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marzo 2002
COMUNICATO STAMPA di Radio Onda Rossa
SITUAZIONE DELLE DELEGAZIONI INTERNAZIONALI IN PALESTINA (ROMA,
31-03-2002 - ore 16.50)
La drammaticità della situazione non ha bisogno di essere
sottolineata. Con questo comunicato facciamo appello a tutti i giornalisti
per diffondere le notizie che ci sono arrivate direttamente dai
pacifisti italiani, francesi e di altri paesi che si trovano da
alcuni giorni nei Territori Occupati e a Gerusalemme. Le informazioni
che leggete provengono da due telefonate con i pacifisti che si
trovano nei Territori Occupati (fatte alle 17.25 e 17.40 locali).
A Dheishe (campo profughi fuori Betlemme) si trovano 80 pacifisti:
35 italiani del Comitato di Solidarietà con l'Intifada, di
indymedia e di Radio Onda Rossa, 25 francesi e 20 dell'International
Solidarity Movement. La loro decisione è quella di rimanere
all'interno del campo, all'interno delle case delle famiglie palestinesi,
per cercare di impedire l'attacco dei mezzi corazzati (circa 140,
in avvicinamento). Altri pacifisti, in numero imprecisato, si trovano
ora in altri due campi profughi intorno a Betlemme, con le medesime
intenzioni di svolgere un ruolo di interposizione pacifica. A Ramallah
- dove vige il coprifuoco e sono in corso scontri armati nelle strade
e rastrellamenti nelle case palestinesi - un gruppo di italiani
si trova adesso all'interno dell'ospedale della città, dopo
aver donato il sangue per soccorrere i feriti. L'ospedale è
circondato dai carri armati israeliani. Un altro gruppo (prevalentemente
di francesi) è riuscito a rompere l'accerchiamento intorno
al Q.G. dell'A.N.P. e si trova ora nelle stanze di Arafat. Hanno
comunicato la loro decisione di rimanere a fianco del presidente
palestinese, per cercare di proteggere la sua vita dall'assalto
israeliano. In città ci sono state almeno 9 esecuzioni sommarie
di palestinesi, colpiti a distanza ravvicinata dai militari israeliani.
Tutte le delegazioni internazionali fanno appello ai rispettivi
governi di chiedere energicamente al governo israeliano di ottemperare
immediatamente alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U.,
che il 30 Marzo ha chiesto il ritiro immediato dell'esercito israeliano
da Ramallah.
conferenza stampa dal campo di Deishe
(tenutasi per ovvi motivi di lontananza
via chat, irc.autistici.org o www.ecn.org/irc canale #indypress)
DEHEISHE - Dal centro culturale di Ibda a Dehishe gli attivisti
di Indymedia comunicano che autorita'
locali hanno annunciato un immediato attacco da parte degli israeliani.
Attivisti e pacifisti ospitati comunicano che non intendono allontanarsi
da Deheishe.
Nessuna risposta in riferimento alla loro presenza viene data dal
console, dall'ambasciata
o dall'unita' di crisi della Farnesina.
Il Governo italiano non risponde agli innumerevoli appelli che in
questi giorni gli italiani
presenti a Ramallah o Deheishe e tutti coloro che sono scesi in
piazza per opporsi
all'attacco israeliano ai palestinesi.
I palestinesi presenti nel campo di Deheishe, storicamente legato
al fronte popolarenta,
stanno riunendosi nelle proprie famiglie e hanno deciso di non opporre
resistenza,
rabbia ed impotenza sono le sensazioni che si respirano.
Il campo di Deheishe attualmente ospita 110 attivisti come forma
di protezione,
35 italiani del coordinamento in sostegno dell'intifada e di Indymedia,
25 francesi e 60
pacifisti dell'International Solidarity Movement invece dislocati
tra i campi di azza e ayda.
I gruppi internazionali fanno sapere che non lasceranno i campi
se non costretti con la forza.
IMC h.21:50
TEL AVIV - Un centinaio di soldati israeliani sono entrati nell'ospedale
di Ramallah,
dove hanno chiuso in una stanza tutto il personale medico e paramedico
e hanno
perquisito l'edificio alla ricerca di sospetti 'terroristi', interrompendo
tutte le
comunicazioni telefoniche. Lo ha riferito alla tv del Qatar Al Jazira
un medico che e'
riuscito a nascondere il suo cellulare. L'ospedale e' quello dove
era stato ricoverato
morente il fotografo italiano Raffaele Ciriello.
(ANSA) h. 19:50
RAMALLAH - Tre attivisti internazionali e 3 palestinesi sono stati
appena arrestat
i e portati alla caserma militare di Beit El. Tra gli arrestati
ce' Jose Bove.
Ci sono ancora 33 attivisti internazionali all' interno del quartier
generale di Arafat.
IMC
Italy h. 19:10
BETLEMME NORD- abbiamo sentito testimonianze di un gran numero
di carri armati al checkpoint di Betlemme Nord, cosi siamo andati
a verificare.
Ci è stato negato l'accesso al checkpoint e siamo stati costretti
ad abbandonare la zona.
Abbiamo parlato con una famiglia, che ci ha detto che 2 carri armati
erano appena
passati di fronte alla loro abitazione, ed erano poi tornati indietro
verso nord.
Abbiamo visto un trasporto corazzato muoversi a sud del checkpoint
sulla strada di hebron,
che potrebbe essere interpretato come un ricognitore per individuare
possibili vie d'accesso alla città. Ad est del checkpoint
abbiamo incontrato la suddetta
pattuglia dell'IDF che stava questionando con la famiglia palestinese.
Ci hanno chiesto di avvicinarci e ci hanno chiesto di dove fossimo.
Dopodichè ci hanno permesso di andarcene. Un membro palestinese
di IMC-Palestina e
un attivista inglese hanno identificato entrambi uno dei soldati,
che è abbastanza conosciuto
a betlemme e nel campo di Deheishe. Nel frattempo a Betlemme e nel
campo di Ayda,
i palestinesi si stanno preparando per la possibile invasione.
I civili palestinesi sono molto curiosi di sapere cosa abbiamo visto;
le strade di Betlemme sono vuote, rispetto al solito.
IMC Jerusalem 18:00
RAMALLAH - Dall'ospedale di Ramallah, dove è presente un
gruppo di pacifisti,
giunge la notizia che è appena arrivato un giornalista del
Boston Globe ferito.
Nel frattempo continuano ad arrivare persone evidentemente giustiziate
con colpi alla nuca.
E' confermata la notizia che circa 40 internazionali sono all'interno
del bunker di Arafat,
mentre altri sono chiusi in albergo. Il console Italiano , che sta
cerando di recarsi a Ramallah,
con tre macchine, per portarli fuori dalla città, è
ancora fermo al checkpoint di Kalandya.
Intanto diversi elicotteri stanno sorvolando il campo profughi di
Dheishe e la stessa abitazione
che sta ospitando un gruppo di 35 Italiani del Coordinamento di
Solidarietà all'Intifadah.
Paolo Cento e Giovanni Russo Spena, che saranno di ritorno in Italia
in serata,
hanno lanciato un appello per una carovana di parlamentari che raggiungano
Arafat a Ramallah.
L'iniziativa sta raccogliendo già numerose adesioni nel parlamento
e domani ci sarà
un incontro con il presidente della camera Pierferdinando Casini.
L'assemblea di Action for Peace, che si sta tutt'ora riunendo presso
l'Hotel Ambassador,
sta valutando l'idea di intensificare la presenza internazionale
a Ramallah e,
per domani mattina, ha convocato una conferenza stampa al consolato
italiano.
Intanto giunge notizia che le autorita' militari israeliane hanno
dichiarato
la citta' di Ramallah "zona di esclusione militare", e
ne hanno espulso
tutti i giornalisti: la notizia e' stata diffusa dall'emittente
tv satellitare araba "al-Jazira",
secondo la quale le truppe israeliane hanno circondato gli uffici
di corrispondenza di
alcuni organi di informazione (fra i quali l'ufficio della stessa
al-Jazira), per impedire ai
giornalisti di uscire per il loro lavoro di raccogliere informazioni.
Sherin Abu Akla, una giornalista di al-Jazira inviata a Ramallah,
riferisce:
"L'edificio in cui ci troviamo e' circondato da carri armati,
e nei piani inferiori
ci sono soldati israeliani. Non ci impediscono di lavorare all'interno
dell'ufficio,
ma non ci consentono di uscire" (mentre la giornalista pronunciava
queste parole
nel microfono dell'emittente, si sono udite raffiche di miragliatrice
non lontane).
