| 8 febbraio 2007
Nel trentennale del Settantasette,
mentre folle di opinionisti improvvisati e giornalisti che poco
o nulla hanno avuto in comune con quella grande esplosione di rabbia
e creatività si affretta a dare la propria opinione, arriva
a Napoli “B.H.A.P., Beats, Hippies, Autonomi, Punks, una mostra
sulle controculture e i movimenti”.
La mostra, curata da Giancarlo Mattia e Marco Philopat, sarà
ospitata dall’11 al 18 Febbraio presso il CSOA Officina 99
(via gianturco 101- napoli) in collaborazione con il collettivo
che lavora alla costruzione di un archivio dei movimenti e delle
lotte sociali presso il laboratorio occupato Ska.
BHAP è un progetto di recupero e riflessione
su una parte importante della nostra storia collettiva, che la storiografia
ufficiale relega a un ruolo di marginalità che non le rende
giustizia.
Riaprire la riflessione su quella storia invece significa affrontare
in maniera seria i movimenti culturali reali che hanno fatto la
storia del Paese, portando istanze di cambiamento, di rottura anche
radicale con l’esistente.
La mostra ricostruisce attraverso i documenti, le foto, le voci
dei protagonisti i percorsi di lotta che hanno segnato la storia
ribelle italiana dal Dopoguerra in poi. E’ un percorso
che più che dare risposte pone domande, che prova a rimettere
in discussione le etichette troppo semplici che la “cultura
ufficiale” ha dato a quelle generazioni di ribelli che hanno
costruito percorsi di vita alternativi alla società del Capitale,
mutando i propri linguaggi, creando un sistema di segni, colori,
espressioni, parole, musica, modo di vestire e sognare che fosse
del tutto differente.
Si tratta, quindi, di una riscoperta che punta a riaprire percorsi,
a guardare al passato per verificarne la consistenza, riaprirne
i nodi problematici, proiettarne le ombre o le luci sul presente.
BHAP arriva a Napoli dopo un lungo viaggio attraverso l’Italia.
Centri Sociali, scuole, libere associazioni hanno ospitato un progetto
affascinante e complesso che ha tracciato, con il suo viaggiare
da un luogo all’altro, il filo rosso che ancora lega, oggi
come ieri, i luoghi dell’alternativa e del conflitto.
Arriva ad Officina 99 che il 1° Maggio 2006 compie 16 anni.
Lungo il suo percorso ha visto mutare la città e i suoi abitanti
e di fronte a questo mutare ha osservato il perdurare di una politica
corrotta e lontana dai bisogni reali. Una “classe dirigente”
che poco o niente ha compreso delle grandi contraddizioni di questa
metropoli perché troppo lontana, rinchiusa nei suoi Palazzi
a gestire un potere logoro ma tenacemente vitale, difficile da abbattere.
A questo potere Officina ha opposto da sempre una grande energia
conflittuale, riuscendo ad essere per tutto questo tempo il laboratorio
di ribellione di una città difficile. Una città che
il Centro Sociale ha vissuto sempre in maniera intensa perché
ha scelto di muoversi, senza ambizioni di potere, nei suoi bassi
fondi. E allora in questi anni Officina 99 ha aperto le sue porte
a quanti se le vedevano chiudere da una borghesia acida e retriva,
ripiegata sui suoi interessi e chiusa di fronte alle esperienze
destabilizzanti, radicali, alla diversità di chi sceglie
di vivere in maniera differente. Quelle energie rivoltose hanno
trovato ad Officina 99 uno spazio sempre aperto, che ha saputo raccogliere
le istanze di trasformazione, le energie mutanti ed è da
quelle energie che ha tratto la forza per arrivare, oltre ogni difficoltà,
fino a qui.
E’ per questo motivo che si è sentito forte il bisogno
di ospitare il progetto BHAP, la sua carica di forti interrogativi,
le suggestioni che ispira. Perché è necessario, oggi,
ricostruire la storia spostando l’obbiettivo su quello che
è successo lontano dall’estabilishment, per le strade
dove “strani” giovani scelgono di dare corpo alla propria
voglia di libertà attraverso pettinature ardite, sonorità
rabbiose, pugni chiusi e passamontagna. Il bisogno di ripercorrere
storie ribelli per costruire con consapevolezza le rivolte di domani.
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