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02 gennaio 2003
Questo è un doc riguardo al primo periodo di conricerca
intorno all'Università D'Annunzio Chieti-Pescara.
Rimandiamo al primo doc per le motivazioni e la descrizione del
contesto in cui operare
risultante da una prima inchiestina su dati, documenti e letteratura
sulla questione
(x ki non lo ha: oreste33@libero.it e ralphmaur@yahoo.it)
Pensiamo che faccia parte del percorso di con ricerca ogni tanto
cercare di fare il punto della situazione in modalità più
riflessiva. Fa parte anche del ritmo vitale, anche se cercano di
toglierci e inaridire questi momenti.
Questo è un doc che non scende nella minuzia di particolari
dei vari aspetti delle questioni, che comunque consideriamo un patrimonio
importante che abbiamo acquisito per proseguire il cammino.
Lo scopo principale immediato di questo secondo doc è la
socializzazione della conoscenza del percorso fin qui compiuto sempre
nello spirito di fondo della "con"ricerca, cioè
lo spirito della condivisione.
Il suo scopo più importante è il contributo che può
dare alla crescita del conflitto per la
costruzione di un'altra Università possibile, con tutto quel
che ciò comporta per i nostri bisogni.
Quando e se questo conflitto si svilupperà a partire dai
primi vagiti già percepiti in questa breve fase, varrà
la pena sviluppare di più questo doc, perché vorrà
dire che vale veramente la pena
continuare questo percorso, come abbiamo finora percepito
Per questo pensiamo che oltre alla conoscenza e alla condivisione,
perché queste non siano passive, il che non ci serve, si
sviluppi dibattito su questo doc e che a partire da ciò si
prosegua il cammino della con ricerca.
Il ragionamento, la discussione, lo scaturire di proposte, rifuggendo
da astrazioni isolate dalla concretezza, ansie presenzialiste, stereotipi,
appartenenze paralizzanti e da paure di sperimentare ci sembrano
risultati importanti della con ricerca.
In questo periodo non ci siamo rinchiusi come eremiti a pensare
e discutere, estraniandoci da tutto il resto.
L'abbiamo anche scritto nel primo doc, non pensiamo ad un "ambito
chiuso"e non valutiamo positivamente la separazione fra il
pensare ed il fare.
Abbiamo sempre cercato, con tutti i nostri limiti, di intrecciare
con la proposta ed i contenuti della con-ricerca quegli appuntamenti
di movimento che sono ormai intrecciati con la nostra vita.
Valutiamo positivamente, sotto molti punti di vista il confronto
specifico sulla con ricerca che abbiamo avviato con altre realtà
italiane.
(anche su questo per chi non ha materiale valgono gli indirizzi
mail di prima)
Lo valutiamo positivamente perché è un confronto che
arricchisce reciprocamente.
Ma anche perché permette ai nostri compagni che vivono una
realtà "provinciale" (torneremo su questo punto)
di crescere, di superare più facilmente un senso di sconforto
ed isolamento che fa parte dei "rischi" del nostro territorio.
Non ci pare poco per nemmeno 2 mesi di attività non tradizionale
per i canoni della militanza soliti.
Al di fuori di ogni autocelebrazione, qui segnaliamo i problemi,
le ambivalenze, le contraddizioni, le tendenze che fanno da contesto
al conflitto possibile e i segnali di questo conflitto.
Oggi si parla dell'Impero come MATRIX, si inizia ad evocare il
"secondo ciclo di lotte globali" (vedi in particolare
le riviste GLOBAL e POSSE, che consigliamo caldamente insieme
all'ultimo numero di DeriveApprodi).
Si vuole cioè sottolineare l'esigenza vitale di consolidare
e dunque e nello stesso tempo espandere il movimento, andare oltre
il simbolico, radicare il conflitto e passare all'autogestione.
Noi avevamo discusso all'inizio del nostro cammino proprio questi
assunti, addirittura gli stessi riferimenti filmici e ci fa piacere
questa sintonia globale, la consideriamo un frutto positivo del
metodo della conricerca
Benvenuti nel deserto del reale
Università Matrix.
Nella stragrande maggioranza dei casi l'operaio sociale è
per lo più inconsapevole del suo ruolo e delle sue potenzialità
mentre attraversa l'esperienza universitaria alla D'Annunzio.
Perché questo ? Per mancanza di spirito critico che non viene
dalla formazione precedente
e diffusa per la maggior parte nel presente:
famiglia, scuola, mass-media,
né tantomeno, ovviamente, l'Università, tranne eccezioni,
dà strumenti per la formazione di spirito critico, anzi
A ciò si aggiunge lo specifico di un ambiente "provinciale",
con le caratteristiche che
"provinciale" può avere in questo contesto di globalizzazione:
cioè artificialità, ruolo di mediazione e di funzionalizzazione
fin quanto possibile rispetto ai flussi della globalizzazione.