Un altro inviato di al-Jazira a Ramallah, Walid al-Omari, ha fatto
sapere che le autorita'
militari israeliane non hanno consentito a lui ne' ai suoi colleghi
di recarsi ad Haifa,
per riferire sull'attentato che oggi vi ha ucciso 15 persone.
www.altremappe.org
h. 17:45
Riflessioni sulla Palestina dal Campo profughi
di Deheishe
La delegazione internazionale di Action For Peace sta esprimendo
un'incredibile capacita' di movimento sul territorio occupato dallo
Stato di
Israele. Nonostante le oggettive difficolta date dalla completa
occupazione
e dalla devastazione che sta esprimendo il governo israeliano la
determinazione messa in campo dagli attivisti europei e soprattutto
italiani
e' tale da rappresentare le istanze contro la guerra agli occhi
delle
immobili diplomazie istituzionali di ogni livello e soprattutto
agli occhi
del mondo. Dopo che nei giorni scorsi le ripetute iniziative messe
in campo
erano state in grado di rompere i blocchi imposti dai check points
israeliani, costruire manifestazioni di piazza anche in citta' difficili
come Gerusalemme, organizzare
incontri e ipotesi di cooperazione internazionale dal basso, la
presenza
internazionale e' riuscita ad entrare in Cisgiordania, sfidando
mitra e
carri armati. Ad oggi i circa 500 componenti la carovana di Action
for Peace
si ritrovano dislocati in diversi punti, dall'assediata Ramallah
fino al
campo profughi di Deheishe a Bethlehem, insieme ad attivisti di
altre
delegazioni internazionali. Proprio in quest'ultimo luogo la convergenza
delle diverse azioni ha fatto si da costruire una presenza talmente
significativa da impedire gli imminenti attacchi sulla citta' di
Bethlehem.
La solidarieta' espressa dalla presenza di piu' di cento attivisti
ha
riscosso la gioia (pur in un momento cosi' difficile) dei Palestinesi.
Con
l'ingresso nella citta' si e' avuta la rottura materiale dell'aparthaid
imposta da israele: centinaia di Palestinesi sono scesi in strada,
hanno
aperto le loro finestre, hanno urlato slogan, hanno cantato accompagnati
dalla Banda degli Ottoni, hanno avuto la possibilita' di vivere
alcuni
momenti di assoluta normalita' a fronte della piu' feroce operazione
bellica
messa in atto contro di loro dal 1947.
Il tentativo Di Sharon di occupare definitivamente le piu' grandi
citta'
palestinesi ha dovuto essere accantonato. Solo temporaneamente,
purtroppo!
Non e' possibile immaginare, infatti, cosa accadra' nelle prossime
ore e
nei giorni a seguire. E' possibile, invece, immaginare quale puo'
essere il
ruolo del movimento dei movimenti nei prossimi tempi: costruire
una presenza
internazionale permanente a difesa della popolazione palestinese,
sviluppare ipotesi di proggettualita' sociali che contribuiscano
a creare un
welfare state pubblico pur in assenza di uno stato formalmente riconosciuto
e strutturato amministrativaente, stringere legami sempre piu' saldi
tra le
diverse soggettivita' sociali e politiche che abitano questo pianeta,
ridare
forza alle lotte di liberazione dei popoli oppressi sia sul loro
campo sia
con un continuo lavoro territoriale nei paesi in cui piu' forte
e' la
coscienza di solidarieta' internazionalista.
Sotto questo punto di vista la Rete NoGlobal sta giocando un ruolo
fondamentale. La presenza di questi giorni all'interno del campo
profughi
di Deheishe ed in particolare del centro culturale Ibdaa' ne e'
la piu'
concreta dimostrazione. Il centro Ibdaa'risulta essere un luogo
di
aggregazione di quelle istanze di lotta e di costruzione di un altro
mondo
possibile che vede negli elementi dell'autorganizzazione sociale
il
collante tra contributi provenienti dalle piu' varie organizzazioni
oggi
presenti in Palestina. La collocazione del centro Ibdaa' all'interno
del
campo profughi testimonia la necessita' di essere al fianco dei
soggetti
piu' svantaggiati ed esclusi dai modelli di accumulazione capitalistica.
I
profughi palestinesi ammassati in quelli che possono apparire ed
effettivamente sono dei campi di concentramento che vogliono sviluppare
un
genocidio sistematico e con metodi da guerra di bassa intensita'
(soprattutto se si fa riferimento alle condizioni di vita nei periodi
passati e quindi di guerra latente e non dischiarata come e', invece,
oggi)
sono sicuramente coloro che sperimentano le condizioni di vita piu'
dure
all'interno della societa' palestinese. Senza servizi sociali, senza
acqua
e spesso luce si vive una condizione di marginalita' sociale come
poche
altre al mondo. Non a caso e' proprio su questi soggetti che piu'
si
accanisce la ferocia israeliana anche in questi periodi. Anche in
questo si
puo' guardare alla volonta' di agire una vera e propria selezione
di classe
da parte del governo israeliano e dei suoi complici, Stati Uniti
ed Euopa in
testa. Se in momenti di guerra totale come quelli attuali l'unita'
del
popolo palestinese manifesta le caratteristiche classiche di una
lotta di
liberazione di popolo, e quindi anche il suo interclassismo è
evidente, non
possiamo offuscare cio' che e' avvenuto negli ultimi anni anche
a seguito
degli accordi di Oslo: la poverta' crescente all'interno di larghe
fasce di
popolazione ha indebolito innanzitutto le condizioni di ripresa
del
conflitto sociale ed ha vanificato tutti i propositi derivanti proprio
da
quello che doveva essere il processo di pace iniziato nel 1993.
Un processo
di pace che, iniziato appunto con gli accordi di Oslo, aveva alle
sue
spalle, come premesse, la caduta del muro di Berlino e la sconfitta
per la
popolazioni arabe conseguenti alla guerra del Golfo. L'essersi schierati
contro la guerra occidentale ai danni dell'Iraq ha costituito la
premessa
per la costruzione di un accordo profondamente iniquo e l'impossibilita'
di
ipotizzare, all'interno di quell'accordo, la formazione di uno stato
palestinese indipentente che ponesse al centro delle sue priorita'
la
crescita sociale di una popolazione ormai stremata ed isolata sul
piano
internazionale. Ciò ha costituito la base anche per la deriva
cui e' giunta
la leadership palestinese, la sua centralizzazione e burocratizzazione,
il
suo essere profondamente corrotta e interessata, piu' che allo sviluppo
sociale, alla crescita dei profitti di pochi.
Oggi le condizioni sono sicuramente mutate ma le condizioni di una
pace con
giustizia nell'area mediorientale non possono essere altre da quelle
di una
soluzione alle questioni sociali di milioni di persone.
Puo' apparire improprio parlare di cio' in un momento cosi' grave,
in cui
sembrano non vedersi spiragli anche solo per la salvezza fisica
di un popolo
intero. Eppure limitarsi ad analisi umanitarie può essere
in prospettiva
quanto mai dannoso, casomai si riuscisse ad evitare lo sterminio
che Sharon
vuole imporre ai Palestinesi con la replicazione perfetta dei meccanismi
da
"Enduring Freedom" messi in campo da Bush dopo l'11 settembre.
Se vi e' una possibilita' di salvezza dei Palestinesi questa e'
legata
proprio alla capacita' di prefigurare scenari alternativi di societa'.
In
questo si colloca l'azione degli attivisti del movimento dei movimenti
oggi
in Palestina e nel Campo profughi di Deheishe. Da un lato la volonta'
di
intervenire direttamente per fermare un vero e proprio massacro,
dall'altro
dare un senso politico chiaro all'iniziativa contro la guerra che
si sta
portando avanti.
Appoggiamo la lotta delle parti migliori della societa' palestinese
proprio
per questo. Non solo siamo di parte nell'ambito di questa guerra,
ma
dobbiamo esserlo anche nell'ambito dela prefigurazione di scenari
sociali
alternativi a quello capitalista. In questo e' la nostra forza,
in questo
la nostra capacita' di articolazione, in questo il nostro tentativo
di
contribuire alla lotta dei Palestinesi.
Realisticamente non puo' esservi pace senza giustizia sociale.
Realisticamente non si puo' pensare di chiedere l'una svincolata
dall'altra.
Rete Noglobal
RAMALLAH - Cinquanta pacifisti davanti a ospedale assediato
Almeno cinquanta pacifisti, tra cui un gruppo di 12 italiani, hanno
raggiunto in
mattinata l'ospedale di Ramallah di fronte al quale si sono schierati
con medici e
infermieri palestinesi per cercare di impedire l'ingresso dei carri
armati israeliani
attestati a pochi metri. E' quanto ha riferito all'agenzia di stampa
Ansa uno dei pacifisti.
