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Ramallah - 27.12.02
Oggi si e` ufficialmente aperto il World Social Forum on Palestine,
a Ramallah.
Centinaia di attivisti noglobal sono giunti (o hanno cercato di
farlo) da gran parte del mondo. Nonostante le oggettive difficolta`
di organizzazione dovute all'occupazione dell'esercito israeliano
il Forum tematico e` riuscito ad attirare non solo l'attenzione
del Movimento antiglobalizzazione ma anche gli stessi Palestinesi
che si sono mobilitati da tante citta` lasciandosi alle spalle carri
armati ed esercito.
Ma andiamo con ordine: le delegazioni internazionali hanno cominciato
a venire in Palestina gia` da prima di Natale. Soltanto dal 26,
pero`, e` stato possibile vedere ingenti gruppi di internazionali
toccare terra palestinese; e non senza difficolta`. All'aereoporto
di Ben Gurion (Tel Aviv) non e` stato facilissimo entrare. La sicurezza
israeliana continua a vedere gli internazionali come una delle piu`
grandi spine nel proprio fianco tanto da trattenere immotivatamente
per ora gli attivisti italiani. Fortunatamente tutti\e siamo riusciti
ad entrare. Stessa sorte, pero`, non e` toccata ad altri provenienti
da altri paesi: sono stati respinti, infatti, tre brasiliani, circa
15 Belgi ed alcuni Spagnoli.
Il check point Ben Gurion non si smentisce neanche in questi casi.
Dopo i respingimenti dei mesi scorsi stanno riprendendo le attivita`
di contrasto a chi supporta la lotta del popolo palestinese.
Ieri sono state uccise in tutta la Plaestina 9 persone. Scene quotidiane
da queste parti ma non per questo meno allarmanti. Lo Stato di Israele
si pone, oggi, come il principale artefice materiale della dottrina
sicuritaria americana, in attesa dell`attacco all`Irak. La punta
di diamante del terrorismo internazionale, Ariel Sharon, assicura
proprio in questi giorni che con la vittoria delle prossime elezioni
portera` la pace e la vittoria allo Stato di Israel
he se dovesse vincere le elezioni di fine gennaio Sharon portera`
fame, guerra e distruzione in Medio Oriente.
Lo strangolamento dei Palestinesi, quindi, continua incessante.
Nonostante cio` i Palestinesi stessi resistono e portano avanti
il loro discorso e le loro pratiche di liberazione.
Esempio ne e` questo social forum, ma esempi sono dati tutti i giorni
dalla capacita` di resistere ad una occupazione che ha negli ultimi
tempi cambiato i propri connotati: se fino a qualche mese fa l`obiettivo
era distruggere la resistenza militare oggi lo Stato di Israele
si propone di sconfiggere la resistenza popolare dei Palestinesi.
E lo fa in maniera affatto singolare, stringendo in una morsa d`assedio
tutti i Palestinesi, impedendo spostamenti e commerci, relazioni
umane e tutto cio` che possa dirsi "non rientrante in un progetto
di colonizzazione sionista", stabilendo coprifuoco criminali
e quant`altro possa passare per le menti criminali dei governanti
israeliani. A questo si oppone il popolo palestinese. Si oppone
alla cancellazione della propria identita` continuando a fare vivere
le reti di cooperazione sociale e politica che hanno sempre accompagnato
la resistenza militare; lo fa disobbedendo ai coprifuoco e scendendo
nelle strade anche quando e dove cio` non e` permesso; lo fa manifestando
nelle piazze.
Accanto a questo importanti seminari e workshop come quello organizzato
dal Palestinian Hidrology Group sulla relazione tra insediamenti
colonici e questioni idriche/
Domani riprendera` il programma sia con iniziative di piazza sia
attraverso i workshop ed i seminari.
da Ramallah
Movimento dei\lle disobbedienti
Gerusalemme 28.12.2002
questa notte si sono avute due risposte alle uccisioni dei nove
Palestinesi dell`altro ieri.