Stiamo parlando di un bacino di iscritti di 21.000 persone circa
e di un territorio con tradizioni e sedimentazioni di lotte locali
di secondo piano.
Non stiamo parlando di un megateneo metropolitano, dove magari
già esiste una potenzialità e in alcuni casi una concretezza
di pratica critica permessa da una massa d'urto iniziale più
forte quantitativamente e dunque "qualitativamente"
.
Ciò emerge dalla prima decina di registrazioni effettuate
con le persone e nelle modalità
già indicate nel primo doc.
Sono state registrazioni molto "in profondità",
proprio perché in questa fase ritenevamo importante capire
quale era in generale la percezione ed il vissuto dei rapporti alla
D'annunzio e iniziare ad interagire con essi.
Avvertire disagio
Inconsapevole sì, ma l'operaio sociale avverte vuoto e disagio
nell'esperienza universitaria nella stragrande maggioranza dei casi.
Tranne poche e circostritte fasce di studenti, per lo più
di estrazione sociale medio-alta, e ambiti particolari all'interno
di alcune facoltà, il mito del successo, del rampantismo
tramite università, non ha attualmente vita facile.
Già inizialmente le motivazioni che spingono ad iscriversi
all'Università sono quelle
del "parcheggio" in attesa di una qualche occupazione
futura che permetta di "svoltare" in termini di autonomia
e sostenibilità, non tanto di successo.
Margini di autonomia e sostenibilità sono ritenuti più
possibili con il "pezzo di carta" che senza, ma pronti
comunque, in molti casi, ad abbandonare o scalare di importanza
l'Università al presentarsi dell'"occasione buona".
Per pagare il "parcheggio" e/o per "mettere benzina",
una volta pagatolo, intanto il presente è quello dei "lavoretti"
assai diffusi (quasi la metà degli studenti)
I vari lavori precari e "al nero" non essendo "visibili"
non danno la possibilità di ottenere riduzione di tasse,
come sarebbe previsto per chi lavora.
Esiste poi una fascia minore di studenti, fra cui i "compagni",
che si iscrive all'Università soprattutto nella speranza
di un arricchimento culturale e di un possibilità di coltivare
passioni ed inclinazioni.
Le varie tinte di motivazioni possono combinarsi in vari gradi
Quel che qui più importa è la verifica di un'"aura
negativa" per i miti rampanti che anche i nomi fantasiosi e
"alla moda" dei corsi di laurea che proliferano in base
alla riforma, in lotta fra loro per accaparrarsi iscritti, vorrebbero
alimentare.
E se il mito del rampantismo magari funziona un po' per chi si iscrive,
man mano può svanire nella concretezza del vissuto universitario
e nel contatto con gli iscritti di più lunga data e con coloro
che si laureano.
Comunque sia, vige una gran confusione sul funzionamento dell'Università,
sulle prospettive post-universitarie e per la maggior parte si vive
il "giorno per giorno".
La socializzazione
Non c'è obbligo di frequenza, solo in pochissimi casi vengono
prese le firme.
La frequenza delle lezioni è legata alle motivazioni dell'iscrizione.
Quindi, nella maggior parte dei casi, si frequenta se è possibile
(rispetto ad impegni di lavoro) e se "conviene", perché
"ci si fa vedere" e perché frequentando è
più facile superare l'esame.
Per chi lavora la frequenza è impossibile, specialmente
con il nuovo ordinamento.
Chi si iscrive al nuovo ordinamento, inizialmente tende a seguire
tutto, ma con l'andare del tempo capisce da solo, visto che non
c'è una qualche punto di riferimento che dia le "dritte",
cosa "serve" e cosa no.
I compagni tendono a frequentare solo ciò che gli interessa,
se in qualche modo ciò è stimolante e "gli apre
la mente".
E di fronte alla pochezza dell'Università da questo punto
di vista, per lo più cercano di sperimentare "percorsi
propri", esterni (torneremo su questo punto alla fine di questo
doc, sul "che fare")
Lo spazio temporale fra una lezione ed un'altra rimane lo striminzito
momento "possibile"
per allacciare rapporti in quell'ambito in gran parte dei casi.
La socializzazione, già difficile di per sé in questo
contesto, non è assolutamente favorita dalla struttura dello
spazio universitario soprattutto nella sede di Pescara.
