|
30 gennaio 2003
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
Lo scorso 15 gennaio, nel rispondere in Aula al Question Time, avevo
affermato che gli eventi di questi ultimi mesi hanno progressivamente
consolidato l'ipotesi di un pericoloso risveglio del terrorismo
in Italia. Avevo conseguentemente manifestato la mia disponibilità
a rendere un'informativa più ampia e circostanziata in ordine
a questo fenomeno che minaccia la convivenza civile e il sereno
svolgimento del confronto politico-sociale.
Ringrazio il Presidente della Camera e la Conferenza dei Capigruppo
per avermi dato questa opportunità.
Terrorismo interno ed internazionale. Caratteri generali.
Desidero tracciare, preliminarmente, il quadro generale della minaccia
terroristica di matrice interna ed internazionale presente nel nostro
Paese e, successivamente, analizzarne le componenti principali.
Quando parlo di terrorismo internazionale mi riferisco a movimenti
violenti e gruppi armati che operano in realtà geografiche
diverse, alcuni dei quali si ispirano ad ideologie "laiche"
o ad istanze indipendentiste a carattere regionale, mentre altri
si ispirano al radicalismo religioso ed in particolare all'integralismo
islamico.
I primi hanno finora limitato la loro attività all'interno
delle rispettive aree di crisi (si pensi ai gruppi baschi o corsi),
gli altri, dopo i tragici eventi del settembre 2001, sono assurti
al ruolo di protagonisti sulla scena mondiale.
Il terrorismo di matrice islamica, parte dal fanatismo religioso
e da una radicale avversione all'occidente e, perciò, rifiuta
il dialogo tra diverse culture ed anzi si colloca, rispetto ad esse,
in assoluta opposizione.
In Italia, anche in tempi recenti, una pressante attività
investigativa ha consentito di individuare e disarticolare varie
cellule che, a diverso titolo, si collegavano ai centri di addestramento
di Al Qaeda per rinfoltire le fila dei combattenti islamici nei
grandi conflitti etnico-religiosi.
I confortanti risultati fino ad ora raggiunti sono stati sottolineati
in vari, autorevoli contesti internazionali. Da ultimo, solo qualche
giorno fa, l'Attorney General degli Stati Uniti d'America ha dato
pubblicamente atto al nostro Paese di aver assunto un "ruolo
di leadership" nella lotta al terrorismo.
Tuttavia la minaccia resta incombente e tende ad aggravarsi, come
confermano episodi recenti in Italia, Spagna e Regno Unito. Si stanno
perciò intensificando le attività di prevenzione e
investigazione, condotte da polizia e magistratura in un ampio contesto
di collaborazione internazionale.
Dico subito che non sono finora emerse prove concrete di interazione
tra gruppi islamici e organizzazioni eversive endogene. Ma queste
ipotesi viene attentamente seguita dagli investigatori, anche sulla
base di alcuni segnali provenienti dall'ambiente carcerario.
Mi riferisco, in particolare, ad alcuni contatti epistolari registratisi
tra reclusi maghrebini e detenuti italiani appartenenti a gruppi
eversivi di estrema sinistra.
Ricordo peraltro che il comunicato di rivendicazione dell'omicidio
Biagi e numerosi altri documenti, compreso l'ultimo volantino degli
NTA, evocano un "Fronte Combattente Antimperialista",
comprendente le nuove BR, i vari movimenti armati e il terrorismo
islamico.
Per quanto riguarda il terrorismo interno, è ben noto il
livello di aggressione raggiunto, a più riprese, anche in
tempi lontani, sia da parte di formazioni della sinistra estrema
(gruppi armati di ideologia marxista e anarchica), sia da parte
di organizzazioni riconducibili all'estremismo di destra.
Mentre i gruppi di ispirazione marxista continuano ad essere organizzati
su schemi rigidamente gerarchici e collocano la lotta armata nella
prospettiva di una guerra di classe a lungo termine, i gruppi anarchici
privilegiano una filosofia individualistica, che si manifesta attraverso
numerose azioni violente, tuttavia spesso rispondenti ad una logica
unitaria.
Molti e gravi sono gli episodi rivendicati da nuclei che si ispirano
alle tesi estreme del marxismo principalmente motivati da tematiche
attuali quali quelle del lavoro, dell'occupazione e delle riforme
istituzionali, in un rapporto di affinità ideologica tra
"vecchio" e "nuovo" terrorismo.
Il "nuovo" terrorismo italiano di origine marxista affonda
quindi le sue radici nel passato, anche se si propone con logiche
e strategie adeguate ai mutati scenari politici, economici e sociali.
Come illustrerò più avanti, si tratta di un fenomeno
che evidenzia indiscutibili connessioni con l'eversione degli anni
'70: basti pensare all'influenza che gli "irriducibili"
ancora in carcere esercitano sui nuovi militanti o alle recenti
risoluzioni strategiche, che presentano ampie analogie con quelle
degli "anni di piombo".
Le vecchie chiavi di lettura ci consentono, perciò, di inquadrare
meglio taluni aspetti del fenomeno odierno e ci aiutano a capirlo,
ma non possono fornirci, da sole, una spiegazione esaustiva di quanto
sta accadendo.
Altrettanto gravi si sono rivelati gli episodi di violenza riconducibili
a quella parte dell'area anarchica che ha ormai abbandonato il purismo
individualista e si è venuta a collocare sempre più
in una prospettiva insurrezionale, prendendo di mira obiettivi o
simboli legati, di volta in volta, a tematiche antistatuali, anticarcerarie,
ambientaliste, separatiste antimperialiste, con azioni condotte
nel territorio nazionale e spesso in parallelo con azioni analoghe
all'estero.
Da tempo sono noti i collegamenti che uniscono gli anarco-insurrezionalisti
italiani a gruppi affini operanti in altre nazioni europee, specialmente
in Spagna e Grecia, dove sono detenuti militanti italiani condannati
per gravissimi reati, nei cui confronti la "solidarietà
insurrezionale" si è tradotta, anche recentemente, in
gravi fatti criminosi.
Posso confermare, sulla base di accurate analisi, che in Italia
l'anarco-insurrezionalismo è il fondamento ideologico di
una vasta banda armata clandestina, la quale, anche in assenza di
una direzione strategica e di un'organizzazione verticistica di
stampo brigatista, ha tutte le caratteristiche di una associazione
sovversiva. Così come ritengo che la ripresa dell'interventismo
anarchico possa in parte ascriversi alla volontà di innalzare
il livello di scontro con lo Stato dopo il sostanziale fallimento,
a Firenze, delle istanze estremistiche emarginate dalla stragrande
maggioranza del movimento NO- GLOBAL.