"La situazione è drammatica. I soldati israeliani impediscono
l'ingresso alle ambulanze.
Ho visto barelle con almeno tre cadaveri crivellati da proiettili
di grosso calibro abbandonate sull'asfalto.
Con i medici e gli infermieri palestinesi stiamo cercando di impedire
l'ingresso dei carri armati,
uno dei quali è avanzato fino all'ingresso dell'ospedale",
ha raccontato il testimone.
(Red) h.13:30
Questa notte saremo in tanti a Deheishe... (da indymedia,30 marzo
2002, ore 19:07)
Dopo il breve confronto con i tank israeliani alle porte di Beit
Jala
decidiamo di tornare al centro di Betlemme (anche gli attivisti
mangiano!). Appena arrivati all'hotel dove alloggiano i componenti
del I.S.M. (internetional solidarity movement) arriva finalmente
una
buona notizia: la delegazione di Action for Peace; è riuscita
a
passare il check point e si sta avvicinando a Betlemme.
Nessuno, tantomeno loro, credeva che ce l'avrebbero fatta.
Ci incontriamo finalmente nella Piazza della Natività ed
è strano
come in queste condizioni la gioia di rivedersi faccia dimenticare
le
polemiche che regolarmente fioriscono nell'intricato panorama del
movimento italiano.
Ci raduniamo in un'improvvisata assemblea e prende parola il sindaco
di Betlemme.
Ringrazia tutti per l'insperata presenza in città e racconta
delle
difficoltà che quotidianamente affrontano sotto la minaccia
delle
armi israeliane.
Poi viene il momento di prendere decisioni. La richiesta di aumentare
la presenza internazionale nel campo di Deheishe viene accolta con
calore dai componenti di Action for Peace, e settanta attivisti,
principalmente italiani, decidono di passare la notte con noi nel
campo. Il nostro rientro è stato accolto con sorpresa e gioia
dagli
abitanti: più di cento occidentali decisi ad interporsi non
si erano
mai visti da queste parti.
Questa notte saremo in tanti a Deheishe e sotto questo cielo, troppo
spesso tracciato dai missili, stiamo scrivendo tutti insieme una
memorabile pagina di solidarietà.
Buona notte (?).
Parte presto la piu` bella giornata finora
trascorsa dalla carovana in
Palestina.
Inannzitutto una rattifica, il compagno di Roma arrestato agli scontri
all`Orient House sara` processato domani e poi rispedito in Italia.
Di mattina presto ci si riunisce tutti all`Hotel Ambassador e tutti
insieme
ci si dirige verso il Ramallah. In 500 arriviamo al primo posto
di blocco
dell`esercito israeliano dove i pullman vengono fermati. Scendiamo
tutti
e ci dirigiamo verso i militari che imbracciano i mitra e posizionano
con
le camionette per sbarrarci l`ingresso. Intanto numerosi palestinesi
si
uniscono a noi in questo presidio pacifico. Arriva la polizia con
manganelli
e pronti a caricarci. Blocchiamo il poto di blocco per circa due
ore tutti
incordonati con in testa il gruppo di contatto formato dai vari
portavoce
delle organizzazioni e i parlamentari Cento, Morgantini e Russo
Spena. Sono
tanti ora i palestinesi, donne, uomini e bambini che si uniscono
a noi.
Lo scenario che abbiamo difronte e` desolante. Le case arabe sono
tutte
accerchiate da insediamenti israeliani , ed anche le ambulanze sono
costrtte
a sottoporsi al posto di blocco. Dopo un`altra ora ci spostiamo
dal blocco
a vicino Ramallah per dirigerci verso Betlemme , dove presso i campi
profughi
di Deisha e Beit Jalla si trovano da giorni molti compagni italiani
e di
altre nazioni, bloccati dai carriarmati israeliani alle porte dei
campi
profughi. Ci viene nuovamente sbarrata la strada. Dobbiamo scendere
dai
pullman. Ci dirigiamo verso i militari , e dopo un ora di tentennamenti
decdiamo di passare e....CI RIUSCIAMO !!! Un corteo di circa 500
persone
entra in una Betlemme piena di falci e martello sui muri. Entriamo
nella
citta` accompagnati da un carosello di auto con bandiere palestinesi
che
sventolano e centinaia di dita che indicano vittoria. La banda degli
ottoni
suona l`Internazionale mentre raggiungiamo il cuore della citta`
nei
territori occupati. Siamo in terra di Palestina. Il corteo arriva
nella
piazza centrale della citta` dove la popolazione e le autorita`
palestinesi
ci accolgono con un bagno di ospitalita`. La commozione e` fortissima
sia
da parte della delegazione internazionale sia da parte della popolazione
palestinese che isolata da tempo, sente finalmente il calore militante
delle
tante anime del movimento dei movimenti che chiede la fine dei
bombardamenti, la proclamazione dello Stato di Palestina ed il ritorno
dei profughi.
Le campane suonano a festa per noi, mentre la piazza di Betlemme
si riempie
di venditori di kephia e prodotti locali.
Intanto giunge notizia che nell`inferno di Ramallah i compagni italiani,
insieme a Bove` ed alcuni francesi sono riusciti ad arrivare al
palazzo
del Anp e sono ora da Arafat.
2/0 palla al centro!
Ci troviamo ora davanti ad una scelta. I campi di Deisha e Beit
Jalla sono
sotto grosso pericolo. La polizia e` gia` entrata nei campi. Ha
sparato.
Ed ora e` assestata alle porte dei campi. Intanto Sharon ha chiesto
che le
forze militari dei nostri paesi provvedano ad espellerci dai territori
occupati. E` come un foglio di via. Ma il fatto di non essere graditi
a
questo boia lo sapevamo gia`. Ed e` motivo di cui vantarsi.
L`assemblea della delegazione intrenazionale convocata nella piazza
centrale
di Betlemme, decide che un gruppo della carovana rimarra` a Deisha
questa
notte. Alla fine saranno oltre 60 i compagni che rimarranno nei
territori
questa notte per interporsi al bombardamento possibile da parte
del governo
Sharon. La notizia viene data in diretta sulle televisioni arabe,
e la
delegazione che rimane nei territori e` costantemente seguita da
troupe
televisive arabe, e permette anche ai compagni a Gerusalemme di
monitorare
la situazione. Abbiamo avuto incontri con alcune forze politiche
palestinesi
presenti a Betlemme che hanno ringraziato i movimenti sociali internazionali
considerandoci all`oggi gli unici veri interlocutori internazionali
della
lotte del popolo palestinese.
Anche una parte di Studenti in Movimento rimane nei campi profughi
, e
dovrebbe telefonare in serata ai compagni a Gerusalemme Est per
una
corrispeondenza, qualora cio` fosse possibile invieremo subito da
Gerusalemme un nuovo aggiornamento.
Intanto la delegazione che trona a Gerusalemme Est, in cui si vive
un aria
piu` serena rispetto ad ieri, forse anche grazie alla nostra presenza
ed
allo scuotimento dell`opinione pubblica internazionale, di cui la
risoluzione dell Onu di oggi ne e` esempio, e si partecipa ad una
manifestazione sotto la casa di Sharon nella parte araba della citta`
insieme alle associazioni pacifiste israeliane.
In tarda serata dovrebbe esserci una nuova assemblea dei rimasti
a
Gerusalemme. Per domani e` prevista la nostra presenza al processo
del
compagno italiano. Seguiranno aggiornamenti.
Sono le 20.47
Delegazione di Studenti in Movimento da Gerusalemme Est e Deisha
LA RETE NOGLOBAL A BETLEMME
Oggi la Delegazione internazionale di Action for Peace ha raggiunto
Betlehem rompendo l'accerchiamento dell'esercito israeliano al popolo
palestinese.
I 400 attivisti della brigata internazionale di pace hanno
attraversato i territori palestinesi con un corteo multicolore
accolti festosamente dalla popolazione che, fino a 12 ore prima,
era
sottoposta all'assedio dell'esercito israeliano.
All'assemblea di piazza che si è tenuta al nostro arrivo
era
presente, oltre a diversi esponenti politici palestinesi, il sindaco
della città.
La decisione di pernottare nel campo profughi di Deishe è
stata presa
dopo una discussione straordinaria, per partecipazione emotiva,
da
parte di tutti. La delegazione unitaria che si trova in questo
momento negli uffici ONU all'interno del campo profughi ha lo scopo
di tenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale
sulle azioni criminali del governo Sharon.
Tutti gli altri attivisti della brigata intenarzionale, tornati
a
Gerusalemme, hanno partecipato ad una manifestazione indetta da
Peace
Camp, la coalizione di partiti e delle associazioni pacifiste
israeliane, davanti alla residenza ufficiale del primo ministro
israeliano, ai confini della parte araba di Gerusalemme.