Segnaliamo a Chieti l'esperienza di Geologia. In questa facoltà
è ancora sensibile la presenza di attività dell'associazione
di sinistra 360 °. E' un ambiente più favorevole, sono
stati creati degli spazi, per quanto limitati di socializzazione,
c'è più maturità e sensibilità. Ciò
dimostra che se in qualche modo si ha a cuore la socializzazione
e la si incentiva, è possibile iniziare a cambiare certi
meccanismi.
I fuori sede
Il peso complessivo dei fuori sede è di circa il 30% sul
totale degli iscritti, è concentrato in alcune facoltà,
come è facile percepire frequentandole, rispetto alle quali
stiamo raccogliendo dati più precisi.
La provenienza prevalente è dal basso Abruzzo, dal Molise
e dal Nord della Puglia. Inoltre segnaliamo una presenza di circa
400 greci, quasi tutti iscritti a Medicina.
Rapporto con la città:
per chi viene da queste zone Pescara può presentare una qualche
limitatissima possibilità di allagamento dei propri orizzonti,
mentre Chieti costituisce una vera e propria "tomba".
Per chi non ha un mezzo proprio a Chieti, cioè quasi tutti,
la giornata trascorre vagando tra la frequentazione dell'Università
con le poco stimolate possibilità di arricchimento e socializzazione
già viste e serate problematiche da riempire.
La mancanza della casa dello studente si fa sentire e L'Università
dopo le promesse non mantenute su questo punto, si appresta ad annunciare
operazioni al momento assai ambigue, che risulteranno più
chiare fra qualche settimana.
Gli affitti non sono ai livelli astronomici delle metropoli, (e
ci mancherebbe in questo contesto
), ma continuano a salire:
in genere sono fra i 150 e i 200 euro, ma si arriva a pagare un
posto singolo 250 euro.
Tutta la pratica degli affitti vive storie di "nero" e
qui, collegata alla vicenda tra un po' probabilmente esplosiva della
casa dello studente, si apre una possibilità forte di intervento
e di conflitto, già a partire semplicemente dal rispetto
delle leggi esistenti.
La riforma
Il bilancio della pratica reale della riforma universitaria finora
è quello di un ulteriore "peggioramento" complessivo
delle potenzialità di arricchimento culturale, di acquisizione
di spirito critico, di rapporto con il territorio.
Questo è un giudizio generale, più o meno articolato,
che passa fra la stragrande maggioranza degli studenti e anche dei
docenti.
In relazione alle motivazioni strumentali prima viste dell'iscrizione
per il "pezzo di carta", il fatto di laurearsi in tre
anni potrebbe sembrare una buona opportunità.
Tutto cambia di fronte alla realtà di programmi limitati
sì, ma continui per la ricorsa ai crediti, di esami che non
sempre fanno i conti con la nuova limitatezza dei programmi, di
mancanza di chiarezza, tra l'altro molte volte in mala fede su crediti/debiti,
di tendenza alla liceizzazione dei corsi, di sostanziale inutilità
di molte lezioni così rigidamente contingentate.
E' presumibile che la percezione negativa della riforma si alimenterà
ancor più dal momento in cui usciranno i primi "nuovi"
laureati.
Non è stato fatto nessun tentativo particolare di "presentazione"
della riforma né da parte dell'Università, né
da parte di associazioni. La Riforma è stata semplicemente
imposta, molte volte anche con l'inganno.
Questo è accaduto non tanto per mancanza di forze o scoraggiamento,
ma proprio perché
c'è molta confusione sia sul significato di questa riforma,
sia sul suo funzionamento tecnico.
A livello amministrativo burocratico vige il caos e l'incertezza
riguardo a compatibilità tra vecchio e nuovo ordinamento,
attivazione di corsi di laurea, ecc
Inoltre la mancanza di una discussione, di un confronto pubblico
e di informazione non pilotata favorisce manovre interessate di
basso cabotaggio, come ad esempio quella di far credere
come obbligatorio l'utilizzo per determinati corsi di una quantità
di crediti in realtà liberi.
Quindi su questo punto è aperto un campo di intervento assai
ampio, che
non può però ripetere vecchi stereotipi per la sua
efficacia, perchè deve fare i conti con soggettività,
meccanismi e ritmi diversi anche dal recente passato.
Con la nuova generazione di studenti che arriva non possono funzionare
i silenzi o i lamenti dei compagni delusi più anziani che
"smobilitano", non possono funzionare le assemblee fiume,
stancanti, ghettizzanti, inconcludenti e difficilmente conciliabili
con i ritmi della riforma.
Nelle registrazioni, quando si è affrontato questo punto
la posizione che per lo più è emersa è stata
quella di dire: questa riforma c'è, cerchiamo di allargarne
la percezione critica con strumenti non tradizionali, ma anzi usando
i suoi stessi meccanismi, man mano sovradeterminandoli.