L'eversione di destra, dal canto suo, trae origini da lontane direttrici
storico politiche.
Essa ha alimentato quella complessa vicenda politico eversiva che
nel passato è stata definita "strategia della tensione".
In quel contesto storico sono maturati gravissimi fatti di sangue,
ancora oggetto di delicate indagini giudiziarie, fatti che, fortunatamente,
non sembrano riproporsi nella realtà odierna.
Si è avuto, invece, modo di verificare che alcune organizzazioni
della destra radicale hanno recentemente assunto atteggiamenti aggressivi
in ambiti particolari, raccogliendo frange di devianza giovanile
e di emarginazione metropolitana e radicando contatti con soggetti
attivi in altri paesi europei.
In un'ottica internazionalista si collocano, inoltre piccoli gruppi
aggregati intorno a riviste specializzate, composti da estremisti
di destra convertiti all'islam che coltivano rapporti con ambienti
sciiti specialmente sul terreno dell'antisemitismo.
Più in generale la scena politica dell'estremismo di Destra
resta caratterizzata da personaggi che, a cavallo tra gli anni '70
e fino all'inizi degli anni '90, hanno optato per una scelta rivoluzionaria,
di contrapposizione violenta alle istituzioni democratiche. Essi
appaiono ancora in grato di catalizzare energie giovani intorno
a temi tipici del radicalismo politico-ideologico di matrice fascista
o, addirittura, intorno a posizioni nichiliste.
Mi soffermerò, più avanti, sulla presenza nel nostro
Paese di una vasta area di illegalità politica diffusa, la
quale interessa tanto l'estremismo di destra quanto l'estremismo
di sinistra e, pur non manifestandosi con atti terroristici, impone
una costante opera di vigilanza, di prevenzione e di contrasto per
la sua indiscutibile pericolosità.
Mi riferisco ad una serie di atti illegali che, seppure soltanto
a valenza dimostrativa, indicano l'esistenza, nella galassia dell'estremismo,
di individui e gruppi organizzati che hanno comunque scelto la violenza,
ancorchè minore, come metodo di lotta politica. Ed allora,
anche se diversa può essere la motivazione dei singoli fatti,
sicuramente convergente è l'effetto: creare insicurezza ed
allarme nei cittadini, intimidire le vittime di volta in volta prescelte,
sfidare apertamente l'autorità delle istituzioni, cercando
di far passare il messaggio che si può infrangere la legge
senza essere puniti.
Per queste ragioni, non va in alcun modo sottovalutata la pericolosità
di questi comportamenti "a bassa intensità eversiva":
chi infrange le vetrine, chi formula minacce di morte ed esalta
gli omicidi dei terroristi, chi arriva ad aggredire fisicamente
l'avversario, chi incendia la sede di un partito, di un sindacato
o di un'altra associazione, non solo si pone fuori dal confronto
politico e dalla civile convivenza ma può, come il passato
ci insegna, al verificarsi di determinate condizioni, compiere il
"salto di qualità" verso la lotta armata.
Bisogna perciò essere particolarmente vigili.
Senza indulgere a paralleli semplicistici, infatti, non si può
escludere in prospettiva e sottolineo: in prospettiva - un'interrelazione
tra l'area dell'illegalità politica e quella terroristico-eversiva,
così come avvenne in passato, allorché le frange più
estreme dell'Autonomia Operaia diedero vita al fenomeno cosiddetto
del "terrorismo diffuso", che si poneva in posizione dialettica
rispetto al "terrorismo selettivo" delle Brigate Rosse.
Passo ora ad illustrarvi più dettagliatamente le diverse
componenti del terrorismo e dell'illegalità politica diffusa.
Eversione e terrorismo di sinistra: Le BR-PCC, gli NTA ed altri.
Il comunicato di rivendicazione dell'omicidio D'Antona (Roma, 20
maggio 1999), richiama le linee programmatiche dell'ala militarista
delle Brigate Rosse, il cui impianto strategico, contestualizzato
alla fase socio-politica del momento, viene riproposto nella sua
interezza.
Lo stesso documento fornisce una chiave interpretativa delle ragioni
del "silenzio" delle Brigate Rosse nel corso degli anni
'90, dopo la "ritirata strategica" dell'estate del 1982,
ritirata che aveva innescato un dibattito interno conclusosi nel
1984 con la nota spaccatura tra gli intransigenti della cosiddetta
PRIMA POSIZIONE e i gradualisti della SECONDA POSIZIONE .
In questo senso debbono leggersi, infatti, i riferimenti ai "Nuclei
Comunisti Combattenti"(NCC), indicati appunto come strumenti
per il rilancio dell'iniziativa combattente nell'ambito della "ritirata
strategica" e perciò capaci di raccogliere l'eredità
delle Brigate Rosse.
Una ulteriore conferma di questo ruolo è giunta nel maggio
2002, dal documento letto in tribunale dalla "militante rivoluzionaria"
Vincenza Vaccaro, secondo la quale i "Nuclei Comunisti Combattenti",
collocandosi razionalmente nella strategia dell'"attacco al
cuore dello Stato", hanno potuto assumere, nel 1999, "la
denominazione Brigate Rosse".
I "Nuclei Comunisti Combattenti" hanno rivendicato, tra
gli altri, il fallito attentato alla sede della Confindustria dell'ottobre
1992, (cui seguirono numerose iniziative di propaganda), l'attentato
esplosivo alla sede del "Nato Defence College" di Roma
del gennaio 1994 ed un ulteriore episodio del febbraio '95, conclusosi
con l'arresto di due noti estremisti toscani, che si dichiararono
militanti dei "Nuclei Comunisti Combattenti" (NCC). Da
allora questa dominazione non è più ricomparsa.
Il 19 marzo 2002 viene assassinato il professor Marco Biagi. Nel
corposo documento di rivendicazione, inviato la sera successiva
ad oltre 500 indirizzi di posta elettronica, non si rilevano riferimenti
ai "Nuclei Comunisti Combattenti" (NCC); e questa circostanza
può essere letta quale indiretta conferma della confluenza
dei Nuclei nelle Brigate Rosse-PCC, culminata nell'omicidio D'Antona.
Ulteriori significativi avalli all'omicidio del prof. Biagi sono
stati forniti dai detenuti "irriducibili" che in occasione
di diversi processi, sono intervenuti per riaffermare la validità
della linea politica delle Brigate Rosse-PCC.
Peraltro, recenti acquisizioni investigative confermano il ruolo
di alcuni detenuti storici delle Brigate Rosse nell'elaborazione
del documento di rivendicazione dell'omicidio D'Antona.
* * *
Le rivendicazioni degli omicidi D'Antona e Biagi ribadiscono e aggiornano
la linea ideologica, politica e operativa delle BR.
