Aggiornamenti e Testimonianza dalla Palestina maggio - luglio 2002
Ramallah, 16/04/2002 | Jenin, 24/04/2002 | Gaza, 28/04/2002 | Hebron, 29 aprlile 2002
Hebron, 30 aprlile 2002 | Hebron, 04 maggio 2002 | Tel Aviv, 04 maggio 2002 | Gaza, 12 maggio 02
13 Maggio 2002 - Dichiarazione da parte dei quattro americani trattenuti illegalmente da parte di Israele
Beit Sahour - 15 maggio 2002 | Jenin - 17 maggio 2002 | Jenin 24 maggio | Ramallah 10 giugno
Betlemme - 11 Giugno 2002 | Ramallah 16 giugno 2002 | Deheishe 24 giugno | Hebron, 27 giugno
29 giugno 2002 | Dehishe 30 giugno | 27.06 - Rafah | 25.06 - Rafah | 09 luglio
16 luglio Dheisheh |
DIARIO DI UNA GIOVANE PALESTINESE: DIECI GIORNI DI TERRORE A JENIN

20 maggio 2002
racconti preoccupanti sia da jenin che da beit sahour
ancora feriti, e carri vicini alle case. nonostante l'intervento dei legali, la confisca delle terre non viene interrotta.
l'aiuto dall'esterno e' importante: pressare sull'opinione pubblica, e sui canali istituzionali. e' quello che possiamo fare tutti.

14 maggio 2002: aggiornamento urgente
Da: Nauman Zaidi (USA), Robert O'Neill (USA), Stefan Coster (Svezia) and Erik Algers (Svezia)

I 4 americani deportati la scorsa notte sono ancora trattenuti come ostaggi dalle autorita' israeliane.
E' stata esercitata su di loro e sulle loro famigle pressione affinche' comprassero i biglietti per partire, cosa che e' contraria alla procedura di deportazione.
I quattro sono stati divisi ora, e sono in celle differenti.
Se israele li vuole fuori dal paese, dovrebbe seguire la procedura.

Questo appare essere il caso anche degli internazionali incarcerati illegalmente.
In questo momento, possiamo confermare che tre internazionali saranno deportati con la forza al piu' tardi domani.
Lo stato degli altri non e' chiaro al momento, e potra' essere determinato solo quando potranno raggiungere telefono pubblico nela prgione.

Questa situazione e' un grosso abuso dei dirtti di base che ciascuno deve ritenere gli saranno garantiti.
Sono trattenuti in prigione con poca possibilita' di comunicare con quelli che s stanno occupando della loro difesa.
L'ambasciata e il consolato di alcune nazioni sono particolarmente riluttanti ad assistere i propri cittadini.

Tutti i detenuti sono coinvolti in missioni umanitarie per aiutare le persone che muoiono di fame nella chiesa della nativita'.
Non hanno infranto nessuna legge.

Per favore protestate immediatamente.

Il numero di fax per l'ambasciata americana e il consolato sono qui sotto.
Chiamate i vostri rappresentanti politici e domandate loro che si schierino in difesa della gustizia e della verita'.
Decisione presa dai detenuti maschi rimasti:
Di sette di noi internaizonali arrestati nella Chiesa della Nativita' dalle forze di occupazione israelana, rimaniamo in quattro nel centro di detenzione di Ramle, aspettando di essere deportati.
Al fine di raccontare la verita' di cio' che e' dentro la Chiesa della Nativita', tutti noi abbiamo deciso di lasciare che sia ben noto il fatto che stiamo perdendo le nostre possibilita' di ritornare in israele e nei territori occupati della palestina.
Sentiamo che questa sia la strada migliore per contribuire al processo di pace in medio oriente.

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L'altro ieri tornato a casa alle dieci, qui a Gerusalemme, il mio simpatico
padrone di casa mi ha chiesto: ma come hai fatto a passare il check point?
c'e' il coprifuoco!!
Quei "carissimi" soldati al checkpoint non mi hanno detto nulla e io ho
violato un coprifuoco durante la notte, incosapevolmente.
Poi la notte e' stata popolata dalle camionette militari che gracchiando
in ebraico dai loro altoparlanti annunciavano di rimanere in casa.
Dal mio giardinetto ad un certo punto ho visto tecniche di occupazione ed
apartheid fondersi nello stesso momento:
sotto di me i quartieri di Abu Dis e Aizzaria immersi nel silenzio e nei
lampeggianti delle jeep militari che controllavanoo tutta l'area, silenzio
rotto solo dagli spari nel mezzo delle case. Immagini l'atmosfera come in
un film dove tutto e' immobile si sente la vita scorrere dietro le mura delle
case ma per strada nessuno (!).
Li e' avvenuto il fatto: i rumori, diversi dal solito mi hanno
colto alla sprovvista, mi sono affacciato di nuovo dal giardino e che ho
visto!! I fuochi d'artificio illuminavano a giorno il piu' grande
insediamento di Gerusalemme, quel posto semideserto grande come la meta'
del centro di Parigi, Maale Adummim. Per ironia della sorte il colore verde
(colore dell'islam) dei giochi pirotecnici dava luce alla deserta parte
araba, abitata da palestinesi.
Non credo che i/le bambini di questa parte di Gerusalemme ameranno mai
questi giochi di luce forse non lo spero, ora dopo aver visto tutto questo.
In quel frangente mi e' venuta in mente tutta una serie di eventi dove le
tecniche di occupazione erano evidenti: ai checkpoint dove fanno quasi
spogliare gli autisti per vedere se hanno cinte esplosive; padri di fronte
alla famiglia umiliati perche nati dalla parte sbagliata e costretti a
questi gesti perche devono andare dall'altra parte per lavorare;
a Tuffah ho visto anziani, bambini, uomini e donne insultat@ per strategia,
umiliati, resi incosapevoli dei loro diritti e inermi di fronte al gioco del
vieni e torna indietro dopo ore di fila in attesa di rientrare a casa,
quello che (di nuovo), ironia della sorte si chiama Mawasi cioe' paradiso;
a Ramallah dove i carri armati con la stella di david rioccupavano quei
pochi spazi in cui ancora si sogna il proprio diritto ad esistere issando la
bandiera palestinese, la stessa che se mostrata in un qualsiasi luogo
israeliano porta direttamente all'arresto (ne sanno qualcosa anche gli
italiani venuti qui); a Rafah a Khan Younis dove le sbarre delimitano i tuoi
spazi vitali, dove i soldati secondo ordini o umori aprono e chiudono le
strade di connessione al resto del mondo e quando sono giu' rimani in
attesa, chiuso, perche parte della tua vita e' dall'altro lato, un'attesa
dove qualsiasi rumore piu' forte del dovuto suscita emozioni differenti e
l'udito ormai selettivo tende a distinguere quei rumori che significano
morte dagli altri, emozioni che lasciano il segno e tra le quali la paura e'
un aiuto per tenere i sensi all'erta; di nuovo a Mawasi dove l'idea di
liberta' negata di segregazione, d'isolamento e' data dalla proibizione di
raggiungere il mare, che e' li, mobile immenso nell'immaginario di tanti di
noi, cosi simile alla liberta'.
Questo e' uno stato razzista e la differenza di vita e' cosi evidente che
tutto cio' non puo ne essere ironia della sorte ne un caso e non vedo come
si possa chiamare israele stato democratico...chissa' se la storia
rendera' giustizia al popolo di Palestina.

Gianluca


Ramallah, 16 aprile 2002

Ogni tre giorni l'IDF toglie il coprifuoco giusto per
4 ore ,che non sono mai 4 ore,per mantenere
un'apparenza di stato civile, che rispetta le regole
basilari della guerra giusta contro i barbari che
attentano alla sicurezza di disarmati e pii pellegrini
,gente che ha deciso di rinunciare alle comodita' di
un' appartamento newyorkese per tornare a vivere nella
terra che era dei propri avi giusto 2000 anni fa
...degni di stima .
La tua entrata dipende sempre da chi ti si pone di
fronte , devi aver fortuna ,tutti comunque uguali con
passaporto europeo o americano e' sempre la stessa
fila interminabile sotto il sole, ammassati come le
bestie ,in mezzo alla polvere , alle zanzare e a
sciami di insetti di tutti i generi.
Tutti i giorni i bambini piangono al rumore dei
caterpillar che gli passano davanti con un rumore
assordante, agli strilli dei soldati che parlano solo
in ebrew, e che sembrano prendere in giro chiunque gli
faccia intendere di non capire.
Tutti i giorni le ragazze vanno a scuola attraverso i
check point e tutti i giorni devono aspettare che i
soldati le autorizzino a passare ,e continua ad
esserci il coprifuoco...quindi per mantener una vita
"normale" bisogna rischiarla tutti i
giorni...conseguenze di una guerra giusta ...
Entrato dentro cominci a vedere le case espropriate e
diventate fortini per il piacere dell'IDF...
Strade disselciate palazzi sventrati e bruciati,
striscioni politici e muri riempiti con scritte in
ebrew...anche questo e' utile per stanare i terroristi
dai propri nascondigli.
Ci sono le tre ore di stop del coprifuoco: la cosa
fondamentale e'fare il mercato.
La strada vicino al mercato di frutta e verdura , che
di solito porta ad Al Manara e' piena di gente e di
banchi, hanno appena macellato una vacca e i resti
vengono buttati nel cassone e poi bruciati , prima che
possano verificarsi epidemie di qualsivoglia genere...
Continui a vedere gente che si affanna a comprare
generi di prima necessita'per la strada, e nel
frattempo magari ti sfuggono particolari , "normali"
in queste situazioni , come ad esempio le strade prima
asfaltate, ormai sterrate , oppure i tre tanks con le
mitragliatrici e i cannoncini puntati sudi te e sulla
piazza, che ogni tanto smitragliano per terra
dimenticando la possibilita' di schegge vaganti, per
ricordarti che sono li',e che anche se la vita sembra
andare avanti, questo sara' per poco tempo ancora...
Ma quello che ti stupisce maggiormente non sono i
portoni sfondati, i vetri delle case infranti dalle
esplosioni, le macchine bruciate e accartocciate, ma
la straordinaria tempra delle persone che incontri per
la strada...Tre ragazze che mangiano un gelato, altre
che si incontrano con le amiche sotto casa, ragazzi
che scambiano quattro chiacchiere per la strada,
bambini che nel giardino di una casa dalla quale si
vede AlMukata di Abu Ammar, giocano a schiacciare i
petali delle rose...
E' come se non fosse successo nulla ...ma quando
passano le ore e si sentono in lontananza gli spari
della nuova occupazione di Kalandia, la gente per
quanto forte e straordinaria possa essere, comincia ad
affrettarsi per le strade e per completare gli ultimi
acquisti...giusto un po' piu' di confusione per terra
e i resti del mercato che nessuno togliera'...
Tornando al check point, inizio ad accusare la
stanchezza...avro' tutto il tempo di riposarmi nelle
tre ore di attesa per uscire insieme ai
palestinesi...e mi posso ritenere immensamente
a fortunata!

