A PROPOSITO DELLA « CONFERENZA DI PARIGI-3

20 gennaio 2007

DALLA CONFERENZA STAMPA
DEL PARTITO COMUNISTA LIBANESE

A PROPOSITO DELLA « CONFERENZA DI PARIGI-3 »

Il Partito Comunista Libanese ha tenuto, mercoledì 10/1/2007, una conferenza stampa in cui il segretario generale del partito ha posto l’accento sui pericoli contenuti nel programma economico che il governo di Fouad Siniora (o ciò che ne rimane) ha preparato per lo svolgimento della « Conferenza di Parigi-3 » e che, di fatto, riprende gli stessi punti e lo stesso contenuto del programma della conferenza che doveva tenersi a Beirut, nel mese di agosto 2006, e che più di 500 000 persone avevano rifiutato in occasione della manifestazione sindacale e popolare del 10 maggio scorso.

(…) Il cosiddetto « Progetto di riforma economica », così come la « Conferenza di Parigi-3 » esprimono, di fatto, il grado di esacerbazione raggiunto dalla crisi che imperversa all’interno del regime politico libanese e che minaccia l’unità del nostro paese e del nostro popolo. In effetti, questa grave crisi interessa tutte le istituzioni del potere politico che hanno perso tutta la legalità di cui disponevano, dalla più alta magistratura fino al parlamento, passando per il governo. Infatti il programma preparato per la conferenza di Parigi e l’appoggio che gli è stato dato da alcuni Stati arabi e non, rappresentano, di fatto, un appoggio ad una delle due parti del conflitto attuale, in questo caso al governo di Fuad Siniora, a discapito di tutte la altre.

Qualche nota preliminare :
1. Le due precedenti conferenze, Parigi-1 et Parigi-2 che si sono tenute in occasione di circostanze regionali e libanesi meno acute di quella che accade oggi, non avevano fatto granché per la salvaguardia della situazione economica in Libano. Al contrario: avevano avuto come sole conseguenze quella di far aumentare il debito pubblico, già importante, e quella di creare nuovi problemi sociali. Nella situazione attuale, dunque, è prevedibile che i risultati saranno ancora peggiori rispetto a tutto ciò che il popolo libanese ha già subito.
2. Il Primo Ministro, Fuad Siniora crede di potersi far gioco del mondo intero, dicendo che il programma economico che ha appena presentato è stato redatto in Libano, mentre tutti sanno che le cosiddette « proposte » che contiene costituiscono dell condizioni imposte, già da molto tempo, dal FMI e dalla Banca Mondiale. D’altronde in questo programma « made in Lebanon », non abbiamo trovato ne’ la funzione economica del Libano, ne’ il suo ruolo previsto nella regione; senza parlare poi dello squilibrio tra i vari settori dell’economia libanese che questo programma contiene. Ecco perché noi diciamo al Primo Ministro: basta così! La maggioranza dei Libanesi non vuole che lei continui ad utilizzare le divergenze esistenti sul piano politico per far passare le ricette che altri popoli, in America Latina e in Africa, hanno già sperimentato e di cui hanno subito le conseguenze nefaste con l’aumento del tasso di povertà.
3. Il governo libanese attuale ha proseguito l’opera dei suoi predecessori, svuotando il « Consiglio sociale ed economico » del suo contenuto, dato che si rifiuta di considerare questo consiglio come il primo attore delle consultazioni che dovrebbero essere obbligatorie prima di ogni progetto di riforme, soprattutto quando queste interessano da vicino la vita dei cittadini e la stabilità economica e sociale del paese.
4. Lo scopo dell’aiuto tanto atteso dai partecipanti a « Parigi-3 » non è tanto quello di creare un clima che permetta lo sviluppo o la riduzione del debito ma, piuttosto, quello di riconsolidare l’economia come economia di servizi e di mediazione. Una tale economia costituisce, come sappiamo, un ostacolo allo sviluppo dei settori produttivi. In effetti il Libano importa ogni anno materie e servizi dall’Occidente per 7 miliardi di dollari; quindi l’aiuto di cui la nostra economia beneficia oggi non ha altro scopo che quello di garantire la continuazione di questo tipo di attività a favore delle economie occidentali.
5. Il progetto per la « Conferenza di Parigi-3 » ha insistito sul ruolo delle aggressioni israeliane, comprese quelle del luglio 2006, nella distruzione delle infrastrutture, e quindi dell’economia del Libano. E visto che gli Stati Uniti, istigatori delle ultime aggressioni contro il nostro paese, sono i più entusiasti sostenitori della Conferenza di Parigi, ci è dato chiederci perché il governo di Fuad Sinora non rivendica dai suoi amici e sostenitori delle compensazioni che essi devono, insieme agli Israeliani, al nostro paese?
6. Gli Stati che sono chiamati a partecipare alla conferenza sono tutti dei debitori, che reclamano il pagamento ormai vicino della maggior parte dei 16 miliardi di dollari che devono essere restituiti nel 2008. Ciò spiega in gran parte le misure che sono proposte nella carta di « Parigi-3 », tra queste le privatizzazioni che permetteranno, a questi paesi, di acquistare per pochissimi soldi dei settori molto remunerativi che appartengono oggi ai servizi pubblici, tra questi fondamentalmente la telefonia cellulare.
7. Malgrado le affermazioni di Fuad Siniora sull’assenza delle condizioni politiche per la realizzazione di questo progetto economico da parte dei Paesi donatori, molti punti restano poco chiari, soprattutto se prendiamo in considerazione quel che viene detto, nell’introduzione del programma delle « riforme », a proposito del progetto di « creare uno Stato forte e moderato » in Libano. Ciò va pienamente nello stesso senso di una certa linea politica, che Georges Bush tenta di applicare nella regione; e ciò che rende queste misure ancora più pericolose, è la volontà di liquidare una parte dei dipendenti del settore pubblico a favore dell’aumento del numero delle forze armate, senza avere però una politica difensiva definita; ciò implica che si vuole rinforzare i servizi informativi nell’ottica del controllo dei soli libanesi; e le prime avvisaglie di questo tipo di politica si delineano già da ora con la repressione ed il cattivo funzionamento della giustizia.