La prima svolge un'ampia analisi della situazione interna, con forti
critiche al Governo D'Alema, colpevole di aver avallato un sistema
neo-corporativo di concertazione tra Governo, Confindustria e Sindacati.
Conseguentemente sostiene la strategia di "colpire il cuore
dello Stato" , mentre sul versante internazionale, propugna
la costruzione di un "Fronte Combattente Antimperialista".
Nella seconda rivendicazione il prof. Biagi, viene individuato come
l'artefice di un "progetto di ridefinizione ... delle relazioni
neocorporative tra esecutivo, Confindustria e Sindacato confederale",
in linea col Governo Berlusconi, accusato di voler superare la concertazione,
per avviare una rimodellazione sociale e politica.
Sul fronte internazionale, ampio spazio viene riservato alla politica
"espansionistica della catena imperialista avviata negli anni
'80 dagli USA", al crollo politico dei Paesi del "Patto
di Varsavia" ed ai nuovi equilibri determinatisi nello scacchiere
internazionale.
Il documento, dopo aver salutato la strage delle Twin Towers come
un attacco alla strategia imperialista, sostiene la necessità
di nuove alleanze tra le forze rivoluzionarie dell'area europeo-mediterranea-mediorientale
volte alla costruzione di un "Fronte Combattente Antimperialista".
Negli ultimi anni, si sono poi evidenziati i Nuclei Territoriali
Antimperialisti (NTA) con una specifica vocazione antiatlantica
e antiamericana ed altri gruppi terroristici che dichiarano esplicitamente
di volersi rapportare alle Brigate Rosse, quale "suprema istanza"
della strategia della lotta armata.
Mi riferisco al Nucleo Proletario Rivoluzionario (NPR) (che ha rivendicato
il fallito attentato del luglio 2000 alle sede milanese della CISL);
al Nucleo Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria (NIPR) (che ha rivendicato
gli attentati del 2000 e 2001 alla "Commissione di Garanzia
per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici",
alle sedi del "Consiglio per le Relazioni Italia - Usa"
e all'"Istituto Affari Internazionali").
Su questa linea si collocano anche altri gruppi come i Nuclei Armati
per il Comunismo, il Nucleo Proletario Combattente e i Nuclei Proletari
per il Comunismo che hanno rivendicato diversi recenti attentati
in Sardegna.
In prospettiva critica verso le Brigate Rosse si pone, invece, il
"Fronte Rivoluzionario per il Comunismo", che ha rivendicato
i falliti attentati incendiari compiuti del luglio 2002 ai danni
della succursale Fiat di Milano e della sede Cisl di Monza. Questo
fronte si discosta dalla "deriva militarista" delle nuove
BR e propone una "alternativa" incentrata sullo strumento
tattico della "propaganda armata", con attacchi destinati
a suscitare scalpore e a raccogliere consenso tra le masse proletarie.
Parallelamente altri sodalizi, non direttamente responsabili di
azioni delittuose, sostengono posizioni tese al sovvertimento dell'ordinamento
statuale, privilegiando il lavoro politico tra le masse, da svolgersi
in ambito intermedio tra attività pubblica e clandestinità.
Su questa posizione si sono evidenziati i CARC (Comitati di Appoggio
alla Resistenza per il Comunismo), che hanno promosso una campagna
volta a costituire un "Fronte Popolare per la Ricostruzione
del Partito Comunista".
Tra le sigle che denotano una certa familiarità con le tematiche
delle formazioni eversive, ricordo il "Fronte Popolare Di Liberazione"
e la "Colonna Margherita Cagol", che nel luglio 2002 ha
preannunciato la ripresa della lotta politica sotto forma di "guerriglia
metropolitana".
Sulla base degli elementi che ho appena richiamato, gli analisti
ritengono che le BR-PCC e gruppi affini continueranno a concentrarsi
sul conflitto economico-sociale, ma terranno alta la mira anche
sui temi dell'antimperialismo, soprattutto nella malaugurata evenienza
della guerra in Iraq.
Il movimento anarco-insurrezionalista
L'area anarco-insurrezionalista costituisce un'evoluzione radicale
del più ampio movimento anarchico, dal quale si distacca
assumendo, come ho già detto, connotazioni autonome e marcatamente
eversive.
Sotto il profilo operativo, essa teorizza, in luogo di un assetto
organizzativo verticistico e strutturato, la costituzione progressiva
di "gruppi di affinità" che rappresentano "unità
autonome di base, autogestite", nate "in relazione a precipue
situazioni e che si richiamano alla conflittualità permanente,
all'autogestione e all'attacco".
Già sul finire degli anni '80 viene esaltata la pratica dell'attacco
alle realizzazioni del Capitale e dello Stato sul territorio, privilegiando
le strutture minimali (cavi, fili, condotte, tubi, antenne, centraline,
tralicci) senza cui le strutture complesse diventano inutilizzabili.
Il tema delle piccole azioni viene a far parte così del progetto
insurrezionale e ne costituisce il tessuto di fondo.
"Tappa" fondamentale nell'evoluzione dell'ideologia insurrezionalista
è la pubblicazione nel 1996 di un comunicato a firma degli
anarchici detenuti, Giuseppe Stasi e Gregorian Garagin, nel quale
viene proposta "
la ricostruzione in senso rivoluzionario
di una organizzazione anarchica combattente, internazionalista ed
antimperialista, in rapporto con tutte le forze rivoluzionarie che
intendono sovvertire l'ordine dello stato".
Il dibattito che ne consegue evidenzia il tentativo di conciliare
l'individualismo anarchico con il principio organizzativo della
lotta armata, tipico dei gruppi rivoluzionari marxisti, e di armonizzare
l'attacco, il sabotaggio, l'azione diretta insurrezionale, (a livello
individuale ed in ordine sparso), con il progetto organico di un
anarchismo combattente.
All'idea della struttura eversiva organizzata però è
mancato più volte il riscontro esauriente di atti terroristici
ascritti agli anarco-insurrezionalisti. Infatti molte ipotesi di
reati associativi per finalità eversive formulate sul piano
investigativo dai P.M., non sono state condivise dai giudici delle
indagini preliminari o si sono affievolite durante l'iter dibattimentale,
nonostante i numerosi fattori indiziari acquisiti a carico di elementi
di spicco dell'area anarco-insurrezionalista.
In coerenza con le sue premesse, questo movimento ha promosso specifiche
"campagne" sull'intero territorio nazionale, sostenute
anche con ampia diffusione documentale, su tematiche di volta in
volta, antirepressive, anticarcerarie, antigiudiziarie, ecologiste,
anticlericali ed antimperialiste.