Una compagna

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Jenin, 24 aprile 2002
In questi 4 giorni le cose che mi si sono presentate
davanti sono un'infinita'... onestamente mi sara'
difficile raccontare tutto cio' che ho visto e ho sentito...
La dinamica dell'occupazione forse vi sara' nota...
L'IDF circonda il campo e la citta' di Jenin e come
suo solito lungo la sua avanzata compie rastrellamenti
e uccisioni arbitrarie della popolazione civile nei
villaggi dell'area...cominciano nove giorni d'inferno
per la popolazione del campo e della citta': le prime
cose a saltare sono acqua, elettricita' e telefono...
senza un'attimo di tregua sono sottoposti al
bombardamento continuato da Apaches e Cobra...
Questo per nove lunghi giorni, nel farttempo i soldati
si insediano nel campo e nella citta', occupano case
e scuole che usano come postazioni militari, fanno
scempio delle vite e della storia della citta'
vecchia( come hanno fatto in maniera devastante con
Nablus...), e i feriti muoiono per mancanza di cure
dopo giorni di agonia sulle strade e nelle case ...e
i morti non possono essere seppelliti.
Nel campo la maggior parte delle famiglie era stata
allontanata dalla resistenza, molte altre sono state
gentilmente invitate ad uscire dalle proprie case
prima con un pubblico annuncio "Stiamo per distruggere
le vostre case, se volete salvare la vita le dovrete
lasciare immediatamente...", poi con rastrellamenti
casa per casa, pestaggi, omicidi, violenze gratuite
ai bambini.
Le famiglie uscite dalle proprie case vengono radunate
in una via secondaria della citta' attaccata al campo,
gli uomini verranno portati, dopo essere stati
lasciati un giorno nudi senza acqua o cibo per la
strada, sotto il tiro dell'esercito,nelle varie
carceri della zona, soprattutto a Salem, e poi
liberati qualche giorno dopo nei boschi del
circondario.
La resistenza e' stata forte e organizzata, ma non
si sarebbero mai aspettati che i soldati sarebbero
entrati nel campo con i bulldozers e avessero
distrutto con precicisione assoluta tutto cio' che
gli si fosse trovato davanti.
Tutto il centro del campo e' stato spianato da
bulldozers militari da 16 tons, il 70% del lavoro e'
stato compiuto secondo esperti militari da questi
ultimi, il restante da mine piazzate per
destabilizzare le strutture delle case, che si sono
abbattute sia sulle famiglie che si erano rifiutate
di uscire che sulle morti causate da Israele ...
I cadaveri, e i feriti facenti parte della resistenza
sono stati prelevati con camion militari e portati non
si sa bene dove( forse i morti in fosse comuni nella
valle del giordano, e i feriti in ospedali militari,
se non morti prima...).
Si hanno centinaia e centinaia di scomparsi , solo
fra qualche mese , secondo quel che dicono i
responsabili del Palestinian Medical Relief, si
potranno avere risposte certe riguardo alla reale
entita' della tragedia...
I primi soccorsi...
Attraverso, sotto gli spari dei cecchini le colline
che circondano la vallata, e' un posto che toglie il
fiato per la bellezza e i profumi caratteristici della
primavera, di una terra veramente benedetta dal dono
della fertilita', non a caso Jenin in arabo
significa paradiso, Jaenna...
Ma quando entro nel'area del campo mi pare di star
scendendo all'inferno..percorsi i pochi kilometri che
mi separano dal campo comincio a vedere la
distruzione..."normale" distruzione dell'occupazione,
strade disselciate, macchine bruciate, case
incendiate...pero' non appena varco il limite del
campo inizio a sentire che non mi trovo dinnanzi alla
solita distruzione che sempre porta l'occupazione di israele...
1 km quadrato di area per circa 15.000 abitanti, il
piu' colorato, popoloso e combattivo campo del West
Bank, letteralmente raso al suolo...degli interi
quartieri di Hawasheen, Saha e Joret AlThahd non resta
che un cumulo di macerie ... mi rendo conto che questa
e' la ripetizione in scala ridotta della grande
Nakba...quello che respiro e' l'odore della morte, i
corpi in decoposizione sono ancora sotto le macerie.
E le famiglie le intere famiglie, con le donne e i
bambini che ti colpiscono per la loro forza,stanno
la', sedute aspettando , aspettando non so cosa, nel
luogo dove prima era la propria casa , seduti
sull'unica cosa che possedevano nella loro vita di due
volte rifugiati...e che ora e' solo un cumulo di macerie !
Cogli la disperazione nei loro occhi , ma non la
rassegnazione...hai la certezza e la conferma, con la
testimonianza di tutti coloro con cui parli, che la
lotta del popolo palestinese non verra' mai fermata da
Israele ne' da nessun altro...lo leggi nel sorriso dei
bambini, nella fierezza delle donne, negli sguardi
dei vecchi...
Il problema principale che si pone davanti ai primi
soccorsi,e'il completo diniego da parte dell' esercito
alla rimozione dei corpi dalle strade, risolto giusto
dopo una settimana di convivenza tra vivi e morti
all'interno dello stesso inferno...
Risolto il problema della rimozione dei feriti
rimangono tre grandi ostacoli da affrontare:
- feriti o morti causati dalle bombe inespolse o dalle
mine lasciate a difesa del campo dalla resistenza.
Il numero giornaliero varia da tre a cinque...
e tutto cio' fa diventare l'amministrazione dei primi
soccorsi e la ricerca dei corpi estremamente
rischiosa:
i volontari ,l'unica fonte di soccorso di cui dispone
la citta', mettono in costante pericolo la propria
vita sotto il tiro dei cecchini e col pericolo
costante dell'esplosione delle mine....
- centinaia di senzatetto ai quali non e' rimasto
nulla, se non un cumulo di macerie.
- centinaia di dispersi, dei quali un sostanzioso
numero e' ancora sotto le macerie .
- costante rischio di epidemie portato dalla
assoluta mancanza delle condizioni igieniche primarie e dalla
decomposizione dei cadaveri ancora sotto le macerie.

A partire dal ritiro dell' esercito dal campo si e'
messa in moto la macchina dei soccorsi, gestita
tenacemente dai volontari del Palestinian Medical
Relief...
La forza di questi ragazzi,tutti provenienti dal campo
, dalla citta' e dai paesi vicini e' straordinaria,
lavorano giorno e notte per soccorrere i senzatetto,
disseppellire i morti, amministrare gli aiuti...e
tutto cio' nella semitotale assenza delle
organizzazioni istituzionali, nella assoluta mancanza
di mezzi, materiali ed esperti in grado di garantire
una amministarzione sicura dei socorsi primari.
Parte dei senzatetto vengono ospitati in una scuola,
nella quale e' difficile garantire le primarie
condizioni di igiene per la mancanza delle strutture
di base...gli aiuti ci sono, hanno praticamente tutto,
ma i giochi di potere toccano anche l'amministrazione
e la distribuzione del primo soccorso nella citta' e
nel campo di Jenin...si aspetta l' UN , la croce rossa
, che vogliono ovviamente controllare la distribuzione
dei propri aiuti ma che mancano di personale in
loco..cosi' tutto avviene in maniera piu'
rallentata...ma in questi casi il tempo puo' risultare
prezioso, e la gente pare non accorgersene.

