Laboratorio dei Saperi Sociali

Scienza Spa - scienziati, tecnici, conflitti

29 novembre 2002

APPUNTI PER LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"Scienza S.p.A. - scienziati, tecnici, conflitti"

Qual è il ruolo della scienza nella società? Può il progresso scientifico sottrarsi al suo divenire tecnologia funzionale al modello di sviluppo capitalistico e prefigurare soluzioni ai disastri da esso causati? Quali sono stati i cambiamenti del mondo scientifico nel passaggio dall'epoca dominata dall'assetto produttivo e sociale denominato fordismo al periodo storico che stiamo vivendo, un periodo indefinibile che non trova altra definizione che quello di postfordismo? Quali sono i modelli di sviluppo compatibili con gli attuali equilibri ambientali e con la dignità umana, e quale sviluppo scientifico?
Attraverso lo strumento dell'indagine diretta, dell'inchiesta, i molteplici autori del libro "Scienza S.p.A. - scienziati, tecnici e conflitti" partono con l'analisi delle trasformazioni avvenute nel mondo della ricerca scientifica, nelle sue strutture, nell'organizzazione del lavoro, nelle prospettive degli stessi ricercatori al momento del passaggio dal fordismo al post: "per descrivere la transizione avvenuta nell'organizzazione della ricerca, occorre analizzarne i nuovi rapporti con il mercato, la ristrutturazione delle comunità scientifiche e la nascita di un'imprenditoria della scienza".
L'obiettivo degli autori del libro, così come di tutti quelli che lo diffondono, è invadere i luoghi del dibattito scientifico (tutti da riconoscere, ridefinire, cartografare) contribuendo a ricostituire forme di partecipazione allargata a chi vive questi luoghi (studenti, ricercatori, tecnici) ed a chi rimane escluso dal dibattito, ma non dalle sue conseguenze.
Il primo passo è trovare gli strumenti comuni per aprire la "scatola nera" dei meccanismi di sviluppo della ricerca scientifica e della sua trasformazione strisciante in "semplice" tecnologia, in un processo di hacking con cui comprendere i meccanismi di funzionamento della produzione scientifico/tecnologica, padroneggiarli ed usarli al meglio per produrre qualcosa di nuovo e maggiormente in sintonia con gli ideali di libertà e liberazione.

"Infine, il passaggio al post-fordismo ridisegna gli spazi pubblici della politica della ricerca. Nel fordismo l'indirizzo scientifico era deciso su scala nazionale e vincolato alle esigenze geopolitiche della Guerra Fredda. Sebbene l'innovazione fosse fuori del controllo democratico dei cittadini, il suo svolgersi avveniva secondo direttive chiare e pubbliche, come l'esigenza di produrre tecnologia nucleare durante la crisi energetica. Le istituzioni preposte alla gestione della ricerca, pur scontando limiti di rappresentanza degli interessi sociali, costituivano uno spazio pubblico dedicato al dibattito politico sulla scienza. Inoltre, la fede nella scienza era comune sia all'ideologia borghese, che chiedeva alla scienza gli aumenti di produttività e la diminuzione del lavoro vivo, che a quella anticapitalista, che attribuiva alla scienza la capacità di superare il lavoro salariato. Nel postfordismo, la committenza della ricerca è affidata ai mercati, e contemporaneamente il carattere progressista assoluto dell'innovazione tecnologica è messo in discussione da più punti di vista. Decadendo i luoghi di dibattito scientifico, il processo d'innovazione appare come una scatola nera, il cui meccanismo interno è inaccessibile ad interessi sociali diversi dal profitto. Con queste premesse, non rimane che accettarne gli sviluppi senza discussione, o rifiutarlo in blocco con spirito spesso reazionario, senza proporre alternative. Nel corso dei prossimi capitoli cercheremo invece di aprire la scatola nera ed esaminarne il contenuto dal punto di vista delle istituzioni, dei soggetti e della politica."