A partire dal 1998, come attestano i documenti che deposito alla
Presidenza, queste formazioni hanno fatto registrare un incremento
dell'attività delittuosa ed un concomitante innalzamento
della capacità offensiva, sintomatica, spesso, di un clima
di odio verso le forze dell'ordine e le istituzioni.
Mi limito qui a ricordare le sei lettere recapitate nel luglio di
quell'anno, a personalità istituzionali, contenenti ordigni
esplosivi, la cui deflagrazione avrebbe potuto provocare danni fisici,
anche gravi; l'ordigno esplosivo disinnescato a Bologna nel luglio
2001 che avrebbe potuto produrre effetti letali; e, da ultimo, l'attentato
del dicembre 2002 contro la Questura di Genova. In quest'ultimo
caso, le modalità dell'azione - rivendicata con un volantino
a firma "Brigata 20 Luglio", la medesima sigla dell'attentato
al Viminale del febbraio precedente - inducono a ritenere che gli
ordigni erano stati collocati non per finalità dimostrative,
ma per colpire gli operatori di Polizia.
All'accresciuta capacità offensiva si è accompagnata
una spiccata vocazione internazionalista, nel cui alveo sono maturati
gravi fatti di terrorismo in Italia, Spagna e Grecia, rivendicati
con varie sigle eversive.
Da tempo l'insurrezionalismo coltiva il disegno di costituire una
struttura internazionale di raccordo fra soggetti e movimenti di
più Paesi, denominata "Internazionale Antiautoritaria
Insurrezionalista - I.A.I.".
I falliti attentati dell'ottobre 1999 ai danni della Caserma dei
CC di Musocco (MI) e della sede dell'ENET (Ente Nazionale Ellenico
per il Turismo) di Milano, rivendicati dalla sigla "Solidarietà
Internazionale", sono riconducibili ad una comune azione di
solidarietà a favore dell'anarchico Nikos MATZIOTIS, tratto
in arresto in Grecia per aver collocato una bomba, nel dicembre
1997, al Ministero dello Sviluppo. D'altra parte, il gruppo anarchico
greco di cui il Maziotis era leader ha rivendicato attentati incendiari,
in danno di obiettivi italiani, realizzati nell'aprile del 1998.
I collegamenti con la Spagna sono comprovati dai rinvenimenti di
ordigni avvenuti nel giugno e dicembre 2000 in Milano, rispettivamente
nella cripta di S. Ambrogio e sulle guglie del Duomo.
I due episodi sono stati rivendicati con volantini firmati "Solidarietà
Internazionale", in cui è fatto specifico riferimento
alla lotta contro il regime carcerario spagnolo FIES (Fichero de
Internos de Especial Seguimiento - Schedario dei detenuti di particolare
rilievo), applicato anche nei confronti di terroristi italiani detenuti
in Spagna. Tra questi vale la pena ricordare Michele Pontolillo,
Claudio Lavazza e Giovanni Barcia arrestati per aver partecipato
ad una rapina di autofinanziamento conclusasi con un violento conflitto
a fuoco nel corso del quale hanno perso la vita due poliziotte spagnole
e sono stati feriti una guardia giurata e tre dei rapinatori.
Un cenno a parte meritano altri episodi criminosi posti in essere
alla vigilia del G8, nel luglio 2001, e rivendicati con un volantino,
di chiara matrice anarchica, siglato "Cooperativa Artigiana
Fuoco e Affini (Occasionalmente Spettacolare)".
Nei fatti di Genova si sono distinti per la loro violenza i cosiddetti
BLAK-BLOK, guerriglieri urbani di estrazione prevalentemente anarchica,
attivi in Irlanda, Germania, Austria, Spagna, Grecia, nel Regno
Unito e in diversi paesi dell'Est Europeo.
Ad ulteriore conferma degli stretti legami tra i gruppi anarchici
italiani e spagnoli, sottolineo i recenti invii di plichi esplosivi
alla redazione di Barcellona del quotidiano "El Pais"
ed alle sedi Iberia di Roma, Malpensa e Fiumicino, nonchè
alle sedi romane della RAI e della radio televisione spagnola, accompagnati
da un volantino a firma "CCCCC- Cellula contro Capitale Carcere
i suoi Carcerieri e le sue Celle".
Debbo, infine, evidenziare la saldatura tra le "campagne"
ambientaliste e quelle "antirepressive" che sembra essersi
realizzata in occasione del recente attentato ad un impianto di
risalita dell'Abetone (PT), rivendicato con scritte murali ("Fuoco
ai distruttori - Marco libero") e con vari volantini pervenuti
a diversi organi di stampa. Il riferimento è al noto anarco-ambientalista
Marco Camenisch, recentemente estradato in Svizzera, dopo aver scontato
dodici anni di reclusione in Italia per concorso in tentato omicidio,
detenzione e porto abusivo di armi e materiale esplodente, nonché
per concorso aggravato in attentati a diverse linee di trasmissione
di energia elettrica.
Negli stessi giorni si sono registrati tre attentati a ripetitori
di telefonia mobile ubicati nelle limitrofe province di Massa, Lucca
e Livorno.
I temi della difesa dell'ambiente congiunti a quelli della lotta
alla "Colonizzazione Italiana" compaiono frequentemente
nelle rivendicazioni dei gruppi Anarco-Insurrezionalisti sardi che
si sono distinti per la loro virulenza, per i collegamenti con i
"Nuclei Proletari Comunisti" e , secondo una prassi ormai
consolidata nell'isola, con frange separatiste ed esponenti della
criminalità locale. Negli ultimi mesi questi gruppi hanno
scatenato una stagione di violenze, contrassegnata nella notte tra
sabato e domenica scorsa da un attacco armato ad una pattuglia dei
carabinieri conclusosi fortunatamente senza vittime.
L'estrema destra
Nel corso degli ultimi due anni non si sono registrati episodi di
natura eversivo-terroristica attribuibili a formazioni di estrema
destra.
Si deve peraltro evidenziare che, nel corso dell'anno, sono emersi
contatti fra personaggi legati all'estrema destra ed ambienti mercenari
internazionali, finalizzati addirittura al sovvertimento di uno
stato estero. Il 5 dicembre due persone sono state tratte in arresto
per traffico illegale di armi e per arruolamento, addestramento
e collocazione di soldati di ventura.
Da un punto di vista generale, è possibile schematizzare
il variegato panorama dell'estrema Destra in due grandi settori:
quello dell'aerea "Politica" e quello dell'area "Aggressiva".
Nella prima possono ricomprendersi le formazioni della destra radicale
più legata alle concezioni storiche e ai principi classici
di riferimento.