Una storia per tutte, il falso ritiro dell'IDF dal
campo poco dopo la tragedia ... era sembrato che si
fossero ritirati permanentemente , e la prima cosa che
ovviamente ha fatto la gente del campo e' stato
scender in strada per raccogliere i morti e
seppellirli...portati nel cimitero un improvvisa
rioccupazione coglie la popolazione di sorpresa come
la coglie la raffica di colpi improvvisa che miete
altre vittime innocenti, altro non possono fare i vivi
che avvolgere i corpi ancora caldi nella bandiera e
seppellirli, subito prima che il terrore ritorni...
tante e tante altre sono le storie di barbarie e
gratuita crudelta', che ho raccolto e che sembrano
purtroppo giorno dopo giorno non esaurirsi mai...

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Gaza, 28 aprile 2002
qui a gaza city la situazione si e' leggermente rilassata e la gente riprende la vita "normale". gli attacchi alle colonie a parte hebron qui ce ne sono stati pochi e stanno usando la striscia come una grande prigione. ora cercano anche di mandarci arafat, ma per il momento rimane a ramallah. khan younis e' ancora immersa nel timore di ingressi e quell'area e' sicuramente a rischio incursioni. lo stato di apartheid ha prodotto delle sbarre che alzandosi ed abbassandosi chiudono circa 230.000 persone nel loro recinto.
se riesco ti scrivo un po' meglio la situazione ma se volete qualcosa di specifico, fami delle domande.
un saluto
Gianluca

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Hebron, 29 aprlile 2002
La citta` di Hebron e` stata occupata questa notte dall`esercito israeliano.
Il bilancio attuale e` di un centinaio di arresti e otto morti. Gli
arrestati sono stati prelevati per lo piu` direttamente nelle loro case.
L`operazione e` cominciata completando nella giornata di ieri l`occupazione
di tutti i villaggi circostanti. Questa notte i carri armati sono entrati in
citta` verso le 3 e gli scontri si sono prolungati per circa tre ore, con
strascichi nel resto della notte. Si continua a sentire durante tutta la
giornata rumore di spari.
Non pare proprio che l`occupazione stia allentando la propria morsa sulla
popolazione palestinese, le stesse fantomatiche soluzioni per gli assediati del
compound e della chiesa della nativita` non sembrano dare grosse speranze;
il fatto di legare i negoziati per i due casi non garantisce che gli
israeliani rinuncino ad una ennesima prova di forza con un processo militare. E le
commissioni inglese e americana a cui i prigionieri dovrebbero essere affidati
non sembrano dare troppa affidabilità. Il fatto di assistere ad una nuova
imposizione di coprifuoco, che si prevede durera` tre giorni, quando i negoziati
in corso vengono presentati come la soluzione definitiva della crisi, e` la
rappresentazione piu` chiara di una occupazione che non ha fine, e della
complicita` dei governi occidentali con i crimini perpetrati dal governo di
Sharon.
Un gruppo di circa venti attivisti del International Solidarity Movement e`
riuscito ad entrare in citta` verso le 15:00, e si sono divisi tra i vari
ospedali per presidiarli e dare una mano.
Nel frattempo i carri armati, dopo aver preso il controllo dei punti chiave
della citta`, pattugliano le strade in colonne di numero variabile da quattro
a sette, dedicandosi a varie operazioni di devastazione qua` e la`. Questa
mattina tra le altre cose i soldati hanno anche fatto incursione in un
orfanotrofio, probabilmente sanno bene che i ragazzini sono i primi a raccogliere
l`odio seminato da questa occupazione.
Spero di potervi aggiornare prima possibile.
Morgana

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Hebron, 30 aprile 2002
Oggi a Hebron c`e` stato il secondo giorno di coprifuoco. Al centinaio di arresti avvenuti nella mattinata di ieri e nella notte precedente oggi se ne aggiungono per certo quattro, due ragazzi in un villaggio a nord di Hebron, Tufukh(?) e due giornalisti ad Hebron nei pressi dell`ospedale dopo che avevano presentato regolari documenti per avere accesso all`ospedale e fare riprese.
I soldati hanno prelevato I due ragazzi verso le 14:00, mentre i giornalisti sono stati trattenuti e portati via dopo un controllo di documenti, circa un`ora prima che il grosso dei carri armati lasciasse la citta`, in cui la circolazione per le strade e` ripresa gradualmente dalle 16:00 circa.
L`arresto dei giornalisti e` avvenuto in presenza di due internazionali che si trovavano sulla loro macchina: se in un primo tempo il passaggio dei giornalisti era stato avvallato ed era invece quello degli internazionali a richiedere ulteriori controlli, alla fine sono stati i due giornalisti ad essere trattenuti e gli altri due a portare il girato della giornata a destinazione.
Ieri, sempre nei pressi dell`ospedale Al-Ahli, un dottore e` stato arrestato in presenza di un nutrito gruppo di internazionali che tentavano di raggiungere i diversi ospedali per aiutare i soccorsi, la dinamica e` stata simile, dopo un controllo collettivo di passaporti e un attesa di piu` di tre ore prima della restituzione, i soldati hanno arrestato il dottore nonostante gli internazionali si siano posti fisicamente in sua difesa.
Questo fa riflettere molto sul ruolo degli internazionali in questi frangenti, e sulla cautela che bisogna avere nel definire le strategia di questa presenza in Palestina. Di certo, se anche questi arresti fossero causati dalla presenza in loco di internazionali, non si potrebbe negare che se l`IOF vuole punire dei civili palestinesi che si accompagnano a degli internazionali per tutelarsi nello svolgimento del loro lavoro, la presenza degli internazionali e` comunque un fatto scomodo che crea problemi alle manovre dell`esercito israeliano.
Nel frattempo sono stati rilasciati i due palestinesi dell`Indipendent Media Center che erano stati prelevati dalle loro case nei pressi di Betlemme, e oggi in 28 sono usciti dalla chiesa della nativita` e prelevati dall`IDF. Oggi per il secondo giorno di seguito Betlemme ha avuto una pausa nel coprifuoco.
Ad Hebron si sentivano ancora raffiche di armi da fuoco e qualche esplosione tra le 17:30 e le 18:00, e i carri armati stanno per certo ancora presidiando alcune aree della citta` come per esempio l`area immediatamente oltre l`ospedale Al-ahli e l`Universita`.
La maggioranza delle strade della citta` porta i segni dei cingolati dei militari sull`asfalto, e della loro volonta` distruttiva, nei monumenti ai martiri vandalizzati, nei tralicci dell`elettricita` abbattuti a bloccare incroci stradali, nelle automobili accartocciate.
Neanche il fatto di non vedere piu` i carri armati sotto casa permette di tirare alcun sospiro di sollievo, non solo perche` il primo pensiero e` per gli arrestati di questi giorni, ma anche perche` e` chiaro che nuovi carri armati e ulteriori arresti ci aspettano fino a quando quest`occupazione indiscutibile non verra` fermata.

Morgana

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Hebron, 04 maggio 2002

Non ho morti da aggiungere al numero nove gia` fornito.
Il bilancio degli arresti e` di circa trecento, tra cui anche undicenni
e minori disabili -o che dir si voglia- (secondo le testimonianze di alcuni
arrestati). Nella citta` vecchia i prigionieri sono stati ammassati nel
cortile di una scuola sotto il tiro delle postazioni militari e di coloni dalle
colline circostanti. La gran parte sono stati detenuti per due notti dentro al
locale D.C.O., la struttura di coordinamento tra militari e civili, sotto il sole
con le mani legate semplicemente buttati a terra uno sull`altro (non ho
sentito di donne arrestate). Dopo che una parte e` stata rilasciata (uno
dei due giornalisti di cui riferivo e` ancora detenuto) gli altri sono stati
trasferiti chi alla prigione vicino a Ramallah chi nel deserto del Negev,
ma non si sa dove e` andato chi.
Una stazione radio e` stata distrutta e il giornalista arrestato, ed anche
una stazione televisiva ha subito la stessa sorte.
Anche dopo che i carri avevano lasciato la citta` la stampa israeliana ha
continuato a diffondere la notizia che nell`ospedale Al-Ahli si fossero
rifugiati dei combattenti di hamas per giustificare un presidio di carri
permanente e magari un nuovo coprifuoco. Gli attivisti dell`ISM che sono stati sempre
presenti all`interno dello stesso ospedale hanno negato di aver visto alcuno
che non fossero feriti e malati, oltre al personale.

Morgana

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TEL AVIV 04-05/05/02

Siamo arrivate in aereoporto alle 15,45 insieme alla dott.ssa S. Juker
che lavora al S. Carlo di Milano e ha già avuto esperienze in
Mozambico e alla I. P. L. Piga che lavora al 118. Al controllo
passaporti , mentre Lucia riusciva a passare indisturbata, per noi
iniziavano immediatamente tutte le possibili ed inimmaginabili
formalità;. Svolte da parte loro con l'immancabile sorriso, costante ed
indecifrabile. Dopo circa un'ora e mezza siamo finalmente fuori e
scopriamo che anche Lucia ha incontrato le nostre stesse difficoltà;.

C'è ad attenderci il taxi di T.d.H.

La stradada Tel Aviv a Gerusalemme e' cadenzata da ambo i lati da
bandiere israeliane in numero di due per ogni palo della luce, che non
erano presenti a Marzo. Lungo le colline invece incombono gli
insediamenti sempre piu' numerosi e che si estendono a macchia di
leopardo. E' uno spettacolo tremendo.