Le notizie sono queste (forse non assolutamente correte ma attendibilissime
nella sostanza): ieri sera in una colonia ebraica vicino ad Hebron
un gruppo armato palestinese ha aperto il fuoco contro coloni e
militari ed e` stata fatta esplodere una bomba sempre nella stessa
area. Il bilancio e` di 4 coloni morti; poco dopo la mezzanotte
a Gerusalemme, invece, una autobomba e` esplosa vicino al quartiere
generale della polizia israeliana, nel Russian Compound, provocando
la morte di un militare israeliano.
Tutto questo, come detto, in risposta alle uccisioni degli ultimi
giorni a carico dei Palestinesi.
C`e` da dire che era quasi un mese che non vi erano operazioni armate
dei Palestinesi ai danni di obiettivi e persone israeliane. Nonostante
cio` in questo lasso di tempo sono continuate le uccisioni che in
occidente si continuano a dire "mirate" dei Palestinesi;
sono continuati coprifuoco, check points e forme di umiliazione
e punizione collettiva sempre a carico dei Palestinesi, e` stata
rafforzata la chiusura dei Territori Occupati di Gaza e Cisgiordania
con uno strangolamento continuo della popolazione palestinese.
In questo clima risulta impossibile aprire spazi di dialogo tra
le due societa` che sono oramai sempre pii` distanti le une dalle
altre.
Sono soprattutto gli Israeliani a non avere idea di cosa accade
al di la dei check points imposti dall`esercito israeliano. Essi,
infatti, non possono varcarli. E` stato impossibile per alcuni israeliani
arrivare allo stesso World Social Forum di Rmallah.
Il WSF sta comunque continuando: ieri gli argomenti principali hanno
riguardato le questioni idriche, la questione dei rifugiati e dei
detenuti politici e la vicenda di Gerusalemme; oggi si p
mente di democrazia e ruolo delle donne nella societa` globalizzata
e del ruolo del movimento contro la globalizzazione neoliberista
in rapporto alla questione palestinese.
La cosa piu` importante, pero`, sara` probabilmente la manifestazione
che partira` da Ramallah alle 14,30 e che vedra` sicuramente la
partecipazione di moltitudini in cammino verso la liberta`, i diritti,
la giustizia sociale.
La guerra globale permanente assume intensita` spaventose in Palestina,
bisogna fermarla! Dallo stesso WSF on Palestine di Ramallah emrge
con forza la richiesta non solo della fine dell`occupazione militare
ma anche un netto NO alla Guerra contro l`Irak.
Contro la Guerra globale Permanente!
Fine dell`occupazione dei territori palestinesi!
Vita, terra e liberta` per la Palestina!
Movimento dei/delle Disobbedienti
Jenin 30.12.2002
"Quel Cratere" e` il simbolo della mancanza di luoghi,
il simbolo della assenza delle comunita`, il simbolo dell`inutilita`
di quella comunita` internazionale fatta da stati che rappresentano
sempre meno nella geografia politica ed economica globale.
"Quel Cratere" ti fa entrare nella voragine di questo
conflitto, dove vengono uccisi uomini, donne, bambini solo perche`
esistono, solo perche` rivendicano la loro identita` politica e
culturale, la loro terra, le proprie risorse naturali espropriate
sempre piu` di giorno in giorno.
"Quel Cratere" vive oggi solo dei suoni che vengono da
li vicino, i suoni della ricostruzione delle case ancora miracolosamente
in piedi, il suono dei bambini che urlano e scavano nelle pietre
alla ricerca di non si sa cosa, che scavano e lanciano le pietre
che raccolgono come gioco o per rabbia, perche` l`uno e l`altra
non sono piu` distinguibili nei non\luoghi creati da Israele.
"Quel Cratere" e` il cratere imperiale, dove non importa
chi sei o cosa fai, il tuo destino e` gia` deciso da altri, soggetti
invisibili che virtualmente si materializzano nell`esercito israeliano
o in quello italiano o in quello americano.
"Quel Cratere" e` il cratere del terrore, della guerra
permanente, senza confini, senza spazio e senza tempo.