Ad essa fanno capo il movimento "Forza Nuova", "Sinergie
Europee" e il movimento "Fascismo e Libertà".
Nella stessa area politica vanno altresì ricompresse le formazioni
della Destra nazional-popolare ed antagonista legata a tematiche
incentrate sull'antimondilismo e antimperialismo USA, nonché
il "Fronte Sociale Nazionale" e il "Movimento Rinascita
Nazionale".
All'area politica fanno pure riferimento una serie di formazioni
tra le quali spiccano il Centro Studi "Trans Lineam",
l'associazione culturale "Noi Stessi" e alcune formazioni
dell'integralismo cattolico che si contrappongono alla presunta
islamizzazione dell'Occidente.
Aggiungo, oltre ai movimenti "Base Autonoma" e "Nuovo
Ordine Europeo" , il movimento antisemita "Comunità
Politica d'Avanguardia" che, invece catalizza in chiave anti-americana
e anti-israeliana esperienze e istanze politico-religiose di derivazione
islamica.
Nell'area Aggressiva possono includersi le formazioni skinheads
e frange violente delle tifoserie ultras. Mentre l'estrema Destra
politica sembra accusare una fase di stasi, un certo successo riscuotono
i gruppi violenti diffusi essenzialmente negli ambienti dello stadio,
nei circuiti musicali di area e in alcune ristrette frange di emarginazione
metropolitana.
Si tratta del segmento di estremismo più sensibile al richiamo
della violenza in quanto culturalmente più debole e privo
di stabili obiettivi.
L'infiltrazione ideologica delle tifoserie ultras costituisce uno
dei motivi di maggiore preoccupazione a causa della difficoltà
di prevenire atti di violenza in un ambiente caratterizzato dalla
commistione tra delinquenti comuni che frequentano le curve degli
stadi e elementi che professano ideologie estreme.
Resta, infine, da dire che negli ultimi anni estremisti di destra
in possesso di armi da fuoco si sono resi responsabili di reati
contro il patrimonio, mentre, in tempi recenti, è emerso
il coinvolgimento di alcuni neofascisti romani in numerose rapine
in danno di istituti di credito del Lazio, della Toscana e dell'Emilia
Romagna.
L'illegalità politica diffusa
Accanto ai fenomeni di matrice eversiva e terroristica consentitemi,
onorevoli colleghi, di insistere su quei fenomeni trasversali di
"illegalità politica diffusa" che, consolidandosi,
possono spianare la strada a forme ben più gravi di violenza.
Nell'area dell'estremismo di destra, la formazione di maggior rilievo
è Forza Nuova, anche se continuano ad essere attivi altri
gruppi di minore rilievo, come gli Skin head ed altri che ho poc'anzi
richiamato.
In tale contesto, particolare allarme ha suscitato l'aggressione
di alcuni giorni fa, a Verona, al provocatore Adel Smith da parte
di una trentina di militanti di Forza Nuova provenienti da varie
province del Veneto. Nell'occasione 6 aggressori sono stati bloccati
ed arrestati nell'immediatezza del fatto, mentre altri 17 sono stati
individuati e denunciati, nel corso della notte.
Per quanto concerne l'estrema sinistra gravitante nell'area della
"Autonomia di classe", risale a poco più di un
mese fa l'irruzione nella sede RAI di Torino di un folto gruppo
di studenti del Collettivo Universitario Autonomo, diretta emanazione
del Centro Sociale Askatasuna, che ha determinato l'interruzione
del notiziario regionale in corso di diffusione.
Numerosi sono gli episodi di analoga natura verificatisi nei mesi
passati e direttamente ascrivibili al c.d. movimento dei "Disobbedienti".
Il 25 gennaio del 2002 a Bologna alcune decine di militanti, dopo
aver divelto le reti di recinzione ed aver aggredito gli agenti
posti a vigilanza dello stabile - 12 dei quali rimanevano contusi
- sono penetrati nel Centro di permanenza temporanea di Via Mattei,
dove hanno compiuto gravi atti di devastazione, abbattendo le inferriate,
scardinando le porte, distruggendo i servizi igienici ed imbrattando
con scritte l'interno e l'esterno dello stabile. Nella circostanza
il personale della Polizia di Stato ha identificato 19 persone,
tra cui Luca Casarini, che sono state deferite all'Autorità
Giudiziaria.
Il 5 ottobre scorso, a Venezia, un nutrito gruppo di aderenti ai
Centri Sociali "Rivolta" di Marghera (VE) e "Pedro-Radio
Sherwood" di Padova, nel corso di una manifestazione - non
preannunciata - di protesta contro la guerra in Iraq, hanno occupato
per circa due ore la sede del Consolato Onorario di Gran Bretagna,
eludendo il servizio di vigilanza. La Digos ha identificato e denunciato
16 noti attivisti.
Nella prime ore del successivo 20 ottobre una cinquantina di militanti
del Centro Sociale "Laboratorio Occupato Ska" di Napoli
hanno inscenato una manifestazione - non preannunciata - nei pressi
dello stabilimento della "Telestampa Sud" di Vitulano
(BN), tentando di impedire l'uscita dei furgoni adibiti alla distribuzione
nel centro-sud dei quotidiani "Libero" ed "Il Giornale",
"colpevoli" di non aver aderito allo sciopero dei poligrafici.
Anche in questo caso i responsabili sono stati identificati e denunciati
alla magistratura.
Potrei continuare ad elencare numerosi episodi dello stesso genere
avvenuti nel decorso anno. Preferisco fornirvene un sintetico quadro
riepilogativo.
Sono stati 119 gli attentati - incendiari e dinamitardi - e le devastazioni
in danno, rispettivamente, di 49 edifici istituzionali, 25 sedi
di partito, 11 sedi di organizzazioni sindacali e 34 istituti scolastici.
Nello stesso periodo si sono registrati 413 danneggiamenti nei confronti
dei medesimi obiettivi, 293 dei quali hanno avuto ad oggetto sedi
di partito.
Particolarmente presi di mira, risultano le agenzie di lavoro interinale,
che sono state fatte oggetto di 66 azioni di danneggiamento, alcune
delle quali di rilevante entità.
1242 sono state le minacce rivolte a persone, attraverso lettere,
scritte murali o a mezzo telefono, 353 quelle dirette contro obiettivi
"sensibili". Va segnalato, in particolare, il notevole
incremento delle intimidazioni rivolte ad esponenti e sedi sindacali,
che in un anno sono triplicati, passando dai 38 del 2001 ai 117
del 2002.
Sempre nel 2002 si sono verificati 30 episodi violenti di intolleranza
politica o razziale, mentre numerose sono state le manifestazioni
nel corso delle quali si sono verificati episodi di turbativa dell'ordine
pubblico.