In albergo c'e' già; Piera Redaelli di T.d.H. ad aspettarci e sono baci
ed abbracci anche con Nidal e Bassam.

Piera ha sposato un palestinese ed e' stata espulsa per 4 anni ed ora
le hanno anche distrutto la casa , ma nonostante cio' anche lei sa ,
come sembra che ormai sappiano anche i palestinesi, che l'unica via
d'uscita e' fare appello al dialogo con gli iraeliani piu' sensibili.

Ci sistemiamo nelle stanze e subito andiamo al rinfresco preparato per
noi "e vai con l'Arac". Dopo poco arriva A. Zulfikar, chirurgo olandese,
una bella persona. Ha già; fatto volontariato in Kossovo, Ruanda.
Afganistan.

La cena araba e' innaffiata dall'ottima birra palestinese e ci viene
gentilmente offerta dall'albergo.

Durante la cena apprendiamo le finalità; e le attività; di T.d.H che
per la prima volta affronta il problema sanitario. La nostra "missione"
e' sostenuta anche da ECHO. Andiamo a dormire con l'ansia e il timore
per il giorno dopo.


05/05/02

L a mattina veniamo raggiunte da Margot Clark paramedico di Londra,
anche lei e' stata volontaria in Kossovo ed ora lavora in servizi
d'emergenza.

A Beit Hanina, presso la sede del Medical Relief Center, incontriamo I

responsabili sanitari ed amministrativi dell'organizzazione , composta
da circa 300 operatori di cui una parte stipendiata e l'altra di
volontari. Operano su tutti I territori occupati con particolare
attenzione ai villaggi, senza aiuto esterno.Il MRC ha numerosi progetti
di cui vi porteremo l'elenco; vi diciamo soltanto che ha bisogno di
ortopedici, oculisti, chirurghi e neurochirurghi. Una risposta
veramente sconvolgente ci e' stata data quando abbiamo oferto posti
letto per friti con particolari patologie:" ci sono pochissimi feriti
in quanto I piu' sono morti perche' e' stato impedito ogni soccorso".
Si commenta da sola.

Alla fine del briefing veniamo divisi in due gruppi: il primo va a
Nablus, il secondo( Elvira, M. Teresa, Teresa e Margot ) viene inviato
a Jenin.

A questo punto ci fermiamo, vi stringiamo forte e ci stringiamo a voi.

A domani se possibile!


M.Teresa Floris, Margot Clark Elvira Del Giudice, Teresa Marchetti

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Gaza 12 05 02

Khamil ha gli occhi spenti ma lo sguardo fiero, ha dieci anni e abita in un
posto dove tira la lieve brezza del mare, dove le palme adornano le strade e
i giardini delle case. Khamil abita a Gaza in Palestina. Khamil ha perso
il padre a marzo. La casa di Khamil sta su una piccola collina che sovrasta
un poco le altre. La casa di Khamil e' una baracca del campo profughi di
Jabalia dove sono concentrate 96mila persone in pochi kilometri quadrati. Il
mese scorso l'esercito e' entrato nel campo che sta proprio sul confine con
Israele e in circa mezz'ora di "azione chirurgica" sono state uccise
diciotto persone tra cui il padre di Khamil che stava per strada ed e'
dstato freddato dall'esercito israeliano che per l'occidente addormentato
era in caccia di terroristi. Il padre di Khamil non era un terrorista, era
sordo muto, profugo, scappato nel 1948 da un villaggio che si vede ad occhio
nudo oltre il confine. Il padre di Khamil lottava tutti i giorni con la
poverta', una poverta' data dalla sua situazione sociale che e' conseguenza
dell'occupazione, dell'apparteid che l'amministrazione israeliana impone ai
palestinesi ufficialmente per paura del terrorismo. Gaza e' un mondo a
parte, e' un ghetto. Gaza e' una striscia di terra lunga quaranta chilometri
e l'arga sette. E' abracciato dalla green line per tre dei suoi quattro
lati, il quarto e' appoggiato all'Egitto di cui faceva parte fino al 1967
anno in cui gli israeliani lo hanno occupato. Nel 1994 con la firma degli
accordi di Oslo e' diventato un pezzo di terra amministrato dall'Autonomia
Nazionale Palestinese. Ci sono altri particolari che servono a completare la
cartolina. La poca terra dove sono concentrati un milione e mezzo di
palestinesi e' mangiata da poche migliaia di coloni israeliani che con i
loro insediamenti, protetti dal esercito occupano il42% della terra
prendendosi l'acqua migliore e in quantita' sproporzionata rispetto agli
assetati palestinesi. Gaza doveva essere la porta d'ingresso principale di
quello che avrebbe dovuto essere il nascente stato palestinese, gli stati
arabi e l'unione europea avevano infatti finanziato la costruzione
dell'areoporto e e del porto commerciale. Le porte non esistono piu' sono
state distrutte, assiememe a molte altre strutture dell'Autonomia
Palestinese, dall'esercito israeliano che ha dichiarato di aver distrutto,
cosi', le infrastrutture del terrorismo. Qui c'e' anche Hamas e altri gruppi
che lottano contro l'occupazione in modo violento e che coivolge civili
innocenti, questo tipo di azioni sono definite azioni terroristiche. La
soluzione e la fine del terroriso sarebbe semplice, lo dicono anche i
pacifisti israeliani: Fine dell'occuopazione, smantellamento delle colonie,
creazione di un vero stato palestinese (senza zone a, b o c ) poi si
comincia a parlare. Tutto questo non ci sara' mai finche' George Bush
definisce Sharon "l'uomo della Pace". Quando vedo Kamil e' sul tetto della
sua baracca lancia sassi nel vuoto, forse vorrebbe colpire l'aereo spia che
sorvola continuamente Gaza, l'aereo e' telecomandato e supertecnologico.
Neanche la dignita' di un pilota per spiare Khamil e la sua gente!

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13 Maggio 2002
Dichiarazione da parte dei quattro americani trattenuti illegalmente da parte di Israele:


"il 2 maggio, dopo la distribuzione di cibo alle persone che morivano di fame nella Chiesa della Nativita', siamo stati trattenuti illegalmente dalle forze di occupazione in Betlemme, dove Israele non ha autorita' giudiziaria.
Da allora siamo stati tenuti imn una prigione israeliana senza nessuna procedura legale.
Il 6 maggio abbiamo iniziato lo sciopero della fame allo scopo di ricevere una lettera dal ministero dell'interno israeliano.
Quando il ministro ha ritrattato sulle sue promesse di mandarci la lettera, abbiamo continuato lo sciopero e tre di noi hanno rifiutato acqua.
Abbiamo ora sentito che il Governo Israeliano intende espellerci da Israele, contro il nostro volere.
Siamo profondamente rattristati di lasciare la Palestina e ci mancheranno tutte le persone di qui che abbiamo amato.

Ma non vediamo l'ora, in ogni caso, di continuare negli Stati Uniti la lotta per la pace e la giustizia del popolo palestinese.

Dichiarazione di Trevor Baumgartner, Thomas Koutsoukos, Nathan Musselman and Nathan Mauger.

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Chiamata d'aiuto per la regione di Beit Sahour
15 maggio 2002

Cari amici e sostenitori,
A Beit Sahour, e in tutto il distretto di Betlemme, si sta iniziando la ricostruzione in seguito alle ultime aggressioni israeliane contro i Palestinesi.
No riusciamo a dirvi quanto sono importanti tutti i vostri messaggi di supporto che ci sono arrivati, ci hanno aiutato a mantenere le forze, consci del fatto che ci sono delle eprsone che hanno capito che cosa ci sta accadendo.

oltre ai problemi che l'invasione ci ha causato, siamo anche di fronte alla confisca di gran parte dell'area, nella zona C, che appartiene ai residenti di Beit Sahour. Non siamo gli unici in questo, Israele sta prnedendo illegalmente le terre intorno all'area.
Affermano nelle loro comunicazioni con noi che e' a scopo di sicurezza.
Ogni giorno che passa, sempre un numro maggiore di Palestinesi e' preso sotto il controllo israeliano.

Abbiamo fatto grossi sforzi per combattere questo fatto.
Un avvocato di Gerusalemme ci sta rappresentando, e ha gia' posto obiezioni alla corte, per quanto queste obiezioni siano state respinte e la confisca continui. E' cosi' duro per noi quanto e' quasi impossibile per qualunque rappresentante andare a Gerusalemme, e come avviene per un Israeliano, i nostri avvocati nn possono venire qui.

Ci sono gia' in corso lavori sottoterra, che occupano la parte nord di Beit Sahour, ma li stanno deviando dal piano originario e stanno andando vicino alle case e lontano dalle direzioni specificate.
Le strade locali palestinesi che arrivano alle case sono bloccate, e i lavori continuano.
Hanno iniziato l'ultima costruzione mentre eravamo sotto assedio e impossibilitati ad agire. Nonostante questo, un nostro amico ha fatto in modo di raggiungere Gerusalemme e far passare i documenti.