"Quel Cratere". Sembra essere propio a Jenin ma si sta
allargando a macchia d`olio. Proprio da Jenin inizia il progetto
della costruzione del muro dell`infamia, dell`apartheid, della vergogna;
il muro che prende terra ai palestinesi e li spinge altrove, in
luoghi indifferenti a loro come a noi, perche` non rappresentano
la vita costruita, la vita voluta, la vita cercata e per la quale
si lotta.
Oggi si e` stata l
ima giornata del WSF on Palestine, anche se nei prossimi giorni
continueranno le iniziative organizzate dal GIPP (Grassroots International
Protection for the Palestinians) e supportate dagli "Internazionali"
presenti nella West Bank ed a Gaza.
E` cosi` che una parte delle delegazioni e` stata a fare una ricognizione
della situazione delle colonie intorno a Gerusalemme, il gruppo
di Assopace e` andato in visita in un Kibbutz israeliano nel nord
della Cisgiordania, un gruppo di cooperanti ha cercato di portare
alimenti nella Striscia di Gaza e la delegazione al World Social
Forum on Palestine dei disobbedienti, insieme ad alcuni Belgi, e`
stata a Jenin.
Mentre ci arrivavano notizie del ferimento del cameraman palestinese
che lavora per una tv americana a seguito di colpi esplosi dall`esercito
israleliano a Gaza, stavamo tentando di raggiungere Jenin spingendo
un autobus impantanatosi in una delle terre incolte palestinesi.
Questo in quanto la strada principale era stata chiusa dall`esercito,
per difendere una colonia israeliana di 55 abitazioni ben nascosta
tra gli alberi.
Questa situazione e` abbastanza esplicativa del contesto complessivo.
Tra Gerusalemme e Jenin, in linea d`aria, passano non piu` di 180
Km. Normalmente si dovrebbero percorrere in due ore. In Palestina
ne occorrono almeno quattro! Check points e colonie rendono la situazione
invivibile ed umiliante. In queste quattro ore si attraversano diversi
territori ed e` chiara la distinzione tra le zone in cui vivono
i Palestinesi e quelle in cui vivono i coloni israeliani: da una
parte il deserto, dall`altra verde rigoglioso.
Arriviamo a Jenin e facciamo visita al Medical Relief per poi spostarci
nel campo profughi della citta`.
Quello che piu` ti colpisce, una volta arrivato nel campo, quello
che annulla qualsiasi altra immagine, e` "Quel Cratere".
Ma "Quel Cratere" non e` a Jenin. ll vuoto non e` visibile.
Te lo fanno immaginare localizzato perche` ti vogliono confondere
e ti vogliono dire che c`e` del marcio ma e` lontano da te...
..."Quel Crat
ei\lle disobbedienti
betlemme 31.12.2002
Con una certa difficolta` ci avviamo verso Betlemmedi buon mattino.
Gli ultimi aggiornamenti dei Palestinesi ci dicono che sono tre
giorni che si puo` entrare in citta` e che il coprifuoco non e`
piu` in vigore. Ci risulta quindi piu` facile entrare direttamente
dal Check point principale della citta` invece che circumvallare
l`intera zona e infiltrarci nei campi.
All`ingresso c`e` una strana sensazione che domina: il silenzio.
Nulla si muove, i taxi sono fermi appena dopo il check point ed
aspettano i turisti ed i pellegrini che di rado stanno facendo capolino
in citta`. Proprio di turisti si tratta: Betlemme e` la citta` della
chiesa della Nativita`, la citta` della cristianita` nel mondo.
Ed ora si e` pur sempre nel periodo di Natale.
Per questo l`esercito israeliano ha deciso di tenere aperta la citta`
in questi giorni.
Ma il silenzio viene da lontano, da mesi di isolamento totale e
di coprifuoco incessante. Durante il periodo estivo la citta` e`
stata completamente bloccata e dopo la fine dell`accordo "Gaza
and Betlemme first" non si sono avute comunicazioni della citta`
con la il resto del mondo.
Fino ai giorni di Natale e` continuata questa situazione e ci sono
tutte le ragioni per credere che sara` cosi` anche fra qualche giorno,
quando i pellegrini saranno tornati a casa.