Domani, dopo il presidio per la liberazione dell'attivista arrestato
durante la manifestazione all"Orient House, saremo di nuovo
tutti a
Betlehem e nei territori occupati.
RETE NOGLOBAL
COMUNICATO STAMPA della RETE NOGLOBAL
Stamane 30 marzo, in occasione della Giornata della Terra, si e'
tenuto un presidio a Piazza del Gesu' in sostegno del popolo
palestinese e della delegazione internazionale, a cui partecipano
numerosi componenti della Rete Noglobal,
presente a Gerusalemme e nei territori occupati.
Vogliamo denunciare l'atteggiamento provocatorio delle forze
dell'ordine che hanno impedito lo svolgimento di un corteo che
spontanemanete voleva percorrere le vie del centro storico. Il
consigliere regionale del PRC Francesco Maranta ha dichiarato
"E' intollerabile che nel mondo si siano svolte liberamente
manifestazioni per fermare il massacro del popolo palestinese e
qui'
a Napoli si sia impedito un corteo pacifico nonostante la presenza
nei territori occupati di una delegazione della Regione Campania".
Le iniziative di mobilitazione e controinformazione continuano per
tutta la giornata a piazza del Gesu' con collegamenti
telefonici da Betlemme e Gerusalemme con la delegazione della Rete
Noglobal e con streaming radio tramite Indymedia, Radio Gap e Radio
Sherwood.
Domattina 31 marzo domenica di Pasqua dalle ore 12.00 in piazza
del
Gesu' nuova iniziativa di comunicazione
in collegamento diretto con la delegazione italiana in Palestina
per sensibilizzare l'opinione pubblica napoletana sul dramma del
popolo palestinese e per sostenere l'azione di solidarieta' e di
protezione della popolazione civile palestinese generosamente
espressa dal movimento noglobal e dai pacifisti europei nella
gravissima assenza di un impegno concreto delle istituzioni
internazionali a trovare una pace giusta in Palestina.
Appunti dalla
Palestina
(Resoconto della carovana italiana in Palestina)
DEHEISHE - Nel resoconto ci atteniamo a stretti elementi di cronaca.
La possibilita' infatti di fermarsi a scrivere in rete e limitata.
Tutti sanno pero'
che questa carovana giunge in Palestina mentre precipita la crisi
dopo il fallimento
del vertice di Beirut e l'escalation dell'aggressione israeliana
che si misura
con la disperata resistenza palestinese.
Mentre scriviamo Arafat e' assediato nella sua residenza devastata
e lancia un messaggio
al mondo mentre e costretto al lume di candela dal desiderio di
umiliazione di
Sharon che sembra voler azzerare l'ANP.
Questo quiindi il contesto...
h. 21.00
DEHEISHE - La "giornata della Terra" si apre con un avvenimento
eccezionale : dopo
un presidio al chec-point di Calandia (verso Ramallah)in trecento
superiamo il chec -point verso Betlemme : i militari ci dicono che
non
si puo' ma poi appaiono meno determinati dei giorni scorsi (sara'
perche' e' Shababb...!?). Noi forziamo un po' e ci fanno passare.
Arriviamo in corte nella piazza di Betlemme tra la simpatia e
l'incoraggiamento della gente. Ci attendono il sindaco ma anche alcuni
compagni dei Comitati Popolari. Ci raggiungono in piazza gli altri
50
compagni (di indymedia e del coordinamento di sostegno all'Intifadah)
che sono gia' da qualche giorno nel campo profughi di Deisha in
solidarieta' con la gente di una delle localita' piu' colpite dalla
repressione israeliana.
Su richiesta dei palestinesi (che temono un irruzione dei carriarmati
prima di Pasqua)decidiamo che anche una delegazione della nostra
carovana (circa 70 persone) restera' stanotte a Deisha, mentre gli
altri tornano a Gerusalemme ad organizzare la mobilitazione sotto
il
tribunale per i compagni arrestati.
Intanto la delegazione di compagni presenti a Ramallah riesce ad
incontrare Arafat insieme ad alcuni medici e a giornalisti !
Quelli di noi che restano arrivano a Deisha : la percezione e'
contrastante... Da un lato l'estrema dignita' di questa
gente : "resistenza e' rispetto di se" ci dice Ocalan dal
carcere di
Imrali. Pur assediati da bombe, rastrellamenti e blocchi militari
i
progetti su asili e salute continuano. Il centro di comunicazione
Ibda'
e' poi un vero miracolo in questa situazione : computers a volonta'
(e
liberamente accessibili) sala proiezioni ed altre strutture tenute
non
solo con dignita', ma con molta organizzazione. Dall'altro lato
misuriamo la disperazione che puo' spingere un ragazzo a mitizzare
un
futuro da "martire"... Quando arriva la notizia di un attentato
a Tel
Aviv qualcuno spara in aria. Di sicuro pero' questo popolo non si
arrendera'.
Mentre scriviamo notizie drammatiche ci arrivano da Ramallah dove
la
polizia sta facendo irruzione negli ambienti di Arafat e dalla vicina
Betlemme dove si spara. Non sappiamo se i militari faranno irruzione
anche qui.
Intanto ci giunge notizia che Bush sta facendo un discorso alla
nazione...
Rete NoGlobal di Napoli
BETLEMME - I circa 200 attivisti di Action For Peace dopo essere
riusciti a passare il ceck point di Betlemme
sono stati raggiunti nella piazza de la Nativita` di Betlemme dal
gruppo di Solidarieta`
con l`Intifada e altri attivisti (tra cui Indymedia Italia)gia presenti
nel campo di Dheishe
e dagli attivisti del Movimento di Solidarieta Internazionale di
circa 80 persone di varie nazionalita`.
Dopo un incontro con il sindaco di Betlemme ed esponenti di tutte
le organizzazioni politiche
palestinesi, piu di cento persone del gruppo di italiani si e` spostato
verso il campo di Dheisheh
dove passeranno la notte per proteggere la popolazione del campo
da un molto
probabile attacco notturno. Ora il gruppo sta visitando le famiglie
del campo accompagnati
dai Comitati palestinesi. I cinque carri armati attorno a Betlemme
sono ancora fermi a
Beit jala di fronte all`insediamento di Gilo.
Questa notte anche gli altri 80 Internazionali dell1 ISM e GIPP
si disporranno nei campi profughi di `
Aida e Al azza e dormiranno nelle case delle famiglie palestinesi.
Il resto del Gruppo di Action for peace e`ritornato a Gerusalemme
per continuare
con il programma di azioni previsto.
Nel frattempo ci comunicano che stanno avendo luogo a Nord di israele
scontri di arma
da fuoco tra le forze Isreaeliane e Hezbollah.
IMC Italy 6:15pm
BETLEMME - Circa un centinaio di internazionali manifestano davanti
ai carri
armati israeliani.
Questa mattina circa un centinaio di internazionali hanno manifestato
davanti ai carri armati che si trovano sulla strada tra Betlemme
e
Beit Jala.
Con striscioni e cartelli con su scritto in tutte le
lingue "stop occupation palestina libera - fermiamo il genocidio
- no
alla pulizia etnica" etc, la manifestazione ha attraversato
Betlemme
con l`intenzione di recarsi a Beit Jala dove nella notte si sono
posizionati i carri armati israeliani.
Arrivati allo sbarramento un gruppo si e` seduto davanti ai
carri armati dai quali sono usciti i militari che mitra in pugno
intimavano di andare via; hanno poi lanciato una
bomba assordante, ma i manifestanti non si sono lasciati spaventare
ed hanno continuato a gridare slogans.
Dopo circa dieci minuti e` giunto un altro carro armato che ha
smitragliato in aria, sempre con l`intenzione di spaventare.
Continuando ad urlare peace e stop occupation la manifestazione
piano
piano e` rientrata a Betlemme.
Nonostante le disposizioni del governo israeliano, che in questi
giorni, impedisce alla stampa internazionale di entrare nelle
citta`palestinesi, numerosi erano i giornalisti e le tv.
E` sempre piu` evidente che Israele non vuol far sapere al mondo
intero la brutalita` dell`occupazione.
E` di ieri, infatti, la notizia che solo Al Jazira dava,
dell`ennesimo ferimento di due giornalisti internazionali nella
citta` di Ramallah.
Oggi la notizia e` stata confermata, almeno in parte, dall`
Alternative Information Center (www.alternativenews.org).
Anche Reporters sans frontières - RSF ha protestato contro
il
ferimento del cameraman di una TV egiziana a Ramallah, dichiarando
che sospetta che l`esercito israeliano apra intenzionalmente il
fuoco
sulle auto con su scritto stampa per intimidire i gionalisti.