Noi abbiamo ancora bisogno di fare di piu'. Molti di voi hanno chiesto come poterci aiutare, cosa potreste fare per sostenerci in questa lotta.
Abbiamo bisogno di aiuto, essendo quasi del tutto inerti contro gli occupatori della nostra terra.
Prima di tutto chiunque sia nell'area puo' aiutarci venendo qui con noi nel campo in questione. Tutti sono invitati a incontrarci a Jabal AL Deek (di frnte ad Jabal Abu Ghnaim) alle 3.00 pm di sabato 18 maggio.
Abbiamo bisogno urgente di sorvegliare il lavoro che e' stato fatto e compilare report per gli avvocati che assistono il caso. Non possiamo andare da soli, carri e soldati proteggono i bulldozer e temiamo per la nostra incolumita'.
Tutti i Palestinesi sono bersagli.

In piu', dobbiamo protestare in maniera decisa contro tutte le autorita'.
Scrivete ai vostri membri del parlamento, ai politici, ai senatori, alle Nazioni Unite, alle organizzazioni per i diritti umani. Parlate alla stampa e raccontate come Israele vuole solo la nostra terra, a come sta facendo per ottenerla.
Sharon reclama di voler raggiungere una pace con noi, ma non e' sincero.
per tutto il tempo in cui la nostra terra e' stata nelle nostre mani, abbiamo dovuto combattere.
Immagini riempiono Gerusalemme dicendo "buttate fuori il nemico arabo".
Vogliono allontanarci dalle nostre case, non ottenere la pace.

Abbiamo vissuto sotto occupazione ed oppressione per oltre trent'anni.
Abbiamo visto gran parte della nostra terra presa e centinaa di migliaia di persone diventare rifugiati oltre cinquant'anni fa.
Oggi non stiamo meglio.
Siamo ancora oppressi, siamo ancora discriminati e stiamo ancora osservando le nostre case che venogno distrutte, la nostra gente uccisa e la nostra terra presa.
E' tempo per cui i governi di tutto il mondo si schierino in difesa della decenza, dell'umanita' e della giustizia per contro le sfide di israele.
Potete aiutarci, potete esercitare pressione nelle vostre nazioni e chiedere che Israele sia responsabile delle proprie azioni.

Vostri

Fuad Kokaly
Mayor of Beit Sahour
Beit Sahour Municipality
Beit Sahour
Palestine

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Jenin, venerdi' 17 maggio
News e racconti dagli attivisti dell'ISM in Palestina


Seguendo le notizie che provengono dall'area di Jenin, testimoni oculari raccontano di due case danneggiate, una nel campo e una nella citta' di Jenin.

Carri straeliani sono intorno alla Muqata (PA HQ locale).

Un gruppo di internazionali da Irlanda, Giappone, Uk, Itala, e Israele sono gia' nel campo e sono pronti a garantire la Presenza Internazionale nel campo.

Per maggiori informazioni chiamate il Centro di Raccolta
02-2772018 055-975374 053-864408 055-333201 (sul posto)

[da una telefonata con l'infaticabile Neta Golan abbiamo appreso informazioni aggiuntive, l'esercito era gia' partito, ma che dopo un po'e' esplosa una bomba, uccidendo un ragazzo di sedici anni e ferendo gravemente altre due eprsone, una delle quali ha perso un braccio e una gamba.
In questo momento gli internazionali sono impegnati a scortare un altro palestinese ferito - in condizioni critiche poiche' e' stato ferito alla testa da un colpo israeliano - sulla strada verso l'ospedale Rambam in Haifa]

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Da una zona che oramai sembra esser stata dimenticata dalle cronache dei media ...
dopo l'ulteriore attacco mirato sferrato da Israele al campo di Jenin, dopo la distruzione delle famiglie, delle case, le uniche cose
cioe' che possedevano gli abitanti del campo(...tre volte profughi!), la tempra di questa gente non e'stata fiaccata.
Continua l'attacco mirato all'eliminazione dallafaccia della terra delle uniche prove della Nakba operata da Israele nel '48 e nel '67, i campi e i rifugiati sono infatti le uniche prove che rimangono dell'esistenza di una terra di Palestina ...
Continuano anche lente le operazioni di ricerca di coloro che sono le vittime di questo accurato piano di sterminio , lento e inevitabile, che non sara' concluso fin quando non si decidera' un deciso intervento delle autorita' internazionali (e cio' significa mai!).


Jenin 24 maggio
Oggi e' stato ritrovato fra i tanti un corpo, un uomo, una donna? Non saprei dirlo, tutto cio' che ho potuto vedere nel piccolo stanzino adibito ad obitorio nell'ospedale del Campo di Jenin, e' stato un teschio umano con dei resti di capelli in mezzo a frammenti di
ossa, per me indecifrabili: ormai dopo piu' di un mese e con queste condizioni climatiche, e' stato completamente esaurito lo stato di decomposizone dei corpi, e gli unici resti che si possono trovare sono parti di ossa completamente fracassate, per il peso
delle macerie , a causa dei bulldozers israeliani che gli sono passati sopra, a causa degli inevitabili tempi lunghi dettati dalla totale mancanza di adeguati mezzi di soccorso (solo due bulldozers di bassissma portata, che debbono provvedere al vano tentativo di mettere ordine all'inferno ...).
E la visione che mi si profila dalla parte nord del campo, la piu' in alto e piu' vicina alle postazioni israeliane, non mi pare molto differente da quella che appare da una delle tante foto dei campi rifugiati del '48...cioe' una spianata completamente riempita dalle tende dei migliaia di senzatetto, causati per l'ennesima volta , la terza, dal bisogno del "civile stato di Israele" di affermare la propria sicurezza(l'essere tre volte rifugiati mi pare effettivamente un numero ragionevole per instillare abbastanza odio nelle generazioni a venire del campo di Jenin,per i prossimi cento anni...).

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Jenin 04 giugno
Con una rapidita'che non lascia stupiti l'esercito di
occupazione israeliano completa la sua opera
devastatrice in tutto il nord dei territori del nord:
il quadro Qalqilia-Tulkarem-Nablus e' stato completato
questa mattina con la rioccupazione massiccia
dell'area del campo e della citta' di Jenin...
La popolazione civile e' letteralmente terrorizzata,
si riattende una rappresaglia della portata di quella
passata, anche perche'hanno cominciato a sparare dagli
elicotteri, e questo non era piu' successo dall'ultima
occupazione...e tutti sappiamo cosa e' successo quella
volta, nonostante i tentativi di far passare il tutto
come un falso storico...
L'esercito non si e' effettivamente ritirato
dall'area, non sono mai cessate le operazioni mirate a
colpire ed a fiaccare gli esponenti della resistenza e
delle loro famiglie, i carriarmati entrano ed escono
dalle citta'con facilita' estrema, le vite della gente
sono rimaste sospese in un limbo insostenibile ed
inaccettabile...giusto due giorni nel campo si parlava
di aspettare solo qualche giorno per poter tornare a
lavorare e a vivere...stanno fiaccando la resistenza
della gente, il senso di frustrazione e' tangibile in
ogni discorso, non si puo' vivere in queste condizioni
senza poter neppure pianificare il proprio futuro per
non piu' di una mezza giornata...

Tiziana

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Ramallah 10 giugno
Questa mattina alle tre e' cominciata una nuova
operazione dell' esercito di occupazione israeliano
nella cittta' di Ramallah e nei suoi dintorni.
Le truppe israeliane sono entrati dalla parte sud
della citta' occupando progressivamente i campi di
Al-Amari e Kaddoura, la citta' vecchia di Ramallah,
proseguendo poi per l'ospedale Sheik Zaied, delle
quali sono state bloccate tutte le uscite,
nell'intento di impedire la fuga di alcuni ricoverati
che sarebbero nelle liste dei ricercati.
Dall'altra parte della citta' prosegue la distruzione
del compound di Arafat, che, e' stato annunciato
dall'esercito, sara' questa volta totale; e' stato
inoltre ucciso un altro componente della polizia
speciale di Arafat (forza 17).
Lo scopo di questa occupazione e' la ricerca di 20
esponenti della resistenza palestinese, e si suppone
che fintanto che non sara' raggiunto questo obbiettivo
l'esercito non lascera' la citta'.

 

Questa mattina l'IOF ha ucciso un palestinese a ne ha feriti almeno 10 nella citta' di Ramallah durante la seconda reinvasione dell'area.
carri e truppe dell'IOF hanno fermato Yasser Arafat nella piazza del compund presidenziale e hanno arrestato circa 25 palestinesi in quell'area.

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Betlemme - 11 Giugno 2002

Carri e truppe delle forze di occupazione israeliana stanno ri-occupando la regione di Betlemme, e stanno niziando a colpire a caso senza alcuna ragione.

Sono passati attraverso la strada di Doha "vicino al campo di Deheishe davanti alla citta' di beit Jala, e abbiamo pensato che i loro obiettivi di attacco sarebbero stati le strade di Doha e Wadi Maaly, questa e' l'informazione che
abbiamo.

