più
attraverso
soggetti organizzati gerarchicamente o attratti nell'area
gravitazionale di un polo ( sia esso sindacato o partito). La rete
è
aperta, connettibile in tutte le sue dimensioni, smontabile,
reversibile, suscettibile di continue modificazioni. Territoriale
per
definizione è a molteplici entrate, la struttura è
assente, resistenza
continua, sperimentazione del reale sulla realtà."
La destrutturazione e la conseguente riconfigurazione dell'istituzione
universitaria creano nuove figure del sapere non racchiuse
esclusivamente entro le mura universitarie. Possiamo affermare che
oggi
queste mura non esistono più, che il sapere le ha attraversate
per
servire in ogni suo ambito la disciplina aziendale della società
contemporanea. Le forme di opposizione alla mercificazione del sapere
devono aprire il sapere alla società e alla moltitudine dei
soggetti e
delle istanze che si ricompongono attraverso la rete.
In questo senso è necessario liberare le relazioni antagoniste
da
aprioristiche visioni del mondo che ingesserebbero ogni possibile
analisi. La rete dà voce alle molteplici sperimentazioni,
ne favorisce
lo sviluppo nell'unicità delle analisi e dei comportamenti.
La rete si
basa su un sistema multidirezionale che rende obsoleta la forma
di
relazione verticale privilegiando l'interazione tra i "nodi".
In questa
prospettiva l'interscambio di analisi, inchieste, collaborazioni,
ecc..
tra i laboratori sarà assicurato dal meccanismo di rete.
Essendo il laboratorio, un nuovo comportamento culturale, una pratica
di attraversamento della frontiera in cui la moltitudine sperimenta
identità, coscienza e pratiche di resistenza all'avanzare
del capitale,
esso non ha praticamente ragion d'essere senza la rete.
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