Il segretario generale Robert Manard del RSF ha chiamato l`autorita`
istraeliana chiedendo l`identificazione del responsabile che ha
seriamente ferito ieri a Ramallah il cameramen Carlos Handal.
h. 14:30
Bollettino
Piove sul bagnato. Nella notte i tank israeliani sono entarti a
Ramallah
ed hanno sfondato il muro di cinta della sede del Anp. Secondo fonti
palestinesi c`è stata una saparatoria e 4 generali israeliani
sarebbero
morti numerosi i palestinesi feriti.
Una delegazione di Action For Peace si è recata stamane nuovamente
al check point di Ramallah.
Una decina di compagni sono riusciti ad entare nei territori occupati
e sono tutt`ora
in case palestinesi. L`intero isolato è circaondato dall`esercito
israeliano,
loro non possono muoversi e non possono affacciarsi alle finestre.
sentono
esplosioni e spari ovunque.
Altri stranieri si trovano nei territori chiusi in un albergo.
La situazione per loro è particolarmente grave. Stamane
il resto della delegazione si èrecato al Hotel of amercian
colony dove è
stato caricato violentemente dalla polizia a cavallo e con i mitra
in
braccio. Numerosi i feriti ed un arresto, un compagno di Roma che
è
tutt`ora in galera e sarà reimpatriato domani mattina ed
espluso dal paese.
Dopo la carica , presso l`Hotel Ambassador vi è stato un
assemblea generale
degli italiani, insieme ai francesi e gli svizzeri. Presso Ramallah
sono
stati tagliati i collegamenti, attualmente la città è
al buio e le
comunicazioni telefoniche vanno e vengono.
Ci siamo poi spostati nella parte Ovest della città a tenere
un presidio
insieme alle associazioni pacifiste israeliane. Il presidio è
stato
controllato dalla polizia a cavallo , dalla polizia con i mitra
e dalla
polizia in moto con i mitra. Bella storia insomma.
Proprio mentre ci trovavamo al presidio nella parte ovest della
città,
c`è stato un attentato presso un supermarket con numerosi
morti e numerossissimi
feriti. La situazione di fronte a noi era allucinante con gli israeliani
che ci insultavano da un lato e le ambulanze e le camionette dell`esercito
che
sfracciavano dall`altro. Presso la spianata delle moschee un gruppo
di
palestinesi ha invaso la zona, l`esercito ha sparato contro di loro.
Numerossisimi morti , tra cui una giornalista europea, mentre a
Ramallah
moriva un giornalista egiziano.
Ci siamo dunque ritrovati tutti al Knight Palace, albergo della
Rete No
Global e dei Giovani Comunisti, mentre fuori la grandine e le pallottole
impazzavano.
Al momento la situazione sembra tranquillizarsi, anche se da dove
ci
troviamo, parte cristiana della città, sotto protettorato
del Vaticano, è
difficile rendersi conto complessivamente della situazione.
Verso le 19 è convocata un assemblea generale della delegazione
italiana
all`Hotel Ambassador. La situzione è pesantissima ed è
ovviamente al di
fuori delle nostre aspettative peggiori. Continuano al momento le
sparatorie
nella spianata delle moschee mentre l`accesso a quella zona è
stato vietato a tutti.
Intanto il fuoco dei Tank israeliani si intensifica a Ramallah verso
la sede
dell`Anp. Arafat ha chiesto aiuto a tutti i paesi europei chiamandoli
per
nome, Italia, Francia, Germania...ecc. ecc.
Arafat ha dichiarato di essere disposto a morire per il suo popolo.
Continua a piovere e grandinare.
Forse la forza per resistere qui c`è la data una donna israeliana
che dopo
la carica di stamani si affacciava alla finestra e ci indicava il
segno di
vittoria. We are winning...No fear!! sembrava dirci.
Continuiamo a pregare tutti i compagni italiani di mobilitarsi in
questi
giorni facendo pressione su tutte le strutture istituzionali , economiche
e
politiche israeliane in italia affinchè cessino gli attachhi.
Sono le 15.49 a Gerusalemme Est
Delegazione di Studenti in Movimento in Palestina.
La prima giornata di mobilitazione della carovana (400 persone
di cui
fan parte circa 50 attivisti della Rete NoGlobal di Napoli) e' stata
segnata da due iniziative e una consapevolezza sempre maggiore.
La mattina c'e' stata la manifestazione a Gerusalemme all'Orient
house
che e' stata caricata dalla polizia a cavallo non appena e' stata
esposta una bandiera Palestinese. Esporre la bandiera Palestinese
a
Gerusalemme infatti e' reato immediatamente perseguito : i sionisti
si
considerano un popolo senza terra che ha sposato una terra senza
popolo. Non possono accettare che qualcunoricordi loro l'esistenza
dei
palestinesi!
Durante la carica quattro compagni sono stati feriti ed uno arrestato.
Domenica ci sara' il processo e noi saremo in piazza a sostenere
i suoi
diritti.
Il pomeriggio siamo andati a Gerusalemme Ovest in presidio con le
donne
in nero per sostenere la difficile situazione dei pacifisti israeliani.
Sono in crescita ma in questo momento particolarmente ricattati.
Il
terrore dei kamikaze arma quel pezzo di societa' israeliana che
non
riesce a interrogarsi sul perche' di tanta disperazione.
Siamo 600 in piazza, costretti a convivere con la contromanifestazione
di tre (!)coloni e l'ostilita' evidente della polizia e di molti
passanti. Mentre siamo li' un kamikaze si fa saltare in aria in
un
ipermercato non troppo distante ammazzando altre quattro persone.
Decidiamo di andarcene anche perche' l'aria si e' fatta molto pesante
nei nostri confronti...
La sera facciamo un primo bilancio : anche le aree piu' pacifiste
devono convenire che non basta parlare di pace : che occorrono
strumenti complessi per decodificare e comunicare in una situazione
ormai di guerra apeta tra uno degli eserciti meglio armati al mondo
ed
un popolo in lotta per i suoi diritti, recluso in una situazione
di
autentico apartheid con tutto il carico di disperazione che questo
comporta. I territori occupati sono chiusi tranne che per una
delegazione di compagni italiani e francesi che e' arrivata a Ramallah
ed e' in uno scenario difficile. Ci troviamo per la prima volta
di
fronte alle problematiche insite nella costruzione (in termini di
senso
e di rischio...)di una presenza di movimento (500 persone) in un'area
di crisi.
Rete NoGlobal di Napoli
Urgente dalla Palestina!
by IMC Italy Friday March 29, 2002 at 08:59 AM
The statement on jerusalem.indymedia.org - in italian
*** segue il testo in inglese *** english text follow ***
URGENTE DALLA PALESTINA
Amici, come starete sentendo, vedendo o leggendo, la situazione
in
Palestina è disperata. Le forze armate israeliane hanno invaso
praticamente tutte le aree di Ramallah, siamo sotto un pesante fuoco
da
parte dei carri armati e dei soldati. C'è un numero imprecisato
di morti e
moltissimi sono rimaste feriti.
E' stato impedito l'accesso alle ambulanze ed i soldati aprono il
fuoco
contro di
esse.
Ci sono civili provenienti da altre nazioni nelle aree degli scontri
che
sono testimoni della carneficina compiuta dai soldati israeliani
contro
i la popolazione palestinese. Altre persone di diversa nazionalità
sono
state picchiate per aver tentato di entrare a Ramallah per aiutare
i
palestinesi.
Come palestinesi e come testimoni internazionali preghiamo tutti
i nostri
amici nel mondo perchè contattino immediatamente, con ogni
mezzo (telefono,
fax, email), i loro rappresentanti e i loro governi per chiedere
un'azione urgente e decisiva per fermare la brutale offensiva israeliana
contro la popolazione palestinese.
Scendete, marciate, e protestate nelle piazze!
Abbiamo bisogno di tutte le vostre voci in tutto il mondo!
ATTIVATEVI SUBITO!
Per maggiori informazioni:
(togliere lo 0 prima del numero per le chiamate internazionali)
Testimoni a Ramallah:
Arabic / English - Huwaida709 642 052 2 972
French - Claude 145 559 055 2 972
Si parla tedesco e inglese
Testimoni a Bethleham:
(togliere lo 0 prima del numero per le chiamate internazionali)
English - Heather398 270 067 2 972
English - Georgina767 840 055 2 972
Arabic/English - Bilal992 814 052 2 972
Italian - Francesca3899 77 3389 39 00
Si parla anche francese e svedese
*** english text ***
URGENT FROM PALESTINE
Friends as you may be hearing, seeing or reading the situation
in
Palestine is desperate. Israeli forces have invaded almost every
area of
Ramallah and we are under heavy tank shelling and gun fire. An
unidentified number of people are dead and scores are injured.