In questo senso sarebbero da "costruire" iniziative e
progetti e conflitto a loro adeguato sulla socializzazione, sull'informazione,
sui crediti, sull'orientamento, sulla didattica, sui finanziamenti.
E su questi punti esistono già proposte e/o esperienze concrete
sia a Chieti, sia in giro per l'Italia.
Didattica e docenti
Nella generalità dei casi le lezioni all'Università
non coinvolgono e non danno molto di più rispetto alla semplice
lettura di un testo. Da questo punto di vista si capisce che la
didattica "on line" non sarebbe molto diversa.
Inoltre in molti casi si fanno passare come "naturali"
determinate impostazioni che sono fortemente ideologiche: vedi ad
es. neoliberismo ad economia o impronte molto cattoliche a Lettere
e Filosofia, oppure nelle cosiddette "facoltà scientifiche"
si penalizzano materie che puntano alla "prevenzione"
perché poco "convenienti" rispetto al selvaggio
modello di sviluppo neoliberista.
Le eccezioni, cioè docenti effettivamente preparati e che
cercano di interessare, coinvolgere e addirittura stimolare discussione,
si notano molto ed in genere riscuotono un qualche successo.
Questo ci indica due cose:
-che, al di là delle motivazioni per cui si frequenta, esistono
spazi possibili per la critica e la partecipazione, che sicuramente
danno dei frutti e che quindi per questo andrebbero allargati
-che ci sono docenti potenzialmente coinvolgibili a vari livelli
e con varia intensità in percorsi di movimento
Su questo la nostra discussione si sviluppa, a partire dall'utilizzo
dei varchi che si possono strappare alla riforma attuale, sostanzialmente
per stravolgerla man mano.
Si segnalano le esperienze di conflitto e di contrattazione della
didattica a geologia a Chieti e
la proposta di "dipartimento interfacoltà sulla pace"
che potremmo meglio esaminare.
Studio e messa al lavoro
Una grossa difficoltà per lo studio è rappresentata
dal costo dei libri di testo.
Questo è un prolema molto sentito aggravato dalle recenti
norme che limitano fortemente il diritto alla copia e che si traducono
in periodici blitz della finanza nelle copisterie. Ogni volta la
quantità del materiale sequestrato ci conferma qual è
l'entità del problema.
Qui le possibilità di intervento anche intrecciabili hanno
un raggio ampio : dalla disobbedienza massiccia organizzata all'apprestare
servizi "legali" di copia all'interno dell'Università
a prezzo bassissimo.
Riguardo alle biblioteche si segnala un problema eclatante per Farmacia
e le facoltà vicine a Chieti: con 65 posti per 2500 studenti
circa. In generale nelle biblioteche non si trovano i testi più
recenti e importanti, perché questi vengono "blindati"
all'interno dei dipartimenti con le motivazioni più fantasiose
possibili. Non ci vorrebbe molto ad incidere su questo punto. Come
non ci vorrebbe molto ad incidere sulla pratica dei docenti di inserire
dei loro libri di testo per l'esame.
Diciamo che non ci vorrebbe molto perché ad esempio le pratiche
di firme del docente sui testi per l'esame, sia pure provate, sono
rientrate ad un minimo accenno di denuncia pubblica.
Riguardo a lavori e lavoretti abbiamo già accennato. Di cosa
si tratta ?: ripetizioni, cameriere, baby sitter, distribuzione
elenchi, volantinaggio e via cantando, con una gamma che si amplia
man mano che proliferano agenzie di lavoro interinale nell'area
metropolitana.
E questo è solo un aspetto della messa al lavoro della moltitudine.
Comunque la percezione dell'uso a fini di lucro di tesine e tesi
svolte dagli studenti è generalizzata.
Su questo punto la nostra conoscenza ed eventualmente intervento
(possibile ad esempio la denuncia tramite dazebao e il riconoscimento
della prestazione conto terzi ) deve svilupparsi ed arricchirsi.
Segnaliamo a Geologia: il lavoro monopolizzato da alcuni dipartimenti
tramite collegamenti con enti istituzionali.Oppure sempre a Geologia
e ad Architettura segnaliamo lo svolgimento di tesi su lavori commissionati
dall'esterno, solo a volte con un rimborso, ma che comunque produce
profitti di 30 volte superiori. Inoltre a Farmacia segnaliamo i
rapporti con le case farmaceutiche per testare ed autorizzare farmaci.
Europa
C'è un generale atteggiamento positivo verso programmi universitari
a livello europeo (es: socrates, erasmus)
per quello che se
ne sa.
Il problema è appunto "per quello che se ne sa",
cioè racconti "casuali" di coloro che si sono avventurati
in questa esperienza.