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Ramallah 16 giugno 2002


E' iniziata questa mattina con una sorta di
inaugurazione, la costruzione del muro e rete
elettrificata che circondera' i territori palestinesi
della West Bank. Il lavoro che durera' circa 6 mesi
costera' ad Israele 200 milioni di dollari, e con
questa mossa verranno ridefiniti i confini, ma
soprattutto verra' creato lo stato di aparthed per il
popolo palestinese.
Sharon ha esordito dando queste due opzioni: "Kibush
or Ghirush" "Occupazione oppure trasferimento", forse
la terza opzione sara' quella di trasferire Arafat a
Gaza, la quale ormai rimane l'inferno inferto ai
palestinesi, e chiudere nei Bantustan i palestinesi
della West Bank, i quali non avranno ne' uno stato
indipendente, ne la possibilita' di essere due popoli
in una unica terra.
Intanto nelle zone palestinesi continuano gli attachi
mirati nei confronti dei palestinesi ricercati e
considerati terroristi da israele. L'ultimo ieri
ucciso dalle forze di sicurezza ad Al Kader nell'area
di Betlemme. Questa mattina invece l'ennesima
esplosione tramite kamikaze che ha fatto 18 vittime
davanti alla colonia di Ghilo.
Questo chiaramente ha comportato l'immediata chiusura
dei territori, soprattutto della zona tra Betlemme e
Gerusalemme e il conseguente coprifuoco per tutta
l'area.
A Ramallah intanto per tutta la giornata di oggi gli
elicotteri hanno sorvolato la citta', e si avvistano
movimenti di carri armati intorno all'area.
L'aspettativa finale e' che possano rientrare per
mettere in pratica la deportazione di Arafat.
Si teme anche un ulteriore attacco nella zona di Jenin
da dove proveniva la persona suicida di questa
mattina.


Forze del movimento di solidarieta' internazionale
intanto si stanno organizzando per essere presenti
nelle zone del conflitto maggiore.
Ci saranno azioni organizzate gia' a partire da domani
sia a Jenin che a Ramallah, ma e' richiesta una
presenza continua per i campi e i villaggi che
rimarranno, nel caso di un ulteriore attacco ancora
isolati, e dovranno pagare ancora una volta il costo
di questa politica di occupazione.

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Deheishe 24 giugno

Questa mattina nel campo di Deheishe e' il quarto
giorno di coprifuoco totale. Oggi doveva essere la giornata dei "taujy",
degli esami di diploma, e ieri girava la voce che avrebbero tolto
il coprifuoco per dare ai ragazzi e alle ragazze la
possibiliita' di poter andare a fare gli esami, e terminare cosi il
proprio curriculum di studi.

Chiaramente in questi mesi di occupazione i giovani,
di qualsiasi eta' che dovrebbero frequentare le scuole, sono stati
pesantemente puniti, gli e' stato vietato di poter seguire i propri
studi, elementari medie, licei, universita'.
Ma la cosa ancora piu' grave e' che non solo non
toglieranno il coprifuoco,
ma hanno deciso per una startegia ancora piu' pesante.

La nuova operazione militare lanciata dalle truppe di occupazione
israeliane si presenta in questi giorni con un pesante bilancio:
il coprifuoco e' imposto in tutte le citta', i villaggi, e i campi
profughi; l'occupazione avviene attraverso centinaia
di carri armati che si stanno posizionando dentro tutti i luoghi.
Questa nuova operazione militare e' chiamata "strada determinata" una
iniziativa che potrebbe essere ancora piu' letale dell'aggressione effettuata
a fine marzo nei territori palestinesi.
Questa e' una delle tappe disposte dal piano di Sharon
che prevede di occupare tutto per imporre nuovamente una
amministarzione militare israeliana.
L'esercito di occupazione e' entrato anche nella citta
di Ramallah imponendo il coprifuoco, hanno circondato il "Mukata"
che contiene ancora civili internazionali; a Rafah le truppe hanno
ammazzato 6 persone in una macchina con un missile tirato da un
elicottero convinti che fossero dei ricercati.
A Nablus i coloni terroristi di un insediamento vicino
hanno ucciso un ragazzo di 22 anni il cui cadavere e' stato
ritrovato in un oliveto fuori dalla citta' e qusta notte anche qui hanno
rioccupato e imposto il coprifuioco.
Questa notte sono entrati anche ad Hebron in forze
imponendo anche qui il coprifuoco.
In questo momento ruspe e molte unita' corazzate che
stazionano lungo la strada per Betlemme hanno sparato contro i ragazzi
ferendone due proprio qui dove siamo noi.

Purtroppo abbiamo notizia che molti gruppi
internazionali che volevano
entrare in Palestina sono stati espulsi dalla
sicurezza di Tel Aviv.

Sara quindi molto difficile riuscire a fare le azioni
che ci eravamo proposti di fare.
E' importasnte che si faccia sentire la mobilitazione
anche dall'esterno perche' la situazione e' veramente molto pesante.

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Qui purtroppo la storia peggiora, e tutta la gente che
prova ad entrare l'hanno rigettata.

Come al solito non ci rimettiamo noi, ma sti poracci
che stanno qui.

Quindi questo campo, Deheishe, cosi come tutti gli
altri campi stanno vivendo l'angoscia del
"manatajaul", il pesante coprifuoco imposto da
Israele, per pressare ed opprimere sempre piu' forte
la popolazione, per indurla a fuggire, ad andarsene
perche' cosi' non si puo' vivere.

Israele con la sua nuova operazione militare
denominata "Strada Determinata", sta schiacciando tutti.
Con i suoi carri armati passa senza ritegno sulle
strade, sulle case, sulle teste della gente.

Non sente ragione, non vuole dialogo, non incontra
nessuno che lo fermi, tranne la resistenza dei bambini
palestinesi, che ancora una volta con i loro sassi gli
dimostrano quanto sia inopportuna la loro presenza.

La presenza dei carri armati e' veramente dirompente,
fanno girare quei cannoni offensivi davanti alla tua
faccia, sono un oltraggio all'umanita'!

Questo purtroppo e' un sentimento che viene solo
quando ti trovi in questo posto, perche' li vedi,
stai a contatto con gli altri, perche' ne vedi morire
troppi sotto gli occhi, soprattutto bambini. solo
un'ora fa ne hanno feriti due, stavano qui con noi.

Penso, come al solito che gli sia dovuta un po di
solidarieta', in fondo continuano a morire perche'
testardamente non vogliono farsi sopraffare dai piu'
potenti della terra.

scusate la retorica ...ma qua si pensa solo cosi.

baci meri

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Hebron, 27 giugno
Ciao,
vi scrivo da Hebron al terzo giorno di coprifuoco, con un bilancio di
quattro morti nel giorno dell`invasione, e 190 persone arrestate. Hanno sparato
anche sulle ambulanze.
Tutte le citta` principali della Palestina sono occupate, e ad hebron i
bombardamenti sono concentrati sulla sede dell`autorita` palestinese nella quale
si trovano tuttora molte persone.
Israele giustifica la sua economia di guerra accumulando assurdita` su
assurdita`, pretende dall`autorita` palestinese che garantisca la sicurezza di
Israele e intanto bombarda i suoi centri di coordinamento. Cosicche` fonda la
sua sicurezza sulla sua liberta` di determinare la totale insicurezza per la
popolazione palestinese, come ogni regime di occupazione che si rispetti. Quale
migliore esempio dei paradossi resi accettabili al pubblico dalle strategie
mediatiche delle guerre della globalizzazione. Questa e` la piu` lunga
occupazione che io conosco, iniziata in tempi molto diversi, quando ancora si
parlava di guerrre imperialiste, oggi dimostra di essere all`avanguardia rispetto
alle condizioni in cui si realizzano le nuove guerre, a livello di
tecnologie, chirurgie e intelligenze varie, cosi` come a livello di strategie
mediatiche, come l`equazione tra resistenza e terrrorismo che sembra avere grande
successo nei codici penali e nel senso comune in ogni angolo del globo.
Saluto in particolare le compagne che hanno vissuto in Italia la stessa
infamia che vivono i palestinesi, ricevendo l`accusa di terrorismo per il loro
impegno a resistere al terrore.

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29 giugno 2002
La situazione qui in Palestina sta veramente
degenerando, anche se immagino che da la non si veda
molto. Mentre scrivo, l'ennesimo carro armato sta
distruggendo la strada al suo passaggio.
Ogni giorno c'e n'e' uno in piu', sempre piu' grosso.
La morsa che Israele sta attuando nei territori
palestinesi, direi che e' senza precedenti.

Forse e' la situazione di occupazione piu' lunga che
la Palestina abbia mai vissuto in questi anni.

Purtroppo le direttive internazionali sono di non
mettere troppo in evidenza la situazione Medio
Orientale, e' meglio farla eslodere per poi prendere i
giusti provvedimenti.

Stanno aspettando solo questo. Inutile ripetere che le
citta' sono tutte occupate, e che la gente sta vivendo
sotto il coprifuoco da mesi.....coprifuoco vero,
nessun movimento e' permesso. L'aparthei e' ormai
sancito e riconosciuto a livello internazionale.

Questo gravera' enormemente sulla gente, sulla propria
ripresa, sulle decisioni da prendere.

Certo il quadro internazionale in quanto a repressione
non aiuta, e la risposta dei nostri occidentali per il
momento.....e' in ferie.

Che dire...nella speranza che qualcuno si renda conto
di cio' che sta accadendo, stiamo qui ad "osservare"
arresti, uccisioni, carri armati che scorazzano
inutilmente per le strade di citta' ormai
completamente distrutte.
Vediamo mitraglie e cannonate su masse di bambini che
tirano i sassi....meno male che almeno loro hanno in
cuore ancora la voglia di reagire all'oppressione.
Certo il prezzo che pagano e' il piu' alto di
tutti...ma in fondo non interessa a nessuno la vita di
questi dannati.
Certo non e' la prima volta che i palestinesi vivono
momenti di occupazione, ma vi assicuro che non e' mai
stato cosi' pesante e aggressivo l'attacco che stanno
subendo in questo momento.