Ambulances have been prevented access and soldiers are opening fire
on them.
There are international civilians in the areas under fire witnessing
the
carnage of the Israeli soldiers wreaked on the Palestinian people.
Other
internationals have been beaten down for trying to get into Ramallah
to
help Palestinians.
We extend a plea from the Palestinians and the international witnesses
to all of our friends abroad to immediately phone and/or fax your
representatives and respective governments to demand urgent and
decisive
action to stop Israel's brutal offensive on the Palestinian people
Gather, march, and protest in the streets!
We need the voices of all good people around the world!
PLEASE ACT NOW!
For more information contact:
(for international dialing drop the 0 before the phone number)
Witnesses on the ground in Ramallah:
Arabic / English - Huwaida709 642 052 2 972
French - Claude 145 559 055 2 972
There are German and Italian speakers available as well
Wintesses on the ground in Bethleham:
(for international dialing drop the 0 before the phone number)
English - Heather398 270 067 2 972
English - Georgina767 840 055 2 972
Arabic/English - Bilal992 814 052 2 972
Italian - Francesca3899 77 3389 39 00
There are French and Swedish speakers available as well.
*
There are French and Swedish speakers available as well.
Attentato Gerusalemme; una donna kamikaze;
Dodici feriti gravi.
GERUSALEMME - Dodici israeliani sono rimasti gravemente feriti
dall'esplosione che ha devastato il centro commerciale di Kiryat
HaYovel, a
Gerusalemme Ovest. Secondo la tv israeliana kamikaze sarebbe una
donna,
bloccata da un guardiano all'ingresso del supermercato, molto affollato.
Il
gesto e' stato rivendicato dalle Brigate martiri di Al-Aqsa, gruppo
vicino
ad al-Fatah. Un proiettile di mortaio inesploso si trova a breve
distanza
dal cadavere della donna secondo alcuni siti israeliani.
(ANSA). /RED 12:46
ROMA - Ci sono sei contusi tra gli attivisti italiani che sono
stati attaccati
oggi dalla polizia israeliana a Gerusalemme Est.
Francesco Caruso, dei No Global napoletani,ha riferito che un gruppo
di
circa duecento disobbedienti si era radunato davanti alla Orient
House,
l'ex quartiere generale di Arafat, per una sit-in di protesta contro
l'occupazione
israeliana della Palestina.
Quando i manifestanti hanno issato una bandiera palestinese gli
agenti
sono intervenuti prima tentando di strappare la bandiera quindi
con una carica di
poliziotti a cavallo.
I Disobbedienti si sono dispersi per poi radunarsi all'hotel Ambassador
dove verranno decise altre iniziative.
(AGI) Vim
TEL AVIV - Dure proteste per l'offensiva militare israeliana lanciata
contro l'Autorità nazionale palestinese sono state espresse
stamane
da esponenti della sinistra israeliana. «Si tratta di un errore
gravissimo»
ha detto Yossi Sarid, leader del partito 'Meretz', della sinistra
sionista.
Analogo allarme è stato espresso dalla 'colombà laburista
Yossi Beilin
secondo cui l'unico effetto dell'operazione ordinata da Ariel Sharon
«sarà di disintegrare fra i palestinesi le forze pragmatiche
e rafforzare
invece i movimenti estremistici e terroristici».
(ANSA)
GERUSALEMME - Fonti palestinesi hanno riferito che l'esercito
israeliano
ha occupato un edificio di Ramallah in cui hanno i loro uffici alcuni
media internazionali.
Quando i militari si sono ritirati, aggiungono le stesse fonti,
hanno aperto
il fuoco contro i giornalisti e un colpo ha ferito al collo Carlo
Hamdan,
operatore della tv egiziana.
(AGI)
RAMALLAH - Almeno quattro palestinesi, inclusa una
donna, sono morti e 40 sono rimasti feriti dall'inizio dell'incursione
israeliana all'alba di oggi a Ramallah, in Cisgiordania.
Lo riferiscono fonti palestinesi nella città sotto assedio
dei militari israeliani.
I soldati hanno anche occupato due edifici nel quartier generale
del
presidente dell'Autorità palestinese Yasser Arafat, che è
sotto
l'attacco dei carri armati, prendendo poi il controllo di altri
edifici nelle vicinanze.
Solo una strada della città è priva di mezzi blindati,
nel centro, e qui si sono
radunati alcuni combattenti palestinesi, che sparano contro gli
israeliani.
In generale, finora la resistenza non sembra forte od organizzata,
riferiscono le fonti.
Le strade restano deserte e la gente è chiusa in casa terrorizzata.
Nella città ci sono 150 europei di organizzazioni per i diritti
umani.
Tredici pacifisti italiani sono entrati in mattinata a Ramallah.
(ANSA)
ROMA - Sono in dodici, tutti Disobbedienti italiani, hanno raggiunto
Ramallah
attraverso uno dei sentieri che gli operai arabi usano per entrare
a Gerusalemme
eludendo i controlli dei militari e della polizia israeliana. «Sentiamo
sparare», dice
il parlamentare Verde Mauro Bulgarelli, giunto in Israele con altri
duecento
Disobbedienti italiani per protestare contro l'occupazione militare
della Palestina.
«Abbiamo appuntamento con Josè Bovè(il contadino
francese divenuto uno dei
simboli della lotta alla globalizzazione, ndr.), al Ramallah Hotel
- aggiunge -
dall'albergo cerceheremo di capire cosa conviene fare per dare una
mano ai
palestinesi, se forzare il blocco israeliamo e portare soccorso
ad Arafat».
(AGI)
GERUSALEMME - I militari israeliani sono penetrati negli edifici
del quartier
generale di Yasser Arafat a Ramallah, completandol'operazione di
accerchiamento
del leader palestinese iniziata nella notte.
Nei combattimenti ci sono stati almeno cinque morti una quarantina
di feriti
e l'esercito dello Stato ebraico ha proclamato il coprifuoco in
città.
Secondo la tv satellitare Al Jazira, l'edificio in cui si trova
Arafat
è stato occupato, ma i soldati non sono entrati nel suo ufficio.
Nel corso di un drammatico collegamento telefonico, il presidente
dell'Anp ha riferito
che 150 carri armati hanno occupato Ramallah e il suo quartier generale
è stato
attaccato con missili e mitragliatrici pesanti: «Hanno buttato
giù
la facciata a cannonate», ha detto. Nel corso dello stesso
collegamento, Arafat
si è augurato che Allah gli conceda di «morire da martire».
Il ministro senza portaoglio israeliano Dani Navè, esponente
dell'ala nazionalista,
ha escluso comunque che l'attacco sia volto a colpire la persona
del leader palestinese.
(AGI/EFE)
Cariche alla Carovana a Gerusalemme
GERUSALEMME - La polizia a cavallo israeliana ha caricando un
gruppo di circa 200 pacifisti italiani nei pressi della Orient House,
sede
dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, a Gerusalemme
est.
Agenti hanno picchiato con manganelli decine di componenti della
Carovana. 3
i fermati dopo essere stati malmenati. Una francese e due italiani.
Fra i
manifestanti sfuggiti alla carica ci sono diversi feriti. Il parlamentare
Paolo Cento si sta interessando al rilascio dei fermati.
Nel frattempo un altro gruppo di componenti la Carovana si stanno
dirigendo
verso Ramallah e per il momento hanno superato un primo posto di
blocco.
(da www.altremappe.org)
h. 10.00
GERUSALEMME - Sono ventimila i riservisti
mobilitati dalle autorita' militari nella "guerra totale contro
il
terrorismo palestinese". La decisione fa parte della risoluzione
approvata
all'alba dall'esecutivo presieduto da Ariel Sharon con cui e' stato
deciso
di attaccare la sede dell'Anp a Ramallah. Il ministro della difesa,
Benjamin
Ben Eliezer, ha specificato in occasione di una conferenza stampa
che
Israele "e' in guerra contro il terrorismo, non contro il popolo
palestinese" e ha aggiunto di non temere che l'offensiva contro
Ramallah
scateni un conflitto regionale. La guerra, ha detto ancora Ben Eliezer,
"andra' a avanti per alcune settimane" e "nulla che
abbia le insegne del
terrorismo ne sara' immune". Nei diversi organi di sicurezza
dell'Anp,
Arafat puo' contare su 30mila uomini equipaggiati con armi leggere.
(AGI/EFE) h. 9:07
RAMALLAH - Assediato e a fuoco il quartier generale di Arafat.