Cioè il problema è (ancora una volta) la mancanza
di informazione e l'omicidio di qualsiasi spirito di iniziativa.
A livello "istintuale" c'è interesse da parte di
coloro con cui abbiamo discusso e a loro dire da parte degli altri
studenti, a un'apertura, una conoscenza, un confronto con altre
esperienze europee.
Ci sembra che un livello non diciamo "critico", ma elementare
di formazione dovrebbe alimentare e favorire questa inclinazione
e invece non è così. L'intreccio tra aspirazioni efficientiste
e aziendaliste della riforma e la realtà burocratico-feudale
dell'Università produce un altro dei suoi
aborti alla D'Annunzio.
Allora "noi" cosa facciamo, una volta capito che l'interesse
su questa cosa esiste e va "solo" coltivato ? Ne stiamo
discutendo. Anche qui l'intervento può spaziare dal pretendere
la gestione diretta di questi programmi, al tentativo di utilizzo
di finanziamenti europei previsti per associazioni studentesche
di "accompagnamento" a tali programmi.
In questo caso il contatto con altre realtà studentesche
europee è basilare e al Forum sociale Europeo di Firenze
abbiamo tentato di porre qualche seme che cercheremo di far germogliare.
Stiamo anche ragionando sul fatto che già quest'attività
di conricerca potrebbe costituire la base di un progetto a livello
europeo finanziabile
Servizi
>>Mensa: a Pescara scomodità della locazione, prezzi
troppo elevati per chi non ha tesserini, igiene trascurato; A Chieti:
più frequentata anche per la locazione più vicina
all'università, prezzi troppo elevati per chi non ha tesserino,
igiene trascurato, qualità del cibo con problemi per chi
ne fa uso continuo.
>>Trasporti: problema di inesistenza di agevolazioni particolari
per gli studenti, tempi biblici per il percorso Pescara-Chieti che
incentivano l'uso della macchina per chi ce l'ha, servizi notturni
inesistenti.
>>aule informatica: servizio delegato a e monopolizzato da
CL. Arbitrarietà nella gestione orari un tempo eccessiva,
ora moderata in seguito a varie forme di proteste e lamentele, ma
sempre presente
e possibile.
>>segreterie: il solito "chaiers de doleance", pensiamo
comune a molte realtà italiane, fatto di lentezze, notizie
false o contraddittorie, errori, mancanza di umanità
>>orientamento:
-pre-università: pensato più come marketing e pubblicità
che come reale informazione, grande "spreco" di soldi
per questo;
-post-università: completamente inesistente.
>>borse di studio: c'è un sensibile restringimento,
che genera incazzatura
>>tasse: magari non a livelli di megatenei, ma considerando
l'assenza quasi totale o il malfunzionamento dei servizi sono comunque
alte, i recenti aumenti proposti sono sotto il giudizio del TAR
Associazioni
All'interno della D'Annunzio ci sono 3 raggruppamenti: CL, la destra:
Azione Universitaria, un'associazione di sinistra: 360 gradi.
Su 21.000 iscritti le persone che si recano a votare i rappresentanti
studenteschi sono circa 1900, cioè nemmeno il 10 %
E' evidente che esiste un problema di democrazia rappresentativa,
che ha molto in comune,
per il contesto in cui si sviluppa, con la crisi più generale
di questa forma di democrazia: mancanza o distorsione delle informazioni,
mancanza e disincentivi alla partecipazione, cloroformizzazione
dei cervelli, selezione di classe, ecc
CL, tramite una sua cooperativa, controlla il servizio esternalizzato
di uscerato, un giro di 2 miliardi annui di vecchie lire, con un
bando di gara che non viene mai ripetuto, perché, come a
sancire un tacito patto di spartizione in altre sfere, nessun altro
si presenta a concorrere.
Segnaliamo inoltre le difficoltà dell'associazione di sinistra
360° nel trovare un legame tra presenza istituzionale all'Università
e attività di informazione e movimento fra gli studenti.
Questo accadrebbe per mancanza di militanti
Questo gli studenti lo avvertono più o meno direttamente
giudicando "evanescente" quest'associazione.
Questo non accade ad es. a geologia, dove questo legame esiste,
per una serie di circostanze riproducibili.
Segnaliamo come spia inquietante del grado di involuzione possibile
in un contesto abbandonato dai "compagni", la comparsa
di iniziative e di pubblicazioni di stampo decisamente nazista e
razzista da parte di Azione Universitaria.