Dopo una lunga passeggiata che ci porta in centro (l`unica parte
della citta` dove i negozi sono aperti e si tenta di recuperare
un po` di soldi) decidiamo di andare nel campo profughi di Deheisheh,
nel centro culturale IBDA`A che ci aveva ospitato anche durante
la carovana contro la guerra di marzo ed aprile. Allora vedemmo
le porte delle case divelte per permettere alle bombe di esplodere
senza ostacoli, gli edifici distrutti, l`esercito che assediava
la citta` e teneva in ostaggio tutti i suoi abitanti.
Oggi a Deheisheh si prova a ricostruire quelle case riciclando il
materiale di quella distruzione, si sono coperti i buchi provocati
dagli spari di mitra e fucili. E forse si aspetta la prossima incursione,
ch
lla esplosione della nuova fase della guerra globale permanente
in Irak. Qui come a Gaza sara` un massacro.
A Deheishe vivono circa 12.000 persone, di cui 5.000 sotto i dodici
anni.
Molti, oggi, sono ancora in prigione e fanno parte di quei 10.000
Palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
C`e` qualcosa che ti accompagna ovunque, che vedi qui a Deheisheh
ma che hai gia` visto entrando a Betlemme, che e` evidente a Gerusalemme
cosi` come intorno a Ramallah, a Gaza come a Tulkarem: ci si sente
accerchiati.
Tutte queste citta` sono accerchiate dall`esercito, certo, ma soprattutto
dalle colonie, gli insediamenti che si estendono tutto intorno alle
citta`. Andando sulla parte piu` alte del campo profughi riesci
a vedere e distinguere chiaramente tutte queste colonie. Tracciano
dei percorsi chiari, ma se hai visto le mappe che distribuivano
al World Social Forum sul progetto in parte gia` realizzato del
muro della apartheid, i percorsi delle colonie diventano di per
se` quel muro che dovrebbe partire da due punti differenti per poi
ricongiungersi, lasciando tutta l`area di Betlemme chiusa in un
imbuto, quasi come quello che si sta creando intorno a Qalqilia.
E` l`effetto voluto dallo strangolamento messo in atto dall`esercito
una volta che si e` inferto un colpo durissimo alla resistenza armata
palestinese. Fatto questo nei mesi passati (aprile e maggio, principalemente)
si cerca ora di strangolare la popolazione e di sgominare la resistenza
popoalre che di altro non e` fatta se non dell`esistenza quotidiana,
gia` di per se` resistenza ed atto di disobbedienza sociale necessario
nei confronti di chi parla di guerra al terrorismo ma in realta`
porta avanti il progetto complessivo di distruzione dell`identita`
politica, sociale e culturale dei Palestinesi nel suo complesso.
Di questo i Palestinesi sono colpevoli: di vivere sulla propria
terra e di volerlo continuare a fare.
Dopo questo World Social Forum on Palestine non sara` piu` possibile,
pero`, considerare il movimento palestinese come qualcosa di estra
stante e per qualcuno impura. La contaminazione politica avutasi
in questi giorni e` il giusto seguito della spinta gia` data con
le carovane dei mesi passati e con il lavoro capillare e quotidiano
che e` stato portato avanti.
Cosi` come non sara` piu` possibile pensare di portare avanti le
campagne di interposizione senza porsi il problema dell`intervento
diretto in Occidente contro l`economia israeliana.
Boicottare l`economia israeliana
Vita, Terra e Liberta` per i Palestinesi
Movimento napoletano dei\lle disobbedienti
11.01.2003
GERUSALEMME, 10 gen - Un responsabile locale della braccio armato
del Fronte popolare di liberazione della Palestina (FPLP) è
stato fermato oggi a Ramallah (Cisgiordania) dall'esercito israeliano.
Lo hanno fatto sapere delle fonti militari.
Hassan Fatafta, 42 anni, era ricercato da diversi mesi. era stato
arrestato assieme ad un altro membri del FPLP, Ishak Amin Khader
Younès, 56 anni. Quest'ultimo, ha sottolienato la fonte,
faceva parte della direzione del movimento in Siria.
