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16 aprile 2003
di Paul Harris, da Soberania.info -
Traduzione di Tito Pulsinelli
L'idea ossessiva di Bush su Bagdad si basa su molte ragioni. In
altri articoli che ho scritto per YellowTimes.org, feci allusione
non tanto alle ovvieta' delle ragioni addotte contro l'Iraq, bensi'
alla guerra di Bush contro l'Europa.
Io credo che questa sia la ragione principale della fissazione con
l'Iraq.
Quando un paese va in guerra, si preparano piani su chi sara' vittorioso
e su chi perdera'; nessuno scatena una guerra sperando di essere
sconfitto, pero' non sempre l'obiettivo manifesto dell'aggressione
e' l'obiettivo vero della guerra. A volte non si tratta di quel
che speri di ottenere con la guerra, bensi' di quello che gli altri
perderanno; e non deve per forza essere un tuo nemico dichiarato
quello che ti aspetti che soffrira' le conseguenze maggiori della
guerra.
In questo caso, Bush spera c he la vittima sia l'economia europea,
che e' robusta e probabilmente sara' ancor piu' forte in un futuro
vicino.
L'ingresso della Gran Bretagna nell'Unione Europea e' inevitabile;
la Scandinavia lo fara' in tempi ravvicinati. A maggio del 2004,
entreranno dieci nuovi paesi e questo fara' aumentare il PIL dell'UE
a circa 9,6 trilioni di dollari e 280 milioni di persone, di fronte
ai 10,5 trilioni di dollari e 280 milioni di persone degli USA.
Questo, per i nord-americani, e' un formidabile blocco concorrente;
ma la situazione e' molto piu' complessa di quel che indicano queste
cifre. E molto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti
in Iraq.
Come tanti altri, ho scritto che questa guerra che e' alle porte
si combattera' per il petrolio. Sicuramente vi sono altre ragioni,
pero' il petrolio e' la causa scatenante. Ma non per le ragioni
che comunemente si adducono. Non e' per le enormi riserve ancora
vergini che si ritiene esistano i n Iraq, che non sarebbero state
sfruttate a causa delle sue antiquate tecnologie; non e' per le
brame del governo USA di mettere le zanne su questo petrolio. E'
piuttosto per le zanne che i nord-americani vogliono mantenere lontano
da li'. La causa di tutto questo non e' l'11 di settembre, ne' l'improvvisa
illuminazione che Saddam continuava ad essere un tipo ripugnante,
ne' il cambio di governo negli Stati Uniti. Quel che ha accelerato
le cose e' stata la decisione presa dall'Iraq il 6 di novembre del
2000: sostituire il dollaro con l'euro nel suo commercio petrolifero.
Allora, questo cambio sembro' uno stupido capriccio, perche' l'Iraq
stava perdendo una gran quantita' di utili a causa di una dichiarazione
politica di principio. Pero' prese questa decisione, e il deprezzamento
continuo del dollaro nei confronti dell'euro, sta a significare
che l'Iraq fece un buon affare cambiando riserve monetarie e divise
per il commercio del proprio petro lio. Da quel momento, l'euro
si e' rivalutato del 17% sul dollaro, cosa che si deve applicare
pure ai 10 bilioni di dollari del fondo di riserva dell'ONU "petrolio
per cibo".
Sorge una domanda che, probabilmente, si e' posto anche Bush: che
succederebbe se l'OPEC passasse all'euro ? Alla fine della seconda
guerra mondiale, nella conferenza di Bretton Woods venne firmato
un accordo che fissava il valore dell'oro a 35 dollari l'oncia e
con questo divenne lo standard internazionale con il quale si misuravano
le monete. Pero' nel 1971, Nixon cancello' tutto questo, e il dollaro
divenne lo strumento monetario principale, e solo gli USA possono
produrlo. Il dollaro oggi e' una moneta priva di copertura, sopravvalutato,
nonostante il record del deficit di bilancio e lo status di paese
piu' indebitato del mondo. Il 4 di aprile del 2002, il debito era
di 6021 trilioni di dollari a fronte di un PIL di 9 trilioni di
dollari.
Il commercio internazi onale e' diventato un meccanismo grazie al
quale gli USA producono dollari e il resto del mondo produce quel
che i dollari possono comprare. Le nazioni non commerciano piu'
per ottenere "vantaggi comparativi", ma solo per ramazzare
dollari da destinare al pagamento del debito estero, che e' fissato
in dollari.
E per accumulare dollari nelle riserve monetarie con la finalita'
di preservare il valore delle monete nazionali.
Le banche centrali delle nazioni, per prevenire attacchi speculativi
alle proprie monete, sono costrette a comprare o trattenere dollari,
in una misura equivalente all'ammontare del proprio circolante.