Azione Universitaria organizza anche feste all'Università
a Chieti, interpretando uno tra i bisogni più forti che ci
è saltato agli occhi, cioè quello della socializzazione
Segnaliamo infine, per sottolineare una sensibilità dell'importanza
del contesto universitario che a noi forse manca, l'intervento diretto
delle alte sfere di AN nella designazione degli studenti candidati
ed il loro appoggio massiccio alle campagne elettorali universitarie.
Pillola blu o pillola rossa ? (sul che fare)
In questa situazione e a questo punto non possiamo porci in termini
ambiziosi la questione del che fare che porta con sé quella
dell'organizzazione, né tantomeno mai potremo porcela nei
termini tradizionali.
Possiamo però, con spirito sperimentale com'è stato
finora, ragionare su dei passaggi di organizzazione a partire da
ciò che c'è.
Un passaggio necessario, di cui questo doc fa parte, ci sembra
quello della crescita ulteriore di consapevolezza, già stimolata,
anzi in qualche modo "provocata" finora, di coloro che
sono entrati e man mano entrano in questo percorso della con ricerca.
Come vedremo in seguito, il ragionamento e la discussione non
viaggiano e non possono viaggiare separati dal fare, perché
siano effettivamente fecondi
Comunque finora abbiamo cercato di evitare la fretta del presenzialismo,
che, se non c'è socializzazione della conoscenza e della
consapevolezza, può rivelarsi sterile e anzi controproducente.
Anni di deserto di pratica antagonista seria e non ghettizzata
all'interno della D'Annunzio non possono essere risolti con un colpo
di bacchetta magica o con colpi di teatro, soprattutto se questi
non fanno parte di un ragionamento condiviso e consapevole sul reale
e sul possibile.
Abbiamo già accennato all'atteggiamento diffuso fra i "compagni",
sostanzialmente di fuga, di ricerca di percorsi propri di arricchimento
materiale ed immateriale al di fuori dell'Università.
Questo è comprensibile, ma abbandonare completamente o quasi
l'Università, contribuendo così al suo progressivo
peggioramento, oggettivamente implica l'abbandono di un potenziale
che per quantità di fondi, di possibilità, di potenzialità
di relazioni sarebbe utile anche per i propri percorsi autonomi,
nel senso di contribuire a renderli meno "precari" e difficili.
Spazi e reddito !!!!: rivendicazioni sacrosante che possono, (anzi
in realtà conviene), svilupparsi anche e forse soprattutto
dentro l'Università, con tutte le ricadute sul territorio
che ciò può comportare.
Molte volte nelle nostre discussioni fra "compagni"
è venuto fuori il problema dell'interazione con altri studenti,
definiti in vario modo: i "fighetti", i qualunquisti,
ecc
A loro volta "gli altri" tendono poi a riflettere altri
stereotipi nei confronti dei "compagni".
In realtà nel discutere poi emerge che, al di là degli
stereotipi, c'è la presenza di una gran confusione, disagio,
incertezza, mancanza di informazione e di ragionamento che è
"comune" per
la maggior parte delle persone.
Ma quali input "gli altri" hanno avuto o dovrebbero avere
per una consapevolezza critica
che "si presume" "i compagni" abbiano ?
Discutendo con i "compagni" viene fuori che il loro input
più importante per questa consapevolezza è stata inizialmente
l'educazione familiare, che poi ha stimolato determinati percorsi
esistenziali.
Ma se questo input non c'è o comunque tende sempre meno a
funzionare di fronte alla pervasività di un altro input progressivamente
molto più potente che è quello dei mass-media,
della comunicazione nel senso più ampio, con le sue caratteristiche
inquietanti,
che succede ? e che si fa ?
Succede di solito che l'altro grande input che è quello del
sistema formativo non fornisce di per sé, tranne eccezioni
significative, spirito critico, anzi funziona per distruggerlo.
C'è da riflettere anche sul fatto che il personale docente
delle superiori proviene dall'Università in un meccanismo
autoalimentatesi.
Che cosa si fa ? Certo si può piangere, si può rimanere
passivi nella propria "purezza", si può solo denunciare
la cattiveria o il non rispetto delle "regole", si possono
ripetere i triti riti della vecchia propaganda.
Questo a noi non interessa o non ci sembra sufficiente ed efficace.
Quindi si fa (o almeno si è visto che sarebbe il caso di
fare) in modo di penetrare i media, divenire media, costruire media
e su questo la "lezione" in progress del movimento dei
movimenti
è preziosissima.
E sarebbe anche il caso di fare in modo di penetrare il sistema
formativo, divenire sistema formativo e costruire formazione.
E le due cose presumibilmente funzionano anche meglio se si combinano
(detto per inciso esiste Radio Città a Pescara e GLOBAL TV
non è più solo un sogno, pur con tutti i problemi
e le difficoltà di percorso)
Matrix vive molto di illusione, di immagine, di paure indotte. Non
è impossibile scalfire questa facciata, specie se non se
l'aspettano.