Il PCL aveva, già agli inizi degli anni ’90 e fino alla promulgazione del programma della conferenza di « Beirut-1 », poi non tenutasi, posto l’attenzione sui pericoli della linea economica e sociale intrapresa dai governi successivi. Esso prevedeva chiaramente che saremmo arrivati a ciò che ci preoccupa oggi, cioè : la crisi nel settore dell’economia, l’aumento del debito pubblico, i gravi problemi sociali, l’emigrazione dei cervelli, mentre i responsabili di questi piani ci promettevano mari e monti per il Libano.

E se, oggi, torna alla carica è perché vede che i responsabili sono sempre più incapaci di far fronte alla crisi socio-economica e che proseguono, malgrado tutto, la loro campagna di travisamento delle cause reali che hanno portato alla situazione attuale, ‘E pur vero che l’ultima aggressione israeliana contro il Libano è, in parte, responsabile dei problemi che vive oggi il Libano; pur tuttavia le cause della sofferenza dei Libanesi sono per lo più antecedenti a questa aggressione.
L’enorme indebitamento, il fallimento delle imprese, l’aumento dei tassi di emigrazione e la diminuzione del livello di vita sono alcuni degli indici che hanno segnato la vita libanese a partire dalla fine degli anni novanta, almeno. E ciò significa che le cause della crisi stanno nelle politiche economiche, monetarie e finanziarie adottate. Senza dimenticare un’altra causa, strutturale, che deriva dalla natura stessa dell’economia libanese, in cui predominano i settori dei servizi a discapito dei settori produttivi.…
Inoltre aggiungiamoci una politica monetaria che si è tradotta in un sodalizio tra i poteri politici e le grandi banche; cosa che ha portato a raggiungere dei grandissimi profitti in tempi da record, al punto tale che i capitali di queste banche sono aumentati di 20 volte in 15 anni, contro un aumento del PIL che non ha superato il raddoppio. Infine, la politica di stabilizzazione della moneta nazionale ha provocato un grande squilibrio a causa dei tassi d’interesse esorbitanti sui buoni del tesoro, e delle differenze imposte tra i tassi d’interesse sulla lira libanese e il dollaro… Cosa che ha spinto il risparmio sempre più verso settori non produttivi, lasciando l’industria e l’agricoltura senza mezzi di fronte alla concorrenza estera.
Non bisogna poi dimenticare il ruolo negativo di tasse e imposte indirette sui consumi, ne’ quello dello spreco e della corruzione.
Eppure nessuno di questi fattori viene citato nel foglio di riforma presentato dal governo. Questa mancanza è dovuta ad una posizione politica e di classe ben chiara. Quel che il Governo vuol farci credere è che l’origine di tutti i nostri problemi è esterna e non ha alcun legame con le politiche adottate. E questo è sufficiente per mettere in discussione le intenzioni di questo governo e le sue capacità di portare fuori il paese dall’impasse nella quale si trova.