Così vengono analizzati i rapporti fra scienza e società, fra tecnologia e modelli produttivi a partire dalla nascita della Big science e delle sue cattedrali (per l'Europa il CERN), dal passaggio dal ricercatore "artigiano" che controlla tutto il processo di ricerca, quasi in simbiosi con le sue macchine, al ricercatore-massa cosciente solo di poche fasi dell'ipertrofico progetto tecnologico al quale contribuisce:

"l'attività scientifica divenne una catena di montaggio, ciascun individuo o ciascuna équipe erano responsabili di una sola fase del lavoro. I tempi della produzione scientifica venivano scanditi dall'efficienza delle singole sezioni e, ad ogni problema, l'intero processo doveva fermarsi. Ad esempio il CERN di Ginevra non riuscì ad essere competitivo nei suoi primi dieci anni di vita per la mancanza di coordinamento tra settori manageriali che dovevano procurare alcuni strumenti per la sperimentazione, fisici impegnati nell'impiego di macchine sperimentali e ingegneri devoti alla progettazione di tali macchine"

L'introduzione di nuovi macchinari e tecniche di gestione nel processo di produzione, oltre a provocare la trasformazione dell'operaio di mestiere in "operaio-massa", ha mutato la composizione della forza lavoro. Lo sviluppo tecnologico fordista introdusse nella produzione la figura del "tecnico". Proprio i tecnici, forse per il ruolo intermedio fra "operaio-massa" e "ricercatore-massa", furono i primi a riconoscere la trasformazione della scienza in tecnologia come lo strutturarsi di nuovi strumenti di controllo.
Con la fine del paradigma fordista e l'atomizzazione delle strutture socio-economiche che ne costituivano il fondamento, con la cessazione dei meccanismi di welfare e dei finanziamenti statali alla ricerca, lo sviluppo scientifico viene abbandonato alle regole del mercato.
Il ricercatore postfordista deve costruire una fitta rete di relazioni per ottenere i finanziamenti per la ricerca divenendo un po' manager, un po' piazzista. Non potendo più dedicarsi anima e corpo al proprio laboratorio lo deve riempire con giovani ricercatori sottopagati o semplicemente sfruttati: un pò padrone!

"va fatta, d'altro canto, la distinzione tra una forma "forte" e una "debole" della flessibilità. È forte laddove auto-determinazione e gratificazione economica sono alte. Questo tipo di flessibilità è vissuta, ad esempio, dal ricercatore affermato che si assume l'onere e il rischio di cercare i finanziamenti per promuovere una attività esterna all'accademia, finalizzata alla commercializzazione di ricerche scientifiche in campi in cui hanno già dimostrato valore nell'ambiente di ricerca tradizionale. È lo scienziato manager che indossa, sotto al camice da laboratorio, gli abiti del business man. Craig Venter, mr. Celera, ne è la figura simbolo.
Anche nell'istituzione accademica già da tempo le abilità manageriali sono diventate una funzione importante: gestire un gruppo di ricerca, trovare finanziamenti non sono più attività di routine, data la scarsità delle risorse pubbliche. Adesso, a fronte di restrizioni dei finanziamenti pubblici sempre più pesanti, la ricerca dei finanziamenti si trasforma in una vera e propria caccia politico-relazionale. I laboratori la cui attività di ricerca è legata ad applicazioni di potenziale valore commerciale hanno più agio a raccogliere finanziamenti, soprattutto dal mondo dell'impresa privata, trasformandosi così in un ibrido pubblico/privato.
La versione debole della precarietà/flessibilità scientifica riguarda invece quella forza lavoro che perde ogni forma di garanzia e prospettiva del futuro. In questo caso, essa diventa un rischio non calcolato, subito più che cercato, dal quale occorre difendersi con gli strumenti più disparati e nel quale occorre trovare le proprie chances di autonomia. Lo scenario descritto della condizione di un laureato o dottore di ricerca è esemplare in questo senso. Il soggetto qui descritto è un precario sempre in cerca di borse di studio o di ricerca, permanentemente dentro e fuori i laboratori di ricerca, permanentemente in viaggio tra diversi laboratori pubblici e privati collocati in Europa, America o Asia. In una parola potremmo dire che il suo nome è Il Dottor Flessibile."

È così che la struttura socio-economica influenza, fin dalle sue origini, lo sviluppo scientifico. A sua volta, come un cane che si morde la coda, la tecnologia influenza le scelte individuali e collettive agendo sulle modalità di lavoro, sulla trasformazione delle merci e dei consumi, sulle stesse prospettive di vita.
È dei nostri giorni l'apertura di nuovi spazi di critica radicale all'utilizzazione commerciale senza scrupoli delle innovazioni tecnologiche. I timori riguardanti gli effetti del crescente inquinamento elettromagnetico, della riduzione del cibo a prodotto industriale, della brevettazione del vivente, sono cresciuti nella società. La consapevolezza diffusa di essere ormai ridotti a meri consumatori passivi della produzione industriale ha fortemente contribuito alla nascita di quel movimento che da Seattle ha portato un attacco formidabile ai meccanismi di controllo del mercato globale.