Su questo possiamo parlare in base al "fare", cioè
in questo caso in base all'azione di disobbedienza nel corso delle
giornate dell'orientamento alla D'Annunzio, pensata e costruita
negli slogan, nel linguaggio e nell'impatto, all'interno di questo
percorso di con-ricerca, che a sua volta si sente parte del "movimento
dei movimenti".
(a chi manca documentazione sulla cronaca e sul significato di questa
azione può andare su www.pescarafree.org e darsi una letta
a "Università fabbrica di Robot)
La prossima puntata sarà probabilmente la contestazione all'inaugurazione
dell'anno accademico, in seguito sempre alle discussioni che abbiamo
man mano registrato, e ai contenuti rilevati e da arricchire su
sprechi, casa dello studente, biblioteca a Chieti.
Ma, come detto, non ci interessa solo rompere le scatole, ed abbiamo
visto che non è difficile farlo, anche da subito, ma costruire
consenso, uscire dal ghetto e contaminare l'Università usando
i suoi stessi meccanismi, sovradeterminandoli.
O meglio pensiamo che l'una cosa senza l'altra oggi non può
funzionare.
Il conflitto senza consenso e senza la costruzione del possibile
a partire dal reale concreto e quotidiano appare ridicola, non credibile
di fronte a Matrix, che è anche narcotizzante, seducente,
divertente e tende a non lasciare spazi al suo esterno.
Sempre per usare la metafora filmica di Matrix in realtà
non basta nemmeno "la consapevolezza". Ad un certo punto
del film uno dei personaggi maledice il momento in cui ha ingerito
la "pillola rossa", quella appunto che gli forniva la
consapevolezza.
Alla fine, pur sapendo come stanno le cose, preferisce tornare al
suo stato precedente perché non regge i sacrifici, la routine
di un'attività di resistenza.
Essere consapevole non basta a dargli forza per cambiare le cose
e inoltre per questo, crea anche problemi seri ai suoi compagni.
In base a quale meccanismo miracoloso venuto non si sa come e da
dove uno studente "fighetto" o qualunquista o "normale"
dovrebbe/potrebbe partecipare ad una qualche iniziativa o assemblea
proposta da qualche collettivo piovuto non si sa bene da dove ?
Certo c'è stato e c'è il movimento, che ha svegliato
o risvegliato sensibilità e curiosità, che può
fungere da catalizzatore del disagio diffuso che c'è.
Noi stessi pensiamo ora molto più possibile questo percorso
di con ricerca in un contesto di movimento e vi troviamo anche linfa
vitale di elaborazione e linguaggio
Quindi è probabile che "qualcuno in più"
partecipi a queste iniziative.
Ma i filtri e la materialità e immaterialità degli
altri input di cui abbiamo parlato, sia pure scalfiti, continuano
ad essere forti, alzano il tiro con il principio ordinativo della
guerra permanente globale e si alimentano di tutto il provincialismo
artificiale, asfittico e narcotizzante di una realtà come
la nostra.
Quello studente è molto più probabile che venga
a un seminario o una lezione o altro
perché gli viene riconosciuto come "credito" e,
una volta lì, inizi ad aprire un po' i suoi orizzonti
e magari gli piace pure, se questa situazione è stata preparata
bene dai "compagni" e se mano a mano si generalizza.
Quello studente è molto più probabile (anzi è
certo in base alle testimonianze che abbiamo raccolto) che si avvicini
ad un qualcosa o un qualcuno che gli dia informazioni, vere e proprie
dritte in mezzo al caos (in gran parte voluto ed indotto) con molti
aspetti kafkiani dell'Università.
E magari a partire da lì, da un problema concreto, da una
impostazione "sindacale" dell'approccio, si inizia ad
essere punto di riferimento, a essere riconosciuti al di fuori di
stereotipi e si può iniziare a contaminare e ad allargare
gli orizzonti dell'approccio sindacale iniziale che non ci può
soddisfare se viaggia separato dal resto.
Sono solo esempi, ma il ragionamento si potrebbe allargare su altri
aspetti e lo stiamo facendo
Parte integrante di questo percorso di movimento è la conoscenza
dei meccanismi amministrativi e delle decisioni degli organi decisionali
dell'Ateneo e delle singole facoltà e corsi di laurea. In
particolare abbiamo individuato la crucialità dei centri
spesa dei dipartimenti e
delle decisioni sulla didattica.
Anche per questa conoscenza sono pensabili ed attuabili forme seminariali
con riconoscimento di crediti.