Tutto cio' crea il meccanismo del dollaro forte che, a sua volta,
obbliga le banche centrali ad immagazzinare dollari, cosa che rende
ancor piu' forte il dollaro.
Questo fenomeno e' conosciuto come "egemonia del dollaro"
e fa si' che le merci strategiche -soprattutto il petrolio- siano
quotate in dollari.
Tutti accettano i dollari perche' con essi si puo' comprare il petrolio.
Dal 1945, la forza del dollaro consiste nell'essere la divisa internazionale
per gli interscambi petroliferi globali (petro-dollari).
Gli USA stampano centinaia di migliaia di miliardi di dollari senza
nessun tipo di copertura: "petro-dollari" che sono usati
dalle nazioni per pagare la fattura degli energetici agli esportatori
dell'OPEC. Ad eccezione dell'Iraq e, parzialmente, del Venezuela.
Questi petro-dollari sono poi riciclati nuovamente dall'OPEC negli
USA, sotto forma di lettere del tesoro o altri titoli con denominazione
in dollari: azioni, beni immobiliari ecc.
Il riciclaggio dei petro-dollari rappresenta il beneficio che, dal
1973, gli USA ricevono dai paesi produttori di petrolio per "tollerare"
l'esistenza dell'OPEC. Le riserve di dollari debbono essere investite
nel mercato nord-americano, cosa che, a sua volta, produce utili
per l'economia USA. L'anno scorso, nonostante un mercato in netto
ribasso, l'ammontare delle riserve USA e' cresciuto del 25%. L'eccedente
nei conti dei capitali finanzia il deficit commerciale. Dato che
gli USA creano "petro-dollari", loro controllano il flusso
del petrolio. Siccome il petrolio si paga in dollari e questa e'
l'unica moneta accettata in questi scambi, si arriva alla conclusione
che gli USA possiedono il petrolio del mondo gratis.
Di nuovo: che succederebbe se l'OPEC decidesse di seguire l'esempio
dell'Iraq e cominciasse a vendere il petrolio in euro? Una esplosione
economica.
Le nazioni importatrici di petrolio dovrebbe mettere in uscita i
dollari dalle rispettive riserve delle banche centrali, e rimpiazzarli
con gli euro.
Il valore del dollaro precipiterebbe, e le conseguenze sarebbero
quelle di un qualsiasi collasso di una moneta: inflazione alle stelle
(vedi Argentina), i fondi stranieri in fuga dal mercato dei valori
nord-americano e ritiro dei fondi da lle banche come nel 1930 ecc.
Tutto questo non avverrebbe solo negli USA. Il Giappone ne uscirebbe
severamente castigato, data la sua totale dipendenza dal petrolio
straniero e l'incredibile sudditanza al dollaro. Se crollasse l'economia
giapponese, crollerebbero quelle di molti paesi -non escluso gli
USA- in un effetto domino.
Questi sarebbero gli effetti potenziali di un "improvviso"
passaggio all'euro. Un cambio piu' graduale sarebbe piu' gestibile,
ma altererebbe ugualmente l'equilibrio finanziario e politico del
mondo.
Vista la vastita del mercato europeo, la sua popolazione e la sua
necessita' di petrolio (ne importa piu' degli USA), l'euro potrebbe
rapidamente diventare -di fatto- la moneta standard per il mondo.
Esistono buone ragioni perche' l'OPEC -come gruppo- segua l'esempio
dell'Iraq e adotti l'euro. Non vi e' dubbio (dopo tanti anni di
umiliazioni subite dagli USA) che potrebbero approfittare delle
circostanze per emett ere una dichiarazione politica di principi.
Ma esistono anche solide ragioni economiche.
Il poderoso dollaro ha regnato incontrastato dal 1945 e negli ultimi
anni ha guadagnato ancor piu' terreno con il dominio economico USA.
Alla fine degli anni 90, piu' dei quattro quinti delle transazioni
monetarie e la meta' delle esportazioni mondiali, sono avvenute
in
dollari. L'obiettivo della guerra di Bush control'Iraq, naturalmente,
e' assicurarsi il controllo di quei giacimenti e porli sotto il
segno del dollaro; successivamente passera' ad incrementare esponenzialmente
la produzione e forzare i prezzi al ribasso. Alla fin fine, l'obiettivo
di Bush e' scongiurare con minacce di ricorrere alle vie di fatto,
che qualsiasi paese produttore passi all'euro. A lungo termine,
il vero obiettivo non e' Saddam, ma l'euro e l'Europa.
Gli USA non se ne staranno con le mani in mano ad assistere allo
spettacolo di questi "ultimi arrivati" degli europei che
tengono in
pugno le redini del loro destino. E men che mai, che assumano il
controllo della finanza internazionale. Naturalmente, tutto dipende
dal folle piano di Bush e, soprattutto, che non scateni la terza
guerra mondiale.
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