I pericoli del programma delle cosiddette riforme stanno nei seguenti punti:
1. La carta di « Parigi-3 » disdegna completamente la contraddizione tra le capacità di aumentare le imposte (indirette), anche a partire dal 2008, e l’aumento dei prezzi dei servizi generici, come carburante ed elettricità, e le possibilità quasi inesistenti di procedere ad una diminuzione reale della spesa pubblica; la diminuzione che i precedenti governi avevano spronato senza successo negli ultimi dieci anni, mentre le tasse aumentavano, rispetto al PIL, di più del 50%.
2. Il programma delle cosiddette riforme insiste sul carattere indiretto delle tasse che vengono proposte; eppure, non si assume la responsabilità di fermarsi ne’ dinnanzi allo squilibrio visibile nella ripartizione del PIL, ne’ davanti all’aumento della povertà. Non tenta neppure di risolvere il problema dei salari congelati dal 1997, soprattutto lo SMIG (salario minimo interprofessionale garantito), mentre l’inflazione è aumentata di oltre il 35%.
3. Le soluzioni ai problemi sociali sono, tutte, presentate in un elenco di promesse e slogan di carattere generale. Parlano di un miglioramento generico, e indefinito, nei bilanci dell’istruzione e della sanità. Inoltre alcune soluzioni ai problemi rivelano un carattere caritatevole verso gli strati più deboli di popolazione. Questa tendenza si trasformerà certamente in forme di aiuto finanziario minimo alle persone e alle famiglie il cui profilo è indefinito; cosa che lascia presagire che questi aiuti dovranno passare incontestabilmente per le mani degli emiri delle varie confessioni religiose e dei rappresentanti della classe politica che si faranno carico di darli ai loro amici e a coloro che approfitteranno dei rapporti di clientelismo intessuti da un regime politico di tipo confessionale.
4. La carta della conferenza di Parigi si è accontentata di fare solo delle generiche allusioni ai problemi reali che vivono i settori economici produttivi ed alle soluzioni necessarie per il loro sviluppo, nonostante la crisi economica libanese sia legata proprio a questi settori che subiscono una regressione delle loro capacità concorrenziali, un aumento del debito, l’assenza di programmi adeguati di finanziamento e di reti di servizi di costo medio. Invece questa carta si sofferma lungamente sulle direttive che riguardano le privatizzazioni di alcune aziende pubbliche, soprattutto le telecomunicazioni, senza precisare affatto i vantaggi economici, finanziari e sociali che una tale operazione porterà, considerando soprattutto che la privatizzazione della telefonia cellulare renderà, al massimo, 2,7 miliardi di dollari, mentre la sua redditività è di circa un miliardo attualmente.
5. La carta ha ignorato completamente i problemi delle diverse regioni libanesi. Non fa alcun riferimento a misure riguardanti il decentramento economico e amministrativo che è invece una componente essenziale per lo sviluppo economico e sociale del paese.

Le alternative :
1. Sviluppare i settori produttivi dell’industria, dell’agricoltura e del turismo, dandogli l’aiuto e la protezione necessari che gli permettano di acquisire una capacità concorrenziale reale.
2. Rimettere in discussione il sistema monetario, nel senso di metterlo al servizio dell’economia nazionale e non dei settori non produttivi.
3. Creare delle casse per lo sviluppo delle regioni e per dare la spinta necessaria ai progetti produttivi.
4. Adottare un regime fiscale giusto, basato sulla tassazione progressiva e con l’uso limitato della TVA.
5. Conoscere il dossier dei beni marittimi dello Stato.