Ed è nell'ultimo capitolo di questo libro che l'analisi dello status quo della ricerca lascia il passo all'analisi delle prospettive di cambiamento, degli strumenti a disposizione e dei primi passi da compiere.
Gli autori riconoscono come punto cardine per la gestione sociale delle scelte scientifico-tecnologiche e l'elaborazione di un nuovo modello di sviluppo il meccanismo di:
sottrazione del sapere ? riconoscimento della domanda sociale di sapere ? diffusione dei saperi.
Nelle conclusioni vengono abbozzate le risposte alla domanda "come si fa la sottrazione dei saperi?"

"La sottrazione del sapere si presenta in primo luogo come una forma di resistenza allo sviluppo contemporaneo della scienza e della tecnologia, ma possiede le potenzialità per farsi progetto. La sottrazione come atto di resistenza e come progettualità, assume tre diversi aspetti:
1. l'uso a fini sociali della scienza e della tecnologia;
2. la trasformazione a fini sociali della scienza e della tecnologia;
3. la produzione a fini sociali della scienza e della tecnologia.
Questi aspetti generano livelli conflittuali diversi, mettono in gioco attitudini e competenze diverse, ma allo stesso tempo sono intimamente connessi e devono andare di pari passo."

Viene anche definita una sorta di agenda

· Guardare gli strumenti messi a disposizione dalla scienza e dalla tecnologia: dall'uso dei primi mezzi di stampa per la diffusione delle idee alle moderne forme di comunicazione elettronica.
· Guardare le idee della politica mutuate dal mondo scientifico: dal concetto di organizzazione verticale e lineare alle recenti idee di rete, retroazione e sistema complesso.
· Guardare il potere rafforzato dalla conoscenza scientifica: dagli Stati nuclearizzati alle borse finanziarie.
· Guardare lo sfruttamento del lavoro umano: dalla tecnologia sequenziale della meccanica fordista all'integrazione delle facoltà comunicative negli strumenti del lavoro contemporaneo.
· Guardare le forme del conflitto sociale: dalla chiave inglese che blocca l'ingranaggio della catena di montaggio al netstrike che blocca i flussi di informazione elettronica.
· Guardare i corpi dei soggetti conflittuali: da standardizzati e meccanici a mutanti e mediatici.
· Guardare le nuove richieste di accessibilità al sapere: accessibilità terapeutica, nocopyright, riduzione del gap tecnologico tra paesi sviluppati e non.
Da questi sguardi deve nascere il legame tra ricercatori scientifici, custodi disertori del potere della conoscenza, e il corpo sociale in cerca di libertà, autonomia, dignità. "

Appare evidente da queste parole il ruolo attribuito a chi vive i luoghi del sapere, che deve combattere contro il modello di parcellizzazione delle conoscenze nei luoghi di produzione come industrie e società high-tech, ma anche nelle università e nelle scuole.
I primi obiettivi individuati per concretizzare la critica ai modelli presenti nella società, e dentro noi stessi sono:

· contribuire alla rottura degli steccati (rappresentati principalmente dal meccanismo della brevettazione) che esistono fra diverse discipline ed anche fra singoli progetti di ricerca
· favorire la familiarità con le innovazioni tecnologiche, per sottrarre/sottrarci al ruolo di mero utilizzatore/consumatore
· creare una interrelazione fra i diversi settori della produzione ed utilizzazione delle conoscenze, seguendo il modello della Rete
· attivare i meccanismi di riconoscimento ed intercettazione della domanda sociale di sapere, con strumenti come l'inchiesta

"Per noi l'inchiesta è uno strumento per entrare nel reticolo che lega produzione e innovazione scientifico-tecnologica e mondo dell'impresa (…). L'inchiesta è un modo per coniugare percorsi di crescita individuale e progettualità collettiva, guardare a noi stessi nel mondo della ricerca."


Questi vogliono essere gli spunti per la discussione che verrà…


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