Anche sul versante delle tifoserie calcistiche si registrano segnali
poco tranquillizzanti. Molti estremisti politici di destra e di
sinistra sono diventati nel tempo anche leader delle frange ultra
più facinorose, rendendosi responsabili in tale veste di
episodi anche gravi di intemperanza e di intolleranza razziale.
Pur senza enfatizzare la portata di questi eventi, è doveroso
evidenziare che si tratta di vere e proprie azioni criminose, di
varia natura e gravità, frutto in alcuni casi di preordinati
disegni dell'estremismo di sinistra e di destra, in altri di iniziative
individuali o di piccoli gruppi isolati spinti essenzialmente da
finalità emulative, anche se non mancano i casi di puro e
semplice vandalismo.
Di fronte a questi fenomeni occorre che ognuno faccia la sua parte:
le forze dell'ordine devono continuare ad esercitare un'azione sempre
più penetrante e capillare d'informazione, di monitoraggio,
di prevenzione e, all'occorrenza, di repressione, che riaffermi
la legalità anche individuando i canali di finanziamento
delle formazioni estremiste.
Per altro verso, è assolutamente determinante il ruolo dell'Autorità
Giudiziaria al fine di assicurare una tempestiva, rigorosa e, soprattutto,
uniforme applicazione della legge, che consenta di punire in modo
adeguato tutti coloro che si rendono responsabili di qualsiasi atto
illegale.
Spetta infine al Governo, al Parlamento e alle forze politiche sostenere
questa azione, esprimendo senza alcuna indulgenza la più
ferma ed unanime condanna per ogni atto di violenza, intimidazione
ed illegalità, da qualsiasi parte esso provenga.
Terrorismo internazionale
L'offensiva militare condotta in Afghanistan dalle Forze della coalizione
internazionale ha fortemente inciso sulle capacità operative
di Al Qaeda, ma non ne ha neutralizzato la minaccia.
Un complesso lavoro di intelligence svolto in diverse aree geografiche
ha infatti posto in evidenza un certo riposizionamento dell'organizzazione
di Osama Bin Laden, soprattutto in quei Paesi a forte presenza islamica
che garantiscono maggiori possibilità mimetiche alle sue
articolazioni operative.
Al riguardo, le risultanze investigative hanno rivelato che le potenzialità
offensive della rete terroristica sono ancora notevoli, come confermano
anche i sanguinosi attentati che, da Bali a Mombasa, hanno colpito
beni e cittadini di paesi impegnati nell'operazione Enduring Freedom.
Le prime indagini avrebbero avvalorato l'ipotesi di una diretta
responsabilità della rete terroristica transnazionale di
Osama Bin Laden e, quindi, l'esistenza di un ampio progetto eversivo
che interesserebbe l'Africa orientale ed alcune regioni del Sud-Est
asiatico, tutte caratterizzate da conflitti religiosi, verso le
quali confluirebbero migliaia di militanti fuoriusciti dall'Afghanistan
che contano sulla buona accoglienza delle locali comunità
islamiche.
L'analisi delle più recenti acquisizioni informative evidenzia
la persistenza di tre differenti livelli di cellule terroristiche
di matrice integralista islamica, definiti in funzione della dipendenza
gerarchica, delle capacita operative e della natura dei loro obiettivi:
- il primo livello è costituito da cellule direttamente collegate
al vertice di Al Qaeda, che impartisce istruzioni ed ordini operativi;
- il secondo livello è composto dalle organizzazioni che
si riconoscono nel Fronte Islamico per la Jihad contro gli Ebrei
ed i Crociati, struttura dalle forti connotazioni antioccidentali
creata da Bin Laden che collega distinte formazioni operanti in
diverse aree di conflitto;
- il terzo livello è invece formato da un agglomerato di
cellule autonome, a struttura reticolare e spesso a composizione
transnazionale, non sempre direttamente collegate ad Al Qaeda, unite
tuttavia dal comune progetto di aggressione all'Occidente ed ai
simboli che lo rappresentano. Su questo modello si articolavano
le cellule di ispirazione salafita operanti in Europa (principalmente
in Germania, Francia, Inghilterra, Belgio, Spagna ed Italia) smantellate
nel corso del 2001-2002, cellule che si prestavano assistenza reciproca
sul piano logistico, finanziario e propagandistico.
La maggior parte degli stranieri coinvolti nelle indagini condotte
in Italia dall'inizio degli anni '90, sono entrati illegalmente
nel nostro territorio, ed hanno poi tentato di regolarizzare la
loro posizione attraverso diversi strumenti, compresa la richiesta
di asilo politico.
E' anche emerso il ruolo focale svolto da alcuni centri di aggregazione
islamica che, in diversi modi, hanno cercato di agevolare l'inserimento
di soggetti conosciuti per il radicalismo delle loro posizioni politico-religiose.
Non sono invece finora emerse sicure connessioni tra terrorismo
internazionale ed organizzazioni per l'immigrazione clandestina
verso l'Italia, a differenza di quanto risulta per altri paesi europei.
Certamente il primo livello operativo, posto alle dirette dipendenze
di Osama Bin Laden, è stato indebolito dall'attacco all'Afghanistan.
Ma il secondo ed il terzo livello non hanno subito eguali danni
ed è perciò prevedibile che la maggior minaccia venga
da loro e, specialmente, dalle cellule autonome per lo più
formate da numerosi mujahedin addestrati nei campi nell'area afghano-pakistana.
Si tratta di individui e gruppuscoli difficilmente individuabili
a causa della loro struttura organizzativa elementare, fortemente
compartimentata.
In questo quadro, le dichiarazioni diffuse il 12 novembre 2002 dall'emittente
quatarina Al Jazira, con le quali Bin Laden ha rinnovato la minaccia
di azioni terroristiche contro gli Stati Uniti e i loro principali
alleati, tra cui l'Italia, hanno ulteriormente elevato il grado
di rischio a cui anche il nostro Paese è esposto.
La diffusione del messaggio potrebbe infatti essere il segnale per
l'avvio di progetti terroristici, da attuare nel medio termine,
ad opera di cellule dormienti dell'organizzazione Al Quaeda, analogamente
a quanto si è già verificato in occasione degli attentati
contro le Ambasciate U.S.A. in Kenia e Tanzania, ad opera di terroristi
colà stabilitisi da diverso tempo senza destare alcun sospetto
nelle forze di sicurezza.
Informazioni provenienti da qualificati circuiti internazionali,
ci dicono che Al Qaeda sarebbe in grado di impiegare sostanze molto
nocive in azioni terroristiche e che disporrebbe, a questo fine,
di una articolata struttura per l'addestramento alla produzione,
manipolazione ed utilizzo di aggressivi chimico-batteriologici.