Lo diciamo al di fuori di ogni illusione di "democraticità"
di questi meccanismi e di questi organi, al di fuori di ogni considerazione
sulla "rappresentanza" degli studenti o di altre componenti.
Molto più "semplicemente" e da militanti lo diciamo
e lo vogliamo per avere informazioni, per conoscere, denunciare,
per intrecciare una eventuale presenza nelle istituzioni con la
mobilitazione e la "costruzione", senza le quali risulta
mera testimonianza o strumento di assai limitata efficacia.
Ma come fanno i "compagni", pur avendo acquisito piena
consapevolezza del contesto, dell'importanza dell'agire all'Università,
il che tra l'altro è un abbozzo ancora non compiuto, a trovare
tempo e possibilità per costruire questi percorsi ?
Pensiamo che dentro Matrix, che tende a lasciare nessuno spazio
al suo esterno, il "martirio" sia assai poco proponibile
e anche di dubbia efficacia come pratica antagonista
"Martirio", certo, è un termine grosso, ma sta
comunque ad indicare una modalità di intervento militante
che non è ritenuto praticabile dalle persone con cui abbiamo
effettuato le registrazioni. Questo è un dato di fatto.
Tutti ad esempio hanno riconosciuto come assai importante e sicuramente
efficace apprestare servizi di informazione per gli studenti. Alcuni
hanno anche già fatto questa esperienza con buoni risultati,
ma poi si sono fermati.
Insomma nessuno si vuole assumere questa "responsabilità",
nessuno vuol fare "il martire", non è ritenuto
compatibile con i propri problemi e le proprie esigenze un'impegno
costante di questo tipo.
Riprendiamo a questo proposito alcuni estratti dal mensile GLOBAL,
n° 0, sezione Panopticon in cui Matrix, pur seducente è
visto come martirio: "il tentativo di una drastica riduzione
della complessità del singolo,
una rinuncia ad altro
perché il corpo è messo in gioco come forza produttiva
e simultaneamente ipersollecitato nella sfera del consumo pagante
E l'altro martirio, quello dei kamikaze, e più in generale
quello per una qualche "causa", ne è il volto speculare.
Conservare se stessi, che si tratti della propria semplice vita
o delle più ampie prerogative della soggettività,
costituisce sempre e comunque una sfida contro il potere"
Pensiamo inoltre che le figure "carismatiche", in quanto
tali, non è detto che spuntino fuori.
E allora ? Allora associazione, cooperativa, progetti, finanziamenti.
Insomma iniziamo a fare i conti con tante proposte che cominciano
ad affollare i nostri ragionamenti e con cui iniziamo a confrontarci
con altri soggetti e situazioni.
Questi non sono sogni, farneticazioni visionarie di chi non conosce
la realtà universitaria.
Né si tratta di nascondersi la necessità di impegno,
di fantasia, di intreccio di relazioni da costruire che ciò
comporta.
Esistono esempi, da allargare e arricchire, nella stessa Chieti,
in particolare a Geologia, che non è certo popolata da marziani,
o in giro per l'Italia.
Certo chi deve o vuole andarsene, va. Va ad incontrare i problemi
di passività e precarietà altrove.
Chi deve o decide di rimanere sarebbe bene che inizi a costruire
percorsi possibili e credibili di rivendicazione di spazi, agibilità,
reddito, affermazione della propria intelligenza
Si parte da un contesto, come quello universitario, che appare ostico
per tutto queste cose (fa parte del gioco di Matrix), ma che in
realtà presenta caratteristiche oggettive e soggettive molto
più importanti, decisive e anche favorevoli di altri ambiti.
Se non altro conviene provarci, certo sempre meglio che fare il
cameriere o similaria
.
Su questo fatto del "conviene" provarci, man mano durante
le registrazioni sono venute fuori delle specificazioni. Conviene
provarci per i molteplici legami che l'Università ha o potrebbe
avere con l'esterno; per la quantità di persone e fondi che
vi fanno riferimento; per l'avere a che fare con un'elasticità
mentale che è sicuramente maggiore di chi è più
avanti con gli anni, ma è già più" matura"
e "adulta" di quella degli studenti liceali.
Non si tratta di essere dei "missionari", di spirito
sacrificale che non ci interessa e non funziona, ma si tratta di
farsi i "propri" conti, ma di farseli bene, cioè
innanzitutto collettivamente, perché insieme si è
più forti, lo capisce anche un bambino; si tratta di abbandonare
lo scoramento e l'illusione del "tanto io me la cavo",
del preservare una "purezza", che lasciata a sé
stessa in questo mondo non ha lunga vita.
Si tratta di "vivere" !!!
Lab conricerca, Pescara, novembre 2002.
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