Certo questo progetto mina gli interessi delle classi sociali povere e medie, i funzionari, gli operai e coloro che praticano mestieri liberali.
‘E un progetto che difende soltanto gli interessi delle classi politico-confessionali al potere e delle banche che hanno guadagnato decine di miliardi di dollari con le speculazioni sui tassi d’interesse e simili.
‘E un progetto che vuole liquidare le conquiste sociali degli strati più poveri che saranno così alla mercé degli emiri della politica, ma che vuole liquidare anche il servizio pubblico.
‘E un progetto che aumenterà le imposte indirette e l’IVA (15% nel 2008), ma anche i prezzi dei carburanti.
Questo progetto, che mira a vendere i beni pubblici ed i servizi di base, dimentica di parlare dei diritti dello Stato nel centro di Beirut, che è stato confiscato completamente dal gruppo « SOLIDERE ».

Il PCL chiede il rinvio della « Conferenza di Parigi-3 » e chiede al Governo di incaricare il Consiglio sociale ed economico di preparare un programma nuovo, basato su una politica economica che vada nel senso degli interessi del popolo libanese, del ruolo del Libano e della sua funzione economica reale nella regione. Una politica che va nel senso della prevenzione dell’emigrazione giovanile, mediante lo sviluppo dei settori produttivi e la creazione di posti di lavoro reali.

Il PCL organizzerà dei dibattiti in tutte le regioni e le grandi città del paese. E terminerà queste attività con una manifestazione che avrà luogo il 24 gennaio, alla vigilia della data prevista per la Conferenza di Parigi, se il governo non prenderà in considerazione le rivendicazioni delle masse.