Importanti conferme in questo senso giungono da due recenti operazioni
condotte in Francia e Gran Bretagna dalle Forze di polizia locali.
Nella seconda metà dello scorso dicembre la polizia transalpina
ha arrestato nell'area parigina 9 estremisti islamici, appartenenti
ad una formazione di mujahidin che si ritiene stesse preparando
attentati con aggressivi chimici. Alcuni degli arrestati, nel corso
dei primi interrogatori, hanno ammesso di aver partecipato, in passato,
ad attività di supporto logistico in favore dei mujahidin
ceceni.
Il 5 gennaio scorso a Londra, sono stati poi tratti in arresto 7
immigrati maghrebini, alcuni dei quali già noti alle autorità
britanniche per attività in favore di movimenti radicali
islamici. Costoro erano in possesso, tra l'altro, di semi di ricino
e della formula per produrre la ricina, una potente sostanza tossica,
tracce della quale sono state rilevate su un mortaio e un pestello
rinvenuti nell'abitazione di uno degli arrestati.
Per quanto riguarda l'Italia risulta soltanto l'ipotesi investigativa,
emersa nel febbraio 2002, di un progetto di adulterazione delle
condutture idriche dell'Ambasciata Statunitense a Roma.
Naturalmente quello degli attentati chimici non è il solo
rischio a cui è esposto il nostro Paese. Basti ricordare
le indagini appena avviate su un gruppo di cinque marocchini trovati
in possesso di esplosivi, di carte geografiche e mappe sulle città
di Padova, Treviso e Verona, dove risulta contrassegnato il comando
NATO FTASE.
Indagini più vaste e complesse sono in corso in altre parti
d'Italia.
Per ciò che concerne, infine, gli eventuali riflessi in Italia
del conflitto israelo-palestinese, fonti di intelligence segnalano
che le principali organizzazioni in lotta sono orientate a limitare
le azioni armate ai territori investiti dal conflitto stesso. Va
tuttavia segnalato che potenziali rischi verso obiettivi occidentali
potrebbero derivare da elementi dissidenti di formazioni palestinesi.
Prevenzione e contrasto al terrorismo interno ed internazionale
Ho già detto che il quadro complessivo della minaccia terroristica
interna ed internazionale assumerebbe connotazione ancora più
preoccupanti nella malaugurata ipotesi di una guerra in Irak.
In tal caso, come risulta da numerosi segnali premonitori e attendibili
informazioni, è assai probabile che individui e gruppi inclini
alla pratica dell'illegalità politica farebbero di tutto
per inquinare e deviare il confronto politico-sociale e le pacifiche
manifestazioni di piazza, preparando il terreno, anche senza volerlo,
a forme di violenza maggiore.
Non si può per altro escludere che nel clima generale prodotto
dalla guerra, gruppi eversivi di diversa origine e cultura convergano
spontaneamente nel segno della comune avversione alla Nato, agli
Usa e ad Israele o addirittura concordino le loro azioni, secondo
la vecchia idea del "Marciare divisi per colpire uniti".
Comunque di fronte alla percezione di un innalzamento del livello
della minaccia, abbiamo avvertito l'esigenza di definire nuove strategie
di contrasto per una più efficace risposta alla duplice sfida
delle centrali terroristiche interne ed internazionali.
Deciso impulso è stato conferito alla cooperazione internazionale
di polizia preventiva ed investigativa, sia nell'ambito dell'Unione
Europea e di Europol, sia negli altri fori bilaterali e multilaterali.
Intensa è anche la cooperazione nell'area mediterranea -
segnatamente il Partenariato Euromediterraneo ed il Foro Mediterraneo
- al fine stabilire ancor più stretti collegamenti con le
polizie dei Paesi nordafricani, ritenuti ad elevato rischio per
la presenza di cellule terroristiche di matrice islamica.
E' stata inoltre rinsaldata la collaborazione operativa con i servizi
di polizia specializzati dei partner europei, degli Stati Uniti
e degli altri Stati della coalizione internazionale antiterrorismo.
In questa cornice si collocano le attività investigative
di recente avviate con le polizie argentina e salvadoregna, nonché
la costituzione di unità miste d'indagine italo-spagnole,
strumento indispensabile per lo svolgimento di specifiche investigazioni
su cellule eversive operanti in più contesti territoriali.
Sul versante della lotta al finanziamento del terrorismo, il lavoro
del Comitato di Sicurezza Finanziaria e delle forze di polizia,
ha consentito di "congelare" beni e danaro appartenenti
a 67 soggetti.
Sono stati poi rafforzati i dispositivi di vigilanza e sicurezza
a tutela degli obiettivi civili e religiosi presenti sul territorio
nazionale, modulando opportunamente i sistemi di intervento a protezione
delle frontiere marittime, aeree e terrestri, anche attraverso coordinate
azioni internazionali.
Per parte sua, l'U.C.I.S. ha potenziato le misure di protezione
individuale (sono oggi 673 le persone destinatarie di servizi di
scorta o di tutela), anche se siamo ben consapevoli della impossibilità
di proteggere tutti coloro che, a vario titolo, sono teoricamente
esposti a rischio.
Sul versante interno, il proliferare di sigle eversive, la rigida
compartimentazione esistente al loro interno e le conseguenti difficoltà
di penetrazione investigativa hanno imposto un adeguamento delle
strategie organizzative ed operative.
Si stanno pertanto riorganizzando gli Uffici Digos, con l'istituzione
di 26 sezioni interprovinciali antiterrorismo, in linea con le nuove
funzioni attribuite al Pubblico Ministero "distrettuale",
per meglio coordinare l'azione degli organi investigativi territoriali.
Similmente, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza stanno
affinando gli strumenti e le modalità operative.
E' stato inoltre costituito presso il Dipartimento della pubblica
sicurezza un "Gruppo di lavoro tecnico" per lo scambio
informativo in materia di prevenzione e repressione del terrorismo,
del quale fanno parte esperti delle Forze di polizia, dei Servizi
di sicurezza e del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
che in questi mesi ha svolto un intenso e proficuo lavoro.
Più in generale, l'azione di contrasto si è avvalsa
oltre che dei tradizionali strumenti informativi ed investigativi,
anche della più ampia gamma di istituti introdotti con la
normativa antiterrorismo del 2001.
Di estrema utilità si sono rivelate le intercettazioni preventive
- anche telematiche - strumento amministrativo affidato al Ministro
dell'Interno, pur con il controllo di legittimità dell'Autorità
Giudiziaria, per far luce su situazioni e comportamenti ritenuti
interessanti per il successivo sviluppo dell'attività d'indagine
e per la cattura dei latitanti.