Truppe speciali di Tel Aviv sono penetrate nell'edificio. Il governo
d'Israele ha dichiarato il presidente dell'Autorità palestinese
Yasser
Arafat un "nemico", e ha annunciato una "guerra senza
riserve per estirpare
il terrorismo" nei territori palestinesi. Poi all'alba l'artiglieria
israeliana è entrata in azione per colpire il comprensorio
dove da dicembre
è confinato Arafat.
Il governo israeliano, che ha richiamato per l'operazione 20.000
riservisti
ore 8.00
RAMALLAH - Nessun palestinese si
arrendera' o cadra' in ginocchio. Yasser Arafat sfida il governo
israeliano
che ha mandato l'esercito contro il suo quartier generale di Ramallah
e
dall'edificio colpito dai carri armati e in fiamme, attraverso un'intervista
con la tv satellitare "al Jazira" annuncia che i palestinesi
non
abbandoneranno mai la lotta per uno stato indipendente. Il leader
dell'Anp
rivela di aver contattato gli Stati Uniti e di aver chiesto il loro
intervento per evitare il dilagare della violenza in tutta la regione.
"Dove
siete? - racconta di aver detto a un inviato americano - Non vi
rendete
conto che questo scuotera' tutto il Medio Oriente?".
"Questa - ha detto Arafat - e' la risposta di Israele, che
non vuole la
pace, ai tentativi di portare avanti il negoziato. Nessun palestinese
e
nessuno nella nazione araba si arrendera' o finira' in ginocchio".
(AGI/REUTERS)
RAMALLAH - L'esercito israeliano ha lanciato stanotte due
operazioni a Ramallah: reparti speciali israeliani hanno ferito
otto
palestinesi, due gravemente, in circostanze ancora da chiarire.
In un'altra
operazione, una ventina di carri armati hanno preso posizione a
200 metri
dal Quartiere Generale di Arafat. Una fonte militare israeliana
ha
confermato che 'e' in corso una attivita' militare' a Ramallah ''a
causa
degli attentati terroristici contro Israele nelle ultime 48 ore'.
Come si
ricordera', mercoledi' un kamikaze si e' fatto saltare in aria davanti
a un
albergo a Netanya causando la morte di 19 israeliani mentre ieri
un altro
palestinese si e' assewragliato in un appartamento nella colonia
ebraica di
Elon Moreh dove, prima di morire per le ferite riportate, ha ucciso
tre
israeliani.
(ANSA)
"Abbiamo cercato conferme circa le voci sull'attacco al Campo
Profughi di
Deheishe e ci risulta che, per stanotte, dovrebbero esserci attacchi
a
Nablus e Ramallah.
Gli italiani presenti al centro IBDA di Deheishe non hanno ricevuto
nessuna
richiesta di allontanamento, anche se riconoscono che la situazione
sia
molto critica.
Domani mattina decideranno quali iniziative realizzare per tentare
di
fermare l'avanzata israeliana e per comunicare quanto sta accadendo."
Resoconto di una chiamata telefonica
a Deheishe delle h 2.30 (da italia.indymedia.org)
ANSA 28/03/2002 17:41
MO: Pacifisti italiani bloccati in Israele
CISGIORDANIA - Un centinaio di pacifisti e no-global italiani che
intendevano recarsi a Ramallah sono stati bloccati questo pomeriggio
al 'check-point' israeliano di Kalandia, a meta' strada tra il capoluogo
della Cisgiordania e Gerusalemme. A Gerusalemme est, un altro centinaio
di pacifisti e no-global italiani stanno intanto partecipando alla
Porta di Damasco a una manifestazione indetta con esponenti politici
e religiosi palestinesi. DEB
Bollettino [01]
Dopo l`incontro ad Atene tra la gran parte della carovana Action
For Peace
proveniente dall`Italia si è appreso dell`attentato di Tel
Aviv in cui
hanno perso la vita 20 persono e 170 sono rimaste ferite. L`arrivo
all`aereoporto di Tel Aviv dell`Airbus che trasprotava circa 250
attivisti
italiani è stato da subito teso. Abbiamo avuto a che fare
solo ed
esclusivamente con la polizia israeliana (la gran parte donne cosa
che ci
ha stupito) e l`ufficio immigrazione. Hanno ritirato tutti i nostri
passaporti senza darci nessuna spiegazione. Dopo cio` hanno cominciato
a rivolgere ai
responsabili dei gruppi una serie svariata di domande su chi fossero,
cosa
volessero e chi dovessero incontrare.La tensione è salita
alle stelle
nonostante l`intervento di alcuni parlamentari italiani presenti
in
carovana. Non ci hanno fatto entrare in Israele, tenendoci in pratica
sull`ingresso dell`arrivo dagli aerei, luogo in cui si controllano
i
passaporti. Alle 4.00 circa hanno cominciato a timbrarci tutti i
passaporti senza darci spiegazioni. Alle nostre numerose richieste
di informazioni ,
le risposte erano solo domande. Olimpic o ALitalia? per sapere da
quale volo
provenissimo come se non lo sapessero già loro, ed i numerosi
loschi
figuri che si aggiravano nell`aereoporto nei pressi della nostra
delegazione con
tesserini per noi incompreensibili.
Dopo l`intervento dell`ambasciata italiana verso le 6.00 - 6.30
la
situazione sembrava essere sbloccata. Ci hanno restituito i passaporti
e
con nostra sorpresa abbiamo appreso che ci avevano, nello stesso
momento,
espulso e poi cancellato l`espulsione. Dopo aver rifatto la carta
d`ingresso, i funzionari di polizia si sono rifiutati di non timbrarci
i passaporti
con il timbro d`Israele come ènostro diritto richiedere.
Abbiamo quindi
superato notevoli controlli ed alle 9.30 siamo usciti dall`aereoporto
di
TelAviv.
Giunti a Gerusalemme ci siamo resi subito conto della drammaticità
della
situazione e dell`enorme ristrizione della nostra agibilità
politica. La
carovana dunque sarà completamente rivoluzionata rispetto
a quanto ci
eravamo prefissi di fare.
Nonostante il clima di tensione, e a tratti d`incomprensione che
si
respira in carovana , all`arrivo nei rispettivi alberghi Knight
Palace, Ambasador
(per la delegazione Posse Unite contro la guerra + altri e Crismas,
i
sottogruppi si sono riuniti e in seguito incontrati con i rappresentanti
delle associazioni pacifiste israeliane per valutare la situazione.
Un
gruppo si è diretto verso Ramallah. E' bene ricordare che
l`Anp ha
evacuato oggi le sue sedi da Ramallah ed il governo d`Israele ha
chiesto ai
cittadini esteri di allontanarsi dai territori entro e non oltre
la serata di oggi.
Il gruppo verso Ramallah è stato bloccato al check point
dai militari.
Intanto si annunciano manovre militari nella notte. Un`altro gruppo
si è recato
alla Porta di Damasco a Gerusalemme per una sit-in e controinformazione
con le associazioni pacifiste israeliane e palestinesi e con le
delegazioni
internazionali della carovana.
Al momento in cui scriviamo da un internet point in Gerusalemme
est, la
situazione è di alta tensione e nell`aria èforte la
sensazione che
stanotte l`esercito di Israele darà vita alla sua rappresaglia.
La sensazionèquella di chi si trova nel luogo piu` caldo
del mondo nel
momento piu` caldo. Una sudata. Pure se oggi ha piovuto.
Cmuque, stanotte sono attesi altri arrivi, in particolare da Napoli,
che
rimpingueranno la delegazione italiana di Action For Peace.
In serata all`Hotel Ambassador è prevista l`assemblea di
Action For Peace.
Per domani non si ha ancora idea di quale sarà il programma
che verrà
appunto stilato stasera prendendo in considerazione l`evolversi
della
situazione. Chiediamo ai compagni dall`Italia di rendere quanto
piu` è
visibile la carovana, di diffondere tra i media e nel movimento
tutti i
bollettini di informazione che arriveranno da qui, a .....speriamo
nei
prossimi giorni.
Sono le 17.45
Delegazione di Studenti in Movimento in Palestina
SBLOCCATA DALL'AERPORTO DI TEL AVIV LA CAROVANA PER LA PACE
DOPO 8 ORE:
PRIMA L'ESPULSIONE, POI L'ANNULLAMENTO.
ADESSO, VIGILANZA SULL'AGIBILITA' DELLA MISSIONE
I 190 attivisti italiani della Carovana per la pace trattenuti
nel
corso di questa notte all'aeroporto di Tel Aviv, dove erano giunti
con
voli dell'Alitalia e dell'Olympic, sono stati autorizzati all'ingresso
nello Stato d'Israele.