Per il resto come al solito, in queste situazioni lo
sconforto e' grande. Le tante parole....la
solidarieta....la pace...svanita nel nulla...basta un
rifiuto, una operazione politica andata male, una
dichiarazione precisa dei padroni del mondo, e tutto
viene sotterrato, messo in quarantena.

I palestinesi lo sanno, hanno tutti contro.....e loro
sono contro tutti!!

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25.06 - Rafah
(racconto di Maurizio)

Quando mi sveglio sono gia' sul taxi con i ragazzi per andare al centro per
i diritti umani (CDU) di Khan Younis ad incontrare un gruppo di francesi del
Movimento Civile Per La Protezione Del Popolo Palestinese.
Purtroppo pero' il pullman, atteso per le H 8,00 era ancora fermo al
semaforo di Abu Holi, qualcuno aveva scattato fotografie e i soldati avevano
chiuso il semaforo e sequestarato le macchine fotografiche. Dopodiche' tutti
francesi erano scesi dal bus ed avevano aperto una trattativa per riavere
gli apparecchi.
Quando, dopo un paio d'ore, verso le H 10,00, la compagnia di francesi ha
recuperato il maltolto ed e' finalmente riuscita a passare, le tre ragazze
dei Berretti Bianchi, sulla via del rientro in Italia, erano appena arrivate
al semaforo che pero' era gia' diventato rosso.
H10,30 i francesi arrivano al CDU
H11,00 incontro con il sindaco di Rafah
H12,00 inizia l'azione di protezione dei diritti umani del popolo
palestinese.
Sulla linea di confine con l'Egitto gli israeliani si sono ritagliati due
fasce di sicurezza, la prima di una dozzina di metri, costeggiata da due
muri prefabbricati, che separa i due confini di stato. La seconda, di circa
50m, e' la fascia di sicurezza con il Territorio Palestinese, su questa
fascia sono state demolite tutte le case. C'e' pero', nel bel mezzo delle
macerie un casotto con una pompa per le acque chiuse che serve a far
defluire le acque fognarie e i liquami che vengono dall'abitato palestinese.
Purtroppo, durantre le demolizioni, il pozzo nero e' rimasto soffocato dalle
macerie e ogni volta che i palestinesi si azzardavano ad andare a riparare
la pompa i soldati gli sparavano addosso.
Cosi', da tempo il CDU aveva concordato questa azione con il movimento
spontaneo francese. I partecipanti all'azione si sarebbero interposti tra i
soldati e i lavoratori per permettere la riparazione della pompa. Anche le
autorita' israeliane erano state informate dell'azione e, pare che avessero
dato il loro consenso.
Ora, questa faccenda di merda, non e' affatto di secondaria importanza; la
pompa era fuori servizio gia' da oltre quattro mesi e questo significa che
nelle case i liquami rigurgitavano fuori dalle turche domestiche. E, con il
caldo che fa da queste parti, le mosche ed altre delicatezze il rischio di
epidemie aumentava di giorno in giorno.
Alle H12,00 entriamo nella desolata fascia di sicurezza, oltre alle due
dozzine di europei con passaporto francese e belga, c'eravamo anche noi
italiani; due dell'Operazione Colomba, Fabio e Luca e io dei Berretti
Bianchi. Alla compagnia si erano aggiunti anche poco piu' di una dozzina di
palestinesi, tra operai, giornalisti e funzionari del CDU.
Camminiamo compatti verso la pompa, alle nostre spalle la casamatta delle
guardie di frontiera egiziane, davanti a noi la pompa e, oltre la pompa, in
lontananza, la torretta con la bandiera israeliana.
Superata la pompa gli internazionali si schierano in una fila di
interposizione tra la torretta israeliana e la pompa, subito la ruspa dei
palestinesi con sopra l'autista e un francese inizia a spianare l'area e gli
operai si mettono al lavoro.
Gli adulti dentro le case che guardano la fascia di macerie faticano a
trattenere i bambini eccitati da questa stranissima novita'. Qualcuno si
sporge troppo dai muri pericolanti e dai mucchi di macerie che separano le
case dalla fascia di sicurezza, cosi' i soldati iniziano a sparare.
Nessuno di noi si muove, mostriamo i passaporti e rimaniamo con il braccio
alzato brandendo il libretto bordeaux come unica garanzia di immunita'. Tra
i francesi una palestinese naturalizzata ha il fazzoletto in testa e l'abito
classico delle donne di qui, c'e' anche una marocchina che si e' messa la
camicetta tradizionale del suo paese.
Passa poco tempo e qualche altra schioppettata, quando arriva, sferragliando
in una nuvola di sabbia, un mezzo blindato che si ferma di fronte a noi e
alla pompa, gli operai continuano imperterriti il loro lavoro. Due francesi
si spostano a pochi metri dal blindato e rimangono col passaporto innalzato
come una bandiera, immobili come statue di sale, mentre gli spari si fanno
piu vicini. Alcuni perdono l'iniziale sicurezza e si accucciano. Un elmetto
verde spunta da dietro l'ultimo muro, e' una guardia di frontiera egiziana
che si ferma per tutto il tempo ad osservare la scena. Poi una mano esce da
una feritoia della torretta blindata, ma dal movimento non si riesce a
capire se intende ("vieni qui" oppure "vai via"). Uno degli operai scambia
qualche parola con l'ufficiale corazzato poi continua imperterrito a spalare
merda.
Uno degli operai si arrampica su di un traliccio della luce per la
riparazione, li in mezzo tra noi e la pompa, tutti lo guardano e trattengono
il fiato.
Intanto uno del CDU mi ha detto che il sindaco e' al telefono con gli
israeliani e si sta accordando perche' gli operai possano finire il lavoro
in pace.
Io cerco a stento di controllare la paura, e quando vedo Fabio e Luca che
sono ancora con gli altri sulla linea del primo schieramento, ancora
immobili sotto il sole che nel frattempo ha raggiunto il suo zenit, non si
muove un filo d aria, anche l'ombra sembra scomparsa. Mi faccio coraggio e
m'incammino verso di loro guardando bene dove metto i piedi in quel
groviglio di pavimenti, stele da lampadario inghiottite dalle macerie e
tondini per il cemento armato che spuntano da ogni dove.
Raggiunti i ragazzi, per abbassare la tensione e recuperare un po' di
coraggio, ci mettiamo a cantare 'Bella Ciao' tra gli applausi dei presenti.
Poco piu' tardi la tensione si allenta e arrivano vassoi con te bollente e
bottiglie di cola ghiacciata. Dopo un'oretta arriva anche il pranzo, riso
con carne, e cosi l'interposizione si trasforma in un pic-nic e poi in uno
svacco fino alle H17,00 quando, finite le riparazioni, torniamo tutti da
dove siamo venuti.

Alcune delle foto dell interposizione scattate da fabio in digitale sono
visibili all'indirizzo:
http://www.inventati.org/liberapalestina/rafah2506.htm

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27.06 - Rafah
(racconto di Fabio)