NO ALLA CONFERENZA DEGLI IMPERIALISTI !
VIA LE TRUPPE DELL’UNIFIL DAL LIBANO !
LIBERATE GEORGES ABDALLAH !
Il 25 gennaio 2007, si terrà a Parigi un’importante conferenza internazionale chiamata « Parigi 3 » il cui scopo preannunciato sarebbe portare un aiuto economico al Libano. I capitalisti del FMI e della Banca Mondiale, « commossi» per le disgrazie capitate al popolo libanese in occasione dell’aggressione israeliana del luglio 2006, giurano che loro intenzione è aiutare nella ricostruzione del paese. Una quarantina di capi di stato e ministri hanno già da ora annunciato la loro partecipazione ai festeggiamenti, tra essi l’inviato speciale di Georges Bush, Condoleeza Rice. Quest’incontro di Parigi 3 è organizzato in un contesto in cui l’imperialismo americano si mobilita nella regione mediorientale per tentare di coprire lo smacco che subisce sia in Iraq che in Libano. A pochi giorni da questa conferenza, prevale in Francia il black-out totale sui media: nessun accenno agli intensi preparativi delle autorità francesi (annuncio di Jacques Chirac nei suoi auguri alla stampa internazionale, ricevimento all’Eliseo di Hariri junior). Per quanto riguarda il primo ministro libanese Fouad Siniora, sta setacciando le capitali arabe (Il Cairo, Ryad, Kuwait) in cerca di una riconoscenza regionale, che tenta di nascondere l’illegittimità del suo governo sconfessato dalla maggioranza dei Libanesi.
MISURE ANTI-POPOLARI, CATASTROFICHE PER LA GRAN PARTE DEI LIBANESI !
La sfida principale della conferenza di Parigi-3 per l’imperialismo ed i capitalisti libanesi è l’instaurazione di un regime di austerità dittatoriale che vuole far pagare ai salariati, ai contadini, ai disoccupati, ai senza tetto, ai poveri in generale, le conseguenze economiche dell’aggressione sionista. Così mentre nessuno dei paesi che organizzano la Conferenza di Parigi ha ritenuto di dover condannare Israele per la sua barbara ed esigere delle sanzioni economiche per sdebitarsi con le popolazioni martiri del Libano, e mentre la Comunità Europea affama il popolo palestinese colpevole di aver fatto delle scelte elettorali che a loro non piacciono, i paesi più ricchi del mondo, con la complicità della borghesia locale, vogliono dissanguare il popolo libanese ! Il congresso di Parigi 3 ha per obiettivo quello di rimettere il paese nelle mani dei finanzieri libanesi sostenuti dai reazionari arabi, soprattutto i Sauditi, e dall’imperialismo, in particolare francese e statunitense. I nostalgici dell’impero coloniale francese guardano sempre all’epoca del dominio della Francia sul Libano e Chirac piange ancora il suo grande amico miliardario Hariri.
Il programma di austerità che si vuole imporre al popolo libanese è agli antipodi rispetto alle misure che permetterebbero al paese di risolvere i suoi problemi. Cossi allinea la moneta nazionale al corso del dollaro USA e si instaura un sistema di IVA (15%) che andrà ad aumentare le ineguaglianze sociali. Mentre il popolo soffre per la disintegrazione delle strutture nazionali essenziali, si pianifica la privatizzazione dei servizi pubblici (elettricità, telefono, acqua, educazione…).
UN ESERCITO D’OCCUPAZIONE CHE NON VUOL DIRE IL SUO NOME !
A sentire i responsabili francesi, le truppe dell’UNIFIL, tra cui anche l’esercito francese, starebbero conducendo sul suolo libanese una missione perfettamente neutra, allo scopo di proteggere le popolazioni locali ed il cessate il fuoco « tra Hezbollah ed Israele ». Mentre il popolo libanese ha subito, la scorsa estate, un attacco criminale in grande stile, che ha portato alla morte di più di 1200 civili e migliaia di feriti, vorrebbero farci credere ad un conflitto tra avversari di una stessa importanza. No, la Resistenza libanese non ha è nulla in confronto alle forze armate dell’entità sionista! Questa aggressione ingiustificata è responsabilità soltanto d’Israele, e degli stati che lo hanno sostenuto. Per questo motivo è legittimo e urgente chiedere un risarcimento all’aggressore israeliano per le vittime della guerra del luglio 2006. ‘E l’entità sionista, e solo essa, che deve pagare le distruzioni di cui si è resa pienamente responsabile in Libano, e non i contribuenti dei paesi europei !
Oltre all’aspetto finanziario di Parigi 3, una vera e propria aggressione contro le classi popolari del Libano, si deve ugualmente denunciare senza tregua che l’UNIFIL sta in Libano come un esercito d’occupazione. Le popolazioni del Sud non si sono sbagliate, proprio loro che subiscono il quotidiano controllo e rastrellamento del territorio. Infatti già si sono svolte delle manifestazioni contro le truppe francesi in diverse occasioni, nel novembre e dicembre 2006. Siamo per certi che queste truppe, che pretendono di essere neutre, saprebbero perfettamente compiere il loro ruolo tradizionale del mantenimento dell’ordine imperialista in caso di ribellione sociale o di ripresa della lotta di liberazione nazionale!
LIBERTA’ PER GEORGES IBRAHIM ABDALLAH SENZA CONDIZIONI !
Georges Abdallah, rivoluzionario comunista Libanese, militante a favore della causa palestinese, è sempre stato un combattente contro l’imperialismo, il sionismo ed il capitalismo. ‘E detenuto in Francia da 23 anni per la sua appartenenza ad un gruppo armato, le FARL (Fractions Armées Révolutionnaires Libanaises) che, in risposta all’invasione sionista del Libano, aveva rivendicato l’uccisione, sul territorio francese, di un responsabile militare USA e di un agente diplomatico israeliano membro del MOSSAD. Potrebbe tornare in libertà già dal 1999. Un giudice ha persino ordinato la sua rimessa in libertà, associata all’espulsione in Libano (come auspicato dallo stesso Georges.). Ma non si era tenuto conto dell’accanimento politico dello Stato francese che, sotto la pressione americana e sionista, si opposero a tale decisione.
« LA DENUNCIA DELLA CONFERENZA IMPERIALISTA PARIGI-3
« LA LOTTA PER ESIGERE IL RITIRO DELLE TRUPPE DELL’UNIFIL DAL LIBANO
« LA RICHIESTA DELLA LIBERAZIONE IMMEDIATA E SENZA CONDIZIONI DI GEORGES ABDALLAH
costituiscono una sola e medesima battaglia. ‘E per questo che il collettivo per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah invita tutti i gruppi e gli individui che si sono mobilitati la scorsa estate contro l’aggressione sionista al Libano, a tutte e tutti coloro che vogliono la vittoria del popolo palestinese nella lotta per la conquista dei propri diritti inalienabili, a denunciare con forza lo svolgimento a Parigi della Conferenza imperialista Parigi-3, come atto di sottomissione del Libano agli interessi imperialisti, e ad esigere la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah ! LA VITTORIA O … LA VITTORIA !
Appuntamento VENERDI 26 GENNAIO 2007 ALLE 18
Davanti al Centro per le Conferenze Internazionali, 19 Avenue Kleber, Paris XVI (Métro Kléber)
Collettivo per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah - e-mail : liberonsgeorges@no-log.org - http://liberonsgeorges.over-blog.com

 

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