Le forze di sicurezza israeliane hanno smantellato una cellula che
operava per conto del FPLP a Gerusalemme.
L'esercito israeliano ha anche arrestato, a Ramallah, Hussein Hanani,
17 anni, presunto (e sottolineo PRESUNTO) kamikaze che avrebbe dovuto
farsi esplodere a breve nella stazione di Gerusalemme per il FPLP,
con l'aiuto logistico di membri della cellula della città.
BETLEMME - Un adolescente palestinese e' stato ucciso oggi da tiri
israeliani in un campo di rifugiati di Aida, a Betlemme (Cisgiordania).
Tareq Abu Jaber aveva 15 anni ed e' stato colpito da un colpo all'addome.
Fonti palestinesi hanno fatto sapere che altri ragazzi sono stati
feriti durante gli scontri.
GERUSALEMME - La travagliata campagna elettorale del primo ministro
israeliano Ariel Sharon -- coinvolto in un scandalo di corruzione
finanziaria che sta mettendo in pericolo la sua rielezione alle
prossime elezioni generali del 28 gennaio -- deve far fronte ora
a un nuovo problema. Ieri un intervento televisivo del premier israeliano,
in cui Sharon negava le accuse e assaliva verbalmente il suo rivale,
è stato bruscamente oscurato.
Oggi i media israeliani hanno fortemente criticato l'apparizione
televisiva di Sharon, che è stata interrotta dalla commissione
parlamentare per le elezioni, perché giudicata troppo politica
dopo che il premier ha puntato l'indice contro il suo principale
avversario, il leader del partito laburista Amram Mitzna.
Sospetti su un presunto prestito illecito che coinvolge Sharon e
i suoi due figli hanno riaperto nei giorni scorsi la campagna elettorale,
dopo che i sondaggi di opinione hanno rilevato un sostanziale crollo
del partito di destra del premier, il Likud.
Il voto di fine gennaio fra il "falco" Sharon e il suo
moderato rivale potrebbe essere determinante per il corso del conflitto
israelo-palestinese. Sharon sostiene infatti l'approccio militare
alla questione, mentre Mitzna appoggia una incondizionata ripresa
dei colloqui di pace.
Prima di essere oscurato, uno Sharon visibilmente adirato aveva
attaccato il partito laburista e i suoi sostenitori, dicendo di
essere l'obiettivo di una "cospirazione abominevole" mirata
a rovesciarlo e negando ogni illecito in relazione al prestito da
1,5 milioni di dollari che suo figlio, Gilad, ricevette dall'uomo
d'affari di Città del Capo, Cyril Kern, un amico di famiglia
di lunga data.
Israele vieta i contributi finanziari esteri alle campagne politiche
nazionali.
Sharon ha attaccato violentemente i suoi rivali, accusandoli di
essere gli artefici di un "maligno pettegolezzo" su di
lui, la sua famiglia e il suo partito.
"Ciò che abbiamo davanti è un'abominevole cospirazione
per farmi cadere attraverso una campagna fatta di bugie", ha
detto Sharon non fornendo tuttavia alcuna prova concreta che smentisse
le accuse rivoltegli.
CHIUSI TRE UFFICI DIPLOMATICI
Oggi intanto l'esercito israeliano ha chiuso in Cisgiordania tre
uffici di "contatto" fra funzionari della sicurezza palestinesi
e la loro controparte israeliana. L'esercito ha definito inutile
il proseguimento delle loro operazioni.
La chiusura degli uffici di coordinamento di distretto nelle città
di Nablus, Tulkarm e Qalqilya lascia aperto a Gerico, sempre in
Cisgiordania, l'unico ufficio funzionante sulla base degli accordi
di pace ad interim che sono stati scossi da 27 mesi di violenze
nella regione.
"Non c'era più ragione nella loro presenza", ha
detto un portavoce dell'esercito israeliano. "Non c'è
coordinamento sulla sicurezza e la presenza di uomini armati rappresenta
solo un pericolo".
La chiusura degli uffici ha seguito un doppio suicidio che ha fatto
22 vittime a Tel Aviv domenica scorsa.
by M.O. Watch on IMC - Italy
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