A due giorni dalla prima azione di protezione alla squadra di lavoratori
palestinesi da parte della delegazione francese e di noi 'infiltrati' oggi,
non essendo stata ancora completata la riparazione della pompa, ci
accingiamo a parteciparvi nuovamente. La delegazione di francesi e'
ripartita alla volta di Gaza questa mattina e l'azione questa volta e'
organizzata dall'ISM che tra il suo coordinatore locale ed i volontari sono
in tutto in tre e per questo hanno chiesto la presenza di noi quattro. I
ragazzi dell'ISM, un americano ed un indiano, sono qui da pochi giorni e si
trovano gia' catapultati in questa azione. Dal Centro per i Diritti Umani,
dove salutiamo la delegazione francese che sta per ripartire, ci muoviamo
alla volta di Rafah.
Prima di recarci sul luogo dell'azione, in quella terra di nessuno creata
dai bulldozer israeliani li' dove una volta c'erano delle abitazioni
palestinesi, incontriamo il capo della squadra degli operai alla
municipalita' di Rafah.
Evitiamo volentieri un altro incontro con il sindaco, quindi a bordo di due
pick-up ci dirigiamo nella 'spianata' a qualche decina di metri dal confine
con l'Egitto e a qualche centinaia di metri dall'avamposto militare
israeliano. Prima di uscire alla scoperta sfoderiamo il nostro passaporto e
ci muoviamo verso il pozzo nero otturato dai detriti e la pompa non ancora
riparata in fila, con le braccia alzate e e il librettino bordeaux col
simbolo della Repubblica Italiana. Dopo aver percorso un centinaio di metri
tra i cumuli di detriti, ci seguono i lavoratori palestinesi muniti di
attrezzi da lavoro ed un camion con rimorchio. Li scortiamo formando una
'linea di interposizione' tra la pompa e gli israeliani che non vediamo ma
che sicuramente ci scrutano.
Infatti, dopo alcuni minuti dall'inizio dei lavori di riparazione nonche' di
smaltimento delle pozze di liquami, dall'avamposto israeliano partono alcuni
colpi che colpiscono il camion, fermo a pochissimi metri dalla nostra linea,
colpendo il radiatore, il lunotto anteriore e il gancio meccanico,
mettendolo cosi' fuori uso. In principio, come e' naturale che sia, ci
accucciamo, poi ci tiriamo su guardando ancora verso la bandiera con la
stella di Davide che sventola dall'alto dell'avamposto.
Successivamente in due ci stacchiamo dalla fila per scortare l'arrivo di
altri operai e di altra attrezzatura. Poi con Luca torniamo indietro e
saltiamo su un bulldozer giunto per rimuovere il camion con rimorchio ormai
fuoriuso, una mano ai maniglioni, un'altra col passaporto bene in vista. Gli
spari senza dubbio ci hanno scosso ma continuiamo la nostra azione, aiutati
ancora una volta da "Bella Ciao" che allieta il lavoro, e' il caso di dire,
di merda di questi lavoratori, in principio tesi, in seguito ai colpi
sparati (non che non ne siano abituati).
Ci mobilitiamo per avvertire in Italia dell'accaduto, oltre che i nostri
amici giornalisti che sono a Gerusalemme, il centro israeliano per i diritti
umani Bt'Selem e il consolato italiano a Gerusalemme; ognuno a suo modo si
muove.
Il lavoro certosino, cominciato alle 10 del mattino, si protrae per diverse
ore tra la riparazione delle tubature, la bonifica delle pozze di liquami
con un autospurgo e la rimozione di detriti per mezzo di un bulldozer.
Alle 14 circa, il lavoro degli operai, che piu' volte nelle passate
settimane era stato interdetto dal tiro dei soldati israeliani (per quanto
fosse stato concesso loro il permesso di lavorare sulla pompa) e' ormai
quasi del tutto terminato, con la tensione placatasi in seguito ad un
colloquio di uno dei capi della squadra con un ufficiale israeliano.
In questo modo, in tre giorni di lavoro, grazie all'azione internazionale di
interposizione, e' stato possibile riparare la pompa ed evitare il rischio
di epidemie in seguito allo stagnare dei liquami a poche decine di metri
dalle case abitate, non ancora demolite, per le solite ragioni di sicurezza,
da Israele.

Le foto dell'azione di oggi all'indirizzo:
http://www.inventati.org/liberapalestina/rafah2706.htm

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Dehishe 30 giugno

Apprendiamo ora che i soldati israeliani dopo
l'imposizione del coprifuoco, nell'area di Betlemme,
sono entrati nel campo sparando addosso alla gente che
circolave per le strade del campo profughi.

Hanno colpito un ragazzo di 20 anni che attualmente e'
ricoverato in fin di vita all'ospedale di Beit Jala.

Per diverse ore i soldati hanno provato ad entrare
nel campo con i carri e con le geep, sparando a
tutto.

Qualche ora fa inoltre sono entrati nel Municipio di
Hebron e ancora non si hanno notizie su che cosa
stanno facendo.
Il coprifuoco continua ad essere imposto ovunque, e i
soldati continuano a mietere vittime.

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09 luglio
Continua la politica di assedio da parte di Israele,
tutte le citta', i villaggi i campi profughi
palestinsi rimangono completamente isolati e sotto
coprifuoco.

Continuano le operazioni militari, le incursioni
dentro i campi, arrestano la gente oppure la uccidono
in modo mirato come e successo anche ieri e oggi a
Jenin, Nablus e Hebron e Ramallah.

Nella striscia di Gaza nessuno dice che ogni giorno
vengono uccisi soprattutto a kan Yunis e Rafah almeno
5 persone, la maggior parte delle quali sono in fila
in attesa di passare ai chek point che dividono in tre
la Striscia di Gaza.

Questa politica di assedio e' usata da israele come un
mezzo legittimo per prevenire gli attacchi da parte
dei paletinesi, ma la realta' dimostra che non ha
ragione, che anzi in questo modo alimenta questi
attacchi.

Anche oggi un palestinese e' entrato a Gerusalemme a
Jaffa sreet ed ha ucciso un soldato riuscendo a
fuggire.
Per tutta risposta Israele ha ucciso un altro
palestinese e imposto il coprifuoco anche nella parte
est di Gerusalemme. E' entrato poi anche nei campi dei
territori sotto coprifuoco e ha sparato ferendo
soprattutto ragazzi.

La motivszione da parte dei palestinesi, soprattutto
tra i giovani a rispondere a questo soffocamento e'
grossa, e in molte citta' si verificano scontri con i
soldati...sassi contro carri armati.

Questa chiusura in enclavi per tre milioni di persone
non fa che alimentare la mancanza di speranza e la
possibilita' di una vita libera.

Il duraturo imprigionamento nelle enclavi sta
paralizzando i sensi, il desiderio e la possibilita'
di costruire qualcosa, di ricominciare, bloccando la
creatività individuale e quella collettiva. Ma
soprattutto sta spingendo più giovani disperati a
sognare la propria reazione distruttiva alla politica
israeliana, senza tenere conto di quanto difficile
sarà ottenerla.

Sul fronte israeliano, mentre Sharon dichiara che non
deportera' Arafat perche' ne vede gia' la fine
naturale, il ministreo degli esteri Shimon Peres si
sta incontrando con persone dell'autorita' nazionale
palestinese e ministri israeliani.

Incontri dicono per conoscersi....nelle quali vengono
affrontate questioni economiche.
Nonostante Sharon continui a dichiarare pubblicamente
di voler allentare la tensione e la pressione, questo
nella realta' non accade.

Per quanto riguarda la presenza degli internazionali,
nonostante Israele stia perseguendo anche nei nostri
confronti la politica di allontanamento e divieto
assoluto di entrata nei territori, nonostante tutto
molti sono coloro che riescono a passare e ad imporre
la presenza allentando dove e'possibile la pesantezza
della pressione dell'esercito.
Non e' certo cosa facile ma l'intenzione di continuare
e' scontata.

mary

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16 luglio Ore 24 campo profughi di Dheisheh
La storia, sempre la stessa, di bambini che vengono arrestati, a volte
uccisi dai militari israeliani, ormai non fa piu' impressione a nessuno.

Altra storia se uno vede il tutto con i propri occhi, senza poter far
niente. La storia e' di uno di quei tanti "rospetti" che girano nelle
strade dei campi profughi e delle citta' palestinesi, nessuno riesce a
fermarli, giocano, si divertono con i palloni e con i sassi. Quando
passa il carroarmato si nascondono dentro i vicoli delle strade,
lanciano di tutto, sassi, bottiglie, lattine, sapendo di non poter nulla
contro quegli enormi bestioni d'acciaio, ma lo fanno in segno di
protesta, come per gioco. I militari sparano, a volte per aria, a volte
per strada, a volte nelle teste, o nelle braccia, nelle gambe, anche
loro per gioco, per divertimento, come un tiro al bersaglio. Oggi hanno
arrestato un bimbo del campo profughi di Dheisheh, 7 anni, l'accusa e'
la solita: lancio di sassi.
Ci avvisa un ragazzo americano, ci dice che bisogna andare a parlare con
i militari che stanno in strada nei loro Tanks per vedere se e'
possibile farlo liberare. Andiamo subito. L'accusa e' questa: "ha
lanciato sassi contro di noi, non si fa, ha danneggiato il nostro tank",
"come sarebbe a dire ha danneggiato il tank?" rispondiamo noi. Si' ha
danneggiato il tank e adesso vogliono il padre o il fratello " ma anche
il fratello e' un bambino" gli diciamo noi. Risposta: "no, non e' vero
suo fratello Mohammed ha 16 anni, non e' un bambino, non raccontateci
bugie, non mentite, non mentite", "come non e' un bambino?? ha 16 anni e
non e' un bambino??", " no, non lo e'". Ancora quattro inutili
chiacchiere con i militari che ci danno 10 minuti di tempo per avere il
padre, la madre ci dice: "suo padre e' un uomo malato, ha appena avuto
un infarto, non puo' essere sottoposto a stress, sta male" la loro
risposta e' cinica: "sono tutti malati, se volete il bambino dobbiamo
parlare col padre".
Decidiamo di chiedere alla madre del ragazzino se e' il caso di andare a
chiamare il padre, tra le lacrime la madre comincia a camminare a passo
svelto per le stradine del campo fino a che non si arriva alla casa.
L'uomo appena viene a conoscenza della storia si prepara e a fatica si
incammina verso i carriarmati che stanno a 300 metri da noi, mani alzate
come prima, luci in faccia, fucili puntati. Chiedono i documenti a tutti
e mettono da parte il padre. Dopo poco il carroarmato si apre ed escono
3 ceffi vestiti da militari che bendano il padre, lo ammanettano con la
cinghia di plastica e lo infilano nel carro.
Le nostre proteste, le nostre richieste di vedere liberato almeno il
bambino cadono nel vuoto, il militare ci spiega lapidariamente: " noi
non possiamo permettere che i ragazzi continuino a tirare sassi,
dovreste essere voi e le loro famiglie a insegnarglielo, questo e' il
nostro modo di farglielo capire". Niente da fare, l'unica cosa che
possiamo fare e' tentare di consolare una donna alla quale mancheranno
per molto tempo un figlio e un marito. Compito difficile, impossibile.
Gruppo Indymedia Betlemme - Dheisheh

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