Gli attivisti, appartenenti all'associazione Ya Basta e ai Giovani
Comunisti, tutti nel movimento delle e dei disobbedienti, e
accompagnati dai deputati Giovanni Russo Spena di Rifondazione
comunista e Paolo Cento e Paolo Bulgarelli dei Verdi (area “Verdi
disobbedienti”), erano stati in precedenza espulsi dalle
autorità di
polizia in aeroporto. Poi, gli stessi timbri d'espulsione apposti
ai
passaporti sono stati anullati, a penna, come racconta Gennaro
Migliore, responsabile internazionale del Prc, anch'egli con la
carovana organizzata da Action for Peace cui i disobbedienti
partecipano con questa delegazione di massa.
La situazione vissuta dagli attivisti al “Ben Gurion”,
dove si è
presentato nel corso della lunga trattativa anche il viceambasciatore
italiano in Israele, è stata comunque molto tesa e ha fornito
un primo
assaggio del clima di pesante reazione che si è formato in
Israele dopo
il tragico attentato di ieri sera a Netanya.
Ai 190 italiani bloccati questa notte è stato adesso concesso
un visto
temporaneo di sette giorni. Un tipo di visto che potrebbe presentare
difficoltà per la "missione di pace dal basso"
che la Carovana intende
svolgere a Gerusallemme, nei Territori occupati e a Gaza. Intanto,
altri disobbedienti, soprattutto della rete No Global di Napoli
e
Campania, in partenza dall'aeoporto di Capodichino, sono attesi
per
questa sera a Tel Aviv.
Luca Casarini, dei disobbedienti del Nordest, segnala: “Ora
il problema
è la massima attenzione della società civile e di
tutti coloro che si
battono contro la guerra e la nuova apartheid promosse da Sharon.
La
Carovana deve poter esplicare i compiti di pace e di disobbedienza
civile, nel rispetto delle popolazioni, che ci siamo prefissati.
Questa
non è solo una testimonianza: è l'attivazione di una
diplomazia dal
basso che denuncia concretamente anche l'inazione dell'Europa e
l'evaporazione della comunità internazionale nei giochi imperiali”.
Giuseppe De Cristofaro, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti
del Prc, tra i disobbedienti, sottolinea: “Questo viaggio
è cominciato
nelle difficoltà e certo non avrà un seguito facile.
Ma è tanto più
importante in un momento in cui la guerra e l'annientamento
dell'autonomia palestinese sembra l'unica strada proposta.
Noi siamo qui per togliere la parola alle bombe, perché ai
palestinesi
siano restituiti i diritti, perché prevalga la vita”.
Il movimento delle e dei disobbedienti in Italia vigilerà
costantemente
sull'incolumità e l'itegrità dei diritti delle nostre
sorelle e dei
nostri fratelli in missione di pace in Israele e Palestina.
(ANSA) - TEL AVIV, 28 MAR - I circa 200 pacifisti e no-global
italiani che erano stati bloccati al loro arrivo all'aeroporto
di Tel Aviv sono stati autorizzati stamane a entrare in Israele.
Lo ha riferito all'Ansa l'on. Paolo Cento (Verdi), che fa
parte della delegazione.
«Dopo lunghe trattative, le autorità israeliane ci
hanno
dato un visto temporaneo d'ingresso di sette giorni, grazie
anche al tempestivo intervento dei funzionari dell'ambasciata d'
Italia a Tel Aviv», ha dichiarato Cento.
«Questo tipo di visto potrebbe forse crearci dei problemi
per le iniziative che abbiamo in programma nei Territori
palestinesi, ma adesso stiamo comunque partendo per Gerusalemme,
dove dopo un breve riposo daremo inizio questo pomeriggio alle
nostre attività», ha aggiunto Cento.
Il gruppo di pacifisti italiani - composto da esponenti e
militanti di Verdi, Ya Basta, Disobbedienti, No-global e Giovani
comunisti - era stato trattenuto stanotte dalle autorità
di
sicurezza israeliane al suo arrivo all'aeroporto di Tel Aviv.
Per un momento, si era temuto che i pacifisti e no-global
potessero essere rinviati in Italia, ma la situazione si è
alla
fine sbloccata, dopo che per tutta la notte l'ambasciata d'
Italia a Tel Aviv è stata in contatto con le autorità
israeliane e, fin da ieri sera, con rappresentanti del gruppo,
di cui fa parte anche l'on. Paolo Bulgarelli (Verdi).
Action for Palestina: comunicato
50 attivisti della Rete NoGlobal insieme a quelli di altre associazioni
costituiranno la componente napoletana di una carovana che dal 28
marzo al
4 aprile vede scendere in Palestina circa 400 persone da tutta Italia
e
altre 200 dal resto d'Europa. Malgrado le oggettive difficoltà
della
situazione la presenza di osservatori del movimento non è
mai mancata in
questi mesi, ma questa carovana rappresenta sicuramente un'esperienza
importante e nuova. "Nuova" perché mai finora,
dall'inizio della seconda
Intifadah, si era costruita una delegazione numericamente così
impegnativa.
"Importante" perché rappresenta un primo tentativo
di restituire alla
solidarietà internazionalista un carattere attivo e di massa
che si misura
coi grandi problemi del mondo globalizzato. Il movimento cosiddetto
"NoGlobal", nato in Occiente dopo la rottura di Seattle,
ha sperimentato
forme nuove di resistenza ai disastri della globalizzazione neoliberista.
Si è sviluppata una pratica che ha imparato ad accorciare
il tempo e lo
spazio prima nelle reti telematiche e poi fisicamente, superando
la
dimensione angusta degli stati nazione. Oggi questo movimento prova
a
ritessere i fili di una relazione di massa anche in quelle aree
del mondo
in cui più drammatici appaiono gli effetti del neoliberismo
e l'arroganza
dei potenti, in cui questo tipo di globalizzazione appare davvero
incompatibile perfino col minimo e fondamentale diritto democratico
all'autodeterminazione.
Tanti ci hanno chiesto il perché di questo viaggio. Noi non
abbiamo una
sola risposta:
Saremo in Palestina per essere vicini a quanti sostengono che con
la fine
dell'occupazione militare dei Territori, il diritto al ritorno dei
profughi
e l'applicazione delle risoluzioni Onu è possibile costruire
le condizioni
per una pace giusta.
Saremo in Palestina per testimoniare gli effetti di un regime di
apartheid
che la seconda Intifada ha posto all'attenzione del mondo, ma che
non si è
mai veramente interrotto neanche con gli accordi di Oslo. Milioni
di
persone vivono private del diritto alla mobilità e all'autodeterminazione,
non controllano risorse fondamentali come l'acqua e vengono quotidianamente
espropriate della terra e delle case. Nessuno, pur nel dramma di
notizie
durissime che ogni giorno si susseguono, può giudicare l'Intifada
e la
ribellione di migliaia di donne e uomini se dimentica o rimuove
questo
punto. In tal senso il sostegno all'Intifada non può che
essere il punto di
partenza di ogni speranza di cambiamento nella regione.
Saremo in Palestina per documentare in maniera indipendente la
resistenza
di un popolo alla segregazione. Una resistenza che si vede anche
nella
determinazione con cui progetti per lo studio e la salute sono portati
avanti dai comitati popolari malgrado l'occupazione militare. La
resistenza
- come ci dice Ocalan dal carcere turco di Imrali - è "rispetto
di sé ".
Saremo in Palestina per essere vicini a tutte quelle componenti
della
società israeliana che sempre più rifiutano le ragioni
di un'esistenza
militarizzata e desiderano un futuro di libertà per tutti
gli uomini e le
donne che abitano la regione indipendentemente dalla loro identità
confessionale e storica
Saremo in Palestina per sostenere iniziative concrete di cooperazione,
come
quelle sulla "formazione" che verranno finanziate da un
cd prodotto dalla
Rete NoGlobal in cooperazione con la 99Posse. (la 99Posse sarà
con noi in
questo viaggio insieme ad una delegazione della Regione Campania
per
promuovere un progetto sulla comunicazione).
Saremo in Palestina per dimostrare ancora una volta che il movimento
non è
rimasto sepolto dalle macerie dell'11 Settembre, che non ha ceduto
alla
retorica guerrafondaia che porterà presto al bombardamento
dell'Iraq, che
non si riconosce nella crociata di Bush e sa sostenere, anche mettendosi
duramente in gioco, che "un altro mondo è possibile".
Saremo in Palestina perché dire oggi che "il mondo
ci riguarda" è
un'affermazione di assoluto realismo che aspetta solo di diventare
realtà
quotidiana.
Rete NoGlobal Campana
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