Notevoli risultati ha dato l'attività di monitoraggio della
rete Internet, divenuta oramai strumento abituale per la diffusione
di messaggi eversivi: l'informatica ed i "covi telematici"
costituiscono, infatti, una delle maggiori novità del modo
di organizzarsi ed esprimersi delle formazioni terroristiche.
Anche per questo si è dato largo spazio alla formazione specialistica
degli operatori delle forze dell'ordine.
* * *
I buoni risultati investigativi conseguiti nell'ultimo anno, convalidano
l'impegno e la professionalità degli inquirenti.
Dopo l'11 settembre del 2001, le forze dell'ordine hanno concluso
numerose indagini sulle reti terroristiche di matrice islamica presenti
nel nostro Paese, che hanno portato all'arresto di 55 persone (alcune
delle quali già condannate) sospettate di svolgere un ruolo
di fiancheggiamento, di sostegno logistico ed in alcuni casi di
partecipazione diretta ai gruppi di fuoco.
Nel novembre del 2001 si è conclusa l'operazione "Al
Muhajirun", che ha consentito di sgominare una rete terroristica
tunisino-algerina, attiva in Lombardia, appartenente al "Gruppo
Salafita per la predicazione ed il combattimento".
Nel successivo mese di febbraio, sulla scorta di informazioni circa
il rischio di attentati alle condotte idriche di alcune ambasciate,
sono stati fermati 3 cittadini marocchini trovati in possesso di
una cartina particolareggiata dell'area circostante l'ambasciata
del Regno Unito e di strumenti idonei alla contraffazione di documenti.
L'operazione è stata completata con l'arresto di altri 6
marocchini, che disponevano di mappe della rete idrica di Roma e
di quattro Kg di ferrocianuro di potassio, nonché di numerosi
moduli in bianco per il rilascio del permesso di soggiorno.
Nel mese di settembre sono stati arrestati a Gela, mentre si trovavano
a bordo del cargo mercantile "Sara" (segnalato come vettore
appartenente ad Al Qaeda) 15 cittadini pakistani muniti di documenti
contraffatti. Nei confronti degli indagati, ancora in stato di detenzione,
sono in corso attive indagini su scala internazionale.
Un ulteriore importante successo è poi costituito dalla cattura,
avvenuta il 28 settembre scorso, del tunisino Baazaoui Mondher Ben
Mohsen, elemento di rilievo internazionale, nel terrorismo islamico.
* * *
L'assiduo impegno investigativo volto a disarticolare la minaccia
interna, ci ha consentito di individuare e catturare elementi di
spicco delle BR-PCC, già condannati per gravi delitti e latitanti
all'estero.
Tra le operazioni più significative, merita un cenno quella
conclusa nello scorso mese di ottobre, nel quadro delle indagini
relative all'omicidio del prof. D'Antona, nei confronti dei terroristi
Michele Mazzei, Francesco Donati, Francesco Galloni e Antonino Fosso
- tutti già condannati all'ergastolo per omicidio - che nel
carcere di Trani, secondo quanto finora accertato dalla magistratura,
avevano elaborato documenti preparatori della rivendicazione dell'assassinio
di via Salaria.
Nel medesimo contesto d'indagine, sono stati emessi provvedimenti
di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre ex militanti
dei Nuclei Comunisti Combattenti, Nadia Desdemona Lioce, Mario Galesi
e Michele Pegna, accusati di appartenere alle BR-PCC.
Inoltre, grazie anche alla collaborazione delle forze di polizia
e delle autorità giudiziarie straniere, si è riusciti
ad individuare ed arrestare tre latitanti di primo piano, sospettati
di essere organici alle BR-PCC: Paolo Persichetti, Leonardo Bertulazzi
e Nicola Bortone. Quest'ultimo, all'atto dell'arresto, si è
dichiarato "militante rivoluzionario" e si è chiuso
nel silenzio.
L'azione di contrasto alle formazioni anarco-insurrezionaliste ha
portato all'arresto dall'inizio del 2000, per reati di varia natura,
di 44 persone.
Numerose indagini sviluppate nell'ultimo anno nei confronti di gruppi
neofascisti, hanno consentito di trarre in arresto 19 persone per
rapina, tentato omicidio e reati in materia di armi ed esplosivi,
mentre 156 sono state deferite all'A.G. prevalentemente per reati
a sfondo razziale ed apologia di fascismo.
Una particolare rilevanza assume l'arresto negli ultimi mesi a Roma
di 4 elementi gravitanti nell'area dell'estremismo di destra, ritenuti
responsabili di oltre 20 rapine consumate nel centro Italia, nonché
la cattura degli ex militanti NAR Gilberto Cavallini e Pasquale
Belsito, quest'ultimo da tempo latitante.
* * *
Debbo, concludendo, osservare che i segnali di allarme provenienti
dall'arcipelago eversivo italiano prescindono spesso dal quadro
internazionale e trovano i loro appigli nelle politiche economiche,
sociali ed istituzionali dell'attuale Governo.
Anche i grandi progetti di cui il Governo Berlusconi sta avviando
la realizzazione, potrebbero alimentare pretestuose, violente opposizioni
ancorate ai temi dell'ambientalismo più radicale, come è
accaduto con le iniziative ecoterroristiche contro l'Alta Velocità.
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi!
Vi chiedo scusa per la pesantezza di questo mio intervento e della
documentazione allegata.
Ho cercato di darvi una rappresentazione esauriente ed obiettiva
dell'illegalità politica e del terrorismo che in varia misura
minacciano l'Italia. Spero che vi troviate elementi utili per sviluppare
le vostre analisi e le vostre valutazioni. Personalmente e con tutta
la mia responsabilità di Ministro dell'Interno, mi accingo
ad ascoltarle con la dovuta attenzione, ben sapendo che su una materia
così sfuggente e sensibile è facile nutrire idee e
opinioni diverse.
Ma in questo caso ciò che più conta è ritrovare
le ragioni essenziali per un comune impegno contro l'illegalità
politica ed il terrorismo.
Di certo nessuno di noi potrà strumentalizzare la discussione
e fini politici di parte.
Del resto siamo tutti egualmente interessati a garantire la libera
manifestazione delle opinioni e del dissenso, mantenendola però
nel largo alveo della legalità costituzionale.
In momenti più difficili di questo, l'unità dei democratici
italiani attorno ai valori fondamentali della Costituzione è
riuscita a sconfiggere un terrorismo ben organizzato, più
risoluto e feroce.
Anche oggi, pur in presenza di profondi contrasti sociali e politici,
noi siamo capaci, grazie anche al generoso impegno delle forze dell'ordine,
di sconfiggere questo nuovo terrorismo. Basta volerlo.
|