CON LA PALESTINA NEL CUORE

Siamo stati in Palestina in questi giorni tragici, per gli stessi motivi che ci hanno spinti in piazza a Napoli e a Genova, insieme a centinaia di attivisti noglobal e pacifisti di tutto il mondo.
Lasciamo Ramallah occupata, Betlemme occupata, Nablus occupata, Jenin occupata, Gerusalemme incandescente. Assedi, invasioni, esecuzioni sommarie. Genocidio.

E' questo il destino al quale non solo il governo israeliano, ma anche e soprattutto la comunità internazionale, stanno condannando un intero popolo. La comunità internazionale non muove un dito, e si lava la coscienza con una risoluzione O.N.U. che nessuno si impegna a far rispettare. Perchè Bush appoggia Sharon. Perchè l'infinita "guerra contro il terrorismo" del mondo "libero" legittima ormai ogni emergenza, ogni barbarie, ogni manipolazione della realtà.

Siamo stati noi, quindi, che abbiamo in questi giorni drammatici costituito "dal basso" quella forza di interposizione che gli organismi internazionali, per il veto degli Stati Uniti, non hanno voluto costituire. Che abbiamo dimostrato che anche in situazioni estreme, quando c'è una volontà politica, è possibile "esserci" per sostenere la resistenza del popolo palestinese e della parte migliore della società israeliana. Che non abbiamo tolto e non toglieremo a Sharon il fastidio di avere testimoni, che possano raccontare l'ultimo atto della "soluzione finale" messa in atto per risolvere la questione palestinese. Sono i mediattivisti palestinesi, israeliani ed internazionali che bisogna ringraziare se ancora esiste un ponte di comunicazione indipendente non-stop dai Territori occupati e da Gerusalemme verso il resto del mondo.

Ci domandiamo, a questo punto, dove siano finiti tutti "gli altri".
In che cosa consista il ruolo "di rilievo" dell' Italia e dell'Unione Europea in questo conflitto. In che cosa si distinguano le posizioni dell'opposizione da quelle del governo Berlusconi, se entrambe si
limitano all'espressione di "preoccupazione" per l'escalation di morte e distruzione, e nessuna prevede azioni ufficiali e urgenti.

Ma forse dobbiamo semplicemente constatare che l'unica diplomazia "possibile" è quella dal basso. Forse troviamo ancora una volta la risposta in quelle centinaia di militanti che, entrando ed
uscendo da Ramallah e da Deheishe, hanno dimostrato coi fatti, nel confronto con i balbettii ipocriti o impotenti che provengono dalle stanze della politica istituzionale, che prefigurare un altro mondo possibile è oggi, l'unico modo concreto e realistico per incidere nei conflitti prodotti dall'ingiustizia della globalizzazione.

Perché la pace che verrà non sia un deserto armato, ma significhi terra, libertà giustizia, è necessario mobilitarsi per: fermare il massacro in atto, appoggiare la resistenza del popolo palestinese, dare forza alle istanze di pace che si manifestano nella società israeliana, biocottare gli interessi economici israeliani, richiedere energicamente la sospensione dei rapporti diplomatici e commerciali con Israele fino alla applicazione delle risoluzioni dell'ONU, sostenere gli attivisti italiani ed internazionali che sono rimasti a Ramallah e a Deheishe, organizzare nuove delegazioni che si rechino direttamente nei territori per agire come forza d'interposizione tra l'esercito israeliano e la popolazione palestinese.

SABATO 6 APRILE ORE 9,30- MANIFESTAZIONE CITTADINA
con partenza da P.ZZA del GESU'

rete noglobal

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